Il decreto Gelmini per la parte relativa alle università da ieri è legge. La proposta è passata alla Camera con 281 voti a favore e 196 contrari (Idv e Pd), avvalendosi anche dell’astensione tecnica dell’Udc. I centristi hanno così inteso concedere “un’apertura di credito” al provvedimento. Giudizi di merito in questi mesi ne sono stati dati a iosa. Scopo di questo post è invece analizzare i punti salienti della legge, cercando di animare un dibattito.
1) Atenei virtuosi. Tutte le università italiane addirittura 26 su 58 al momento) che spendono più del 90 per cento del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) in stipendi non potranno più bandire concorsi per docenti, ricercatori o personale amministrativo. I cosiddetti atenei virtuosi, cioè i migliori secondo i suddetti criteri avranno invece accesso ai fondi stanziati ad hoc (7% del Ffo più fondo straordinario della finanziaria 2008).
2) Trasparenza. Da ora in avanti in sede di bilancio consuntivo i rettori saranno tenuti a pubblicare i risultati delle attività e tutti i finanziamenti pubblici e privati ottenuti (sì lo so che sembra incredibile che non fosse già obbligatorio, NdR). Inoltre in tutte le commissioni di concorso per la selezione di docenti e ricercatori sarà obbligatoria la presenza di docenti esterni, sorteggiati e in maggioranza rispetto ai membri interni.

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Oggi proviamo a fare una cosa diversa, analizzando punto per punto la posizione sulla Riforma Gelmini-Legge 133 (ma meglio sarebbe dire sui tagli di Tremonti) di un insider di lusso come il Magnifico Rettore del Politecnico di Milano, Giulio Ballio. Ringraziamo per questo l’utente Proust che ci ha girato la lettera inviata dal Rettore a tutti gli studenti dell’ateneo. Vi anticipo che a breve contatteremo direttamente il dott. Ballio per avere una sua intervista diretta sull’argomento.
Sulla stampa, in molti striscioni, nelle manifestazioni si richiamano due realtà completamente diverse: la proposta del Ministro Gelmini sulla Scuola elementare e la legge 133/08 relativa al contenimento della spesa pubblica, il cui testo ricalca le proposte del Ministro Tremonti. Vi intratterrò soltanto sulla seconda che riguarda anche le Università […] Le riduzioni previste sono indistinte e colpiscono indiscriminatamente, senza considerare le differenze di funzioni, compiti e risultati delle varie tipologie di amministrazioni.
Per quanto è relativo alle Università statali come la nostra, le due conseguenze più rilevanti di questa legge approvata prima dell’Agosto 2008 sono le seguenti:
* una riduzione del finanziamento statale al sistema universitario (FFO = Fondo di Finanziamento Ordinario) a partire dal bilancio 2010 (quindi dal 1 gennaio 2010);
* la drastica riduzione del turn over (ogni 10 persone che vanno in pensione, ne possono entrare soltanto 2 fino al 2012 e poi 5 dal 2013)
* la possibilità di trasformare le università in Fondazioni di diritto privato.
Fin qui il preambolo, che distingue chiaramente tra Riforma Gelmini e tagli alle università, un po’ come noi abbiamo cercato di dimostrare in queste settimane. I punti individuati sono 3, vediamoli uno ad uno.