
Mai come oggi in Italia di politica si ragiona. Si moltiplicano i giornali dedicati all’argomento. I giornalisti che dell’argomento hanno sempre scritto si dividono tra carta stampata e web. Fabrizio Rondolino, ad esempio, ha avviato con Claudio Velardi thefrontpage.it.
A polisblog non ha presentato solo il suo nuovo progetto. Con noi si è confrontato anche sull’imbarbarimento del dibattito, costruito sempre più con veline di gossip, e Pierluigi Bersani. Figlioccio di Massimo D’Alema con il quale Fabrizio Rondolino ha lavorato.
Partiamo dalla fine. Cos’è thefrontpage.it?
Un blog, come un giornale o un programma tv, si giudica frequentandolo: le buone intenzioni lasciano quasi sempre il tempo che trovano. Noi vorremmo fare di TheFrontPage un sito di approfondimento, di analisi politica, di studio del contesto. Prendiamo sul serio la politica, e prendiamo sul serio il giornalismo. Vorremmo essere seri senza essere noiosi, e ci piace pensare che l’ironia sia a volte una forma privilegiata di conoscenza.
Oggi, in conferenza stampa, Veltroni ha provato a spiegare il perchè di questo suo gesto. Si è dimesso, ha mollato tutto, nonostante il no del coordinamento “per il bene del partito”, ha detto. Ma cosa si cela dietro la sua scelta?
Dopo la Waterloo del Pd Polisblog fa il punto della situazione con Fabrizio Rondolino già capo ufficio stampa del Pds e già uomo della comunicazione di Massimo D’Alema ai tempi di Palazzo Chigi.
Rondolino alla fine Veltroni si è dimesso ….
“Mi è piaciuto il discorso con cui oggi ha motivato le dimissioni, ma politicamente non le approvo. Che il Pd stia male, è fuori di dubbio. Ma abbandonarlo a se stesso alla vigilia delle elezioni amministrative e europee mi sembra più una via d’uscita individuale che una scelta politica generosa”.
Dice: “Basta farsi del male”. Scelta giusta?
“Certo, farsi del male non è mai una buona cosa. Bisognerebbe però chiedersi perché questo accade. Forse è un intero ceto politico, sulla scena oramai da vent’anni, che deve farsi da parte”.
Per Fabrizio Rondolino, già capo ufficio stampa del Pds e già uomo della comunicazione di Massimo D’Alema ai tempi di Palazzo Chigi, il PD non è “un partito corrotto”. Semplicemente, è un partito “che non esiste”.
Magra consolazione, per Walter Veltroni, che ieri ha provato a risollevare - almeno moralmente - le sorti di una forza politica sull’orlo del baratro, devastata dalla bufera giudiziaria che, in questi giorni sta travolgendo i quadri locali del partito. Una nuova tangentopoli - “rossa” - alle porte?
“Innovazione o fallimento“. Rondolino, l’ha convinta il discorso di Veltroni alla Direzione del partito?
“No, francamente non mi ha convinto. Non perché non ne condivida lo slogan: al contrario, proprio perché credo che la sinistra debba innovarsi profondamente, sono rimasto deluso dalla mancanza di indicazioni concrete in questo senso. Prendiamo l’esempio di Di Pietro. Il punto non è rompere o meno un’alleanza (che peraltro finora ha prodotto soltanto il crollo elettorale in Abruzzo), ma chiarire come la si pensa sulla questione della giustizia, sul rapporto fra politica e magistratura, sui diritti degli imputati, sulla garanzia di un giudice ‘terzo’ e dunque separato dall’accusa. Invece mi pare che, ancora una volta, su questa come su altre questioni si dia il classico colpo al cerchio e alla botte”.
La Direzione, comunque, non è andata proprio come lei aveva previsto, eh eh
“La favola pubblicata su Facebook era, per l’appunto, una favola: e la sua parte più importante, se posso recensire me stesso, non era l’autosciogliemento del Pd, ma il sorgere di decine e poi centinaia di gruppi e associazioni spontanee in giro per l’Italia: da lì – questa la conclusione della favola – la rinascita di una sinistra nuova, socialista e libertaria. Ma era, appunto, una favola. A me basterebbe (a proposito di sinistra socialista e libertaria) che il Pd decidesse una buona volta di stare a Strasburgo con la sinistra europea, anziché litigare e procrastinare. Dovrebbe essere ovvia la collocazione internazionale del Pd: se neppure questo lo è, davvero c’è di che preoccuparsi”.
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