Piero Bassetti, erede di una dinastia di imprenditori, democristiano cattolico- sociale (si iscrisse alla Dcnel 1947), primo presidente della Regione Lombardia nel 1970, poi parlamentare, quindi presidente della Camera di Commercio di Milano, pensa con entusiasmo e con ottimismo all’Expo 2015.
Bassetti risponde a Oreste Pivetta su l’Unità: “Grande opportunità, grande sfida culturale. Non la immagina come una vetrina, una passerella, uno show. Piuttosto la sente come uno straordinario banco di prova di politiche di sviluppo, un luogo per radunare tante persone dal mondo e riflettere sul mondo intero, attorno a quel problema ancora centrale, “nutrire il mondo”, tema della esposizione milanese”.
L’intervista a Bassetti si chiude con la stroncatura di Letizia Moratti. “Ecco, lei l’avrebbe intesa come il teatrino. Avrebbe invitato Dolce e Gabbana e le ballerine del Bolscioi e poi il salumaio di Montenapoleone. La sua amministrazione si è persa in maniera vergognosa dietro liti di bottega. A Milano è capitato un rivolgimento, grazie al ‘popolo arancione’ di Pisapia. Dentro quel ‘popolo’, per quanto vario, non c’è dubbio che vivano anime capaci di dar corso a un pensiero ecologico intanto e poi, per nutrire il mondo, a un progetto globale e locale”.

Repubblica non perde occasione per spiegare ai milanesi perché Letizia Moratti, sindaco di Milano, non si meriti il secondo mandato. Nei giorni scorsi il quotidiano di Ezio Mauro ha fatto un punto sulle consulenze d’oro della donna, pari a 50 milioni di euro in 5 anni, e spiegato perché Atm, l’Azienda dei trasporti milanesi, sia costata di più da quando Letizia Moratti è arrivata a Palazzo Marino. Qui e qui gli approfondimenti.
Dopo aver fatto le pulci ai conti dell’amministrazione Moratti il quotidiano ha iniziato ad occuparsi della campagna elettorale dell’esponente politico. Secondo Repubblica il dossier preparato per la visita di Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica, al museo del Novecento di Milano contiene informazioni false.
Il fascicolo contraddice quanto dichiarato dalla stessa Moratti nel 2009, anno in cui il sindaco sosteneva di aver piantato 128mila alberi. Secondo il dossier la giunta, dall’inizio del suo mandato, avrebbe consegnato a Milano solo la metà delle piante di cui scriveva nel 2009. La crescita del verde a Milano è inversamente al tempo che passa.
Repubblica non si è ancora occupata dell’Expo. Dell’esposizione non si sta occupando nemmeno Letizia Moratti. Gli imprenditori lombardi non hanno ancora ricevuto i fondi per potenziare le infrastrutture pensate per agevolare gli spostamenti attorno a Milano e al grande bluff del 2015.
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Letizia Moratti è il sindaco di Milano dal 2006. In questi cinque anni spesso ha chiesto aiuto a dei consulenti per amministrare bene la propria città. Secondo Repubblica queste richieste sarebbero costate a Milano 50 milioni di euro. Più di 10 milioni ogni anno. Quasi 28 mila euro ogni giorno.
L’elenco di queste consulenze fa parte di un documento lungo 195 pagine, tante ne sono servite per spiegare i 2773 incarichi che sono stati affidati da Milano ai consulenti esterni. Il Comune per questo tipo di mansioni non si è rivolto ai 170 dirigenti e 160mila dipendenti che già lavorano nella pubblica amministrazione della città. Ogni otto cittadini c’è una persona che lavora per il comune di Milano.
Paolo Glisenti, primo amministratore delegato di Expo 2015, è il consulente più pagato dalla giunta Moratti. In meno di tre anni di lavoro ha incassato quasi 1 milione di euro. Più di 900 euro ogni giorno.
Secondo Repubblica l’assessorato più costoso sarebbe quello al Verde e al decoro di Maurizio Cadeo. Con lui hanno lavorato Gianluca Comazzi, Garante per gli animali, e Fabio Massimo Saldini, architetto di fiducia di Paolo Berlusconi. Saldini dopo aver ottenuto cinque incarichi, costati a Milano 379mila euro, è diventato il delegato di Roberto Formigoni per la moda e il design.

All’inizio dell’aprile 2008, con le elezioni alle porte (sappiamo bene come sono andate a finire…) l’Italia conquistò un grande risultato, strappando alla turca Smirne la sede per l’Expo 2015, assegnata a Milano. I tappi di champagne volarono così alti che i voli diretti a Malpensa ebbero dei problemi a schivarli.
Due anni e qualche mese dopo ben poco rimane di quella euforia e, stando a quanto riporta Italia Oggi, la situazione dell’Expo milanese è talmente disperata che i turchi si sono fatti avanti offrendosi di togliere le castagne dal fuoco all’Italia e di organizzare loro l’Expo 2015. Tra gli amministratori che dovrebbero realizzare l’Expo si starebbe diffondendo una semplice domanda: fare una brutta figura adesso oppure aspettare il 2015?
Pare infatti che ad oggi non sia stato neppure deciso in che modo acquistare le aree dove edificare i padiglioni espositivi. Inoltre la gestione dell’evento fino ad ora si è limitata quasi esclusivamente ai litigi politici e ad individuare il giusto compenso per gli amministratori della società che dovrebbe gestire l’Expo. Ma il governo del fare, l’operosità lombarda, la grande abilità degli uomini del Pdl (che hanno in mano tutte le leve di comando) dove sono finiti? In Turchia?
L’intervista che Roberto Saviano ha rilasciato a Vanity Fair ha generato, fin da ieri, una serie di polemiche tanto che la Lega Nord, responsabile secondo lo scrittore della crescita della ‘ndrangheta nell’hinterland milanese, ha già fatto sapere di non condividere quanto scritto dal settimanale di Condé Nast.
Roberto Saviano, che ne dica Roberto Castelli (ex Ministro della Giustizia oggi impiegato alle Infrastrutture), ha ragione. Per capirlo è sufficiente soffermarsi sulle notizie delle ultime settimane.
In meno di sette giorni Gad Lerner, sul proprio blog (sul quale aveva anticipato il maxi arresto che a Milano avrebbe consegnato alla giustizia più di 300 malavitosi), ha spiegato per ben due volte perché la Lega Nord è responsabile della crescita della ‘ndrangheta al Nord che come spiegato su 02blog.it rischia di inficiare la realizzazione, già pericolante, di Expo 2015.
Continua a leggere: Vanity Fair. Perché Roberto Saviano ha ragione quando accusa la Lega Nord?
Non c’è inizio di mese che passi senza la pubblicazione dell’abituale, ormai, notizia dello scisma del Popolo della Libertà. Poco importa se i diretti interessati, intervistati sull’argomento, confermano che una scissione all’interno del partito della maggioranza non è al momento prevista.
Tanto interessa la “relazione” tra il Presidente del Consiglio e quello della Camera tanto poco importa a chi scrive di politica il ruolo cruciale che il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti sta ricoprendo da quando Silvio Berlusconi ha ufficializzato l’inizio della crisi.
In meno di 48 attorno all’esponente politico, le cui dimissioni sono già fatto certo per qualcuno tanto che Paolo Bonaiuti ha dovuto smentire pubblicamente il pettegolezzo, si sono concentrate le attenzioni di tutti.
Continua a leggere: Economia: Giulio Tremonti da solo contro tutti

Lucio Stanca, il deputato Pdl che salta il 98% delle sedute per fare il presidente di Expo 2015, ora avrà più tempo libero e potrà, se ne avrà voglia, dedicarsi un poco di più alle aule parlamentari.
L’onorevole del Pdl si è infatti dimesso da amministratore delegato di Expo 2015, l’esposizione che avrebbe dovuto cambiare il destino di Milano con opere imponenti, ricchi premi e semi salati. La spiegazione ufficiale delle dimissioni fa riferimento al normale avvicendamento in vista della fase 2 dei progetti per l’Expo, secondo altri canali invece Stanca avrebbe abbandonato una nave prossima ad inabissarsi, con i progetti faraonici dei primi giorni ormai accantonati e fondi a disposizione sempre meno ingenti.
Le prime teste hanno cominciato a cadere: una decina di dipendenti - su un centinaio - sono già stati lasciati a casa e qualcuno ha già iniziato ad avviare azioni legali. Altri licenziamenti seguiranno. E poi ci sono i soldi che non possono essere spesi. Gli investimenti sono fermi al palo perché la società non ha ancora potuto mettere le mani sui terreni tuttora di proprietà di Fondazione Fiera e gruppo Cabassi: un milione di metri quadrati a Rho-Pero dove dovranno sorgere i padiglioni del 2015. Ad acquistarli sarà una società formata da Regione, Comune e Provincia, ma si cerca tuttora una soluzione per pagare meno dei 200 milioni di euro pretesi dai privati.

A dispetto del cognome che porta, non credo che l’attività da deputato riesca a consumare tutte le energie di Lucio Stanca: l’onorevole del Popolo della libertà, designato come presidente di Expo 2015, che di fronte alle contestazioni sulle sue assenze ripetute dai lavori di Montecitorio ebbe a dire: “Devo rispondere ai miei elettori e al gruppo Pdl, non certo a Repubblica”.
Giustissimo. E speriamo che Stanca voglia rispondere ai suoi elettori del suo staNkanovistico attaccamento al lavoro di deputato: a marzo ha stabilito il suo record, con il 98,15 per cento di assenze in Parlamento. Nei mesi precedenti le sue presenze alle votazioni non avevano mai superato il 25 per cento del totale. A dicembre, però, il deputato - che non ha mai firmato per primo proposte di legge né fatto interrogazioni, ordini del giorno o altro - scende al 27,17 e lì resta, più o meno, per i primi due mesi dell’anno. Il clou arriva a marzo: l’ad di Expo si deve preoccupare dei fondi che non arrivano e delle liti interne, così schiaccia il pulsante di voto solo 2 volte su 108.
Cumulare incarichi, oltre ad essere remunerativo, sembra quindi essere piuttosto stancante. Ma che problema c’è, mica ne deve rispondere a nessuno…
Come anticipato questa mattina da Giulio su internet, da ieri, Michel Abbatangelo sostiene con documenti alla mano di essere stato querelato da Renzo Bossi secondo il quale il signor Abbattangelo scrivendo “Diario segreto di Renzo Bossi junior” lo ha diffamato.
Onde evitare che la cronaca di quanto successo diventi la brutta copia dei discutibili confronti tra le due parti ci siamo messi in contatto con l’una e l’altra parte per fornirvi un servizio giornalisticamente migliore. In attesa di avere dal team di Renzo Bossi una dichiarazione ufficiale vi proponiamo di seguito l’intervista via mail che ieri sera abbiamo realizzato con Michel Abbatangelo.
Per gli utenti di polisblog.it che non la conoscessero ci spiega cos’è “Diario segreto di Renzo Bossi junior”. Quando è perché l’ha scritto?
Il diario segreto nasce dal mio stato d’animo rivoltato, dalla profonda indignazione e passione etica, morale che con immensa fatica cerco di immettere nella mia pratica delle arti. Il “diario segreto” segue da vicino la cronaca e la commenta con iperbole a tratti surreale è totalmente frutto dell’immaginazione e spaventosamente ancorata alla realtà.
Ne è una sorta di parallelo grottesco, anzi talvolta è capace di anticiparla o peggio di fornire idee utili alla pratica della provocazione per questo per un certo periodo ho interrotto gli episodi poi rassicurato dall’idea che forse avanzandoli, anticipando la realtà avrei potuto disinnescare certe provocazioni finalizzate al proselitismo degli sfigati della pedemontana (bacino elettorale leghista). Ho ripreso a scrivere e l’ultimo episodio è uscito il 1° Aprile, volutamente in coincidenza con gli innumerevoli pesci di aprile che apparivano nel web.

Silvio Berlusconi sa meglio di altri che prima o poi il conto da pagare arriva. Oltre a contenere gli errori dei servi che hanno permesso a Michele Santoro di elevarsi a eroe della patria, in queste ore deve saldare il debito anche con Umberto Bossi.
Allearsi con un partito forte che ha regalato al Governo una delle maggioranze più solide delle ultime legislature ha un prezzo che in queste ore lo stesso leader della Lega sta mettendo a fuoco.
Malgrado i risultati delle elezioni regionali non siano stati per ovvi motivi ancora definiti Umberto Bossi, che ha aveva già proposto due suoi candidati in regioni importanti (Luca Zaia in Veneto e Roberto Cota in Piemonte), è già proiettato alla successiva scadenza chiedendo fin da subito la poltrona attualmente occupata da Letizia Moratti.
Continua a leggere: Umberto Bossi chiede a Silvio Berlusconi la poltrona di Letizia Moratti