
Ricordate il caso di Europa 7, la tv che avrebbe diritto ad alcune frequenze che invece da anni sono occupate da Rete 4? Tvblog vi ha annunciato la necessità, entro la fine di questo mese, di modificare le memorie della televisione per fare posto a questa nuova emittente, ma forse non ce ne sarà bisogno.
L’editore di Europa 7, Francesco Di Stefano, ha infatti annunciato: “il primo luglio non trasmettiamo. Non possiamo fare una rete locale, che non è vista a Bologna, Milano, Torino, Napoli, Catania. E’ abbastanza ridicola questa cosa, se la facessimo falliremmo in sei mesi. Noi dal ‘99 abbiamo diritto a tre canali, l’unico modo per avere una rete nazionale in analogico. Ora si pretende che noi, con una sola frequenza messa a disposizione, facciamo una rete nazionale. E’ una cosa impossibile tecnicamente. Le frequenze che ci spettavano non le abbiamo, quindi non si parte”.
Di Stefano non vuole fare un regalo a Mediaset, partendo già svantaggiato e indebolito da una sola frequenza per poi fallire a stretto giro di posta e quindi non inizierà a trasmettere dal primo luglio.
Le trasmissioni inizieranno il più preso possibile… Forse.
Anche ieri sera Milena Gabanelli ha confezionato un’ottima puntata del suo Report, costruita intorno al servizio di Bernardo Iovene sulla vicenda della frequenze radiotelevisive e sul caso Europa 7.
Ed anche ieri in molti saranno rimasti esterrefatti di fronte a certe immagini, a certe affermazioni, alle espressioni compiaciute di alcuni personaggi.
Giuliano Amato che “non ricorda” come siano andate le cose benché abbia firmato dei documenti in proposito (e ride appagato dello stratagemma trovato per non applicare una sentenza). Il sottosegretario Paolo Romani e Fedele Confalonieri quasi infastiditi dalle troppe domande sulla vicenda Rete4 ma certi del fatto che la vittoria elettorale del loro datore di lavoro abbia messo una pietra tombale su ogni fastidiosa questione in proposito. L’ex ministro Pd, Paolo Gentiloni, spiega che purtroppo non c’era abbastanza unità nella coalizione di governo per far applicare delle sentenze della Corte Europea. Luciano Violante e Piero Fassino che fanno a gara nel rassicurare l’impero Mediaset e nel disattendere la promessa di regolamentare il settore.
E voi, chi avete trovato più spudorato?
Alla seconda settimana di programmazione 2009 Report caccia il carico, buttando sul tavolo l’annosa questione delle frequenze audiovisive. Tutti sappiamo come da anni si trascini la vertenza di Europa 7, il canale che avrebbe da tempo diritto di trasmettere nel nostro paese ma per una serie di cavilli burocratici non si è mai visto assegnare la frequenza. Un caso tutto italiano, che Milena Gabanelli ricostruirà in una puntata dal titolo Modulazioni di frequenze, in onda alle 21,30 su Rai3.
L’autore spiega: “Nel 1999 dopo 15 anni di discussioni e 2 leggi che regolano il settore televisivo si arriva finalmente ad una gara per le concessioni delle frequenze. A vincere sono quasi tutte le emittenti nazionali già operanti, alle quali si aggiunge una rete locale, Europa7. Ma le frequenze non sono assegnate, così mentre le altre televisioni continuano a trasmettere sulle frequenze occupate o comprate sul mercato, Europa 7 resta fuori. Comincia una serie di ricorsi al Tar e alla Corte europea che si concludono a dicembre del 2008 con l’assegnazione di un canale analogico. Per ricostruire la storia bisogna partire dalla prima sentenza della Corte Costituzionale che dichiarò la fine del monopolio televisivo della Rai, e aprì la porta al “far west” dei privati. Decreti e leggi sono stati fatti sempre sulla spinta di sentenze delle Corte Costituzionale, che ha rilevato la mancanza in Italia di pluralismo informativo e di possibilità di accesso uguale per tutti.” A ricomporre le tappe ci sono le interviste ai protagonisti, con particolari inediti: da Giuliano Amato a Oscar Mammì, e poi Antonio Maccanico, Salvatore Cardinale, Fedele Confalonieri, e Paolo Romani.
Mentre l’ospite di In 1/2 h oggi sarà l’Onorevole di Forza Italia Denis Verdini (Rai3 ore 14,30), segnaliamo anche l’interessante intervista a Lapo Elkann, l’estroso rampollo di casa Agnelli, ad opera di Fabio Fazio. Il tutto nell’ambito di Che tempo che fa, in onda su Rai3 alle ore 20,10.
Buona visione a tutti.
L’ostruzionismo dell’Italia dei Valori continua. Lo annuncia Antonio Di Pietro in Transatlantico regalando ai presenti un gesto plateale. Dopo aver parlato con Roberto Zaccaria dei democratici, infatti, Di Pietro, prevedendo un possibile accordo Pd-Pdl, scocciato sbotta: “Ve lo dico col cuore in mano: io non mi calo le braghe”, dice mimando il gesto.
Al centro della questione c’è il decreto legge cosiddetto “Salva Rete4″. Per il leader dell’Idv “c’è solo una possibilità per accettare una eventuale riformulazione dell’emendamento: che esso dica che viene data immediata e completa attuazione alla sentenza della Corte di Giustizia Ue”. Ovvero, che nel testo ci sia uno specifico riferimento al caso Europa 7.
L’Italia dei Valori punta così a far ritirare o riscrivere il dl al Governo nella direzione di un loro emendamento, “perché noi diciamo che il problema va affrontato in modo serio. Mentre nella nuova riformulazione si dice semplicemente: non facciamo la norma”. Quindi, altra perla di Tonino: “Ma che c’ho scritto ‘Giocondo’?”.

Era inevitabile. Dopo l’ultima udienza sul caso Europa 7 e con la sentenza attesa per l’estate, il Governo corre ai ripari. Antimafia Duemila, blog di informazione su Cosa Nostra e affini, segnala che l’esecutivo sarebbe pronto ad inserire un emendamento a un decreto della passata legislatura, in via di conversione in questi giorni, che andrebbe a tutto vantaggio di Mediaset e a discapito, tanto per cambiare, di Europa 7.
Si assegnerebbe al Governo una delega per recepire in Italia la nuova direttiva europea sulla pubblicità e Berlusconi non perde tempo. Altra novità “appetitosa” per Mediaset (e Rai per la verità) è che chiunque ne abbia già titolo può continuare a detenere ripetitori e frequenze televisive. Del caso parla l’ex-ministo delle comunicazioni Gentiloni parlando di “sostanziale sanatoria” a vantaggio di Rai e Mediaset.
Personalmente credo che Gentiloni farebbe meglio a non proferir parola. E’ stato Ministro delle Comunicazioni per due anni e si è limitato ad un emendamento di modifica della Gasparri che non ha risolto il problema Europa 7. La Gasparri andava riscritta dall’inizio se non si voleva avvantaggiare Mediaset. La Corte Europea parla di situazione italiana anomala e fa pendere la multa di 300 mila euro al giorno come una spada di Damocle sulla testa dei contribuenti italiani.
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Diversi utenti ci segnalano che ieri è stato il giorno dell’udienza finale sul caso Europa 7, ormai nota come “la televisione che non c’è”. Il blogger più “sul pezzo” riguardo a questa notizia non poteva che essere Piero Ricca, il “guastafeste”milanese fondatore di “Qui Milano libera” famoso per essere stato querelato dal neo-Premier Berlusconi dopo avergli semplicemente ricordato di farsi processare…
Tornando a Europa 7, vale la pena ricordare a grandi linee il caso (per chi volesse ripercorrere interamente la vicenda c’è un articolo di Marco Travaglio molto dettagliato). Europa 7 è un’emittente televisiva che appartiene a Francesco Di Stefano e che ha ottenuto la concessione a trasmettere senza mai poterlo fare.
La Corte Costituzionale ha infatti emesso una sentenza dichiarando che l’emittente di Di Stefano ha il diritto di trasmettere su piattaforma analogica terrestre. A scapito di chi, visto che le frequenze per l’analogico terrestre sono già tutte assegnate? A scapito dell’unico soggetto privato che eccede nel tetto limite del 20% delle frequenze: Mediaset.
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