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Silvio Berlusconi al Quirinale? Veto di Walter Veltroni: “Il Cavaliere se lo tolga dalla testa”. Antonio Di Pietro: “Alleanza con il Pd contro il sistema piduista del Cavaliere”. Massimo D’Alema: “Il Premier è solo un prepotente, vuole il potere assoluto”. Silvio Berlusconi: “Sono solo calunniatori, hanno perso la testa”.
Il nostro commento:
Siamo agli insulti incrociati. Sulla tolda del Titanic. Veltroni è un cattivo profeta: fin’ora non ne ha mai azzeccata una! Una cosa è certa: Silvio Berlusconi è, nel bene e nel male, lo stesso dell’aprile 2008. Walter Veltroni è diventato completamente un’ altra persona. Berlusconi forse culla mire “autoritarie”. Veltroni non ha alcuna coerenza e quindi non è credibile. Con Veltroni a capo dell’opposizione, il Pd difficilmente andrà al governo ma Berlusconi potrebbe anche salire al Colle. Non ci rimane che gridare: forza Napolitano!
Fabrizio Cicchitto: “E’ Veltroni ad attentare alla Costituzione. Il Parlamento è sovrano e deciderà, come sempre, chi siederà in futuro sullo scranno del Quirinale. Ogni cittadino ne ha diritto. Perché no Berlusconi?”
Walter Veltroni: “Berlusconi se lo tolga dalla testa, al Quirinale non ci andrà mai! Lui non è in grado di garantire unità ma solo divisione. Il suo è un disegno scellerato e autoritario. Gli italiani glielo impediranno”.
Ieri a Palazzo Grazioli Silvio Berlusconi ha riunito il ministro leghista Calderoli, il reggente di An La Russa e il coordinatore di Forza Italia Verdini per discutere delle prossime elezioni del 6 e 7 giugno e addirittura delle regionali del 2010.
Il Premier vuole a tutti i costi evitare che la Lega Nord si presenti da sola alle amministrative.
Il Carroccio ha il vento in poppa mentre il Pdl annaspa. I sondaggi parlano chiaro.
Il ministro più amato? Il leghista Roberto Maroni. Il sindaco più popolare d’Italia? Il leghista Flavio Tosi. Il presidente di provincia più efficiente? Il leghista Fiorello Provera. Fortuna che il partito di Bossi non ha nessun governatore di regione …
Nel Pdl cresce il malessere verso gli scomodi compagni di viaggio.
Il Senatur minaccia (“Il Pdl sta scherzando col fuoco!”), sente aria di fronda e non esclude in Parlamento qualche tranello “amico” sui temi caldi della sicurezza e poi del federalismo fiscale.
Continua a leggere: Ore 12 - Berlusconi e Bossi indossano l'elmetto
Mentre nel Pd si attende la riunione della Direzione del 19 dicembre per una “conta” formale richiesta da Veltroni in modo da “stanare” gli avversari interni, nel Pdl, in vista della sua nascita formale, il confronto politico non decolla.
Questo perché a livello nazionale tutto ruota attorno a Berlusconi e alla sua leadership, indiscutibilmente trainante per le elezioni nazionali ed europee.
Mentre a livello territoriale l’unico interesse ad animare i “boss” locali riguarda la spartizione del potere, prestando più zelo a scannarsi reciprocamente che a cercare di battere le forze dello schieramento avversario o a rapportarsi con i problemi quotidiani della gente.
Non sono pochi, specie fra i “forzisti” a dire che non c’è dibattito sul nuovo partito perché, di fatto, il Pdl c’è già.
La lista unica presentata alle ultime e vittoriose elezioni politiche da Forza Italia, An e altri partitini cos’è stata se non la prefigurazione del nuovo soggetto politico lanciato dal Cavaliere con l’annuncio del “predellino”?
Questa sembra essere la posizione di chi ritiene superfluo un confronto interno serrato per definire strategia e forma partito.
Data la “caratura” del fondatore Silvio Berlusconi, non è facile pensare al Pdl come a un partito “tradizionale”.
Continua a leggere: Ore 12 - Nel Pdl conta e canta solo la "voce del padrone"
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Obama boom: il 75 % degli italiani avrebbe votato Barack Obama. Sei leghisti su dieci lo “votano”. Cicchitto: “Esercitazioni inutili. C’è gente che ha tempo da perdere”. Bersani: “Presto anche gli italiani voteranno per il cambiamento in Italia”.
Il nostro commento
E’ l’effetto Obama, bellezza! Barack fa man bassa nell’elettorato del Pd con l’87% dei votanti ma spopola anche nel Pdl e nella Lega. Lo dice un sondaggio realizzato dall’Istituto Ipso in esclusiva per Affaritaliani.it. E’ solo l’effetto mediatico dovuto al trionfo del leader del Partito democratico americano? No! Perché il sondaggio è stato effettuato martedì 4 novembre durante le votazioni americane e non dopo. E il 75% degli italiani dice che avrebbe votato Obama. Solo il 10% avrebbe votato John McCain. Italiani “pecoroni” o smaniosi di cambiare … l’America?
Renato Mannheimer: “La cosa interessante è che all’interno del Popolo delle Libertà e anche nella Lega la maggioranza dice che avrebbe scelto il senatore afro-americano, con percentuali pari al 58 e al 60 %..
Fabrizio Cicchitto: “Anche in Italia il tam tam che Obama “doveva vincere” ha prodotto i suoi effetti. Quali conseguenze per il governo e la sua maggioranza? Nessuna! Berlusconi e il governo hanno il vento in poppa e il favore degli italiani”.
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Sondaggi: Pdl più Lega Nord-Mpa al 51%! Cala il Pd tra il 31 e il 31,5%. L’Idv al 5,5%. L’Udc al 4,5% e Rifondazione all’1.5%. Silvio Berlusconi: “Mi dispiace per Veltroni: finalmente superiamo il 50%! E il Pd fatica a resistere sulla linea del Piave del 30%”. Walter Veltroni: “Noi abbiamo altri dati, con i partiti di maggioranza in calo e il Pd in crescita”.
Il nostro commento
Qualcuno deve pur abbandonare lo show politico delle elezioni Usa e del trionfo di Obama e tornare alle nostre “miserie” nazionali. Renato Mannheimer (Ipso), nemmeno un mese fa, aveva registrato un calo di fiducia verso Berlusconi dal 5 al 15 per cento e un leggero recupero del Pd. Oggi il sondaggi Consortium diffuso in esclusiva da Affaritaliani.it ristabilisce le distanze. Anzi, Il PDl più Lega in fuga, oltre la fatidica soglia del 50% e il Pd in bilico sul 30%. E adesso Veltroni cerca di mettere il cappello anche sulla vittoria di Obama. Come se il nuovo presidente degli Stati Uniti fosse uno studente incazzato contro la Gelmini. Uolter resta un amerikano … de Roma.
Nicola Piepoli (Consortium): “Non tutti coloro che votano a sinistra sono favorevoli a Veltroni, mentre quasi tutti quelli del Centrodestra esprimono gradimento nei confronti di Berlusconi”.
Fabrizio Cicchitto: “La realtà è questa, i nostri avversari non ne vogliono prendere atto. La fiducia nel presidente del Consiglio è sopra il 50% mentre quella verso il segretario del Pd si ferma sul 33%. Il Pd soffia sul fuoco ma non raccoglie niente”.
Fabrizio Cicchitto fa sapere che i socialisti (Bonaiuti, Brunetta, Guzzanti, se stesso e quell’ 8-10 per cento di elettorato ex garofano) stanno con Berlusconi nel Pdl e nel governo perché non dimenticano i “carnefici” del Pci e i successivi dirigenti post-comunisti (Pds, Ds, oggi Pd) che “carnefici” erano e restano.
Il limite di Cicchitto sta nel fatto che non risponde nel “merito” a Michele Serra su Repubblica che esprime “ribrezzo, pena e disagio”” verso “i socialisti di Forza Italia, entusiasti portabandiera del governo più a destra d’Europa”.
Ma Cicchitto ha ragione nel ricordare il 92-94 quando” il Pci giustizialista si impegnò, d’intesa con alcune procure, con una rete di mezzi di comunicazione di massa, a distruggere con infamia il PSI, tutto il PSI, da Craxi fino ai dirigenti periferici”.
Ancora una volta però Cicchitto ha la memoria corta. Dimentica il 1989, cioè la caduta del muro di Berlino e poi lo sfaldamento e la fine del comunismo sovietico. In quella fase, il Psi, quasi tutto il Psi, si gettò come una piovra sul PCI in grave difficoltà e in balia degli eventi, per “distruggerlo” e ripareggiare i conti aperti con il Congresso di Livorno del 1921. Come dire, va valutato l’intero contesto, non solo quel che fa comodo.
La verità è una sola: il Psi e il Pci tentarono dal 1989 al 1994 di sbranarsi e annientarsi a vicenda. Nella convinzione, errata, che la morte di uno avrebbe assicurato la vita dell’altro.
Quel grave errore politico è la causa della crisi della sinistra in coma e dell’ascesa di Silvio Berlusconi nonchè della vittoria (pro tempore?) del “berlusconismo”.
Insomma, comunisti e socialisti, “fratelli coltelli”. Come sempre e come ovunque accadde e accade. La realtà italiana di oggi, la stessa crisi del Pd, è figlia di quelle tristi vicende.

Mettersi d’accordo no? La polemica estiva sulle alleanze del Pdl prosegue. Fare un breve riassunto delle puntante precedenti sarebbe del tutto inutile: i peones berlusconiani dicano quello che vogliono, riempiano paginate di giornali, si azzuffino pure tra di loro tanto alla fine - e lo sanno - deciderà lui: il Cavaliere, deus ex machina della nuova creatura che, secondo le ultime ecografie, dovrebbe nascere tra gennaio e febbraio del prossimo anno. Ora, una commissione di cinque saggi studia cosa scrivere nello statuto ma, intanto, spunta il giallo del documento notarile sulle quote che indispettisce i colonnelli di An e Fi.
Messa in disparte l’apertura all’Udc di Pierferdinando Casini che tutti vogliono nel Pdl tranne lui (il diretto interessato), il vero enigma resta quello de La Destra di Francesco Storace. L’ex governatore del Lazio rema contro: “Ovile per ovile, preferisco tenermi er Pecora”. Ma, la Santanchè, portavoce del partito, è di tutt’altro avviso: “Siamo fatti per stare con Berlusconi, è un occasione da non perdere”. E, ancora: “Sono pronta a contribuire alla nascita del primo partito italiano”. Sarà il congresso, tuttavia, a dettare la linea.
Oggi, però, succede una cosa alquanto anomala. Libero intervista Denis Verdini, attuale coordinatore di Forza Italia che dice: “La Destra va recuperata subito”. Elogia, quindi, Daniela Santanchè (che dovrebbe entrare - a suo avviso - immediatamente nel Popolo della libertà) e, addirittura, spiega al cronista che vedrebbe bene per lei anche un ruolo al governo per le sue “caratteristiche straordinarie”. Il Giornale, invece, incontra l’ex vicecoordinatore di Forza Italia e attuale capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto che tuona: “Nei confronti di Francesco Storace c’è una chiara discriminante. An ha fatto un percorso chiaro, passando dalla destra nostalgica a quella democratica. Nel Pdl non è invece ipotizzabile la presenza di una componente filofascista”. E il dubbio - se ci sia spazio o meno per la Destra nel Pdl - si infittisce …