Ancora una volta il capo dello Stato è entrato nel merito della crisi economica e politica, con critiche e proposte.
Nella giornata conclusiva della sua visita a Bologna Giorgio Napolitano ha lanciato un severo monito: “L’Italia deve uscire dalla crisi più sobria e più giusta”. Il presidente della Repubblica ha identificato il modello bolognese ed emiliano come quello dove non vi è soltanto “ricchezza e opulenza” ma c’è “una vita molto socievole”.
“Si può andare verso una nuova misurazione del benessere”, ha ricordato Napolitano; il modello emiliano mostra la possibilità di una vita “ugualmente molto gratificante anche se con un ridimensionamento del livello di redditi”.
Poi ha toccato altri temi caldi: “L’attuazione di misure sul federalismo fiscale non è una opzione ma un dovere di attuazione costituzionale” e ha chiarito che è necessario “andare al di là dell’impasse attuale. Vediamo cosa modificare ed innovare”.
E sulle Province: “Siamo rimasti a metà, la riforma deve essere una priorità”. C’è da sperare che i partiti non facciano come sempre orecchie da mercante?
Ricordate la classifica sul consenso dei governatori regionali, quella guidata dal presidente del Veneto, Luca Zaia? Probabilmente il suo piazzamento non durerà a lungo se verrà confermata l’intenzione di imporre una addizionale Irpef regionale ai redditi superiori ai 50 mila euro annui.
La proposta, non molto in linea con le linee ideologiche del centrodestra, troverebbe il consenso anche dei rappresentanti del Pdl alla Regione Veneto, dato che dovrà servire a tappare il buco della sanità regionale, stimato tra i 57 e i 62 milioni di euro. Non penso che un’addizionale Irpef per i redditi superiori ai 50 mila euro sarebbe un’eresia, avrebbe detto il presidente Zaia (dismettendo la camicia verde per indossare la casacca verde di Robin Hood), dimenticando forse lo slogan elettorale del mai le mani nelle tasche dei veneti.
Entro il 30 aprile o il Consiglio regionale approva una variazione di bilancio (ma si dovrebbero tirar fuori dal cilindro i soldi mancanti e l’assessore di reparto Roberto Ciambetti ha già detto che «non c’è più un euro in cassa») oppure procede con una manovra tributaria, e cioè reintroduce l’addizionale Irpef tolta alla vigilia delle elezioni da Galan.
Togliere le addizionali prima del voto e rimetterle dopo aver vinto: questa sì che è una manovra di finanza creativa.
Il Pdl sarebbe dunque disposto adesso a ragionare sull’idea addizionale, magari colpendo solo chi guadagna di più, magari chi ha in busta paga 50 mila euro o più, come vorrebbe Zaia. Secondo l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, se così fosse, ne pagherebbero le conseguenze poco meno di 126 mila persone (il 4,5% dei contribuenti veneti), che con un’aliquota regionale allo 0,5% (per un’addizionale complessiva all’1,4%) sborserebbero 520 euro all’anno.
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La Lega Nord dovrebbe cambiare le proprie priorità. Oggi non ha molto senso battersi per il federalismo. In Italia sempre più amministratori hanno deciso di pensare ai propri cittadini senza interpellare Roma.
Enrico Rossi (Pd), presidente della regione Toscana, ha deciso di avvalersi della collaborazione di monsignor Giuseppe Betori, presidente della Conferenza Episcopale Toscana, per aiutare gli anziani della sua regione. Queste persone saranno seguite dai preti. Il loro lavoro costerà alla Regione 250mila euro all’anno.
L’assistenza domiciliare non è l’unico settore che oggi in Italia non è più gestito dallo Stato. A Torino le ambulanze che lavorano per l’ospedale Molinette saranno gestite da una società privata.
Continua a leggere: Il federalismo della Lega Nord è scaduto?
Antonio Di Pietro: sbrinatore. Voto 7+. Il leader dell’Idv fa appello al Pd per presentare una mozione di sfiducia per Berlusconi (“Il Cavaliere non si dimetterà mai”) in modo da “stanare Fini”. Ruvido ma efficace. Bersani, batti un colpo!
Umberto Bossi: sanguisuga. Voto 3 -. Il Senatur s’attacca al premier come una sanguisuga per portare a casa il federalismo fiscale come regalo di Natale al suo elettorato e per accaparrarsi l’eredità del Cavaliere. B&B ditta spolpa Italia.

Dopo lo scambio di battute con il Sindaco di Roma sui riferimenti alla secessione contenuti nello statuto della Lega Nord, ecco un nuovo spumeggiante botta e risposta tra il vulcanico Ministro per le riforme per il federalismo e il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro.
“Voglio Irpef e Iva ai comuni”, ha dichiarato ieri sera Bossi, alla festa della Lega Nord di Soncino (Cremona). “La Lega ha già portato a casa 15 miliardi per i Comuni, ma bisogna trovare l’accordo con Tremonti e vedrete che ce la farò. Potrebbero girare nelle casse dei nostri Comuni l’Irpef e anche l’Iva, anche se in questo caso la situazione è più difficile” ha promesso.
Infine ha concluso: “Questo è l’obiettivo di questa estate: il federalismo fiscale, non vado nemmeno in ferie se non chiudo la partita e sapete che io sono un uomo di parola: piano piano porteremo a casa quello che si può. Tranquilli fratelli padani: il federalismo è alle porte”. Immediata la risposta di Antonio Di Pietro, in quella che assume i tratti di una simpatica gag di altri tempi: “Una volta che Irpef e Iva vengono incassate dai Comuni, quali soldi vanno allo Stato? È un’affermazione senza senso e senza logica”. Obiezione del tutto legittima. Ma i proclami del Senatùr suscitano qualche altro inquietante interrogativo.
Pare che il consigliere provinciale Pdl di Roma, Pier Paolo Zaccai, avesse improvvisato al balcone un comizio fatto di frasi sconnesse dopo aver abusato di cocaina. In realtà, prima di sentirsi male, stava solo leggendo ad alta voce la relazione del Tesoro sul federalismo fiscale. Una pista d’uomo
Questa devoluzione erariale sembra ancora una scatola vuota. Nessuno sa dire quanto costerà. Intanto Tremonti sogna di mettere le briglie anche alle spese delle amministrazioni centrali, Palazzo Chigi in testa. Ma il Cav non vuole tetti e limitazioni nel suo regno. Costi stand-hard
Trapattoni a casa anzitempo beffato da un colpo di mano. Capello a casa beffato da un gol fantasma. Lippi a casa beffato da una squadra fantasma, gli azzurri. Tempi duri per i ct italiani. Scoach dirlo, ma è così
Urso Yoghi va in giro di qua e di là a sbattersi per promuovere il made in Italy, in attesa che il premier scelga un nuovo ministro allo Sviluppo. Da poco è stato in Libano, Paese appena pacificato e ora in pieno boom economico. Il viceministro ha portato alla terra dei cedri il messaggio del governo italiano. Bei-rutto

Di Lega, tasse, e federalismo fiscale parliamo da qualche giorno: oggi si parla dell’IMU, questa Imposta Municipale Unica che altro non sarebbe che il ritorno dell’ICI - la fu Imposta Comunale Immobili - rediviva come uno zombie in un film di Romero. Vediamo come stanno le cose, ne hanno parlato in pochi finora.
Ieri Giulio Tremonti, ministro dell’Economia, spiegava che
“Nei prossimi giorni, avendo lavorato in silenzio presenteremo in Parlamento, oltre ai costi standard per la spesa sanitaria nelle Regioni, e oltre agli studi di settore da applicare su tutti i livelli di governo, la bozza del decreto-base del federalismo fiscale (…) il ritorno ai Comuni del potere fiscale nel loro comparto naturale di competenza: immobiliare e territoriale”. Tutti, subito, hanno pensato al ritorno dell’Ici
Anche noi ci abbiamo pensato, anche noi…
Continua a leggere: Federalismo fiscale: che cosa sarà l'IMU, l'Imposta Municipale Unica

Ne avete dette tante, e parecchie erano ottime: parlo delle vostre idee, che avete tirato fuori nel post in cui vi chiedevano di suggerirci qualche argomento che desideravate approfondire. Dall’ascesa e caduta della democrazia cristiana, alle frequenze (e alle sentenze) su Rete4, al Vaticano, se sia da intendere come istituzione dedicata al potere spirituale o temporale.
Tutti argomenti massicci, cui autori prestigiosi dedicano bibliografie sterminate - e un’altra idea potrebbe essere questa: segnalarvi tre libri utili per capire un tal argomento - tutti argomenti che meritano approfondimenti corposi. Per questa volta, partiremo con un vostro suggerimento che è anche una domanda. Lega: a quando il federalismo?
Tutto dopo il salto.
Continua a leggere: Scelti dai lettori: Lega, a quando il federalismo?
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Quando un Governo rischia la bocciatura del proprio elettorato? La domanda nasce spontanea leggendo quanto sta accadendo attorno alla maggioranza, già divisa al proprio interno per via dei conflitti tra gli ex di Forza Italia e gli ex di Alleanza Nazionale.
Negli ultimi giorni alcuni Governatori regionali, freschi di riconferma e di colore politico differente, hanno dissentito con Silvio Berlusconi per come sta amministrando le risorse del paese. Secondo quanto riportato da Giuseppe Civati, Roberto Formigoni (considerato per qualche tempo l’erede del leader del Pdl) non sta apprezzando il lavoro di Giulio Tremonti.
A Repubblica, che si è occupata della protesta, l’esponente politico del Pdl ha fatto sapere che i tagli decisi dal Ministro dell’Economia potrebbero compromettere il federalismo fiscale. Il problema, secondo Renata Polverini, sarebbe un altro. Il contenimento dei costi potrebbe danneggiare le persone non autosufficienti.
Continua a leggere: Crisi: Governatori regionali contro Giulio Tremonti
La parola “magica” non esce, né da Berlusconi né da Tremonti. Il capo del Governo e il ministro dell’Economia non dicono e non diranno mai: “Ci siamo sbagliati”.
Hanno mentito sapendo di mentire, negando l’evidenza. Tale e quale il governo greco, che ha addirittura truccato i conti portando la nazione allo sfacelo.
Ovunque, a cominciare dall’Italia della prima Repubblica, tutto ciò avrebbe portato all’immediato cambio del Premier, alla crisi di governo, a un nuovo esecutivo.
Per chiedere sacrifici agli italiani, serve credibilità politica e personale di chi lancia gli appelli a tirare la cinghia. Qual è il livello di credibilità di un premier e di un governo che nascondono la verità alla nazione?
Fino a pochi giorni addietro si rilanciavano le promesse di tagli fiscali e l’avvio del federalismo fiscale.
Ora c’è allarme rosso per mettere in sicurezza i conti pubblici: la differenza tra il calo delle entrate fiscali (per il rallentamento dell’economia, -6,5% in due anni e per l’aumento dell’evasione) e l’incremento delle spese ha portato la situazione vicino al tracollo, con il deficit al 5% 2009 e al prosciugamento dell’avanzo primario.
Questo il quadro che Silvio Berlusconi ha irresponsabilmente taciuto per non perdere la faccia e il consenso. Questa “furbata” costerà salata agli italiani. Addirittura il Premier attribuisce la responsabilità della manovra all’Europa, alla crisi greca, alla sinistra. La colpa è sempre di altri. L’Italia del Cavaliere non esiste.
Così, la manovra, oltre che tardiva e iniqua, sarà inutile: solo un tappabuchi, non stimola la ripresa, chiama ad altri tagli, ancora più dolorosi. Certo che ci vuole il bisturi: ma serve un ottimo chirurgo che sa dove e come incidere.
Qui si resta allo “spot”. Che fa prosperare le tv del Cavaliere ma fa affondare l’Italia.