
Come largamente previsto ed atteso, i raggruppamenti di sinistra creati per affrontare lo sbarramento del 4% imposto dalle elezioni europee hanno fallito il proprio obiettivo. La Lista Comunista Anticapitalista è arrivata al 3,4% e Sinistra e Libertà si è fermata al 3,1%. Quindi anche dal Parlamento europeo spariranno i rappresentanti dei partiti più “radicali”, ecologisti e socialisti.
Forse un esito scontato, dato che da quel giorno del 2008 in cui il Pdl ha vinto le politiche non ci sono stati segnali tangibili di ravvedimento da parte di chi ha subito la più bruciante sconfitta degli ultimi decenni, rimanendo completamente escluso da Camera e Senato.
Non si tratta però di un esito inevitabile: l’esperienza di altri paesi europei ci dice che alcune tematiche e alcuni valori possono essere portati avanti con un buon ritorno anche in termini di consensi. In Francia, ad esempio, il raggruppamento del Fronte di Sinistra ha raggiunto il 6% dei voti ed avrà 4 seggi. Allo stesso tempo il partito fondato da Cohn-Bendit, Europe Ecologie, ha ottenuto il 16% e 14 seggi. E addirittura il Nuovo partito anticapitalista ha sfiorato il 5%. Evidentemente in Italia stiamo ancora scontando, e sconteremo, un deficit di proposta politica che rende poco credibili la sinistra e gli ecologisti.

Un argomento era ingiustamente rimasto finora ai margini della campagna elettorale per le prossime europee, relegato all’attualità politica italiana: il sesso. Ma per fortuna, come sovente accade, ci sono quelli dell’Udc a riportare l’attenzione sulle questioni davvero rilevanti.
Ecco allora le teorie di Alfonso Marra, candidato numero 14 nella Circoscrizione Italia Sud sotto lo scudo crociato firmato Casini. Il Marra, prendendo forse spunto dai memorabili dialoghi di In viaggio con papà (film con Sordi e Verdone), ci spiega la non dialogicità sessuale e la non orgasmicità femminile quali effetti delle politiche del potere economico per inibire il confronto. Una riflessione tutt’altro che azzardata, che riporta alla mente certe divagazioni gruppettare anni’70, ma che non è priva di interesse:
La cutura patriarcale/repressiva ha pertanto inibito alla donna l’orgasmicità, cioè la possibilità di “vedere” la sua sessualità; con il duplice effetto di reprimere la donna e di interdire la dialogicità alla società. […] Riassumendo, i modi di sentire l’amore tipici del contratto sociale voluto dal potere economico sono basati sulla genitalità, lo strategismo, la prevaricatorietà, il dominare per non essere dominati, l’uso della sessualità per incidere nell’emozionale profondo altrui impedendo l’accesso al proprio.
Continua a leggere: Elezioni europee: si parla di sesso! Le teorie del candidato Alfonso Marra (Udc)
“Lost in Pd” è un libro che andrebbe letto tutto d’un fiato. In quasi duecento pagine ti racconta il sogno infranto del Partito Democratico passando attraverso le decine e decine di contraddizioni che lo attraversano. A scriverlo, Marco Damilano (la firma più acuminata della redazione politica dell’Espresso) che, in questa intervista a polis|blog spiega come le Europee di giugno possano decidere le sorti del partito decretandone la vita o la morte.
Leggendo il tuo libro si ha l’impressione che la parola “fallimento” possa sintetizzare bene l’esito del progetto Partito Democratico. E’ così?
Il Pd è stato finora una grande occasione perduta. Per questo il mio racconto è a tratti rabbioso, a volte perfino sarcastico, mai distaccato. Nell’Italia della seconda Repubblica si sono confrontati due nuovi soggetti politici: il berlusconismo, che ha preso le sembianze di Forza Italia prima e del Pdl poi, e l’Ulivo, l’incontro di laici e cattolici, sinistra e centro riformista che già avevano collaborato negli anni della guerra fredda da fronti opposti. Il Partito democratico doveva rappresentare l’Ulivo in carne e ossa …”
E invece?
“E’ successo il contrario: l’incontro tra laici e cattolici si è trasformato in una disamistade perenne. I gruppi dirigenti dei vecchi partiti, che dovevano lasciare la mano a generazioni più giovani, sono rimasti saldamente al loro posto. E poi il Pd ha fallito sui due punti-chiave: il radicamento territoriale, che significa stare con i piedi ben piantati nella società, e l’identità culturale, che significa sapere chi sei e cosa vuoi. Militanti, iscritti e elettori si sono ritrovati improvvisamente senza una casa fisica dove andare e senza una casa culturale su cui dibattere.
Continua a leggere: "Lost in Pd", Damilano a Polisblog: "Il Pd? Un'occasione perduta"

Polisblog era stato uno dei primi ad annunciare la (ri)discesa in campo di Clemente Mastella tra le fila del Popolo della Libertà dopo l’esperienza del governo Prodi e le inchieste giudiziarie di Santa Maria Capua Vetere. A quindici giorni dal voto, così, Blogo, incontra l’ex ministro della Giustizia per capire con che spirito prova a conquistare uno scranno a Strasburgo.
Mastella, chi l’avrebbe detto un anno fa che alla fine sarebbe stato candidato dal Pdl … Nemmeno lei, vero?
“In un sistema bipolare, così come si è andato realizzando in Italia, si sono creati due grandi partiti che mi ricordano tanto i tempi della Democrazia Cristiana e del PCI. E la mia scelta, in coerenza con tutta la mia storia politica, non poteva che indirizzarsi verso il Popolo della Libertà”.
E’ come ripartire da zero?
“Direi che è una scommessa che ho voluto fare con il mio elettorato dal momento che alle Europee c’è il voto di preferenza. Se le liste fossero state bloccate, non mi sarei presentato. Quanto poi al fatto di ripartire da zero, posso dire che mi sono candidato con molta umiltà ma a testa alta perché sono una persona perbene. Del resto, girando l’Italia per la campagna elettorale, è stata per me una sorpresa scoprire tanta gente che ci è rimasta vicino e condivide pienamente e convintamente le scelte politiche fatte dal partito”.
Continua a leggere: Mastella a Polisblog: "In Europa per il Sud. Il Pdl? Una scelta di coerenza"
E se si votasse oggi? Nuovo sondaggio in arrivo da Digis e Sky Italia sulle ormai imminenti elezioni europee. In crescita sia il Pdl (+0,7%) che il Pd (+1,1%). Lieve calo, invece, per la Lega Nord (-1%). Ma vediamo subito tutti i dati.
Popolo della Libertà: 40,8%
Partito Democratico: 26,1%
Lega Nord: 8,5%
Italia dei Valori: 7,5%
Unione di centro: 4,8%
Sinistra e Libertà: 3,5%
Rifondazione comunista + Comunisti italiani: 3,1%
Polo dell’Autonomia: 2,2%

Luigi De Magistris scende in campo con l’Idv per le prossime Europee. E, in questa intervista a Polisblog ricostruisce non solo i motivi della sua candidatura ma anche le sue ultime vicende professionali. Punta a uno scranno a Strarburgo per “spezzare - spiega - il legame tra gestione illegale dei fondi dell’Unione Europea e criminalità”.
De Magistris, quando ha capito che era giunto il momento di lasciare la magistratura per la politica?
“Quando mi hanno tolto le funzioni di pubblico ministero, ho verificato che l’attività di disintegrazione professionale ed umana nei miei confronti proseguiva senza sosta e che si era proceduto all’eliminazione professionale anche dei magistrati del pool della Procura di Salerno che avevano “osato” accertare la correttezza del mio operato. Ero stato illegalmente ostacolato nel mio lavoro anche attraverso la sottrazione illecita delle inchieste di cui ero titolare”.
Quindi perchè questa scelta?
“Portare in Politica gli stessi valori ed i medesimi ideali con i quali ho esercitato le funzioni di magistrato; difendere la Costituzione Repubblicana, contribuire a costruire una classe dirigente adeguata che consolidi l’opposizione democratica ed abbia, poi, l’obiettivo di governare il Paese”.

“Nella vita di ciascuno esistono dei tempi: c’è un tempo per la professione, per il mestiere e, forse, poi, arriva anche un altro tempo … quello di occuparsi della propria comunità, del proprio Paese”. David Sassoli, il “solito giornalista“, volto noto e vicedirettore del Tg1, lanciava così la sua candidatura all’Europarlamento nelle fila del Pd. Per i maligni è il “velino” dei democratici, il “belloccio” che in questi giorni gira le piazze di Roma a caccia di voti baciando - come ha raccontato Fabio Martini sulla Stampa - signore in delirio che lo acclamano al grido di “quanto sei bello”.
Abbandonata la poltrona di casa Rai, ora, nel suo futuro - dice a Polisblog in questa intervista - c’è solo la politica.
Sassoli, primi giorni di campagna elettorale: dall’alveo del Tg1 alle piazze. Passaggio drastico?
“E’ bello incontrare tanta gente e insieme a loro affrontare i problemi che quotidianamente le persone hanno. Questa campagna elettorale è per me una grande occasione di confronto e anche di crescita”.
Quanto conta il fattore notorietà?
“Aiuta, ma non basta. Per questo mi sto impegnando su contenuti importanti perché voglio rappresentare il meglio e il buono del nostro paese in Europa”.
Una volta c’erano le Frattocchie … Poi il centrosinistra ha ingaggiato lei, la Gruber, Santoro, Marrazzo e Badaloni. La nuova scuola quadri del Pd è Saxa Rubra?
“Assolutamente no. Posso parlare per me che ho fatto questa scelta perché ho ritenuto fosse arrivato il tempo della responsabilità e dell’impegno per la mia comunità, a cui vorrei restituire un po’ di quello che mi ha dato”.
Continua a leggere: Sassoli (Pd) a Polisblog: "Dedicherò alla politica il resto della mia vita"
(Parte oggi e vi terrà compagnia fino al 6 giugno il “Diario elettorale” di Polis|blog. Notizie, retroscena, dati, ipotesi e commenti per raccontare i trenta giorni di campagna elettorale che ci separano dalle elezioni europee. Appuntamento quotidiano, dopo la pausa pranzo, su queste pagine.)
Quella che ci apprestiamo a vivere sarà una campagna elettorale di polemiche. La società dello spettacolo divora la politica. E così veline e velini finiscono in prima pagina, dominano l’attenzione dei media, condizionano le scelte del Palazzo e, come nel caso di Veronica Lario, anche la vita privata delle persone. La corsa per Strasburgo diventa un’occasione - per i partiti - per sfoggiare il proprio sex appeal mostrando in lista le proprie conquiste tv.
Un caso su tutti, quello del principe Emanuele Filiberto. L’erede al trono che qualche anno fa chiedeva allo Stato un risarcimento milionario per l’esilio, ora, dopo aver sbancato a Ballando con le stelle scende in campo con l’Udc. Dice di non sentirsi un “velino” perchè ha idee, parla cinque lingue e conosce tutti i capi di Stato. Peccato, però, che ad esempio, interrogato da Vittorio Zincone per Tetris, non ricordi l’articolo 139 della Costituzione.
Oggi, in un’intervista al Giornale, si chiede cosa abbia in meno rispetto agli altri candidati. Semplice: un po’ di esperienza politica, si potrebbe dire banalmente. E perché no, anche un po’ di militanza nel partito che lo candida. Ma in un’Europa che, invece di accogliere le eccellenze, diventa sempre più un refugium peccatorum, le porte sono aperte a chiunque: letteronze, attricette e vip dell’ultim’ora mandati letteralmente allo sbaraglio o vecchie carcasse della politica attaccate alla poltrona col vinavil dopo silurate memorabili.
Una speranza: ci salveranno le preferenze?

Non di sole veline e principi ereditari saranno composte le liste per le lezioni europee. Nella circoscrizione Nord Est, ad esempio, Sinistra & Libertà candiderà l’hacktivist Alessandro Bottoni.
Lui stesso ci spiega che cosa significa hacktivist: la somma di “hacker” (smanettone) ed “activist” (attivista) ed identifica le persone che si battono per la difesa dei “diritti digitali” dei cittadini, a partire dal diritto di accedere ad internet (lotta al digital divide) ed alla riservatezza delle comunicazioni (diritto alla privacy).
Il Bottoni, che è anche segretario nazionale dell’associazione Partito Pirata, vorrebbe entrare a Strasburgo per infiltrare un hacktivist al parlamento europeo e permettergli di sorvegliare cosa viene discusso e deciso nelle varie commissioni che si occupano di tecnologia, internet, telefonia cellulare e televisioni digitali; mantenere informati i lettori al di fuori del parlamento, pubblicando articoli sul web, in modo da distruggere quella cappa di omertà che spesso protegge le azioni più discutibili dei nostri rappresentanti politici; far sentire la voce dei consumatori e dei cittadini in ogni discussione che riguarda Internet ed il mondo della tecnologia.
I pirati tornano ad imperversare, dalla Somalia a Strasburgo…

Il Premier, ieri, dalle colonne del Corriere della Sera, in un colloquio col direttore Ferruccio De Bortoli, è tornato a difenderla: “Lara Comi ha due lauree, ha coordinato i giovani del Pdl in Lombardia, è dirigente della Giochi Preziosi. Mai andata in tv”. Dopo l’allarme lanciato dalla moglie Veronica Lario in lista erano rimaste solo in tre: “Lara Comi, una ragazza bravissima. Licia Renzulli, già candidata alle politiche e prima delle non elette nella regione Marche, che da anni lavora in una clinica e fa missioni in Bangladesh. La terza è Barbara Matera che ho conosciuto tramite Letta perchè è fidanzata con il figlio di un prefetto amico di Letta”, spiegava il Cavaliere da Varsavia.
Insomma, “tre ragazze in gamba su settantadue candidati. E che male c’è se sono anche carine? Non possiamo candidare tutte Rosy Bindi…”.
Comi, lei è una velina?
“Mi dispiace darvi questa brutta notizia ma non sono una velina, non so ballare e cantare. Non ho mai fatto un provino in vita mia”.
E che idea si è fatta invece delle polemiche di questi giorni sulle liste del Pdl?
“Sono polemiche inutili create dalla sinistra per sminuire la rivoluzione generazionale che il Presidente Berlusconi ha intrapreso.Penso che nelle liste del centro sinistra ci siano molti più velini”.
Continua a leggere: Comi (Pdl) a Polisblog: "Non chiamatemi velina. Ecco cosa farò se sarò eletta"