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Tutti gli articoli con tag festa democratica

A difendere Gramsci è rimasto solo Bondi

pubblicato da fc

“Gramsci è un uomo, un pensatore, uno studioso, un intellettuale su cui tutti devono riflettere: non è stato solo un dirigente e un pensatore del Pci e della sinistra, ma è un intellettuale che tutti devono conoscere a partire dagli studenti che lo devono studiare tra i classici della filosofia del nostro paese”. Sandro Bondi, ospite del Pd alla Festa Democratica di Firenze, stupisce tutti e ieri, in un dibattito col collega ombra Vincenzo Cerami elogia così la figura del fondatore della sinistra italiana.

A differenza di Cerami che invece, invoca su Gramsci una pausa di riflessione: “Si apre - dice intrattenendosi con i cronisti dopo il dibattito - un orizzonte completamente nuovo che con il passato non ha quasi più legami”. Ecco quindi che a difendere lo storico leader del Pci non resta che Bondi evidentemente in preda ad un felice raptus di ritorno al passato. Il giovane Sandro, infatti, come si ricorderà, non solo è stato un fedelissimo militante del partito comunista ma, grazie ad esso, nel 1990 è diventato anche sindaco di Fivizzano.

Se gli si chiede perché sia diventato comunista, lui, candido, risponde: “I miei genitori erano persone umili. Io ancora oggi mi emoziono quando penso a mio padre socialista che lotta contro le ingiustizie e le disuguaglianze sociali”. Eppure, nonostante la sua conversione sulla via di Arcore, l’orgoglio comunista non sembra affatto scemato. Ancora oggi - ha confessato tempo fa a Sabelli Fioretti - quando sente Veltroni o Fassino negare di essere mai stati comunisti prova pena per loro: “Non è una cosa che si può cancellare così facilmente”. E Bondi, questo lo sa bene. La difesa di Gramsci, ieri, a Firenze, ne è la semplice dimostrazione.

Di Pietro vs Bindi, a Firenze scontro sul Lodo Alfano (e sul coraggio del Pd)

pubblicato da fc

In attesa di partire per Firenze per raccontare sul posto la parte finale della “Festa Democratica” non ci resta che goderci via tv (diretta ogni giorno dalle 18:00 su Nessuno.tv, canale 890 di Sky) i match in scena sul palco della Fortezza da basso. Ieri è stata la volta di Antonio Di Pietro e Rosy Bindi in un serrato faccia a faccia moderato da Bianca Berlinguer, volto noto del Tg3.

Ad entusiasmare la platea il confronto tra i due sul Lodo Alfano e relativo referendum abrogativo. Si sa, il Pd ha preferito la petizione “Salva l’Italia” alla battaglia sul Lodo e, per questo, ha suscitato le ire del leader dell’Idv che dal capoluogo toscano, tra gli applausi dei presenti, ha puntato il dito contro i democratici: “Sarebbe stato utile se insieme alla petizione contro il Governo fossero state messe anche le schede per raccogliere firme per il referendum contro il lodo Alfano: mi dispiace che non si sia fatto”. E la Bindi alquanto indispettita: “Li abbiamo persi tutti da Barabba in giù, i referendum: a noi non serve una battaglia di minoranza”.

Ecco, il punto è proprio questo: la paura di una nuova sconfitta: sarebbe - dice il vicepresidente della Camera - “un’ulteriore dimostrazione che cuore e mente del paese sono stati conquistati da Berlusconi”. Una posizione condivisibile viste le cattive acque in cui già naviga il Partito Democratico tra lacerazioni interne e difficoltà a ripartire dopo la sconfitta elettorale (che tra l’altro, in alcuni ambienti del Pd, ancora si stenta ad ammettere) ma, non affatto accettabile perchè, come sostiene Di Pietro, se “quando c’era Mussolini quelli che hanno fatto la Resistenza avessero temuto di non raggiungere il quorum, nessuno avrebbe fatto il partigiano”.

Battuta che potrebbe essere la traduzione in dipietrese di un celebre passaggio del discorso di Obama a Bettendorf risalente al novembre scorso: “This is what we must do to reclaim the American dream. We know it won’t be easy. We’ll hear from the can’t-do, won’t-do, won’t-even-try crowd in Washington; the special interests and their lobbyists; the conventional thinking that says this country is just too divided to make progress. Well I’m not running for President to conform to this conventional thinking - I’m running to challenge it”. Altro che Veltroni: qui il vero americano è Tonino.

Prove di dialogo Bossi-Pd alla Festa democratica di Firenze

pubblicato da Luca Landoni



Domenica 24 agosto 2008, una data che potrebbe segnare una nuova era nel dialogo tra gli opposti della politica italiana, il tutto nel nome del federalismo. O almeno questa è la nuova strategia di Bossi che, spalleggiato dal Ministro dell’economia Tremonti, sta cercando in ogni modo di aprire un canale privilegiato con il Partito Democratico, anche a dispetto di Berlusconi.

E così ieri sul palco fiorentino della Festa democratica abbiamo assistito finalmente a un qualcosa che per troppo tempo in Italia è rimasto lettera morta: una civile discussione sul futuro economico del paese e in particolare sull’impatto della regina di tutte le riforme, da sempre al numero uno del programma del Carroccio, l’eternamente rimandato federalismo fiscale. Erano presenti Bossi e Calderoli, oltre a Tremonti, e per parte democratica Bersani e Chiamparino, quest’ultimo in rappresentanza delle istanze amministrative locali in virtù della sua lunga esperienza da sindaco torinese.

A parte qualche trascurabile baruffa tra il pubblico, di cui vi abbiamo dato conto nell’articolo di Falcioni, va detto che l’iniziativa di Daniele Marantelli è stata un successo. Certo, le visioni sono molto distanti, soprattutto tra Bersani e Bossi, mentre da Chiamparino si è avvertita una maggiore apertura, segno, secondo Calderoli, che “Dialoghiamo bene con i sindaci, ma non con i dirigenti.” Mentre il Senatùr sottolinea che i primi cittadini conoscono meglio i problemi concreti mentre Bersani “Immagino faccia la sua parte in commedia”.

Foto: Il Giornale

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Ipse dixit

pubblicato da Massimo Falcioni

Parte il tour di Veltroni: “Salviamo l’Italia”. Tappa a Firenze alla Festa del Pd: “Contaminiamoci!”

Con la scritta “Salviamo l’Italia” si rimette in moto la corriera di Walter Veltroni. E’ il nuovo tour del segretario del Pd per tentare di far decollare un partito rimasto al palo.

Obbligatoria la prima tappa alla “Festa democratica” che si apre oggi a Firenze. Per l’ex Festa de l’Unità, lo slogan veltroniano “Contaminiamoci” è indicativo della linea politica del Pd “multietnico”.

Salamelle, lampredotto, lambrusco, piadina, porchetta accanto (o in sostituzione?) a kebab, cuscus, mojito, tacos, springrolls. Chiusa l’epoca delle ideologie causa di tutti i mali, annullate le identità politiche retaggio del Novecento, è arrivata anche l’ora della contaminazione culinaria con l’imbastardimento della cucina Made in Italy?

I care, We can sono già archiviati. Avanti, (ex) compagni! Dopo la bandiera rossa e la falce e il martello, addio anche al culatello e al sangiovese? Chissà se la nuova cucina multietnica farà digerire meglio gli insuccessi del Pd.

Dopo il primo (sospettoso) giro d’assaggio di cibi extracomunitari, i compagni e i democratici, a Fortezza da Basso, torneranno alle lasagne e al barbera. C’è da giurarlo.

A dimostrazione che, a differenza del comunismo e del socialismo dichiarati morti da Veltroni e i suoi supporters, certe cose buone prima (sotto le rosse bandiere), restano buone anche oggi (sotto non si sa più cosa).

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Al via la prima Festa Democratica

pubblicato da fc

A Firenze è tutto pronto. Ieri sera anche gli ultimi maxischermi sono stati sistemati. I volontari - vero motore della kermesse -, invece, arriveranno solo oggi intorno a mezzogiorno. La prima Festa Democratica, può cominciare. Attesi i faccia a faccia tra Chiamparino e Bossi, Bersani e Tremonti, Bindi e Di Pietro, Minniti e Maroni, Finocchiaro e Casini, Fassino e Frattini.

Spazio anche ai leader del Pd: Marini, Franceschini, D’Alema, Parisi, Rutelli e il segretario Walter Veltroni che chiuderà la festa sabato 6 settembre intervistato da Enrico Mentana. Per il programma completo, comunque, potete consultare il sito che il Pd ha messo su per l’occasione. E’ un calendario fitto di appuntamenti che, come nella migliore tradizione delle feste dell’Unità, punta a conciliare politica e svago: non solo dibattiti ma anche musica, spettacolo e cultura.

Ad ospitare la prima Festa Democratica - che al Pd costerà circa quattro milioni di euro - uno storico monumento della città: la Fortezza da Basso che ha dato l’assist, tra l’altro, a Veltroni in questi giorni per giocare con le parole anche sul dialogo con la maggioranza: “Ci sono mura - ha scritto in un messaggio inviato agli organizzatori - che non chiudono ma accolgono, mura che non segnano confini ma aprono nuove frontiere”. E non importa se Berlusconi e Lombardo non sono stati invitati.

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L’estate delle feste (di partito)

pubblicato da fc

L’estate è senza dubbio il periodo dell’anno consacrato alle vacanze ma, per la politica, rappresenta anche un momento di riflessione in vista della riapertura dei battenti di Montecitorio. Le feste di partito, diventano, così, luogo privilegiato di confronto per provare a recuperare, forse, quel dialogo che, per motivi ancora ignoti, è venuto meno all’improvviso tra le due più grandi formazioni politiche del nostro Paese.

E sembra essere proprio questo l’obiettivo della prima Festa Democratica nazionale (ex Festa dell’Unità) in scena a Firenze dal 23 agosto fino al 7 settembre che vedrà alternarsi sul palco ministri ed esponenti dell’opposizione per dibattere sui temi caldi della politica italiana: dal federalismo all’economia, dalla sicurezza al conflitto nel Caucaso passando, ovviamente, per il futuro dell’Europa. Chiuderà la kermesse del Pd un’attesissima intervista di Enrico Mentana al segretario del partito Walter Veltroni (in programma per sabato 6) che, in un messaggio diffuso oggi, avverte: “Ci sono mura che non chiudono ma accolgono, mura che non segnano confini ma aprono nuove frontiere. Sono le mura della Fortezza da Basso, luogo di storia, d’architettura e d’arte che ospita il segno nuovo che diamo all’Italia in questa fine d’estate 2008: Festa Democratica”.

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