
Supponiamo, per un post, che l’attuale Primo Ministro italiano non perda occasione per lamentarsi dei mass media del paese. Supponiamo, sempre per un post, che il conflitto d’interessi in Italia esista meno che in altri stati.
Ok. Ora possiamo ragionare sui cambiamenti del giornalismo in Italia. Per farlo vi propongo di seguito un’analisi che Mario Adinolfi, giornalista nonché sostenitore di Dario Franceschini, ha scritto sul suo blog.
“Leggo – scrive Mario Adinolfi - prima Libero di Repubblica, penso di trovarci notizie più interessanti. Sul Giornale c’è più “pensiero laterale che sull’Unità, il primo va letto perché è sempre centrale nel dibattito, la seconda si può pure trascurare, raramente ci trovi una notizia. Persino leggere Chi qualche volta è più utile rispetto a leggere l’Espresso. Il che, lo capisco da me, è drammatico”.
Do you remember? Non è vero che nella guerra fra “bande” sono tutti uguali.
Il Cav Superman era e resta il primo, l’inarrivabile.
Se non altro, e qui concordiamo con il direttore di Repubblica Ezio Mauro, “per l’insolenza, la falsità e la faccia tosta”.
Questo è un Premier che ha frodato il fisco con i quasi mille miliardi di lire in fondi neri (Group B very discreet della Fininvest), ha regalato a Craxi 21 miliardi per l’approvazione della Legge Mammì (senza la quale non avrebbe potuto costruire il suo impero massmediatico ed economico finanziario e senza il quale la discesa in campo sarebbe stata impossibile), ha trasformato in Cct 91 miliardi (andati a chi e per che cosa?), ha messo a disposizione di Cesare Previti ingenti risorse per corrompere giudici (caso Mondadori ecc.) e non si sa quanti altri personaggi di mille professioni.
E’ quanto riporta oggi Repubblica. Ma è quanto da oltre un decennio tutti (o quasi) sanno e gli altri fingono di non sapere o non vogliono sapere.
La lancia infuocata del Cav ha tenuto lontani i cavalli dei cosacchi che avevano minacciato di abbeverare nelle fontane di San Pietro. I comunisti sono stati debellati prima dai venditori di Forza Italia, poi dalle libere e candide menti di Dell’Utri e Confalonieri, quindi dai circoli della rossa Brambilla, infine dal giustiziere (del giorno e della notte) Feltri, ex geometra comunale, oggi direttore super pagato che “detta” l’agenda politica del Premier e del Governo (di sua proprietà).
In mezzo c’è il mare di merda creato dal “berlusconismo”.
Con dentro gli italiani “felici” (più o meno) di avercela (la merda) fin sopra il collo.
È arrivato per Silvio Berlusconi il momento della rivincita. Secondo quanto trapelato nella giornata di ieri, prima su il Riformista e poi su Dagospia, la CEI avrebbe deciso di cambiare il direttore dell’Avvenire, Dino Boffo, a causa di quanto rivelato nei giorni scorsi da Vittorio Feltri, sul Giornale.
Il giornalista verrebbe sostituito Gianfranco Fabi, direttore di Radio 24 e vice del Sole 24 Ore, già dal prossimo ottobre. A sostenerlo Roberto D’Agostino secondo il quale ad accelerare l’uscita di scena di Dino Boffo sarebbe stata organizzata dalla Santa Sede per cancellare definitivamente il lavoro fatto dal Cardinale Ruini che grazie all’attuale direttore dell’Avvenire avviò il network Sat2000.
Di fatto, oltre che alla Santa Sede, il silenzio dell’attuale direttore dell’Avvenire potrebbe far molto comodo a Silvio Berlusconi che non avrebbe più nessun problema con l’elettorato cattolico a cui il giornalista spiegava in cosa l’attuale Governo sbagliava.

A pochi giorni dall’editoriale di Vittorio Feltri sulla presunta moralità di Dino Boffo, il Giornale alza la posta in gioco raccontando ai propri lettori della casa comprata in nero da Ezio Mauro, direttore di Repubblica recentemente querelata da Silvio Berlusconi.
Secondo quanto riportato dal quotidiano, di proprietà del fratello del Premier, Ezio Mauro si sarebbe impossessato della casa di proprietà della madre di Alberto Grotti pagandola con degli assegni in nero.
L’allora vicepresidente dell’Eni non avendo a sua disposizione la somma necessaria per querelare il direttore di Repubblica, colpevole secondo il dirigente di aver pubblicato un articolo diffamatorio sul suo conto, si sarebbe rivolto alla madre che avrebbe poi messo in vendita l’abitazione per permettere al figlio di proseguire l’azione legare contro Ezio Mauro.
Stando sempre a quanto riporta il quotidiano di Vittorio Feltri l’acquisto immobiliare, non legale, dell’illustre dipendente del Gruppo Espresso avrebbe messo fine alla causa di cui ad oggi non si conosce la fine.
Non ci sta, Sandro Bondi, a farsi strappazzare da Repubblica.
Il coordinatore nazionale del Pdl contrattacca: “Ezio Mauro ed Eugenio Scalfari rispondono ai miei argomenti critici ricorrendo agli insulti. Quello che più mi sorprende è la qualifica che mi attribuisce Scalfari di “miracolato” altrimenti destinato a “modesti mestieri”. Proprio lui che in gioventù fu un miracolato del fascismo, ligio giovane intellettuale prono davanti al corpo di Mussolini e, in seguito, voltagabbana, giornalista col piglio della politica tra i più rancorosi della sinistra, un misto di giacobinismo e di spocchia azionista, che in lui virano in un atteggiamento di inutile e sprezzante sedicente superiorità morale e culturale. Le sue parole, cariche di disprezzo e prive di nobiltà, rappresentano per me delle medaglie da appendere sul petto”.
Polisblog ha già trattato il “caso” Bondi.
Il ministro ieri in una lettera al Giornale aveva scritto che Repubblica è “Un pericolo per la democrazia” ricevendo una pioggia di critiche e la bordata del quotidiano di Ezio Mauro: “L’intervista del ministro Bondi merita nella sua miseria roboante, appena due righe di commento. Soltanto nel nostro Paese un ministro della Cultura può definire un giornale “un’insidia per la democrazia”. Evidentemente nella sua concezione della democrazia che non prevede contropoteri e pubblica opinione, ma solo sudditi, la libera stampa rappresenta un’insidia. I cittadini sono avvertiti”.
Quindi, oggi, la stoccata di Eugenio Scalfari, ospite di Mario Adinolfi a Red: “Bondi – ha sentenziato il fondatore di Repubblica – è come la grandine, come quando uno si trova sotto la grandine e dice “è un castigo di Dio, non posso farci nulla”. Continua l’editorialista: “Siamo davanti a gente che se non fosse stata miracolata, insieme al miracolatore, farebbe oggi modesti mestieri”.
Pallettoni. Cultura e politica. Fine secondo tempo. Sotto con i supplementari.
Malignità, voci, pettegolezzi. Il SuperPapi si ribella e dice: “Sono tutte calunnie. Il voto seppellirà ogni cosa“. Insomma, il premier sogna un’estate tranquilla e polemiche sottoterra. Secchiello e paLetta
La stampa straniera è sobillata dai giornali di sinistra. Lo dice il Cav e noi immaginiamo Ezio Mauro che chiama le redazioni di mezza Europa per proporre scoop, dettare pezzi e ispirare editoriali sulla condotta del Superpremier. Ma ce lo vedete? The Repubblica Times
L’ultima settimana di campagna elettorale va avanti con le opposizioni che in vario modo soffiano sul fuoco del pettegolezzo e il Pdl che cerca di gettare acqua e di deviare l’attenzione su altro. Ma la Lega che fa? Da una parte dice che bisogna occuparsi di problemi seri, eppure sotto sotto probabilmente si sfrega le mani sperando in un piccolo tonfo del capo del governo. Il venticello del Bossip
A Villa Certosa, toponimo ormai celebre, accadono vicende topiche, con la partecipazione di svariate topolone e di un certo Topolanek. Ma nessuno, a bordo piscina, leggeva Topolino. Il Topolo della libertà

È velocemente sparito dalla prima pagina l’articolo a firma Bernardo Valli, comparso ieri su Repubblica, nel tentativo di tirare per la giacchetta l’autorevole giornale parigino Le Monde sulla linea dell’antiberlusconianesimo a prescindere, per dirla alla Totò.
“Avrei scritto anch’ io, non volentieri ma con slancio, l’ articolo di Philippe Ridet pubblicato ieri da Le Monde. Questa mia immediata e candida affermazione deriva dal fatto che quanto dice il corrispondente del quotidiano parigino lo sentono molti italiani come me residenti all’ estero.
Così esordiva il pezzo di Valli, che raffigurava un’autoritaria linea imposta dal governo agli ambasciatori “invitati dal loro ministro a reagire quando i quotidiani stranieri parlano male dell’ Italia” nel cui quadro “Philippe Ridet racconta come lui e il suo collega del Wall Street Journal siano stati convocati alla Farnesina (sede del nostro ministero degli Esteri) e invitati a spiegare come vedevano l’ Italia e con quali criteri la raccontavano nelle loro corrispondenze”.
Povera Repubblica… non quella in cui tutti noi viviamo ma più semplicemente lo storico giornale da battaglia degli Scalfari e dei Pansa (una volta) attualmente guidato da Ezio Mauro. Dopo aver commissionato l’ennesimo sondaggio sul governo nella disperata speranza di scorgerne un calo, il foglio ha subito una tale bastonata da vedersi costretta a pubblicare i dati in prima pagina del suo sito web. Per la serie Tafazzi superstar.
Il sondaggio Ipr marketing vede infatti il gradimento di Silvio Berlusconi addirittura al 62%, ma la vera pugnalata è il balzo in avanti di Mariastella Gelmini (+4%). Sì, avete proprio udito bene, la famigerata “Santa ignoranza” come Repubblica stessa ha pensato simpaticamente di soprannominarla; il ministro contro il quale si sono mossi tutti i collettivi studenteschi al grido di “la nostra bellissima scuola non si tocca”, è tra i politici più apprezzati del governo.
Risultati eccellenti anche per i soliti noti Brunetta, ministro della Funzione pubblica, Maroni, e Tremonti; mentre Sacconi e Alfano rimangono stabili ma ben oltre il 50%. Sorprendentemente bene anche Mara Carfagna (dal 42 al 44%) e lieve calo di Bossi e Calderoli.