
Diamo oggi un po’ di spazio all’uomo ombra del Pdl, quel Gianfranco Fini più volte attaccato e assediato dal braccio armato del Cavaliere, il Giornale di Feltri, e che (non per questo) ultimamente pare aver perso un po’ di smalto. Può essere che il problema sia solo di visibilità, dato che non se lo fila nessuno se non nei (non pochi) casi in cui si pone in diretta contrapposizione a Berlusconi.
In ogni caso ieri approfittando di un convegno della sua associazione FareFuturo il Presidente della Camera ha rilanciato un suo vecchio pallino. Parlando di riforme - argomento al momento molto gettonato - Fini ha rispolverato il modello francese, da sempre a lui molto caro.
Si tratta, sempre secondo l’ex-leader di An, dell’unico modello che coniuga al meglio “il parlamentarismo con la leadership” pur tra mille distinguo tra la storia dei due paesi. Ricordiamo infatti che il sistema francese è figlio della complessa situazione venutasi a creare oltraple negli anni cinquanta, con la drammatica guerra d’Algeria e i suoi postumi.
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Di certo c’è solo la morte. E poco altro. Ad oggi, ad esempio, non si sa ancora perché Stefano Cucchi è stato ucciso. In quel modo. Per questo si indaga. Per provare a fare giustizia. Per cercare di limitare l’imbarbarimento della società.
Malgrado ciò il Ministro della Difesa Ignazio La Russa sostiene, senza esplicare una tesi, che quanto successo a Stefano Cucchi non è imputabile a dei carabinieri. Forse. Certo è che la mano sul fuoco a difesa dell’arma l’esponente del Pdl non dovrebbe metterla.
L’ex Presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, non era mica stato ricattato da quattro extracomunitari venuti in Italia per rubare il lavoro. Quell’uomo alla berlina è stato messo da alcuni carabinieri. Forse cinque.