
La scorsa settimana, in vista del voto di fiducia del Senato sul ddl riguardante le intercettazioni, vi abbiamo proposto il punto di vista di Filippo Facci e Luigi De Magistris. A differenza del giornalista di Libero, l’europarlamentare dell’Italia dei Valori ha basato il proprio parere sulle differenze tra il nostro paese e l’Europa facendo presente ai propri lettori quanto gli esponenti politici italiani facciano a Strasburgo.
Ebbene, così non starebbero realmente i fatti. Secondo quanto raccontato da Italia Futura (la fondazione di Luca Cordero di Montezemolo) solo 7 dei 72 europarlamentari italiani avrebbero partecipato a tutte le sedute.
Tra i magnifici sette non ci sarebbero né Luigi De Magistris, malgrado quanto scriva sulla sua attività europea, né Magdi Allam. Secondo quanto riportato sul proprio blog da Alessandro Gilioli l’ex giornalista, del movimento indipendente “Io amo l’Italia”, sarebbe uno dei dieci europarlamentari che meno fanno a Strasburgo.

Alla nomina del nuovo segretario del Partito Democratico manca poco benché il dibattito, tutt’altro che conciso, attorno a questa decisione abbia monopolizzato l’opposizione che dei reali problemi del paese non parla più.
Si disquisisce più che altro di tutto il contorno su cui tanto si accanì una, all’epoca, sconosciuta Debora Serracchiani che aggiudicandosi un posto al Parlamento Europeo ha dimostrato di essere pronta per il sistema.
Non sempre quanto ha fatto la più importante sostenitrice di Dario Franceschini c’è più piaciuto. Anzi. Spesso l’abbiamo criticata. Lei, e questo bisogna sottolinearlo, si è comunque confrontata con noi. Molti suoi colleghi, di destra e di sinistra, a causa di quanto sul loro conto abbiamo scritto hanno deciso di non farlo.

Grazie a 555 voti a favore, sui 713 che potevano essere raggiunti, il polacco Jerzy Buzek è riuscito a diventare il nuovo Presidente dell’Europarlamento. Seconda, con 89 preferenze, la svedese Eva-britt Svensson.
La vincita di Buzek ha di fatto rimarcato l’importanza politica che stanno raggiungendo molti dei paesi appartenenti all’est europeo. Non solo perché il ruolo che ricopre non era mai stato affidato ad un esponente politico originario della Polonia. Buzek arriva allo storico traguardo a pochi giorni dall’elezione del nuovo Presidente lituano, la 52enne Dalia Grybauskaite, già nota in ambito europeo per il ruolo da commissario europeo al Bilancio ricoperto prima della candidatura.
La nascente leadership dei paesi dell’Est europeo potrebbe, inoltre, minare le storiche alleanze riconfermate anche in occasione del G8 organizzato a l’Aquila.
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E’ uno dei candidati di Di Pietro alle Europee di giugno. Un indipendente che scende nell’arena per “legittima difesa”. E così dopo la “triste” vicenda che lo ha visto protagonista, Carlo Vulpio sceglie la politica e corre con l’Idv per uno scranno all’Europarlamento. E’ candidato con Sonia Alfano, Luigi De Magistris e Antonio Di Pietro in tutte le circoscrizioni tranne quella insulare. Polisblog lo ha incontrato.
Dal Corriere della Sera a Strasburgo. Perchè si candida alle Europee?
“Per due ragioni. La prima, di “legittima difesa”, perché sono stato delegittimato, isolato e “precipitato” in un cono d’ombra: dopo che il mio giornale mi ha tolto senza un motivo valido le inchieste a cui stavo lavorando, il mondo della malapolitica, della malagiustizia e della malaeconomia aveva a disposizione un bersaglio facile da colpire. La seconda ragione è più politica e possiamo riassumerla così: il nostro Paese è a un bivio cruciale - o si rimette in piedi o non ri rialzerà più - e la parte di società civile ancora reattiva ha il dovere di non defilarsi. Poiché sono anch’io “società civile”, come cittadino e come giornalista, l’idea di una candidatura da indipendente al servizio dei valori di uguaglianza, legalità, libertà e laicità mi è piaciuta molto”.
Quanto la sua recente esperienza al Corriere (dove le è stato vietato di occuparsi delle toghe lucane) ha influito sulla sua scelta?
“Molto. Perché ormai non si trattava più di sostenere uno dei tanti contrasti realtivi alla pubblicazione di un servizio o di un’inchiesta. Si trattava di chinare il capo per tutti quei fatti, e sono quelli che fanno la differenza, all’incrocio tra politica, giustizia ed economia. Un incrocio molto pericoloso”.
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Altro che primarie! Altro che selezione dopo anni di militanza e verifiche sul campo, gradino dopo gradino! Roba da secolo scorso, ferrivecchi da epoche delle ideologie.
Antonio Di Pietro ha finalmente l’asso nella manica per rinnovare la politica: candidati ( pardon, candidate) per concorso.
Dalle pagine di un noto settimanale femminile, l’Idv ha lanciato un appello riservando sette poltrone all’Europarlamento a sette donne, scelte dopo visione dei rispettivi curriculum. Risultato?
Un gran lavoro per i selezionatori, perché le candidate sono 800. Giovani (e belle?), laureate, professioniste, plurilingue, e soprattutto lontane … dalla politica. Bene? Bis!
La cultura istituzionale, il senso dello Stato, la passione politica, il valore delle convinzioni, l’idea di uno straccio di progetto politico per la nuova Europa? Tutto superfluo.
Importante (anzi, determinante) è il curriculum. Serve gente per attirare l’elettorato e portare voti.
Alla politica ci pensa Tonino.
Tanto ai “suoi” eletti spetta il compito “alto” di “credere” (nel gran capo Di Pietro), “obbedire” (a Di Pietro) e “combattere” (per di Pietro).
Quando si dice luccichini per le allodole. Viva i grandi e moderni partiti padronali e familiari!
E’ così che l’Italia, da paese di vertice nel mondo, giorno dopo giorno è diventata il fanalino di coda. Ma siamo oramai diventati primi nell’indecenza. Senza nemmeno saperlo.
Così non ci si vergogna.
Mentre i partiti hanno incrociato le lame sul nodo election day-referendum e si apprestano a lanciare una campagna elettorale al calor bianco, gli italiani fanno sapere che sono poco interessati al voto europeo.
Secondo un sondaggio appena sfornato da Eurobarometro (della Commissione Europea) c’è un alto rischio di astensionismo.
La metà degli italiani non è interessata al voto.
Addirittura l’8% fa già sapere che non andrà al seggio. Solo il 44% degli italiani è interessata al voto, mentre il 6% non sa nemmeno di cosa si parla.
Ma il Belpaese non è una eccezione.
E’ anzi in buona (brutta) compagnia con le altre nazioni: in generale solo il 44% degli europei si sente impegnato per il voto del parlamento di Strasburgo, contro il 53% di “disenteressati” e il 3% che non dice nulla.
I Paesi più favorevoli all’Europarlamento sono Grecia (62%), Irlanda (61%), Malta(59%). Mentre in fondo alla classifica si trovano Lettonia (20%), Repubblica Ceca (24%), Polonia (20%).
Un dato di ulteriore riflessione (e preoccupazione) viene dalla fascia di età. Sono i giovani ad essere i più distaccati: il 27% degli studenti non andrà a votare.
Continua a leggere: Ore 12 - Europee: la metà degli italiani non è interessata al voto
La Camera dei Deputati inizierà a discutere della riforma della legge elettorale per le Europee, con l’introduzione della soglia di sbarramento al 4%, martedì prossimo e già per il giorno seguente è previsto il voto e l’approvazione. L’accordo raggiunto tra i due PD, quella con la L in fondo e quello senza, dovrebbe infatti consentire alle modifiche contrattate di andare in porto senza colpo ferire.
Abbiamo ritenuto di allineare il nostro Paese al sistema di voto degli altri Paesi europei dove esiste uno sbarramento per chi non supera questa cifra: il testo non corrisponde né a quello della maggioranza né a quello proposto dagli altri partiti. L’intesa è stata raggiunta su un aspetto specifico. Il presidente dei deputati del Pd Antonello Soro spiega così l’accordo raggiunto, senza poter evidentemente affermare che l’obiettivo di cancellare la rappresentanza istituzionale della rissosa sinistra italiana deve essere perseguito anche a livello europeo.
Nel 2004 - ricorda Il Messaggero - a superare lo sbarramento che ci si appresta ad introdurre anche in Italia furono l’Ulivo, con il 31,1%, seguito da Forza Italia (21,1%) e An (11,5%). I consensi dell’Udc furono il 5,9% di quelli totali, Rifondazione comunista prese il 6,1% dei voti e la Lega Nord il 4%.
Continua a leggere: Elezioni europee: la soglia del 4% è un rischio per la democrazia?
Vi ricordate di Martin Schulz? E’ roba di qualche anno fa, del 2003 per la precisione. Possiamo fare in fretta e rivedere il video qui sopra, uno dei momenti più bassi (guardate la faccia di Fini mentre dalla bocca di Berlusconi esce la parola “Kapò”), oppure leggere con calma. Con il passare degli anni le strade si incrociano di nuovo, manco fossimo in una canzone dei Tiromancino. Ecco cosa ha dichiarato il capogruppo del Pse sul Riformista:
«Sui rom servono interventi urgenti e condivisi, ma ci opporremo sempre a certi atteggiamenti xenofobi di cui è portatore il governo Berlusconi»: chi credeva che Martin Schulz, il granitico capogruppo del Pse al Parlamento europeo, avesse smussato gli spigoli dell’opposizione dura senza se e senza ma, quantomeno per preservare l’accordo con i popolari europei che potrebbe portarlo alla presidenza dell’assise di Strasburgo, resterà deluso. Per lui, la battaglia è appena cominciata, con l’approvazione del pacchetto sicurezza: «Adesso che è stato adottato sembra confermare la giustezza delle nostre preoccupazioni»
La biografia di Martin Schulz potete leggerla su wikipedia: è figlio di deportati in un lager, comprensibile se la sia presa ai tempi. Gianni de Michelis, redivivo totem della Prima Repubblica, ieri, su L’opinione, non ha avuto parole delicate con l’eurodeputato tedesco:
Schulz ha qualche rancore di troppo, ma se è diventato presidente del gruppo socialista è in buona parte grazie a Berlusconi. Lo ha sdoganato, lo ha reso noto nel mondo, lo ha fatto diventare un eroe per il suo elettorato.

I nazisti avevano preso in considerazione l’ipotesi Madagascar per risolvere la questione ebraica. Noi invece che dalla storia proprio non riusciamo ad imparare nulla, dobbiamo avere un personaggio come Luca Romagnoli che rappresenta anche voi all’Europarlamento, e che tira fuori proposte lunari come quella di creare uno stato rom per fermarne la diaspora.
Romagnoli ha chiesto di “controllare il dna dei bambini” che chiedono l’elemosina nelle strade per tutelarli e “anche per verificare il legame parentale”, indicando che lo stesso si è fatto “per i figli dei desaparecidos argentini”. Il leader della Fiamma Tricolore, che alle ultime elezioni politiche italiane era candidato nella lista de “La Destra”, ha anche proposto “la creazione di uno Stato rom magari in un’area dell’Europa orientale” perché, ha detto Romagnoli, da quella zona proviene la maggior parte della popolazione di origine rom.
Il leader di estrema destra lo potete vedere in un video dopo il salto. Per vergognarsi, invece, c’è sempre tempo. La bagarre in aula è proseguita su toni sobri e raffinati, con Marco Pannella che rispondeva a Romano La Russa
«Non è colpa nostra se i rom in Italia si manifestano solo con furti e rapine. Sto ancora cercandone uno con un lavoro regolare che paghi le tasse», Romano La Russa, An. «Stronzaggini» gli ha urlato Marco Pannella. «Torna alla tua tribù», l’altro di rimando.
Continua a leggere: Luca Romagnoli propone uno Stato per fermare la diaspora dei Rom
106 voti a favore, 100 contro; questo l’esito in votazione della proposta del gruppo socialista europeo di discutere oggi pomeriggio la questione Rom, naturalmente con specifico riferimento al nostro paese e ai provvedimenti che si appresta ad approvare. Si tratta di una trappola avvelenata preparata tra gli altri dal numero uno del PSE, il “kapò” Martin Schulz, che ha sfruttato la superiorità numerica socialista nell’assise europea (e le larghe assenze fra i banchi) per mettere il bastone tra le ruote al governo italiano.
Non è bastato il voto contrario del PPE, spalleggiato dalle forze moderate; già nel pomeriggio di ieri infatti prendeva il via l’offensiva mediatica guidata dai socialisti rumeni e dall’eurodeputata Rom ungherese Viktoria Mohacsi, con cene e conferenze stampa per denunciare lo stato di difficoltà in cui versano i loro connazionali immigrati nel Belpaese.
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