
Siamo proprio sicuri che Matteo Renzi, sindaco di Firenze, sia un vero rottamatore? La politica di Renzi assomiglia sempre più a quella di Michele Emiliano, sindaco di Bari che il Pd avrebbe voluto candidare, insieme all’Udc, alle scorse regionali al posto di Nichi Vendola, presidente della Puglia.
Renzi come Emiliano usa Facebook per annunciare ai cittadini cosa intende fare per la città che amministra. Attraverso il social network ha fatto sapere che dal 1° aprile saranno ridotti i telepass concessi per entrare nella Ztl, zona a traffico. Un cittadino su sette avrebbe infatti uno di questi permessi speciali.
“Sono attivi 53.152 telepass per la zona a traffico limitato - precisa Matteo Renzi. Con questi numeri limitato de chè? Così non va. Stiamo spulciando le pratiche, una per una. Partiremo dal 1° aprile e non è un pesce. Io avrò qualche elettore in meno, ma la città sarà più vivibile”.
Rivolte nel mondo arabo: tutto merito dei social network? Proviamo a fare il punto della situazione. Da quando sono iniziate, le proteste e le rivolte nel mondo arabo, i media internazionali hanno enfatizzato il ruolo dei social media come strumenti di democrazia.
Facebook, Twitter e il web hanno sicuramente contribuito a organizzare le manifestazioni e a far circolare rapidamente informazioni, foto e filmati sulla repressione dei regimi o sulle rivolte in corso. Ma sarebbe successo ugualmente.
Le cause che sono alla base della protesta (richiesta di democrazia e diritti civili, frustrazione delle giovani generazioni, corruzione e dispotismo dei vari regimi, stagnazione economica e carovita) non potevano avere altro sbocco.
Pretendere che i social network siano la scintilla che ha fatto divampare le rivolte e che siano addirittura all’origine della richiesta di democrazia dei giovani arabi è una semplificazione che non aiuta a capire i fatti. Significa dimenticare, ad esempio, che la scintilla è partita dal gesto disperato del giovane ambulante Mohammed Bouazizi, che lo scorso 20 gennaio si è dato fuoco come estremo gesto di protesta contro la requisizione della sua merce ad opera di poliziotti corrotti.
Internet, Facebook, Twitter e i vari social media hanno semplicemente aiutato a diffondere le informazioni e ad amplificare la rabbia. Ma non l’hanno creata. Covava sotto la cenere e aspettava un pretesto per divampare.
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“Per tutti coloro che odiano Il Mitico Berlusconi, ricordo che il “comunismo” odia e reprime tutte le forme di protesta, tendendo a reprimere “le proprie vergogne” agli occhi del mondo. (vedasi la protesta in cina di piazza tien a men) oppure in Russia, in Ucraina, in Vietnam. Volete che come Fidel Castro e il comunismo vi porti via la proprietà privata? sì AVETE LETTO BENE! la proprietà privata, perchè Fidel quando si è insediato Ha pensato bene di requisire tutti i beni privati a beneficio della comunità. ed ora muoiono di fame non dispongo di tecnologia… ecc. MEDITATE GENTE …MEDITATE”
Proprio così. L’Italia rischia di diventare una Repubblica Socialista. Almeno questa è una delle idee (?) presenti sulla pagina facebook forzasilvio.it. Poche centinaia di persone iscritte, è vero, ma la preoccupazione è tanta. Qualche cosacco infiltrato scrive scempiaggini del tipo:
“Ora basta! Vai in tribunale a pagare per i tuoi crimini!!!”
Non preoccupatevi, l’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio. Seguiteci dopo il salto
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Qualche tempo fa avevo scritto un post che iniziava con la domanda: internet è buono o cattivo? La risposta, oggi come allora, è che la domanda non ha senso: essendo uno strumento, internet non è né buono né cattivo, dipende da come si usa. Lo spunto di riflessione era la vicenda del reverendo Jones (per fortuna finita in soffitta).
Oggi la domanda sembra tornare nella mente di molte persone. Tutto è partito dall’attentato a Maurizio Belpietro. Subito, da varie parti si è accusato facebook di “istigare odio”, di essere il “mandante morale” del tentato omicidio. Fabio Chiusi, sul Nichilista, ci riporta l’opinione di un famoso giornalista:
“Secondo l’editoriale di Giampaolo Pansa su Libero di oggi, i brigatisti che nel 1977 uccisero il vicedirettore de La Stampa Carlo Casalegno sarebbero «i progenitori di quelli che adesso hanno costituito su Facebook il gruppo “Uccidiamo Belpietro”».”
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Medio Oriente - il Pakistan censura Youtube e Facebook per “contenuti sacrileghi”. Disegnare o non disegnare? Ricordate le proteste scoppiate nel 2005 in numerosi paesi islamici per le vignette su Maometto pubblicate dal giornale danese Jyllands Posten? Il Pakistan ha deciso di non rischiare il ripetersi di simili situazioni e giovedì ha bloccato l’accesso a You Tube, come reazione a un gruppo che invitava a “disegnare il profeta Maometto”. A chi si chieda dove sia il problema ricordiamo che l’Islam tende a considerare le raffigurazioni e le immagini come forme di idolatria, specialmente se riguardano i profeti.
E siccome il Pakistan ha una visione fortemente integralista dell’Islam– seppure alleato dell’Occidente nella “guerra al terrore”- l’invito a disegnare Maometto è parso inaccettabile. La locale autorità delle telecomunicazioni ha ordinato di chiudere il sito “in ragione dell’aumento di contenuti sacrileghi al suo interno” e ha affermato di aver preso tale decisione dopo che tutte le possibili alternative erano state esaminate. Facebook era stato oscurato martedì, un giorno prima del “Tutti disegnino Maometto day” indetto da diversi gruppi iscritti al social network.
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La politica, si sa, si sposta dalla piazza alla tv e, sempre di più, dalla tv al web. Lo sa oramai anche Silvio Berlusconi che è pronto per il gran salto nei social network.
A giorni, anche il Premier sarà su Facebook, con una propria pagina e una prima audio intervista. Sconfitta, quindi, la linea anti Internet, rappresentata dal presidente del Senato Schifani per cui: “Facebook è più pericoloso dei gruppi anni Settanta”.
Invece il Cavaliere adesso vuole parlare “direttamente” alla gente.
Il primo passo, a dire il vero, non promette bene: sullo spazio/test aperto nel sito ForzaSilvio.it sono giunte in 36 ore 8703 domande, e solo 20 hanno avuto l’onore di una risposta. Forse non si è ancora capito che il web è fuori dalle regole delle “veline”, delle selezioni fatte dai direttori e redattori compiacenti, dalla censura.
Il “2.0” è l’opposto del modello della tv berlusconiana: è “democratico”, chiunque può domandare e a tutti va data risposta. Obama docet.
Il presidente Usa ha 8.269.481 fan su Facebook, 3.948.145 followers su Twitter, 23.035.992 visualizzazioni del Canale su You Tube. E ad ogni domanda segue … risposta.
Silvio, capito? Il Web non è il partito del “predellino”, ideato, costruito, gestito ad uso e consumo del “padrone” e della sua cricca. Per fortuna.
Con la fiducia in “picchiata”, adesso Berlusconi si attacca al web…
Franco Frattini: appello, Voto 7. Il ministro degli Esteri si appella via Facebook all’Ue per fermare i continui massacri dei cristiani nel mondo, l’ultimo in Iraq. Crudeltà e massacri impuniti. Basta!
Umberto Bossi: ammosciato. Voto 4. Il Senatur subisce il contrattacco dei vescovi (“Unità d’Italia tesoro per tutti”) e di Luca Montezemolo (“Politica troppo debole con il Carroccio”). Sos Viagra.
Politici uno: carceri. Voto zero. E’ il ventesimo suicidio in cella dall’inizio dell’anno. E’ una pena di morte “di stato”. Nessun Governo ha fatto e fa niente. Vergogna!
Politici due: caccia. Voto zero. Al via la caccia senza limiti. Diritto di sparare quando vuoi, in barba ai limiti UE. L’80% degli italiani contrari. La casta se ne frega. Vergogna!
Politici tre: facebook. Voto zero. L’amore dei politici per i social network “appena cominciato è già finito”. I candidati delle regionali hanno già “chiuso” fb, limone da spremere. Vergogna!
L’affermazione, progressivamente, di youtube, e siti analoghi, ha creato un alibi pericoloso. Chi dovrebbe occuparsi dell’approfondimento ha smesso di farlo convinto che la contaminazione tra media e pubblico avrebbe ridotto tale necessità.
La settimana scorsa, ad esempio, ben pochi giornalisti hanno spiegato ai propri utenti la storia pubblica di Massimo Ciancimino. Chi è nato, ad esempio, negli anni novanta non è messo nelle condizioni di conoscere il proprio paese attraverso storie come queste.
Per questo motivo abbiamo deciso di incontrare il giornalista dell’Unità Nicola Biondo, autore insieme a Sigfrido Ranucci, de “Il Patto” che racconta appunto la relazione che c’è tra lo Stato e la Mafia.
Il progressivo passaggio dalla realtà al reality ha, di fatto, trasformato l’analisi dell’attualità. Quando, e negli ultimi mesi è capitato spesso, abbiamo creduto di essere davanti al fatto dell’anno ci siamo sempre ricreduti.
Di questo e molto altro abbiamo parlato con Stefano Andreoli che dal 2008 cura e seleziona le battute più pungenti per spinoza.it. Uno spazio virtuale che più di altri rappresenta una reale opportunità di ridere della politica senza fare necessariamente rissa.
È vero, come riportato da Wired, che la pagina facebook di Spinoza è stata sospesa? Ci racconti meglio cosa è successo?
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