
Quando si parla di “fannulloni” e di assenteisti nel pubblico impiego, non ci si riferisce soltanto a un problema di mera pigrizia. Spesso (e soprattutto) si tratta di impiegati con un doppio lavoro, che trascurano quello “sicuro” nel pubblico a favore dell’altro, magari più prestigioso e redditizio.
Prendiamo il caso di Lucio Stanca, deputato PdL: quando fu nominato ad dell’Expo 2015 di Milano (dopo mesi di estenuanti ed imbarazzanti trattative) molti criticarono la sua scelta di mantenere entrambe le cariche. Pensavano che avrebbe finito per trascurare il suo nuovo ruolo.
Bisogna riconoscere che si sbagliavano: come ha messo in evidenza ieri Repubblica Milano, da quando Stanca si occupa dell’Esposizione, ha trascorso moltissimo tempo nella capitale del nord. Sono state invece le sue presenze in parlamento a precipitare: dall’ammirevole 86% di febbraio 2009 al vergognoso 8% di ottobre.
Dati che sembrano confermare l’opinione di quanti, all’epoca, avevano denunciato l’incompatibilità tra i due ruoli. Spesso ce lo dimentichiamo, in Italia, ma chi governa dovrebbe anche avere il compito di dare con il proprio comportamento il buon esempio. O almeno di non dare quello cattivo.

Dopo i risultati elettorali delle due tornate di Giugno, che hanno premiato la Lega più del PDL, molti hanno previsto l’inizio di un’era di tensione tra gli alleati del centrodestra italiano. A giudicare da alcune notizie provenienti da Milano, non si sbagliavano.
Il Consiglio Comunale ha infatti approvato a scrutinio segreto, con 4 voti a favore e 8 astensioni tra le fila del PDL, una mozione del PD che chiedeva le dimissioni di Matteo Salvini, sul banco degli imputati per le sue affermazioni pro-segregazione nei mezzi pubblici di qualche settimana fa.
Secondo Davide Boni della Lega Nord il voto “ha il solo scopo di intimorire la Lega all’indomani della sua innegabile ed indiscutibile affermazione elettorale”. Paradossalmente (ma fino a un certo punto) una cosa molto simile sostiene Edoardo Croci, assessore milanese ai trasporti, di cui proprio Salvini ha chiesto la testa all’indomani delle elezioni: “Le critiche verso di me e verso Ecopass? (..) La Lega si considera in campagna elettorale finche non avrà negoziato i posti in Provincia (..) sta solo alzando il prezzo».
Abbiamo paesaggi stupendi, aree archeologiche invidiate da tutto il mondo, la mozzarella di bufala e la pizza, vantiamo un passato di santi, navigatori e poeti, ma quando c’è da organizzare grandi eventi, nessuno meglio degli italiani riesce a trasformarli in un boomerang da milioni di euro. Da Italia ‘90 (senza voler andare troppo indietro) all’Expo 2015 passando per Torino 2006, tutti i grandi eventi svolti o da svolgere all’ombra del tricolore hanno avuto storie controverse, tutte caratterizzate da una gestione in bilico tra l’incapacità e il malaffare.
Gli ultimi illuminanti esempi riguardano i Mondiali di Nuoto di Roma e i Giochi del Mediterraneo di Pescara. Nel primo caso parte dei nuovi impianti sono sotto analisi della magistratura, alcuni addirittura sotto sequestro, per abusi e violazioni edilizie. Il 17 luglio dovrebbero iniziare le gare, ma il centro sportivo Macchione e il Salaria sport village, solo per citarne alcuni, sarebbero stati realizzati commettendo abusi e violando il piano urbanistico del Comune di Roma. Tra i grandi progetti spiccava il monumentale progetto della Citta’ dello Sport di Tor Vergata, il mega-impianto firmato dall’architetto spagnolo Santiago Calatrava che avrebbe dovuto ospitare il maggior numero delle gare. Accolto da molti con entusiasmo, soprattutto per la rivalutazione urbanistica di quella particolare area della citta’, il progetto e’ stato definitivamente accantonato a inizio 2009.
Continua a leggere: Da Italia '90 all'Expo 2015: grandi eventi e sprechi miliardari

Da quando Berlusconi è tornato al governo con la Lega Nord, un anno fa, non si può certo dire che il Nord (e in particolare Milano e la Lombardia) abbiano goduto di particolari attenzioni da parte dell’esecutivo. Basti pensare a come sono stati gestiti i dossier Alitalia, Malpensa ed Expo 2015. Eppure il Carroccio è cresciuto ancora alle elezioni europee, in particolare nelle principali regioni settentrionali. Come si giustifica questo fenomeno apparentemente paradossale?
La spiegazione è, in realtà, piuttosto semplice: in primo luogo, come ci ha spiegato proprio su polisblog Roberto Biorcio, la Lega Nord è un partito regionalista solo per il 50%. E’ in realtà l’altra metà, quella che in Italia viene detta securitaria e anti-immigrazione - ma che sulla stampa estera di ogni tendenza viene più semplicemente definita xenofoba - quella che “tira” di più, nel Bel Paese dell’anno domini 2009.
In secondo luogo, si verifica un fenomeno abbastanza curioso: l’elettore settentrionale di centrodestra, quando vede che il suo governo stenta ad operare (per usare un eufemismo) in favore della propria regione, tende ad attribuire responsabilità e colpe di questo non alla Lega Nord (considerata partner junior e in buona fede della coalizione), ma al PDL. Per questo, quando il Nord sta male, il Carroccio paradossalmente vola. E, se si analizzano a fondo i risultati elettorali di ieri, si capisce che le cose non sono destinate a cambiare a breve. Anzi.
Continua a leggere: Risultati Elezioni Europee 2009: quali conseguenze per il Nord?
A volte si trovano spunti interessanti per una riflessione politica anche sulla free-press. Prendiamo ad esempio l’intervista a Philippe Daverio comparsa ieri su DNews Milano. L’ex assessore della prima giunta leghista milanese (sindaco Formentini), ora capolista per la Lista Penati alle provinciali, commenta così le dichiarazioni di Umberto Bossi, che è sembrato voler svalutare l’Expo 2015 definendola “una manifestazione del secolo scorso“:
Bossi non può affrontare un tema come quello di Expo: lui rappresenta la cultura del contado, non certo quella urbana. Anzi, tutto quello che è cittadino gli dà fastidio. A Roma, però, la Lega si trova bene. Infatti lì la politica è agreste. Il Carroccio di oggi non c’entra più nulla con la Lega milanese degli anni ‘90. Anzi, la realtà è che Bossi odia Milano (..) Quando ero assessore nella giunta Formentini venne solo per una cena ai Quattro Mori.
Al di là della partigianeria politica, bisogna ammettere che quello di Daverio è uno spunto di un certo interesse, sul quale personalmente non avevo mai riflettuto prima: la Lega può essere considerata un partito, se non anti-urbano, comunque più vicino alle istanze dei sobborghi, dei piccoli centri e delle vallate che a quelle di metropoli moderne come Milano? Più elementi sembrerebbero indicarlo.
Continua a leggere: Daverio: "Bossi odia Milano". La Lega Nord è un partito anti-urbano?
Per una volta Annozero contravviene alle abitudini e va in onda con 3 giorni d’anticipo, sfruttando la serata solitamente morta del lunedì. Il motivo non è dato saperlo, ma l’argomento è sicuramente di estremo interesse e coinvolge i vertici della città di Milano e della manifestazione che la caratterizzerà di qui ai prossimi 6 anni. Expo 2015.
Nella puntata di lunedì si parlerà di Milano, la città capitale dell’industria italiana che cambia pelle. L’edilizia è la nuova frontiera produttiva, con interessi che riguardano gli imprenditori di diversi settori, i grandi consorzi e i costruttori. L’Expo di Milano del 2015, con un investimento di 15 miliardi di euro, è la grande occasione per rimettere in moto l’economia della capitale lombarda, ma con i rischi di grandi speculazioni. Come impedire le infiltrazioni criminali nei grandi appalti? Come reagisce la popolazione al grande progetto che ridisegnerà la città? I soldi per l’Expo, in un momento di crisi economica, dove si troveranno?
La puntata avrà per titolo Milano da mangiare, giocando su un noto slogan pubblicitario degli anni 80, e vedrà come ospiti il sindaco di Milano Letizia Moratti, l’ amministratore delegato della società Expo 2015 Lucio Stanca e il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro.
Lo spazio di PolisBlog sarà come sempre a disposizione per seguire e commentare insieme la serata.
Appuntamento su Raidue alle ore 21,05.
Seconda e ultima parte dell’intervista all’assessore alle Attività produttive del Comune di Milano Giovanni Terzi. Nella prima parte, pubblicata ieri, si era parlato di argomenti più inerenti alla politica locale, come la situazione degli impianti sportivi e la causa contro il Comitato San Siro. Dopo una breve digressione sulla Carta Giovani, oggi entreremo nel tema dell’Expo e della trasformazione delle grandi città.
Parliamo della Carta giovani. È stata annunciata da tempo, ma è partita ufficialmente?
Siamo partiti ieri (l’intervista è di mercoledì scorso, NdR). Abbiamo aperto per un mese un punto informativo in Piazza Duca d’Aosta, dove richiedere la carta. Tra 40 giorni sarà formalmente disponibile, nella forma di una ricaricabile. Sarà utilizzabile dai 18 ai 28 anni, senza costi bancari e convenzionata con circa 800 negozi.
Quindi ci sarà da attendere ancora un po’ perché sia utilizzabile.
Circa un mese. Il protocollo ormai è stato firmato e tra 30 giorni sarà possibile cominciare a usufruire di sconti in bar e pizzerie, oltre che su miscela e benzina. È bene ricordare che si tratta della prima carta di questo genere in Italia. Unica anche per l’educazione al consumo che comporta. (Alleghiamo il link al sito della Carta, NdR)
Giovanni Terzi, da poco assessore alle Attività produttive del Comune di Milano dopo aver gestito lungamente Sport e tempo libero. Membro di spicco della giunta Moratti, e da sempre al centro delle iniziative più visibili, tra le quali annoveriamo la candidatura di Springsteen all’Ambrogino d’oro, la causa contro il Comitato San Siro che tenta di bloccare i concerti rock allo stadio, la realizzazione del Rock’n'music Planet (il museo del rock aperto in piazza del Duomo che ha avuto un grande successo di pubblico per mesi) e via dicendo.
L’assessore ci accoglie nel suo ufficio di via Larga per una chiacchierata su passato, presente e futuro dell’ex-città “da bere”. Tanti i temi sul piatto e la conversazione si fa subito fitta. Il clima è cordiale e la parete tappezzata di foto. Si sa che l’assessore, ex-pallavolista del glorioso Gonzaga Volley, è un appassionato corridore, e ci mostra le targhe che ne attestano la partecipazione a ben due maratone di New York; suscitando l’invidia del vostro giornalista, che nonostante più di vent’anni di onorata carriera agonistica nel mezzofondo, sarebbe morto se gli aveste fatto percorrere un ulteriore metro dopo l’arrivo degli 800 piani.
Visto che parliamo di sport, apriamo subito con le note dolenti. Gli impianti cittadini sono pochi e spesso in condizioni disastrose; la situazione dell’atletica è emblematica, ma certo anche gli altri sport non se la passano benissimo. C’è in progetto di migliorare questa situazione, magari partendo proprio dall’annosa questione del palazzetto coperto crollato più di vent’anni or sono?
Roberto Biorcio è professore associato di Sociologia Politica all’Università di Milano-Bicocca, ed é stato tra i primissimi in Italia ad occuparsi della Lega Nord, fin dall’inizio degli anni ’90. Avendo io dedicato in questi mesi una serie di post ad esplorare il fenomeno Lega e le sue contraddizioni, ho pensato di discutere con lui alcune delle mie riflessioni.
In questo primo anno di governo la Lega Nord, se escludiamo la questione sicurezza, su cui ha imposto la propria linea, ha dovuto subire anche parecchie sconfitte: Malpensa, Expo 2015, federalismo fiscale che va per le lunghe.. eppure tutti i sondaggi la danno in forte crescita. Com’é possibile?
Bisogna fare una distinzione: un conto sono le politiche di redistribuzione a favore del Nord, che sono solo una parte delle rivendicazioni della Lega; un altro sono i provvedimenti ad alto valore simbolico, come quelli su sicurezza ed immigrati.
Gli insuccessi che indichi tu si riferiscono più al primo filone, alla capacità della Lega di condizionare efficacemente le politiche pubbliche a favore del Nord e di tutelare i suoi interessi. Anche il federalismo dovrebbe essere questo in fondo: un meccanismo per trattenere più risorse fiscali nel settentrione. Tuttavia queste politiche hanno dei vincoli economici rilevanti: e dunque un conto è fare proclami, un altro è intervenire davvero, e avere le risorse per farlo.

Come riferiscono i colleghi di 02blog, ieri la città di Milano si è fregiata di un nuovo record: l’(ex) capitale economica del paese è infatti la prima città in Europa ad esaurire il limite di quest’anno di 35 giorni oltre la soglia per le polveri sottili fissato dell’UE, dopo solo 55 giorni dal 1° gennaio. Si tratta della quinta volta in 5 anni che questo accade.
Diventa perciò sempre più concreta la minaccia da parte dell’Unione Europea di una multa di ben 12 milioni di euro. Brutte notizie per la città e per il suo sindaco, Letizia Moratti, che alla tassa per l’ingresso in auto in centro aveva dato un nome che è tutto un monumento alle buone intenzioni: “Ecopass“.
La verità è che, anche se Ecopass qualche risultato buono l’ha raggiunto, una misura di questo tipo è da sola assolutamente insufficiente a risolvere il problema. I polmoni dei milanesi sono perciò vittime, più di ogni altra cosa, dell’inerzia e della mancanza di coraggio politico dei loro rappresentanti.
Continua a leggere: Milano e la questione inquinamento: quando la politica è paralizzata