
Costituiscono una spinta allo sviluppo, costano poco o nulla, non portano via posti di lavoro alla popolazione locale.
La descrizione delle Nazioni Unite del fenomeno immigrazione non dice nulla di rivoluzionario, o non dovrebbe. Eppure il rapporto sembra avere tanto da insegnare all’Italia oggi. Ipocritamente divisa tra un razzismo serpeggiante fomentato dalla Lega, che parla di respingere gli “invasori” per poi far lavorare migliaia di immigrati clandestini nei cantieri di tutto il paese, nord in testa.
Il rapporto dell’Onu dal nome “Vincere le barriere” cerca di abbattere per l’ennesima volta alcuni luoghi comuni, particolarmente di moda nel Belpaese, analizzando gli effetti positivi della mobilità.
I migranti favoriscono la produttività economica, non portano costi rilevanti alle finanze pubbliche dei Paesi ospitanti, esercitano di rado effetti negativi sui lavoratori locali. Le rimesse dei migranti in molte nazioni superano gli aiuti allo sviluppo.
Immagine|Flickr
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Abbiamo parlato qualche giorno fa del reportage di Fabrizio Gatti sugli stretti rapporti tra Francia e Libia e su come questo incida sull’immigrazione molto più che gli accordi tra Italia e Libia. Di questi ultimi firmati dal governo anzi, il reporter ci dice ancora di più.
“Dove li metterete tutti questi immigrati con la crisi che avete in Europa?”, sorride un passatore tuareg di Agadez. Ovviamente non vuole essere filmato né fotografato: “Da novembre scorso è come se la Libia avesse dato il via libera. Ora che Gheddafi è stato eletto presidente dell’Unione africana, non può certo rimandare indietro i suoi concittadini africani. Abbiamo saputo che l’Italia investirà in Libia 5 miliardi di dollari.
“Apriranno cantieri, ci sarà lavoro. Avranno bisogno di manodopera e noi gliela portiamo. Se poi qualcuno vuole proseguire il viaggio in Europa, dal nostro punto di vista è normale. Grazie all’immigrazione clandestina potrebbe addirittura essere firmata la pace. È l’unico punto su cui esercito del Niger, esercito libico, ribelli tuareg e noi tuareg esterni alla ribellione andiamo d’accordo”.

Gheddafi, a sud del Sahara, oggi è soltanto un esecutore di decisioni prese a Parigi. Per fermare o rallentare la marcia dei clandestini verso il loro futuro, Berlusconi dovrebbe piuttosto chiedere l’intervento del presidente francese Nikolas Sarkozy: perché la via ai trafficanti di uomini è stata riaperta proprio grazie alla guerra dei tuareg. Una guerra per l’uranio sostenuta dalla Francia nella regione di Agadez.
Da novembre 2008 migliaia di persone sono passate dalla città rossa per andare a nord. Con un record di partenze tra gennaio e febbraio: quasi 10 mila ragazzi e ragazze in fuga dall’Africa occidentale. Dalla prossima estate capiremo se questa generazione di ventenni avrà trovato lavoro in Libia o apparirà nei telegiornali sui barconi alla deriva nel Mediterraneo. Il loro obiettivo, dicono, è arrivare in Italia o da qualche parte in Europa.
Oggi Fabrizio Gatti, giornalista, free lance e autore di Bilal, regala sull’Espresso un altro reportage di grande interesse, spiegando come il vero alleato strategico di Gheddafi sia Sarkozy, e di come una volta vinta la “guerra sporca” contro il Niger per le riserve dell’uranio con l’aiuto della Libia il dittatore libico sia diventato presidente dell’Unione Africana. Di seguito Gatti spiega il perchè dell’amicizia tra Berlusconi e Sarkozy, e di come all’interno di questa guerra vada studiata la questione delle tratte clandestine.