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Tutti gli articoli con tag ferrero

"Monti è un bugiardo", Ferrero (di Rifondazione comunista) dixit. Giusto chiudere i rubinetti ai giornali di partito?

pubblicato da il passator cortese

E’ vero, sono cose e fatti diversi l’uno dall’altro, ma fanno comunque pensare. Di che si parla? Da una parte c’è un ex (grande) giocatore che per sgambettare in una mediocre trasmissione Rai incassa oltre 400 mila euro. Poi c’è, sempre da quelle parti, un (ottimo) allenatore che per andare a dirigere una (bella) squadra francese incassa circa 500 mila euro al mese.

Da un’altra parte c’è un quotidiano (di partito) Liberazione che da dopodomani è costretto a scomparire dalle edicole perché lo Stato chiude i rubinetti del finanziamento pubblico ai giornali di partito, e non solo a loro.

Il segretario di Rifondazione comunista (proprietaria di Liberazione) accusa Mario Monti: “Il premier mente sapendo di mentire. Sui fondi per l’editoria dà messaggi rassicuranti, e nel frattempo a Liberazione ha tagliato 2,5 milioni di euro”. Ferrero, come spesso gli capita, la fa fuori dal vaso. Ma …

Quando un giornale chiude (e altri seguiranno così la stessa fine) è sempre un campanello d’allarme, se non la campana a morte per la democrazia. Abbiamo le nostre idee, certi che una società con poche voci è meno libera. E’ il mercato, bellezza! Si ribatte. Forse è vero. Ma con le sole leggi del mercato avremmo la grande musica e i grandi libri? Non è la stessa cosa? Forse no, forse sì.

Ma per suonare una grande musica ci vuole una grande orchestra, con molti suonatori. Il dibattito è aperto. Intanto stiamo dalla parte di chi fino ad oggi ha fatto Liberazione e che fra pochi giorni perde il posto di lavoro. Come tanti altri.

Satira: non spariamo "castate"

pubblicato da Ulisse Spinnato Vega

Ecco che torna ciclicamente la tentazione ‘inciucista’ del Pd, una coazione a ripetere che affligge sempre - in particolare - i poveri dalemiani e li spinge regolarmente tra le fauci del caimano. Natale si avvicina e il caimano pregusta già un nuovo succulento pasto. Lenticchie e coteChiti

Persino il comunista Kinder Ferrero risente del clima natalizio, si fa più buono, si veste da pastorello, entra nel presepe e in attesa del bambinello (che eviterà di mangiare) dice: “Per battere Berlusconi appoggerei anche Casini candidato premier“. Falce e asinello

Dall’Ispra all’ex Eutelia. E poi i lavoratori della Yamaha che scrivono addirittura a Tettamanzi. Il proletariato (anche intellettuale) protesta per cassa integrazione e licenziamenti. Manifesta salendo in cima agli stabilimenti. La nuova disperazione dell’Italia che lavora grida alle stelle e agli uomini di chiesa. Tetto-manzi

Le Ferrovie dello Stato, nell’era ipertecnologica del frecciarossa, vanno in tilt per il prevedibile inverno. E non hanno di meglio da dire agli utenti che: niente rimborsi, anzi portatevi coperte, acqua e panini. Acqua? Forse sarebbe meglio darsi all’alcol per tenersi caldi e per dimenticare. Birra…Moretti

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Satira: non spariamo “castate”

pubblicato da Ulisse Spinnato Vega

Mentre Ferrero e Diliberto si riorganizzano e provano a stare insieme con ‘Sinistra alternativa’, ecco che una vecchia mini-scissione genera una nuova sigla nella galassia delle ‘formiche’ che stanno a sinistra del Pd. Marco Rizzo, transfuga del Pdci, crea Csp: ‘Comunisti, sinistra popolare’. Nel frattempo però il braccio destro di Rizzo si è separato dal resto del corpo e ha firmato l’atto di nascita del movimento ‘Mani destre per il Comunismo’. Il braccio sinistro, invece, pare non condividere la piattaforma elaborata dal cervello di Rizzo, per cui sarebbe pronto alla scissione e alla fusione con la gamba destra di Nichi Vendola. Intanto il piede sinistro di Franco Giordano è uscito da ‘Sinistra e libertà’ per tornare da Paolo Ferrero. Più che un’evoluzione politica sembra un horror-splatter. Profondo…rosso

In tempi di papino, inizia a parlare persino il padrino. Totò Riina lo fa tramite il suo avvocato e ha qualcosa da dire sull’eccidio di via D’Amelio. “Borsellino l’hanno ammazzato loro”, afferma sibillinamente l’ex capo dei capi. Chi, nei palazzi della politica e delle istituzioni, deve preoccuparsi? Nel frattempo la società civile siciliana assiste sconsolata all’ennesimo teatrino. Ingroia…il rospo

Malgrado il G8 (che ha portato consensi a Gelmini e Carfagna, figure fondamentali per il summit), il sondaggio Ipr segna un calo di popolarità del Santo Cav. Non crescort più

Di Pietro&c. contro tutti. Lui si intigna su Napolitano, mentre De Magistris attacca il Pd e Orlando sfruculia ancora Mancino sulla storia delle stragi ‘92-’93. Quelli dell’Italia dei valori sono come belve in gabbia: sentono l’odore del sangue e non vogliono mollare la presa. Leo-Pardi

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Ritorno del nucleare, un dilemma per il governo: dove situare le nuove centrali?

pubblicato da Giulio Mattioli


La scelta di ritornare al nucleare è uno dei cavalli di battaglia del Governo Berlusconi IV fin dalla campagna elettorale, e l’accordo di ieri con la Francia di Nicolas Sarkozy per la costruzione di 4 nuovi reattori non è che l’ultima conferma di una notizia annunciata.

Ora che le cose si fanno serie e concrete però, la questione rischia di diventare politicamente spinosa per il Cavaliere: prima o poi infatti, bisognerà individuare i siti dove le centrali nucleari dovranno essere installate. Una scelta che sembra fin da ora particolarmente difficile da operare.

L’Italia è infatti un paese in cui la maggior parte del territorio è ad alta pericolosità sismica, e energia nucleare e terremoti sembrano non andare molto d’accordo, come ci raccontano i colleghi di Ecoblog. D’altra parte, le zone dove il rischio sismico è minimo, come il Nord-Ovest o la Puglia, sono, manco a farlo apposta, quelle caratterizzate da una maggiore densità di popolazione. Date un’occhiata alle mappe nella gallery se non ci credete.

Dove mettere le nuove centrali nucleari italiane? Sismicità e densità di popolazione a confronto
Dove mettere le nuove centrali nucleari italiane? Sismicità e densità di popolazione a confronto Dove mettere le nuove centrali nucleari italiane? Sismicità e densità di popolazione a confronto

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Sinistra: Nichi Vendola annuncia l’imminente scissione di Rifondazione comunista

pubblicato da paganini


Questa non è più casa nostra. Con queste parole, ferme ma evocative come è nel suo stile, Nichi Vendola sembra dare il via, con una intervista su Repubblica di oggi, alla scissione di Rifondazione comunista.
Un evento annunciato talmente tante volte negli ultimi mesi che ormai sembra già superato. Una scelta, che pure divide gli stessi aderenti all’area politica vendoliana, che porterà all’ennesima frattura a sinistra e che, paradossalmente, mira a riunire la Sinistra in un unico soggetto politico.

Ancora più paradossale, forse, è che anche se l’operazione andrà in porto, per arrivare alla riunificazione delle (poche) forze di sinistra rimaste sarà necessario riunificarsi anche con gli stessi rifondaroli a cui oggi Vendola dice ufficialmente addio.

Purtroppo (o per fortuna, dipende naturalmente da che parte si guarda la cosa) la lezione di aprile non è servita a nessuno: nessuno dei responsabili politici della disfatta elettorale si è reso conto di quello che è accaduto e in molti continuano a girare intontiti tra le macerie, recintando il proprio pezzetto di rudere e innaffiando i calcinacci sperando che ci nasca l’erba.

L’escavazione del fondo del barile è a buon punto…

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Ore 12 - Sinistra, marciare divisi per dilaniarsi meglio

pubblicato da Massimo Falcioni

altroUn vecchio adagio ammoniva che “se il coraggio non ce l’hai, non puoi comprartelo”.

Per la sinistra italiana può valere un altro slogan: “se l’unità non c’è, chiediti perché”. Perché per fare l’unità, prima bisogna esserci. E non pare proprio che la sinistra italiana, oggi ci sia.

L’ultima trovata viene dal segretario del Prc Ferrero che, con una missiva, lancia l’idea di un coordinamento (l’ennesimo!) per costruire l’opposizione sociale al governo Berlusconi e appoggiare lo sciopero generale della Cgil del 12 dicembre. Ferrero vuole mettere insieme solo le forze dell’ex Sa.

Risponde e rilancia il leader di Sd, Fava, che dice sì “per finta”, ma in realtà affossa l’iniziativa sul nascere poiché vuole che ci siano tutti, compresi Pd, Idv e socialisti. Quindi puro velleitarismo.

Insomma Fava vorrebbe costruire “una unità d’azione e di lotta di tutto il centro sinistra e di tutta l’opposizione contro il governo Berlusconi e contro la Confindustria”. Che equivale a dire che si vuole riconquistare il … Palazzo d’inverno.

E’ un film già visto. Ma qui stiamo tornando ai primordi, al cinema … muto.

Nella disputa, è assordante il silenzio del Pd. Veltroni, con i suoi compagni e amici-nemici, ha altre gatte da pelare.

Nel frattempo, prima della Befana, molti italiani aspettano l’arrivo della “Social card”. Un caffè al giorno per non togliersi Berlusconi di torno.

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Ore 12 - Paletti contro il "cesarismo" nel Pdl. Se lo dice Fini ...

pubblicato da Massimo Falcioni

altroProprio ieri “Ore 12”, dopo lo sbrigativo scioglimento di Forza Italia, ha sollevato la questione del “carattere democratico” del costituendo Pdl.

Abbiamo scritto: “Il Pdl, così come è stato Forza Italia, sarà la fotografia del suo leader, cioè Silvio Berlusconi. Quindi, come Forza Italia (e come tutti gli attuali partiti), il Pdl non sarà un partito liberale. Berlusconi crede che la – sua - leadership può sostituire la partecipazione. Partecipazione che, con lui al comando, diventa un orpello. Come la democrazia. Inutile”.

Ebbene, ecco tempestivo, l’intervento senza giri di parole, di Gianfranco Fini, che registriamo anche a conferma di ciò che Ore 12 ha già scritto.

Il leader di An manda un segnale preciso: un perentorio messaggio politico a Berlusconi: “Nel Pdl c’è il rischio di cesarismo. Ci vogliono paletti contro il cesarismo e questi sono rappresentati dalla garanzia di democrazia interna ai partiti”.

Come dire, “ti conosco mascherina …”.

Altrettanto secca la replica del ministro Giulio Tremonti, “guardaspalle” del Premier: “Forza Italia è una monarchia ottemperata dall’anarchia”.

Come dire, la toppa peggio dello sbrego.

Comunque, tranquilli! Sull’altro fronte, grazie alla “pasionaria” Vladimir Luxuria, la bandiera rossa sventola sulla palma più alta di Cayo Paloma. Per Sansonetti e Liberazione, l’ex deputata, è la Obama “de noantri”. E l’acuto ex ministro Ferrero ha già pronto per l’ eroina dell’atollo honduregno un seggio a Strasburgo.

Senza parole? No, senza ritegno.

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Le pagelle del mercoledì

pubblicato da Massimo Falcioni

Antonio Di Pietro: baubau. Voto + 8. Fausto Bertinotti per definire il peggio di Rifondazione comunista (cioè Ferrero e i suoi) ha detto: “Questi sono peggio di Di Pietro, qui bisogna cominciare a temere per la nostra incolumità fisica, riapriranno tutte le galere”. Francesco Storace per definire il peggio della destra e di se stesso ha detto: “Se Berlusconi insiste, prevarrà il dipietrismo che è in ognuno di noi”. Gli opposti si toccano. Se due come Bertinotti e Storace si esprimono così sull’ex pm, vuol dire che il leader dell’Idv non è poi così male. Se non altro Di Pietro tiene “a bada” entrambi. E i rispettivi compagni e camerati.

Francesco Rutelli: arieccolo. Voto – 8. Dopo l’ennesimo naufragio di una carretta di naufraghi Rutelli ha esclamato: “Ecco, ci risiamo. Il governo va avanti con la politica degli annunci in tv, ma i morti continuano”. Il presidente del Copasir (comitato di controllo sui servizi segreti) ha aggiunto: “Il male sta tutto lì. E’ inutile inseguire chi vende borse contraffatte in via Condotti, se non si colpisce un business che ha quasi superato quello del narcotraffico. Basta con la politica degli annunci del governo, non basta andare in tv, poi bisogna anche fare”. Ottimo e abbondante. Ma dov’era Rutelli negli ultimi 15 anni?

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Il Prc ritrova l'unità contro il Pd. Ma è solo un'illusione

pubblicato da fc

A Chianciano Terme, dove si celebra il congresso di Rifondazione, per un momento si ci è illusi che si potesse ritrovare l’unità in un partito, ormai spaccato in due tra Vendola e Ferrero. E’ accaduto con l’intervento di Fausto Bertinotti che, partendo da quella che ha definito una “sconfitta di portata storica” ha spiegato come “quando un operaio tesserato per la Fiom va a votare Lega non bisogna considerarlo uno sciocco: è un preciso segnale per indicare che è stata tradita un’attesa”.

La sinistra, insomma, secondo Bertinotti deve ripartire dal basso, dalla classe operaia che alle ultime elezioni gli ha voltato la faccia. E così, citando Marx, invita il Prc a ripartire “dalle casematte, dal basso, dalla non delega” per ricostruire un nuovo movimento operaio. Tutti i 630 delegati applaudono ritrovandosi anche nell’attacco al Pd e a Di Pietro: “Oggi non c’è opposizione perchè non c’è la sinistra. Il Pd non ha i fondamenti per essere un partito di opposizione e Di Pietro appartiene ad una cultura della destra”. La standing ovation - riferiscono le agenzie - “durerà cinque minuti”.

Ma si tratta, in realtà, solo di un’illusione. Breve, brevissima. Le divisioni e le inimicizie si faranno risentire, sicuramente, domani quando, nell’ultima giornata del meeting comunista, ai delegati verrà chiesto di esprimere la loro preferenza tra le due mozioni rimaste in piedi. Chi la spunterà tra Paolo Ferrero e Nichi Vendola? Al momento sembra che il governatore della Puglia sia in pole position forte del suo 47,7% di partenza.

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Il dramma dei comunisti italiani: dopo la batosta un'altra scissione?

pubblicato da Luca Landoni

Il congresso di Chianciano che doveva vedere la rinascita del Partito della Rifondazione Comunista sta lentamente trasformandosi nel mezzogiorno di fuoco della sinistra, come anticipato ieri dal nostro Falcioni. La divisione è totale, a partire dagli accordi di compromesso che i due principali candidati Vendola e Ferrero dovranno fare con le correnti minoritarie (in particolar modo Essere Comunisti di Claudio Grassi, 7% dei delegati) per assumere la guida del partito.

Entrambi i pretendenti appaiono la versione scialba e depressa dell’ex-segretario Bertinotti, fino a ieri plenipotenziario indiscusso di Rifondazione, e oggi malinconicamente seduto in settima fila come un delegato qualunque, esiliato nel buen retiro da lui stesso deciso, e apparentemente o volutamente incapace di incidere sulla “svolta” dei suoi. Le feroci polemiche piovute su di lui dopo la batosta elettorale hanno certamente contribuito all’esilio volontario di un uomo che, ricordiamolo, in passato aveva condotto Rc a grandissimi successi, facendo da ago della bilancia in entrambi i governi di centro-sinistra.

E quindi ci tocca assistere al triste discorso di un personaggio anti-carismatico come Nichi Vendola, che già nel suo incedere bofonchiante fa venire il latte alle ginocchia, ma a questo aggiunge una terrificante prosopopea da finto secchione. O per meglio dire, quando apre bocca si capisce benissimo che declama il discorso scrittogli da un altro, come il classico studente che ha ingoiato un tomo prima dell’interrogazione di fine anno.

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