
Il centrodestra è chiaramente in difficoltà e le elezioni sono dietro l’angolo ma nel Pd non ci pensano proprio a cogliere la palla al balzo e recuperare consensi. Tra un “no alle elezioni, meglio il governo tecnico” e un “Tremonti premier meglio del voto” il Pd si incarta quotidianamente con polemiche piuttosto sterili e oggettivamente ridicole.
Si è iniziato con la questione della Festa Democratica (ex Festa dell’Unità) a Torino dove il non invito a partecipare per il Governatore del Piemonte Cota (con conseguente no a venire alla Festa dei ministri invitati) ha provocato un’aspra polemica interna con Chiamparino e Violante a criticare pesantemente gli organizzatori. Bersani è dovuto intervenire in prima persona ma non è mancato uno scontro tra big del partito come Zingaretti e Chiamparino con il primo a etichettare il secondo come subalterno alla destra e il sindaco di Torino a parlare di bassa credibilità del partito tra la gente.
Ma non è finita qui. Il Pd commemora il 46° anniversario della morte di Togliatti e via con le polemiche. Parisi chiama in causa Bersani chiedendosi il perchè di un tale impegno del partito per un anniversario nemmeno tondo (non era il 45° o il 50°) quando per altre occasioni i democratici latitano.
Al Lido di Milano in Piazzale Lotto prende oggi il via la prima Festa delle Libertà su scala nazionale, a formare una sorta di contraltare alla Festa Democratica cui PolisBlog ha preso parte con il nostro corrispondente dal campo fc. Il programma è strutturato su quattro giorni di eventi e nella migliore tradizione delle feste di partito prevede anche eventi extra-politici, come i concerti che chiuderanno le prime tre giornate tra i quali spiccano quelli di Edoardo Bennato ed Enrico Ruggeri.
Entrando nello specifico oggi alle 17 è prevista l’inaugurazione con Viviana Beccalossi, Laura Ravetto, Massimo Corsaro e Guido Podestà, alla quale seguirà già alle 17.30 il primo dibattito con argomento Città e regione una risorsa per l’Italia, moderato da Vittorio Feltri. Vi prenderanno parte i ministri Raffaele Fitto e Andrea Ronchi, il sindaco di Milano Letizia Moratti, i governatori di Veneto e Lombardia Giancarlo Galan e Roberto Formigoni, e il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Scopelliti.
In serata alle 21 avrà luogo una tavola rotonda dal titolo La grande Milano: governare il futuro cui parteciperanno Valducci, Collino, Fidanza, Gallera, De Nicola, Dapei, e infine il primo dei concerti che nel programma originale avrebbe dovuto essere di Max Pezzali e invece sarà di Edoardo Bennato. Chi l’avrebbe detto che un giorno avremmo visto l’autore di Feste di Piazza in una kermesse come questa.
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nostro inviato a Firenze
La gente è con lui. Gioca in casa, dicono alcuni. Ma forse ha ragione anche Rutelli quando sostiene che c’è il rischio di restar soli per coloro che non fanno altro che criticare. E, ovviamente, ogni riferimento ad Arturo Parisi, è puramente casuale. Basta compararli questi due uditori (ieri, oggi) per capire che almeno per quanto riguarda la base il leader indiscusso è Walter. Nonostante la sconfitta, nonostante i problemi, le difficoltà: tutti continuano a credere che sia la persona giusta per rilanciare il partito.
Non trovi un posto in sala, alle cinque del pomeriggio (un’ora prima dell’inizio dell’intervista), nemmeno a volerlo pagare oro. La gente è ovunque: sul prato, davanti ai maxischermi, seduta a terra, in piedi. Appena Enrico Mentana lo presenta è una vera e propria ovazione: lo accolgono al grido di “Walter, Walter” con un applauso che dura 180 interminabili secondi. Dirà il conduttore di Matrix: “Se fossimo stati in tv avrei avuto il tempo di mandare la pubblicità”. E sarà così per l’intera durata del colloquio pubblico.
Ma è un Veltroni populista quello che va in scena qui a Firenze alla Fortezza da Basso: dice alla gente quello che vuole sentirsi dire. Qualche esempio? “E’ nostra intenzione ridurre il numero dei parlamentari”, “Lotta all’evasione fiscale per abbassare le tasse”, “Garantire la sicurezza”, “Verranno candidati nelle nostre liste solo quelli che stanno dalla parte della gente”, “Perché non togliere poliziotti e carabinieri dalle case di ministri e sottosegretari?” e via dicendo.
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nostro inviato a Firenze
Qui alla Fortezza da Basso oggi è il VeltroniDay. Così lo hanno chiamato gli strateghi, della comunicazione veltroniana. Alle 18:00, dal palco della sala “La Pira” Enrico Mentana intervisterà il leader del Pd che chiuderà, di fatto, la prima convention democratica. In mattinata previsto un suo intervento anche alla terza assemblea Costituente regionale del PD della Toscana.
Nell’arrivare a Firenze, il primo pensiero, incontrando i cronisti è stato quello di sottolineare che spesso si cade nel facile errore di scambiare la critica di una persona (il riferimento è ad Arturo Parisi) con chissà quali bufere (come titolano oggi tutti i giornali): “Qui ci sono tante persone, qui c’é una grande voglia di far ripartire il partito, e siamo qui per questo”.
Le veline dell’ufficio stampa del Pd (non Emanuela e Chiara, vedi link a wikipedia), fanno sapere che la “Festa è in fermento”: “Firenze fa il pieno”, dicono, scrivono, con gli alberghi attorno alla Fortezza (“circa quindici, a tre e quattro stelle”) che registrano il tutto esaurito proprio in vista della giornata clou della Festa, quella consacrata alle conclusioni del segretario nazionale che, per la prima volta, rispetto alle storiche Feste dell’Unità, rinuncerà al comizio conclusivo a favore di una forma più democratica e moderna di esposizione delle idee.
Intanto, secondo un sondaggio realizzato da Ipsos e reso noto stamani dalla Stampa, il Pd sarebbe in caduta libera (29,8% vs 33,1 delle politiche di aprile) mentre i “partiti popolisti” (come li chiama il quotidiano torinese) di Di Pietro e Bossi continuerebbero a salire attestandosi rispettivamente al 9% (ex 4,4%) e al 10,8% (ex 8,3%).
La linea, Francesco Rutelli la detta ai cronisti non appena varca la soglia della Fortezza da Basso. Arturo Parisi ha da poco completato il suo intervento. Serve discontinuità: gli ex popolari non sono tutti contro Veltroni e questo va rivendicato con forza. “Stasera – annuncia – non parlerò male del Pd ma del Governo”.
E così quando prede il via l’intervista con Antonio di Bella nel mirino dell’ex sindaco di Roma finisce subito l’economia: “Sta andando indietro. Dobbiamo difendere il potere d’acquisto dei cittadini. La battaglia del Pd va proprio in questa direzione: tutela del reddito e del lavoro”. E minaccia battaglia sulla reintroduzione dell’Ici (“Hanno tolto l’Ici e inventato l’Ica, imposta Calderoli”), sulle morti bianche, sul federalismo fiscale (“Chi ci rimette?”) e sulla sicurezza.
Si, proprio il tema sul quale Rutelli ha perso la sua battaglia per Roma. Perché – è la sua giustificazione – “la destra è brava a creare paure per poi approfittarne”. Quindi va alla riscossa: “Propongo l’introduzione di una banca dati per il Dna per ridurre gli stupri e interventi mirati sull’immigrazione clandestina per contrastare il traffico umano”.
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nostro inviato a Firenze
Con un’ultima domanda di analisi sul risultato elettorale incassato dal Pd alle ultime politiche si chiude il colloquio pubblico di Francesco Rutelli col direttore del Tg3 Antonio Di Bella. Solo circa le 22:30 ma l’ex vicepremier approfittando della “latitanza dei cronisti” (parole sue) ha ancora qualcosa da dire. Vuole parlare di Alitalia. Si autodomanda: “Che ne penso?”. Risposta: “Che ci saranno 9 mila persone in difficoltà e questo non è certo un bene per il Paese”.
Rutelli racconta di un incontro avvenuto mesi fa (quando era ancora in carica il governo Prodi) con il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo al quale il dirigente del Pd chiese di formare una cordata di imprenditori italiani per salvare Alitalia. La risposta, riferisce, fu alquanto deludente: “Non ci sono le condizioni”. Ora, si chiede l’ex sindaco di Roma, “o c’è un piano di cui non conosciamo bene tutte le condizioni o, come in un film western, sono state fatte delle proposte che non potevano essere rifiutate”. Intelligentibus pauca.
“Il fatto che parli a quest’ora del pomeriggio non è un segno di democrazia?”. Arturo Parisi preferisce scherzarci su. Ore 17:00, Firenze, Fortezza da Basso, “40 gradi” (dice Minoli), sala deserta: al massimo una cinquantina di fedelissimi. Va in scena l’intervista pubblica al principale oppositore di Walter Veltroni, l’ex ministro della Difesa, uno dei fondatori del “mitico” Ulivo che Walter avrebbe ucciso assieme al Governo. “Santo subito, davvero!”, dice Parisi con un sorriso amaro sulle labbra.
La notizia della giornata sarebbe questa se l’offensiva di Parisi non varcasse il limite fino ad un elogio, anzi una richiesta di santificazione per mantenere il tono del dibattito, di Silvio Berlusconi. Giorni fa sulla Stampa aveva scritto: “Impariamo da lui”. Oggi, lo ripete sottolineando le doti carismatiche del premier: “Sa imparare dalle vittorie e dalle sconfitte: è un grande leader, un grande politico. Il suo merito principale? Ricostruire l’unità sul campo. Ha avuto un filo da svolgere nel tempo. Ci ha insegnato tanto”. Ma il Pd non ha imparato nulla.
Il Governo ombra? “E’ una scommessa mancata”. Il Partito Democratico? Anche, a sentire il deputato sardo. E la colpa sembra essere solo di Veltroni: “Il totale dei trecento giorni di Walter porta il segno meno. E’ eccessivamente idealista. A Torino non pensava a metter su un partito, ma un governo. Una partenza sbagliata, falsa. Il Pd non è stato fatto”. Ecco perché rimpiange l’Ulivo: “Pensano di essere arrivati, è qui l’errore. L’Ulivo è stato vissuto con tutt’altro spirito: come un processo, un progetto con l’obiettivo di creare un polo di centrosinistra. A differenza dell’Ulivo al Pd manca il 51%: ben 17 punti percentuali”. Mica quisquilie!
E il futuro sembra essere ancora più tetro se i democratici non si daranno uno scossone. Come chiede D’Alema. Le europee, però, secondo Parisi, possono incidere se non saranno “una conta dentro il Pd” ma un’occasione “per riprendere il cammino di Uniti per l’Ulivo, riaggregando il massimo delle forze possibile”. Devono essere vissute come “un voto per l’Europa e non come un sostituto delle politiche, un sondaggio sul peso dei partiti o come un congresso mancato”. Chissà se stavolta qualcuno gli presterà orecchio.
Dopo il salto la gallery.
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nostro inviato a Firenze
Per raccontare al meglio la contaminazione voluta da Walter Veltroni nell’ambito della Festa Democratica, basta scorrere la seconda parte di questa gallery (la trovate dopo il salto). Come ha scritto giustamente Paolo Granzotto sul Giornale salamelle, kebab, lampredotto, cuscus, lambrusco, mojito, piadina, tacos, porchetta e springrolls si confondo quest’anno in un melting pot che è prima di tutto culturale e poi gastronomico.
Quando il segretario del Pd, nel presentare questa prima edizione di una rinnovata Festa dell’Unità, ha scritto che “ci sono mura (quelle della Fortezza da Basso, dove si sta svolgendo la convention democratica, ndr) che non chiudono ma accolgono, mura che che non segnano confini ma aprono nuove frontiere” non intendeva, infatti, riferirsi solo al Governo e alla maggioranza (peraltro quasi sempre bastonati).
Questa Festa sarà l’occasione per provare sapori nuovi, odori nuovi … forse sconosciuti, forse appena avvertiti. Dal ristorante multietnico alle specialità thailandesi, dal ristorante indiano a quello argentino col preciso obiettivo di non fermarsi alla cucina toscana ma raccontare, anche attraverso il cibo, che il Pd è al passo coi tempi in una società sempre più multietnica.
nostro inviato a Firenze
Alla Festa Democratica del Pd oggi è il giorno della fronda interna e del dissenso. Dopo le inaspettate sferzate di D’Alema a cui ieri poi ha replicato da Formia il segretario nazionale Walter Veltroni (”Basta segare il nostro albero”, “Dice che ci dobbiamo dare una mossa? Ce la stiamo dando da mesi”, “Meno autoanalisi, più spirito combattivo”) qui a Firenze salgono sul palco Arturo Parisi e Francesco Rutelli in due incontri separati previsti rispettivamente per le 17:00 e le 21:00.
In attesa che la Fortezza apra i battenti al pubblico che attende con curiosità gli interventi dei due leader di quella che un tempo era la Margherita, l’attenzione è tutta puntata sull’intervista che Franco Marini ha rilasciato all’Espresso nell’ottica di fare il punto sul percorso del Pd. Un colloquio che, seppur ampio, potrebbe essere tranquillamente sintetizzato in due righi: basta con il partito “fru fru”, il segretario deve saper ascoltare ma decidere perché quando ci sono “le grane grosse” deve saper “mettere il petto avanti”.
Si ci consola con la politica, insomma, dato che gli stand sono ancora tutti chiusi.

Quando Massimo D’Alema varca l’ingresso della Fortezza da Basso - raccontano i presenti - l’accoglienza riservatagli è quella delle grandi occasioni: applausi, apprezzamenti e quant’altro. Chissà se il bagno di folla per Veltroni, sabato, sarà lo stesso. Il messaggio che il leader di Red porta alla convention democratica di Firenze è chiarissimo: “Diamoci una mossa. Se si votasse oggi Berlusconi rivincerebbe”. La popolarità del Governo - conferma infatti il premier da Viterbo - è al 67% come riferiscono gli ultimi sondaggi.
Altro che “regime” o “pericolo fascista”, D’Alema lo sa bene e lo ricorda ai presenti. Ecco perché prende subito le distanze anche da Di Pietro (che pure a Firenze era stato applauditissimo): “Non siamo il partito delle toghe”. E, ancora: “L’alleanza con Di Pietro? Chiedetelo a Veltroni”. Come dire: io con l’Idv non ho nulla in comune e questa scelta di presentarci insieme alle elezioni non l’ho mai condivisa. Il leader Maximo punta invece a un nuovo centrosinistra che guardi al centro ma anche alla sinistra radicale. L’obiettivo è “organizzare la rivincita”.
E per farlo, evidentemente servono anche persone nuove: “Il prossimo leader dovrà avere 20 anni meno di me. E quando sostituiremo Walter dovremo trovare anche uno più giovane di lui”. Per ora, intanto, è necessario, secondo l’ex ministro degli esteri, rafforzare il “governo” del Pd in quanto - denuncia - “si sente la mancanza di una guida” e le frizioni palesatesi in queste settimane (dalla Sardegna al Piemonte) ne solo l’ennesima dimostrazione. “La gente è delusa, scontenta”, riferisce. Quindi la proposta: “Se il partito crede che io possa dare un contributo sono pronto”. Direbbe Simona Ventura: Walter, “guardati le spalle”.