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Tutti gli articoli con tag fabrizio cicchitto

Il Pd ottiene il voto di "sfiducia" a Bondi il 29 novembre. Trappola fatale per Berlusconi?

pubblicato da il passator cortese

Sarà anche la “disperazione”, ma adesso il Pd le tenta tutte per stanare Berlusconi e tentare di mettere sotto il governo alla Camera.

Il partito di Bersani riempie il caricatore con tutte le (poche) pallottole che gli restano, sperando che almeno una di queste colpisca il bersaglio.

Il colpo più atteso è il voto (richiesto oggi nella Conferenza dei capigruppo di Montecitorio e ottenuto per il 29 novembre) sulla mozione di sfiducia individuale al ministro Sandro Bondi per il recente crollo di Pompei. Per ottenere questo voto il Pd ha dovuto ritirare la propria mozione sulle madri in carcere.

Il voto sulla sfiducia a Bondi ha fatto insorgere la maggioranza. “Lo consideriamo - ha denunciato il capogruppo Pdl Fabrizio Cicchitto - una grave lesione dell’accordo istituzionale che era stato raggiunto sulle mozioni riguardanti la fiducia al governo a garanzia dell’approvazione senza traumi della legge di stabilità”.

Fa orecchie da mercante e gongola il capogruppo del Pd Dario Franceschini, che adesso deve raccogliere tutte le forze contrarie a Bondi (e al governo), a cominciare dai finiani.

Dopo tante chiacchiere, per il fronte antiberlusconiano è la cartina al tornasole. Per Berlusconi può essere la trappola mortale.

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Le pagelle del giovedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Antonio Di Pietro: sciacquone. Voto 7+. Il leader dell’Idv tuona contro il Lodo: “obbrobrio giuridico, politico e morale non rattoppabile, è solo l’ennesimo salvacondotto per Berlusconi: va buttato al cesso”. Water closed.

Fabrizio Cicchitto: sciacquato. Voto 5-. Il presidente dei deputati Pdl prima strombazza l’intesa con Fli sul Lodo Alfano poi è costretto alla retromarcia per la smentita dei finiani. Non dire gatto finch’è non è nel sacco. Illuso.

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Italo Bocchino chiede, e ottiene, le dimissioni di Nicola Cosentino e querela il Giornale di Vittorio Feltri

pubblicato da Giovanni Molaschi


Per dimostrare l’inesistenza di un’opposizione seria, che ne dicano Dario Franceschini e Antonio Di Pietro, a Italo Bocchino sono stati sufficienti tre giorni. In meno di una settimana l’esponente, finiano, del Popolo della Libertà ha avviato attorno a sé un terremoto sul quale vale la pena riflettere partendo da quanto successo la scorsa domenica.

In un’intervista, rilasciata al Post, commentando le indagini avviate sul coordinatore del Pdl Denis Verdini l’esponente politico ha fatto intendere che per la tutela del partito sarebbe meglio che il braccio destro di Silvio Berlusconi facesse un passo indietro.

“Io - ha dichiarato Bocchino parlando di Verdini - penso che sarà costretto a dimettersi. Finora solo una parte delle intercettazioni, quella relativa alle responsabilità addebitate agli altri indagati. Ma quando emergeranno le intercettazioni che hanno portato a indagare lo stesso Verdini, è difficile che riesca a resistere. La richiesta è per Berlusconi”.

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Ore 12 - Il Premier viaggia col ... "colpo" in canna

pubblicato da Massimo Falcioni

altroLa “bella” addormentata nel bosco è l’opposizione.

Più di tutti, il Partito democratico, che applica i consigli del grande “timoniere” cinese Mao e aspetta lungo la riva del fiume il cadavere del nemico.

Insomma, Bersani, Casini e compagnia cantante, sono certi che saranno altri, nella maggioranza, a tirar fuori le castagne dal fuoco. La convinzione è che il Governo, di fatto paralizzato, sia alla frutta e abbia ancora quel po’ di corda per … “impiccarsi”.

Il ddl intercettazioni può trasformarsi nel … colpo di Sarajevo e per questo Silvio Berlusconi gira … “armato”, col proiettile in canna, tenendo l’”arma” ben salda in mano, perché non è certo di poterla estrarre per primo nell’ultimo duello che si prospetta con Gianfranco Fini.

E’ toccato al caporale di giornata Fabrizio Cicchitto intimare la consegna per l’approvazione entro fine luglio (!?) del ddl intercettazioni, una mossa che può trasformarsi in tragico karakiri.

Berlusconi sa che governo e maggioranza si stanno spegnendo come una candela. E il Cavaliere non è uomo paziente, da … lenta agonia. Così l’ombra lunga delle elezioni anticipate si fa più densa.

Per Berlusconi, via d’uscita per la rinascita o azzardo verso un tragico blitz?

Le stragi del '92 e del '93: da Ciampi a Grasso passando per Quagliarello e Cicchitto

pubblicato da V.

fozza itaia manifesti malvinoC’è un periodo molto buio della nostra storia recente, quello delle stragi del ‘92 e del ‘93: Massimo Falcioni lo ha ricordato benissimo ieri, citando le affermazioni di Carlo Azeglio Ciampi, ex Presidente della Repubblica - e Pres. del Consiglio al tempo - non sono novità assolute, ma ci piace fare la faccina stupita, come non avessimo mai sentito nulla del genere. Del telefono staccato, della paura del golpe di quella notte si parla da anni, non è assolutamente vero che sono notizie che saltano fuori oggi, lo si legge anche su Il Giornale di ieri.

Saltano fuori oggi però conferme da voci più autorevoli - Massimo Ciancimino nei mesi scorsi non è che dicesse cose molto diverse- che quelle bombe fossero una strategia della tensione 90’s, si ipotizza atta a favorire una discesa in campo. Di quale partito, potete facilmente immaginarlo. Rivediamo a distanza di qualche giorno le parole esatte di Grasso, poi passeremo alla giornata di oggi e alle dichiarazioni di due esponenti di primissimo piano del PdL, Fabrizio Cicchitto, capogruppo del PdL alla Camera e Gaetano Quagliarello, vicecapogruppo al Senato…

Qui a parlare è Grasso, il pezzo è del 27 maggio, lo trovate su Repubblica

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Ore 12 - Chi era Bettino Craxi? Nè eroe, nè mariuolo

pubblicato da Massimo Falcioni

altroE’ rissa, rissa fra “nani”, per la dedica di una via di Milano a Bettino Craxi. Che fu un capo, un capo sconfitto ma non piegato, capace di fare tutto da solo, la propria fortuna e la propria rovina.

Figlioccio politico di Pietro Nenni, il leader storico del socialismo italiano, Bettino cambiò corpo e anima del vecchio PSI, innalzandolo prima sugli altari del potere e poi facendolo sprofondare nella polvere più ignominiosa.

Cocciuto autonomista, riformista con i piedi per terra, innovatore illuminato, europeista e atlantico senza riserve, ma senza calare le brache davanti all’arroganza USA, fu soprattutto anticomunista totale, disprezzando il burocratico rigore di Berlinguer, ossessionato da un possibile avvicinamento fra PCI e DC, il più scettico sul tentativo di rinnovamento dei comunisti italiani smontandone addirittura l’impalcatura teorica tanto da contrapporre l’eretico sconosciuto Proudon al santificato Carlo Marx.

In tal senso resta memorabile, una vera e propria bomba dagli effetti dirompenti nella sinistra, il documento manifesto scritto da Craxi nel 1978 e pubblicato da L’Espresso che diede il via al nuovo corso socialista.

Fu leader orgoglioso, suscitatore di venerazione e odio da vivo e mai lasciato in pace, da morto. A dieci anni dalla sua scomparsa nella terra tunisina di Hammamet dove si era rifugiato per sfuggire alla morsa politico-giudiziaria di tangentopoli, c’è ancora oggi chi sfoggia ipocrisia o cinismo per appropriasi delle spoglie di un personaggio che ai vecchi amici proconsoli del sottogoverno concesse all’epoca poteri e prebende e ai nuovi amici, in particolare gli ex PCI, per decenni suoi implacabili accusatori, concede ancora la possibilità di fare mea culpa e di rientrare nella storia.

Quanti accostamenti e quante analogie evoca Craxi! Paragonato persino, lui tessitore di beghe correntizie contro i Manca, Signorile, De Michelis, allo Stalin delle trappole assassine contro Trotzkij, Kamenev, Bucharin, i padri, sotto l’egida di Lenin, della Rivoluzione d’ottobre .

Non furono costretti a bare la cicuta e non videro il gulag De Martino, Riccardo Lombardi, Giacomo Mancini, Antonio Giolitti ma l’uno dopo l’altro caddero sotto la scure impietosa di Bettino ed ebbero le carriere stroncate, liquidando l’identità storica socialista. Della vecchia guardia , solo Pertini si salvò, salito sul Colle nonostante Craxi, grazie al Pci che lo propose

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Il Giornale, Sallusti, Cicchitto: i veri mandanti dell'odio?

pubblicato da V.

cicchitto p2 falchi pdlQualunque cittadino italiano, non credo non possa constatare come i famosi “toni” di cui si chiedeva l’abbassamento, non si siano affatto abbassati. Non si sono abbassati grazie all’intervento di Fabrizio Cicchitto, che ha sostenuto come mandanti (!) dell’aggressione a Silvio Berlusconi in piazza del Duomo, gruppi editoriali - Repubblica l’Espresso - quotidiani - Il Fatto - persone - Marco Travaglio e Santoro col suo Annozero.

Un’accusa priva di una qualunque logicità, che non tiene, quando uno psicolabile attenta a un Primo Ministro: ma sono il linguaggio e le forma del discorso portati in politica da Silvio Berlusconi, ad avere ridotto a questo livello il dibattito politico. L’aggressione, la propaganda dell’odio - che è quella di Cicchitto, di Sallusti, de Il Giornale, non quella di chi fa il suo mestiere e scrive - non si può rispondere mai adeguatamente. Si perde sempre, a ribattere alla propaganda di chi ha una potenza di fuoco come quella di Berlusconi.

Verrai sempre sommerso da 3 - Mediaset - più 2 - RaiUno e RaiDue canali di propaganda. Con quelli “il popolo” che Berlusconi vanta come legittimante a ogni nefandezza, si forma un’opinione. Loro, sono e saranno semplicemente di più. Lui sì, SB, che può contare su gruppi editoriali dedicati alla sistematica demolizione, o ancora meglio, al sistematico ignorare delle voci contro. E’ il caso dei “contenti” per l’aggressione di domenica di cui vi dicevo ieri. Non hanno trovato rappresentanza sulla carta stampata o in tv?

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Stasera a Ballarò lotta politica e antiberlusconismo. Ospiti Enrico Letta, Cicchitto e Cofferati

pubblicato da Luca Landoni

Stasera a Ballarò si torna a discutere di antiberlusconismo e lotta politica. Giovanni Floris si domanderà “quale prezzo paga il Paese a causa di questo scontro senza esclusione di colpi?”

Ospiti della trasmissione saranno il presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto, Enrico Letta e Giuseppe Civati del PD, Sergio Cofferati, Alberto Asor Rosa, il direttore del Tempo Roberto Arditti.

La puntata del settimanale d’informazione di Rai3 sarà aperta secondo consuetudine dalla copertina di Maurizio Crozza.

Come sempre questo spazio sarà a disposizione per i commenti alla trasmissione. Appuntamento su Rai3 alle 21.05

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L’Espresso: indagato Fabrizio Cicchitto

pubblicato da Giovanni Molaschi


Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Popolo della Libertà alla Camera, avrebbe condiviso con il collega Sabatino Aracu una serie di tangenti provenienti da aspiranti politici o da strutture sanitarie abruzzesi.

La denuncia, raccolta dall’Espresso, sarebbe stata avanzata dall’ex moglie dello stesso Aracu all’indomani della separazione. La donna, secondo quanto riportato dallo stesso settimanale, si sarebbe messa in contatto con il procuratore di Pescara Nicola Trifuggi per mettere in atto la propria vendetta a causa della quale Fabrizio Cicchitto sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati.

Qualora le sue teorie risultassero infondate, ed è possibile sicché come riportato dallo stesso settimanale alle dichiarazioni non sono seguite delle prove, l’immagine dell’ex marito sarebbe comunque stata infangata. Davanti al linciaggio mediatico il leader politico abruzzese non avrebbe alcuna speranza di affermarsi anche a livello nazionale.

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Le pagelle del mercoledì

pubblicato da Massimo Falcioni

Bossi & Fini: assist. Voto + 8. Il leader della Lega appoggia il presidente della Camera sulle riforme: “Quelle di Fini sono parole sagge”. Il Senatur concorda con Fini, secondo cui occorre fare le riforme entro la legislatura ma in maniera condivisa. Cioè l’opposto di ciò che vuole il premier.

Gasparri & Cicchitto: fuori gioco. Voto – 8. I capigruppo di Senato e Camera del Pdl Gasparri e Cicchitto sono certi che “questa sarà la legislatura delle riforme, a cominciare dalla riduzione del numero dei parlamentari, ai poteri al premier”. A quando il vino dai rubinetti? Sparate elettorali.