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Tutti gli articoli con tag fascismo

Ore 12 - Studenti in lotta: Berlusconi ... "Ponzio Pilato"

pubblicato da Massimo Falcioni

altroOggi e domani gli studenti tornano in piazza. Di fronte a proteste e manifestazioni imponenti e “rischiose”, il capo del governo si limita a dire: “è una questione che riguarda i ministri competenti”.

Un atteggiamento da Ponzio Pilato che la dice lunga sul senso di responsabilità di Berlusconi e sulla sua comprensione della realtà del Paese.

Neppure il forte richiamo del presidente Napolitano a capire le proteste che scaturiscono da un forte disagio sociale portano il governo a un ruolo di direzione che non sia solo quello di schierare le forze dell’ordine, con i blindati e le cariche. Non c’è nessuna apertura, nessun confronto con chi non accetta i dictait dell’esecutivo.

Al capo della Polizia Manganelli che lancia l’allarme: “Siamo stati lasciati soli di fronte al disagio sociale” rispondono in modo irresponsabile e provocatorio il ministro dell’istruzione, (con una desolante mediocrità e bassezza politica culturale, invita gli studenti “a stare a casa, a studiare”.), il ministro La Russa (per l’ex fascista i manifestanti sono assassini potenziali), il presidente dei senatori del Pdl Gasparri (con un ritorno agli anni del fascismo con la carcerazione preventiva dei “sovversivi”).

Invece della apertura, della moderazione e della saggezza, si risponde o con il più fragoroso silenzio e con il cretinismo più desolante e incendiario. Questo passa il convento.

E i violenti dei cortei portano solo acqua al mulino di chi davvero vuole trasformare la repubblica italiana in una repubblica delle banane. Col manganello.

Ore 12 - Quelli che (nel Pd) spaccano il capello "in quattro" ...

pubblicato da Massimo Falcioni

altroArieccoli, quelli che spaccano “in quattro” il capello! Specie nel Pd, sempre pronti a “distinguersi”, fare sgambetti al segretario di turno.

Il “perfettino” Ignazio Marino è “contrario all’alleanza di tutte le opposizioni” proposta ieri da Bersani “per mandare a casa Berlusconi”. E’ contrario perché sa … di vecchio.

E poi, suvvia!, dov’è sta la regola della “cavalleria”, mettendosi in quattro, cinque, sei contro uno solo? Un pool contro il “povero” … Berlusconi!

Forse si scambia il fair play con la dura lotta politica: di fronte alla tragedia sanguinaria del nazifascismo gli alleati furono costretti a rispondere con altrettanta violenza, fino alla bomba atomica usata dagli americani in Giappone per chiudere la partita. Non siamo ovviamente a tanto.

Ma dura lotta politica è: in palio c’è la sorte dell’Italia.

Di fronte a un avversario che non si risparmia, non fa prigionieri, gioca sempre il tutto e per tutto per salvarsi e preservare il proprio potere, che si deve fare?

Se Berlusconi impersonifica una politica fallimentare e fallita, se quella politica porta il Paese alla rovina, altra strada non c’è che far saltare quel disegno, unendo tutte le forze democratiche necessarie.

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Leggiamo i classici: il totalitarismo secondo Hannah Arendt

pubblicato da Alessandro

Arendt, Le origini del totalitarismo

“I movimenti totalitari mirano a organizzare le masse, non le classi, come i vecchi partiti d’interessi degli stati nazionali del continente, e neppure i cittadini con opinioni e interessi nei riguardi del disbrigo degli affari pubblici, come i partiti dei paesi anglosassoni.

Mentre tutti i gruppi politici si basano sul loro seguito proporzionale, essi fanno leva sulla nuda forza numerica, dell’ordine di milioni, al punto da rendere impossibile un loro regime, anche nelle circostanze più favorevoli, in paesi con una popolazione relativamente poco numerosa.

Dopo la prima guerra mondiale un’ondata totalitaria e semitotalitaria travolse il continente; movimenti fascisti si diffusero dall’Italia a quasi tutti i paesi dell’Europa centrale e orientale (la parte ceca della Cecoslovacchia fu una delle eccezioni); eppure Mussolini, che tanto amava il termine ’stato totalitario’, non tentò di instaurare un regime totalitario in piena regola, accontentandosi della dittatura del partito unico.

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Ore 12 - Berlusconi fa il giro delle "sette chiese". Test per le urne?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroCome un novello pellegrino (non penitente), Silvio Berlusconi si è dato al giro delle “sette chiese”.

Il premier ha presenziato a tutte le assemblee imprenditoriali: Confindustria, Confartigianato, Confcommercio. E il tour proseguirà. Di fatto, il capo del Governo ha inaugurato la più lunga campagna elettorale dell’Italia repubblicana.

In ogni posto, da consumato attore da avanspettacolo, recita lo stesso copione: regala a tutti le bozze del nuovo libro di due anni del “governo del fare”, a tutti elargisce complimenti per le relazioni in sintonia con le sue idee, ovunque dice che è un presidente del consiglio che non può governare perché … senza poteri (pur avendo la maggioranza parlamentare numericamente più forte dal 1948 ad oggi), ovunque chiede di cambiare la Costituzione (scritta dai catto-comunisti dopo la dittatura – a proposito, perché non nomina mai Mussolini, fascismo, Resistenza?) per avere “vero” potere e raddrizzare l’Italia, strozzata dai magistrati che con le intercettazioni tengono gli italiani sotto controllo e vogliono ribaltare il consenso popolare delle urne e fuorviata dalla lobby dei media, tutti disfattisti e di sinistra.

Gli uditori dei “suoi colleghi imprenditori”, stavolta, appaiono stanchi, delusi, sfiduciati.

Ma il Mago di Arcore avanza con il suo sermone, fingendo di dialogare con la “spalla” mimetizzata in platea che gli tira l’applauso che fatica a crescere.

Al massimo, è il replay di uno stantio e logoro monologo da capocomico di cabaret.

Ma la nuova campagna elettorale è già partita. Nel mirino, vecchi e nuovi nemici. Ancora le opposizioni non l’hanno capito. I loro capi pensano alle ferie, non alle urne.

Ore 12 - Oltre Pomigliano: la vera posta in gioco ...

pubblicato da Massimo Falcioni

altroC’è chi parla di nemesi storica dettata dalla globalizzazione e chi si limita a prendere atto dei mutati rapporti di forza nel mondo del lavoro.

Nelle fabbriche cinesi della Honda gli operai scioperano e costringono l’azienda e il governo comunista a trattare (si teme addirittura una rivolta alla Solidarnosc) e negli stabilimenti di Pomiglaino la Cgil e la Fiom della linea “dura” si scoprono deboli, con i lavoratori pronti a perdere diritti fondamentali (per primo il diritto di sciopero), pur di salvare il proprio posto in fabbrica.

Di fatto, non si ha il coraggio di dire che a Pomigliano non è in atto una battaglia sindacale ma uno scontro politico.

La Fiat ha molte ragioni di tipo strettamente “aziendale”, ma il suo diktat per derogare dal contratto nazionale e dalle leggi della Repubblica sono un attacco politico alla Costituzione.

Così la fabbrica diventa un test per dare un nuovo “modello” alla nazione. Berlusconi vuole la manomissione dell’art. 41 e Marchionne la mette in pratica.

Prendere o lasciare. Piegare la testa o tutti a casa.

Questo nodo sta strozzando il Pd, che nella consueta ambiguità richiama la Fiat ad abbassare i toni, dandole di fatto ragione. Tutto il centro sinistra, e non solo, è spettatore, se non addirittura assente. Cisl e Uil hanno alzato le mani, come resa.

L’accordo di Pomigliano è inaccettabile e non può essere sottoposto a referendum. Non si può votare sul rispetto della Costituzione, specie se sotto “ricatto”.

I lavoratori, né a Pomigliano né altrove, non possono essere addestrati come robot, ridotti a funzione di “merce”, e i cittadini italiani non possono trasformarsi in sudditi.

La grave crisi uscita dalla Grande guerra produsse violenza e sfociò nel fascismo. Anche oggi la farsa può tramutarsi in tragedia.

Piccole e grandi "guasconate" di piccoli e grandi "guasconi"

pubblicato da il passator cortese


Vengono liquidate dal centro sinistra campano come “provocazioni da guascone” quelle del presidente della provincia di Salerno Edmondo Cirielli (ex deputato An, oggi Pdl berlusconiano doc) sulla ricorrenza del “25 Aprile”.

Cirielli, che evidentemente pensa che la Costituzione della Repubblica italiana sia già stata riscritta dal Cavaliere, fa affiggere manifesti celebrativi senza citare la Resistenza e la lotta di Liberazione contro il nazifascismo.

Una svista? Non pare proprio. Una precisa scelta di campo perché fra i partigiani “c’era chi, su commissione della Russia, voleva instaurare in Italia la dittatura comunista”. L’Italia è stata liberata e salvata “solo” dagli americani. Punto e basta.

La ventennale dittatura fascista? La bestialità del nazismo? Le alleanze mondiali (Usa, Urss, Inghilterra) contro l’asse? Il Tribunale speciale? Le decine di milioni di morti causati da Hitler e Mussolini? L’Europa e l’Italia ridotta a lutti e miserie? Niente.

La capacità politica di unire uomini e donne di ideologie diverse contro un nemico “unico” e responsabile della più folle delle tragedie dell’umanità? Niente.

Bene. Anzi, male. Perché si rinnega la storia per piegarla alle piccole contingenze della piccola lotta politica. Non sono, però, “guasconate”.

Anche Bossi e i suoi emuli, fino al Trota, erano e sono considerati “simpatici guasconi”.

Si diceva lo stesso anche del giovane Mussolini. Per carità, nessuna somiglianza. Ma, nessun dorma!

Ore 12 - E a sinistra del Pd? Le foglie secche del fallimento comunista

pubblicato da Massimo Falcioni

altroE quelli a sinistra del Pd? Stanno peggio di quelli del Pd.

Quella miseria del 2,74% (dal 3,5% delle Europee) è come un chiodo nel costato della storia dei “comunisti” italiani, dal 1921 ad oggi. Quei comunisti, fuorilegge e braccati per 20 anni dal fascismo, erano paradossalmente più forti allora di oggi. Come mai? Allora rappresentavano una speranza, il nuovo mondo, oggi sono solo l’ombra di se stessi, ultime foglie appese di una pianta che è morta da tempo.

Nemmeno il governo del (non) fare di Berlusconi e la società di cartapesta del “berlusconismo”, la crisi mondiale del capitalismo, riporta in auge i comunisti italiani.

Tutta colpa del “destino cinico e baro” di saragattiana memoria? Ognuno è libero di dare la propria risposta. Ma i fatti sono una sentenza di liquidazione di una esperienza irripetibile perché fallita. Tutti i “se” e i “ma” sono un contorno inutile, per allungare una agonia che aiuta solo il “nemico”.

Il rimedio non sta nella disponibilità degli ultimi comunisti di una alleanza con le altre forze del centro sinistra che, attorno ad una proposta di salvaguardia della democrazia e della Costituzione, si impegni fin da oggi a battere Berlusconi alle prossime elezioni politiche. Questa è solo propaganda cui non credono più nemmeno gli ultimi compagni che cuociono le salsicce nelle feste sempre più misere della falce e martello.

Il Pd non vuole i comunisti loro alleati. Non li vuole non perché brutti e cattivi, ma perché li fa sprofondare fino in fondo. La famosa chiamata alla “resistenza” delle forze “democratiche” contro Berlusconi è per il Cavaliere una polizza a vita.

Gorbaciov voleva riformare l’irriformabile comunismo sovietico. Ma Eltsin fece saltare Gorbaciov e il comunismo. E’ la storia. E le lancette della storia non si possono rimettere indietro. Allora?

Allora bisogna avere l’umiltà (e il coraggio) di capire gli errori e la lezione della storia. Dopo si ricomincia. Ma solo dopo.

Ore 12 - Berlusconi "mostro" di Marcinelle o "interlocutore" per fare le riforme?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroIl paletto più a “sinistra” (e chi ne dubitava?) l’ha messo Paolo Ferrero.

“L’idea di fare le riforme costituzionali con Berlusconi - ha tuonato il segretario del Prc - è come dare un asilo nido in gestione al mostro di Marcinelle. Il Cavaliere è interessato soltanto alla propria impunità, perciò è inverosimile qualunque sincera ipotesi di riforma”.

E’, quello dell’”interlocutore” con cui confrontarsi per fare le riforme, un dilemma non di oggi.

Dilaniò la sinistra, e questa e i cattolici (popolari), nei primi anni del fascismo. E fu il “leit motiv” del Pci: per “stanare” la Dc, come possibile unirsi con Pietro Nenni (bollato dai comunisti come il “Rosso antico” che si ordinava al bar …) negli anni del primo Centro sinistra, o con il “venduto” Bettino Craxi che aveva cambiato pelle al Psi e osato cancellare Marx a favore di Proudon?

Ma il “diavolo” è meno brutto e cattivo di come lo si dipinge. E, a quei tempi, per decenni, il Pci poi si univa al Psi per governare gli enti locali (e non solo) e si accordava (spesso) con la Dc per fare le riforme (e non solo).

Oggi, il sasso nello stagno lanciato da D’Alema fa rumore e fa gridare … all’untore.

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I "settantatre" del Cav. E le quattro domande (alla sinistra) senza risposta

pubblicato da Massimo Falcioni

Nel giorno del compleanno del Cavaliere vogliamo girare la medaglia e farci qualche domanda che l’opposizione e la sinistra non si pongono neppure dopo oltre 15 anni.

Questione numero uno: chi è davvero Silvio Berlusconi, cos’è il berlusconismo?

L’evoluzione italiana della crisi del capitalismo? La vittoria dell’irrazionale? Una malattia passeggera? Un grande liberale, Giustino Fortunato, in polemica con l’ottimismo di Benedette Croce diceva che “il fascismo non era venuto dal cielo, viene fuori dalla storia d’Italia”.

Questione numero due: perché Berlusconi vince e la sinistra perde?

Semplicemente perché il Cav domina i media o soprattutto per la non credibilità della sinistra e la mancanza di una alternativa di governo?

Terza questione. Contro Berlusconi sì, ma per che cosa?

Ritornare alla prima repubblica, ritornare al governo dell’Ulivo?

Quarta questione. Strategia e tattica.

Come lottare contro Berlusconi, con l’”irruenza” mediatica dei Santoro, Travaglio, con il “giustizialismo” di Di Pietro, con il “né carne né pesce” del Pd?

Mille di questi giorni, Cavaliere! Speriamo di no.

Comunque, auguri. Agli italiani.

Dopo Milano, le ronde nere di Saya sbarcano a Roma

pubblicato da davide f.

naofascismo

Era un pò che non si facevano vedere quelli delle ronde nere, capeggiati dal Caporale Gaetano Saya. Se ricordate, vi avevamo mostrato come i nerorondisti si fossero ispirati nel loro programma a quello ben più noto del Partito Nazionalsocialista - ma tranquilli, sono tornati.

Dopo aver dato spettacolo in una conferenza stampa e aver tentato - invano - una marcia su Milano gli aspiranti neosquadristi con tanto di divisa (emulazionistico-fallita) ci provano con Roma, dove sotto l’occhio un pò distratto delle telecamere si esibiscono in un vero e proprio show. Quasi da cabaret.

Guidati da un Saya (nella foto) in versione ‘front man’ con tanto di sigaro alla Al Kapò, le guardie nere della Guardia Nazionale Italiana passeggiano impassibili per le strade di Roma, fanno il saluto quasi romano e si concedono a flash e interviste. Ma non sottovalutate il loro comandante, Saya.

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