
“Salva-Italia”, lotta all’evasione, liberalizzazioni: le riforme del Governo Monti non sono certo passate inosservate in Italia. Altrettanto si può dire dell’estero, dove vari giornali hanno cercato di raccontare le azioni del nuovo esecutivo per fare fronte alla crisi.
Particolarmente favorevole il ritratto che El Pais dedica al nuovo premier:
Balla molto bene per non avere mai ballato. Con i suoi 69 anni, Mario Monti preme l’acceleratore su tutti i fronti della politica nazionale e internazionale. Sino quasi al punto di diventare – se non lo è già – un riferimento politico per l’Unione Europea al pari di Nicolas Sarkozy e Angela Merkel. Dopo appena due mesi dall’essere salito al potere con l’etichetta di tecnocrata, una specie di revisore dei conti mandato a sistemare gli sconquassi di Silvio Berlusconi Mario Monti(..) ha previsto di mettere sul piatto, nelle prossime ore, un pacchetto di misure economiche talmente drastiche che nessuno dei suoi predecessori – indipendentemente dal colore politico – aveva osato proporre.
Continua a leggere: Rassegna stampa estera: l'Italia e le riforme di Monti

Una volta - non molto tempo fa - la stampa estera accostava sistematicamente il nome “Italia” a quello di una persona: Silvio Berlusconi. Ora le cose sono cambiate, e la nuova “tag” preferita dai quotidiani stranieri è “italia crisi”.
Qualsiasi tema giù abitualmente associato al nostro paese (i costi della politica, la Mafia, l’evasione), viene ormai presentato nel contesto di un paese che scivola lentamente verso la rovina.
Qualche esempio: lo spagnolo El Periodico si è concentrato recentemente sull’epica saga della “Casta” italiana, ricorrendo ad un ormai popolarissimo paragone, che coinvolge proprio il monarca iberico:
I parlamentari del paese transalpino guadagnano molto di più dei loro colleghi europei. Uno stenografo del Senato guadagna quanto il Re di Spagna.
Continua a leggere: Rassegna Stampa Estera: l'Italia in crisi, tra Casta, Mafia e evasione fiscale
Il premier è pronto a mettere le mani sulla Rai. Il cavallo di Viale Mazzini, che poi è una puledra, si sta già eccitando e aspetta con ansia lo stallone bocconiano. Mario…la Monti?
Si parla di liberalizzazioni un po’ per tutti i settori. E internet? La fibra ottica? Le reti di nuova generazione? Su quel fronte si dorme. Branda larga
Il paradosso è che gli italiani continuano ad apprezzare Monti malgrado tutto. E malgrado lo spread sia sempre in zona da allarme rosso. Chissà che ricordo lascerà questo governo. Eravamo quattro amici al bar-atro
Aggressivo, spettacolare, oltraggioso, quasi violento. Così il blitz anti-evasione di Cortina è stato giudicato da un Pdl indignato. Insomma, una specie di Arancia Meccanica in divisa. Si sa che invece dalle parti del Cav si prediligono altri tipi di frutta. Banana Meccanica
Di Cortina ce n’è una sola. Ma di posti dove si froda il fisco è piena l’Italia. Ora, dopo il noto blitz delle Fiamme Gialle dell’altro giorno nell’amena località dolomitica turistica dei vip, gli italiani si dividono (come sempre?) in due pacche.
Da una parte i “forcaioli”, dall’altra parte i “furbastri”.
I primi invocano pene severissime per chi non paga le tasse sottendendo una inammissibile forzatura ideologica: che la ricchezza è un male, anzi è il “male assoluto”. Si ripropone di fatto l’armamentario comunista (di Lenin, ma anche di Gramsci e del Pci fino a Berlinguer) della dittatura del proletariato che fa piazza pulita del “padrone”, quindi tagliando alla radice la possibilità di arricchirsi, sull’altare della concezione della lotta di classe da condursi con ogni mezzo (chi è ricco ruba) fino ad arrivare all’obiettivo del “tutti uguali”.
Le eccezioni di Deng Xiaping (che invitò i cinesi ad “arricchirsi”) confermano la regola. Di fatto, la storia ha bocciato il comunismo perché ha fallito privando al “singolo” la libertà (anche quella di migliorarsi e pure di guadagnare di più di un altro), senza la quale l’uomo diventa schiavo (se non di un padrone-imprenditore) di un dittatore, di un partito, di una Istituzione, di uno Stato.
I secondi sono ben rappresentati (si fa per dire) da Fabrizio Cicchitto (oggi zelante berlusconiano di ferro, ieri socialista lombardiano di sinistra) che bolla l’irruzione della Finanza perché: “Inaccettabile e chiaramente ispirata a una concezione ideologica del controllo fiscale”.
La polemica va stroncata con una domanda semplice semplice: se in Italia c’è una evasione fiscale enorme che svuota le casse dello Stato (il quale recupera tartassando sempre fino al midollo soprattutto i redditi fissi e i pensionati) si deve o no stanare e colpire chi evade perché froda lo Stato, quindi ruba a tutti gli altri che pagano? Con le manette? No, se non in casi specifici e gravi. Semplicemente basta il potere dei sindaci.
Scrive oggi Emanule Macaluso sul Riformista: “Può, chi evade il fisco in forme vergognose continuare ad avere la licenza di commercio o d’impresa? Può un professionista evadere e continuare a esercitare la professione?”. Ecco. Cominciamo da qui: togliere l’acqua dove nuota e ingrassa il pesciolino furbo.
Sorgerebbe l’alba di una nuova Italia. E non sarebbero sempre gli stessi italiani a pagare e gli stessi italiani a lucrare.
Non c’è, si sa, una sola Italia. La mini retata fatta ”su segnalazione” (?!) a Cortina a danno (si fa per dire) dei “poveri” possessori di suv e supercar quasi nullatenenti dimostra semplicemente un dato altrettanto noto: se si vuole, si può.
C’è o no in Italia una effettiva evasione fiscale di oltre 120 miliardi di euro? O sono numeri dati ripetutamente per fare convegni che non approdano mai a nulla?
Recuperando solo il 50 per cento dell’evasione fiscale si sarebbero evitati gran parte dei provvedimenti delle manovre fiscali del 2011. Allora? Il nodo è politico. Si tratta di capire se questo nodo può essere reciso da un governo “tecnico” dopo che mai nessun governo politico ci è riuscito.
Non è vero che anche qui vale il detto: “Sì, ma non nel mio giardino”, volendo significare che tutti gli italiani non vogliono pagare le tasse e tutti gli italiani fanno di tutto per evaderle. Ancora una volta si tenta di fare di tutta un’ erba un fascio, di fare passare per furbetti quelli di Cortina presi l’altro ieri in castagna e il pensionato al minimo spremuto fino all’ultimo euro.
In Italia, da sempre, si sa chi paga (tutte) le tasse e si sa chi non le paga (poco o per niente). E’ una questione politica. Di leggi mancanti e di leggi da applicare.
Monti non si limiti ad essere forte con i deboli e debole con i forti: parli apertamente agli italiani e dica la verità su questo nodo cruciale. Metta con le spalle al muro i deputati e i partiti che difendono gli evasori. Poi decideranno gli italiani.
Quando, come ieri, l’ex premier Silvio Berlusconi torna sul “quadrato” con un affondo che è quasi un grido di vendetta, significa che il match non era affatto terminato e il combattimento può riprendere da un momento all’altro.
Il passaggio dalla fase uno alla fase due annunciato da Mario Monti non è scontato: molti e potenti sono gli interessi da toccare e incidere con il bisturi sui privilegi e sui nodi storici (evasione fiscale in primis) scuote nel profondo i partiti, a cominciare dal Pdl, in preda a fibrillazioni e a malumori sempre più forti.
Nella tenaglia della crisi economica, la situazione politica è quindi tutt’altro che stabile, tant’è che il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini lancia l’allarme (proprio mentre in Sicilia rompe con Lombardo ed esce dalla giunta regionale): “ E’ surreale come la politica si comporti nei confronti del Governo Monti. Leggendo i giornali sembra che molti, scampato il pericolo, siano pronti a riprendere le vecchie abitudini. Ma il pericolo è più che mai davanti a noi e, se non cancelliamo le vecchie abitudini, potrebbe travolgerci”.
Il metodo e l’autorevolezza di Monti riusciranno a fermare i tentativi destabilizzanti della politica? Se dal Pdl arriva al governo l’accusa di “iperattivismo dannoso” c’è poco da sperare. L’impressione è che Berlusconi cerchi l’incidente di percorso per fare saltare “baracca e burattini”.
Le correzioni apportate alla manovra del governo non modificano il giudizio di fondo: è una stangata “obbligatoria” per la gravità della crisi, ma è ben lungi dall’essere equa e dal tracciare la via della ripresa. Non pagano solo i “soliti noti”, ma quasi.
La lotta all’evasione fiscale resta uno slogan, i grandi patrimoni e le forti rendite restano al sicuro, la regalia sulle frequenze televisiva grida scandalo. le liberalizzazioni si faranno. Ciò detto, la medicina va presa. Ma s’impone una domanda: perché, pur così (ripetutamente) tartassati, gli italiani non “mollano” Monti e anzi gli confermano un forte consenso?
Il motivo, anzi i motivi, sono facili da capire. Innanzi tutto è straordinariamente grande la differenza fra Monti e Berlusconi e fra questo governo e quello precedente. E una differenza di stile e di sostanza. I cittadini percepiscono questo “salto di qualità” e non hanno nessuna voglia di gridare: “Aridatece er puzzone”.
Poi c’è la disaffezione, anzi un distacco profondissimo, nei confronti dei parlamentari e dei partiti, di tutta la casta politica. La spolveratina degli “onorevoli” ai propri privilegi non convince nessuno, è solo la dimostrazione di quanto questi hanno poco il polso della situazione. Per i partiti è l’ultima occasione per non perdere il treno.
Lo capiscono? Sembra proprio di no, come dimostrano anche le indegne gazzarre di ieri al Senato e di oggi alla Camera. In questo quadro, Monti e il suo governo dei professori restano l’unica possibilità per non affondare. O affondare con “stile”.

Il repentino cambio di regime in Italia ha disorientato un po’ tutti, compresi i giornali stranieri. Secondo la svizzera Neue Zuercher Zeitung, non è ancora il momento di lasciarsi andare a facili entusiasmi:
I postumi della sbornia italiana sono fin d’ora abbastanza intensi, anche se l’ubriacatura non è ancora del tutto passata. Perché con le dimissioni del governo del paese si è ancor lungi dall’essere in salvo e finché Berlusconi ha con sé la sua mostruosa macchina propagandistica, c’è addirittura la minaccia di un ritorno suo o dei suoi simili. (..) Il nuovo governo ad interim guidato dall’economista Mario Monti non sarà subito in grado di occuparsi di una legge equa sui media o di simili lussi democratici, avrà già abbastanza da fare con il salvataggio dell’economia rimasta in braghe di tela. E dovrà vedersela con gli attacchi della squadra rimediata, sarà esposto al fuoco incrociato dei media, dell’esercito di avvocati del partito del Popolo della Libertà di Berlusconi e dei modi mercenari della Lega Nord.
Continua a leggere: Rassegna stampa estera: l'Italia di Monti, "dopo la sbornia"
E’ fin troppo ovvio che se stai per andare a fondo in mezzo ai flutti ti aggrappi a qualsiasi appiglio pur di rimanere a galla. Così è per il nostro Paese oggi, con l’acqua alla gola, alle prese con indispensabili e gravose misure anti crisi.
Il rischio è sempre lo stesso: mettere pezze che di fatto non risanano mai niente, fare tirare ancora di più la cinta a chi già non arriva a fine mese, non intervenire con riforme strutturali per rimuovere almeno alcune cause che producono gli antichi mali del Belpaese.
Un esempio? La corruzione. Quanto costa? Almeno 60 miliardi (stima della Corte dei conti), con il fenomeno aumentato nel 2010 del 30% rispetto al 2009. 150 miliardi, con 70 miliardi di utili al netto degli investimenti, è il fatturato delle Mafie italiane (fonte Commissione parlamentare antimafia). Domani a Roma l’assemblea dei delegati Cgil discute le sue 9 proposte “per fare ripartire l’Italia”. Uno dei nodi centrali del Paese è proprio quello della criminalità organizzata.
Circa 180 mila posti di lavoro all’anno persi nel Mezzogiorno - rileva il sindacato - a causa di questa attività criminale, mentre 500 mila commercianti sono oggetto della malavita organizzata, per un giro di affari criminale stimato in 98 miliardi di euro, di cui 37 per mano mafiosa. La Guardia di finanza afferma che nel nostro paese i redditi evasi ammontano a 270 miliardi di euro e che il mancato gettito sia di 120 miliardi di euro, di cui 60 miliardi di Iva evasa. Sommati questi dati emerge che ogni anno l’illegalità (mafie, corruzione, evasione fiscale, economia sommersa) sottrae agli italiani e alle imprese oneste 330 miliardi di euro.
Ecco dove sta il bubbone su cui incidere. Non è solo una questione che attiene alla giustizia, alla polizia, ai tribunali. Il nodo è essenzialmente politico e come tale va affrontato. Certo, è più facile e si fa prima, fare cassa tartassando i pensionati e i lavoratori dipendenti, i piccoli e medi imprenditori. L’Italia è oggi dentro l’emergenza. Come andare oltre l’emergenza? Il rischio è che, passata la bufera, spennati i soliti polli, tutto resti come prima, con i nodi veri tutti da sciogliere.
Monti deve “stanare” i partiti che gli vogliono far fare il lavoro sporco negandogli la leadership politica.
Ecco un bel … “temino”, forse il nodo dei nodi dell’Italia, per il nuovo governo Monti: il fisco. L’evasione fiscale in Italia è arrivata al 36%, inferiore soltanto a quello della Spagna.
Lo dice il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, in commissione Finanze del Senato. Ovviamente, ha aggiunto Giampaolino, ciò non fa che “deprimere ulteriormente il gettito teorico acquisibile”. La dimensione dell’evasione fiscale, è al “18% del Pil, secondo le recenti stime del gruppo di lavoro del ministero del Tesoro e colloca il nostro Paese al secondo posto nella graduatoria internazionale guidata dalla Grecia”.
Ma non basta, perché le “implicazioni del fenomeno emergono ancora più nettamente quando si va a calcolare la pressione fiscale ‘effettiva’, rapportando il carico impositivo solo al Pil ‘dichiarato’ al fisco: la pressione fiscale effettiva va corretta verso l’alto, di circa 10 punti rispetto a quella ‘apparente’, con l’effetto, così, anche di un ampliamento della distanza dai partners europei (a causa del nostro più alto tasso di evasione)”.
Una conferma a quanto già si sapeva o si intuiva? Bene, anzi male, molto male. Allora, caro Monti, al lavoro! Questa è la strada dove recuperare montagne di soldi, non picchiare sempre sui pensionati e sui redditi fissi.