
Prendiamo spunto dall’articolo di fondo odierno del Corriere della Sera per un’analisi il più possibile obiettiva su ciò che è accaduto e sugli scenari futuri che si sono aperti. Il direttore Paolo Mieli ha operato una sorta di conversione a U, arrivando a lodare sperticatamente Giulio Tremonti e lamentando l’assenza di un politico di tale spessore “internazionale” dall’altra parte, e in particolare nel Partito Democratico. Giova in tal senso ricordare il fondo dai toni apocalittici che due anni fa schierava apertamente Via Solferino sul fronte ulivista, un caso senza precedenti per quello che è da sempre considerato il giornale più obiettivo, e che spinse molti elettori di centrodestra a cambiare testata di riferimento.
Mieli (a posteriori) definisce un lampo di genio la fondazione del PDL e arriva persino a parlare bene della Lega, una forza politica cui tutti i principali giornali italiani hanno sempre guardato con sufficienza, giudicandola evidentemente troppo rozza e popolare per essere accettata nei salotti buoni, mentre ironizzarvi sopra senza nemmeno tentare di capire i motivi del suo successo è chiaramente molto più facile. E ora invece sempre secondo Mieli a quanto pare il Nord merita un’attenzione strutturalmente diversa, cioè esattamente ciò per cui il Carroccio è nato e ha sempre combattuto tra lo scherno dei media dominanti.
Tutti guardano dunque al modello leghista, al punto che dagli ambienti vicini al PD si propone la fondazione di un Partito Democratico del Nord, una sorta di CSU italiana (ma di sinistra) che dovrebbe andare a riprendere i voti trasmigrati in Via Bellerio. Questo è il primo interessante effetto post-elettorale, ma non è certo l’unico. I cosiddetti giornali progressisti chiedono al PD lo sforzo di sdoppiarsi, anzi striplicarsi se mi passate questo orrendo neologismo, costruendo consenso sia al centro che a sinistra senza allearsi con le forze che attualmente lo occupano (UDC e Arcobaleno) un po’ sulla falsariga di ciò che ha fatto Berlusconi, che però è avvantaggiato dal fatto che i voti di estrema destra non gli servono, cosa che gli permette di limitare la caccia e ridurre il rischio di trappole.
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Per la prima volta in Italia la sinistra scompare dal Parlamento. Non per un colpo di stato ma per volontà popolare. Falciati da quella stessa democrazia che la sinistra ha contribuito a far nascere e sviluppare nel Paese. La realtà è che i comunisti e i socialisti non siederanno più in Parlamento.
C’è il Partito democratico al 33 per cento. Certo, non un partito di sinistra (Veltroni ha rimarcato che il Pidì non è un partito di sinistra), ma in questo nuovo partito “riformista” non sono assenti culture, ideali, proposte, componenti, espressioni di sinistra. I socialisti e la sinistra cosiddetta massimalista, pur fuori dal Parlamento, non vengono cancellati dalla realtà culturale, sociale e politica italiana. Ma la loro assenza dalle massime istituzioni delinea scenari inediti, apre nuovi interrogativi, pone seri problemi.
Nodi che per primi devono sciogliere sinistra radicale e socialisti: riversare tutte le colpe della loro debacle sulle spalle di Veltroni, oltre che ingiusto, è miopia politica. Scrive il saggio Emanuele Macaluso: “Se la tua esistenza dipende da chi non ti vuole in vita, c’è qualcosa di sbagliato in come tu vivi”. Vale per i “comunisti”, vale per i “socialisti. Ma il Partito democratico può godere dell’estinzione degli ex “compagni/fratelli”, può far finta che il problema non esiste?
Gli exit-poll avevano illuso qualcuno e allarmato qualcun altro. Alle 15.05 il PD gonfiava il petto mentre il centrodestra iniziava a preoccuparsi, salvo far rientrare allarmi e trionfalismi dopo un’oretta abbondante. Qualcuno invece ha capito che c’era poco da fare fin da subito e non ha avuto nemmeno l’illusione degli exit-poll. Sto parlando della Sinistra estrema, critica, arcobaleno (e chi ne ha più nè metta) e del Partito Socialista di Boselli. Il quorum è stato mancato per entrambi sia alla Camera che al Senato e oggi, lo zoccolo duro dei reduci del PCI e del PSI non esiste più.
Il discorso per il Partito Socialista appare molto semplice. Obiettivamente in pochi avrebbero scommesso su un buon risultato di Boselli. Certo, veder scomparire un simbolo come il garofano dal parlamento fa un certo effetto, ma la via battuta dal partito, insistere solo sulla laicità e la contrapposizione allo “stato clericale” non ha pagato. Il partito dal canto suo, ha già trovato il colpevole: Walter Veltroni. Per Villetti, la decisione del leader del PD di non allearsi con i socialisti resta un enigma. Non una dispersione di voti quindi, semplicemente un elettorato che non ha creduto in una sinistra storica, laica e riformista, ma priva di una grande forza trainante.
Discorso diverso per quel che riguarda la Sinistra radicale. Bertinotti si è dimesso, il suo percorso politico alla guida di Rifondazione Comunista prima e Sinistra Arcobaleno poi finisce in un piovoso (per lo meno al nord) giorno d’Aprile.
Le domande che mi sorgono spontanee sono queste: dove sono finiti i voti di Rifondazione Comunista? Chi doveva votare per Sinistra Arcobaleno? E visto che non ha votato per Bertinotti, cosa ha fatto?
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La campagna elettorale si avvia a conclusione. Se stasera non ci saranno colpi di scena, a nostro avviso, è possibile sintetizzare i due mesi appena trascorsi (la scelta è stata davvero dura!) in cinque frasi che, di certo, rimarranno nella storia della politica italiana.
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Silvio Berlusconi punta sul Quirinale. Bertinotti: “Irrealista e irrispettoso!”.
Berlusconi: “Se per caso fosse eletto un altro Capo dello Stato che appartenesse alla nostra parte politica, riterrei un assoluto dovere da parte nostra dare la presidenza del Senato a un esponente della sinistra”. Fausto Bertinotti: “Berlusconi è irrealista e manca di rispetto a Napolitano”. Sensali di stato.
Walter Veltroni contrattacca sui brogli elettorali. Berlusconi:”La sinistra eviti i trucchi!”.
Veltroni: “Vi pare che uno così (Berlusconi ndr) possa governare il Paese? Quello parla dal ’94 di brogli che ci sono solo quando perde e non quando vince. Che strano! Si vuole solo creare tensione”. Berlusconi:” Il leader del Pd mi deve promettere che rinuncerà a utilizzare le schede bianche e commettere brogli”. Walter e Silvio. Gianni e Pinotto.
Sandro Bondi boccia Walter. Veltroni: “Giapponesi del Pdl: la guerra è finita!”.
Bondi: “Veltroni ha cominciato bene la campagna elettorale, ma la sta terminando male, malissimo, in maniera scomposta e perdendo stile. Resta il “Sor bugia” di sempre”. Veltroni: “Da che pulpito!, Nel Pdl ci sono quelli vestiti con l’armatura, altri che vogliono scomunicare il presidente della Repubblica, quest’altro che parla di stalinismo e di brogli. Giapponesi del Pdl, sveglia! La guerra è finita!”. Cinecittà.
Massimo D’Alema in odore di vittoria. Bonaiuti: “Povero illuso!”.
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Prontissimi per continuare la nostra diretta di questa sera con la conferenza stampa di Fausto Bertinotti, candidato premier de La Sinistra - l’arcobaleno.
ore 22.36 Si chiude con l’appello finale: in molti vogliono cancellare dal futuro la Sinistra, ma sarebbe una grande perdita. La Sinistra Arcobaleno è la base della sinistra nuova in Italia, per questo Bertinotti chiede il voto degli elettori.
ore 22.34 Come può conciliare la Sinistra Arcobaleno le sfide di innovazione e di sviluppo che l’economia moderna richiede con alcune sue posizioni, come ad esempio la voglia di tutelare l’ambiente e l’essere contro ai termovalorizzatori, e ancora la questione di tutela dei salari e della produttività? Bertinotti torna a sottolineare quanto la questione di vincolo tra produttività e salario è scorretta e a sfavore dei lavoratori, perchè ne causa lo sfruttamento. La politica energetica proposta dalla Sinistra Arcobaleno si fonda principalmente sull’utilizzo delle fonti rinnovabili. Come giudica Bertinotti il comportamento dei sindacati sulla questione Alitalia? I sindacati secondo Bertinotti hanno fatto bene a difendere l’occupazione dei dipendenti della compagnia, e che la responsabilità della crisi di Alitalia è di chi l’ha guidata e dei governi, non certamente dei sindacati.
ore 22.25 In Italia, chiede Caprarica, perchè non potrebbe funzionare il sistema presidenziale francese alla Mitterand che la sinistra arcobaleno nega totalmente? Fa notare Bertinotti che anche il Pd non sostiene il presidenzialismo, e se non fosse caduto Prodi probabilmente si sarebbe approvato un sistema elettorale più verso l’esempio tedesco. Il voto utile che tipo di difficoltà rappresenta per la sinistra di Bertinotti? E’ forse più difficoltoso dover spiegare l’ultima esperienza di governo? L’inizio della campagna elettorale è stata molto centrata secondo Bertinotti su un bipolarismo forzato che per fortuna si sta dissolvendo a favore di una maggiore democrazia. Il ricordo del precedente governo invece incide molto sul c.d. elettorato indeciso, tendenzialmente parte dell’elettorato di sinistra che proprio in seguito all’ultima avventura di governo non sa se confermare il proprio voto; questo potrebbe spiazzarli, ma Bertinotti chiede un voto più votato al futuro, alla costruzione di una nuova sinistra italiana.
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Silvio Berlusconi presenta il programma del Pdl e prende in giro i giornalisti che avevano parlato di un suo presunto problema di salute: “Ho fatto tardi per soccorrere due cronisti che hanno avuto un malore sotto la mia abitazione”. Poi accenna il gesto dell’ombrello. Forse l’ombrello, nei piani del Cavaliere, è l’espediente segreto per permettere all’Italia di rialzarsi a prendere il volo, come da slogan elettorale. Mary Poppins.
Daniela Santanché dapprima si imbufalisce, durante Anno Zero, con il giornalista che ricorda la sua vicinanza al “Billionaire” di Briatore, poi rilascia una pregiata intervista a Klaus Davi per YouTube in cui dice: “Veltroni mi fa ribrezzo come uomo e come politico”. Quindi aggiunge: “Io non l’ho mai data per fare carriera”. Probabilmente sono due assunti che la accomunano in pieno a Rosy Bindi. Più santa, che anchè. (e il video su you tube non è commentabile).
Walter Veltroni da Perugia promette: “Torneranno i favolosi anni ‘60”. Il segretario del Pd probabilmente pensa ai fasti del centrosinistra fanfaniano, ma intanto il primo a gioire dell’affermazione è il rinnegato De Mita: “Dunque io avrò 40-45 anni di meno – esclama il vate di Nusco – e allora perché Walter non mi candida tra i giovani insieme alla Madia e a Colaninno?”. Intanto, per raggiungere l’obiettivo, Wonder Walter si sta attrezzando con una seduta spiritica in cui saranno evocati John e Bob Kennedy. Otelma.
Fausto Bertinotti attacca il Cavaliere: “Il suo programma sembra il gioco dell’oca”. Nel Pdl reazione piccata della Brambilla: “Io non gioco e nemmeno scherzo, Bertinotti vedrà cosa sono in grado di fare i nostri gazebo”. Controreplica alle agenzie della Sinistra Arcobaleno per bocca del verde Pecoraro Scanio: “Nei gazebo di solito ci sono troppi barbecue, la natura va difesa, promuoviamo il vegetarianesimo”. La sola che ride.