Per S&P l’Italia è da serie B. Ora siamo in compagnia di alcuni Paesi sudamericani che non sono esattamente locomotive del mondo. Vabbè, fra poco ci distrarremo un po’ con il Festival di Sanremo. Vola Colombia bianca vola
E poi a Sanremo canteremo tutta la nostra disperazione di “Uomini soli” in preda allo spread. Standard&Pooh
Marchionne in Usa ha cambiato look, ma continua a dire sempre le stesse cose. Che barba, che noia, che noia, che barba
Il governo ci prova, si affanna…ma intanto il lavoro continua a sparire dall’Italia e persino i collant emigrano verso altri lidi. Con le Omsa rotte
Forte balzo dell’inflazione nel 2011. E nei prossimi mesi i prezzi continueranno ad aumentare sempre più. Come volevasi dimostrare: c’è l’avvitamento recessione-inflazione.
A lanciare l’allarme è l’ufficio studi di Confcommercio che, commentando i dati Istat sull’inflazione 2011, avvisa: “aldilà del dato congiunturale a preoccupare è l’eredità lasciata dal 2011 al 2012 pari all’1,3%”. Un dato che, anche alla luce degli aumenti già decisi per gennaio, delle tensioni in atto sulle materie prime petrolifere acuite dal deprezzamento dell’euro, e dei possibili ulteriori aumenti dell’Iva “porta ad ipotizzare come anche nell’anno appena iniziato l’inflazione continuerà a registrare tassi d’incremento abbastanza elevati”.
E questo “rischia di acuire le difficoltà di famiglie e imprese nella già difficile fase di congiuntura economica che il Paese sta vivendo”. La crisi colpisce quasi tutti i settori, da quello automobilistico alle … lotterie.
Il 2011 si è chiuso con un crollo delle vendite del 10,8% che le riportano ai livelli del 1996. Ancora peggio Fiat che ha perso il 13,4%. Rispetto al 2007, il 2011 è davvero disastroso: - 30%, pari a 745.000 auto in meno! Secondo le associazioni dei costruttori, pesano in particolare i rincari su carburanti, pedaggi, iva, assicurazioni.
Ciliegina (bacata) sulla torta: il bilancio delle vendite dei tagliandi dell’edizione 2011-2012 della Lotteria Italia si chiuderà con 8 milioni di biglietti, ovvero il 15% in meno rispetto all’edizione 2010-2011 quando i tagliandi venduti furono 9,6 milioni. Meglio fermarsi qui. Per oggi.
Marchionne esulta a Pomigliano con la nuova Panda. Ma è una cosa normale escludere dalla fabbrica il sindacato più importante? O è un’operazione in qualche modo addirittura violenta? La Panda della Magliana
A Firenze esplode la follia razzista e intanto i politici pensano soltanto a come rinviare il taglio degli stipendi. Sono davvero lunari. Tutti a casa(pound)
La Guardasigilli Severino lavora al decreto “svuotacarceri” e scarta per adesso l’ipotesi braccialetto elettronico. La Lega teme l’invasione di delinquenti per strada già prima di Natale. E’ un po’ quello che accadrà con la chiusura del Parlamento per le feste. Il braccia-Letta
Ed ecco in manovra l’ultimo classico immancabile: la stangatina sulle sigarette. Che Pall (Mall)
Finalmente un segnale positivo dal mondo del lavoro, dalla vertenza Fiat, dal governo. E’ stato raggiunto ieri sera al ministero dello Sviluppo economico l’accordo tra Governo, Fiat e sindacati sullo stabilimento di Termini Imerese: gli incentivi alla mobilità a carico del Lingotto, in media 460 euro mensili, riguarderanno 640 lavoratori. Gli altri lavoratori saranno assunti secondo un piano progressivo dalla Dr Motor.
L’accordo è stato siglato da tutti i sindacati, compreso la Fiom-Cgil. Il costo totale dell’operazione sarà di circa 21,5 milioni di euro. Così i 640 lavoratori riceveranno in media 22.850 euro più l’indennità per il mancato preavviso e il premio fedeltà. L’accordo su Termini Imerese, garantito dal governo, è un risultato importante che segna un alt alla volontà padronale di fare e disfare come vuole.
Questo è il mestiere del sindacato: aprire trattative, siglare accordi, portare l’intesa al punto più avanzato possibile per i lavoratori. Una lezione anche per Cisl e Uil, che avevano troppo presto piegato la testa ai dictat di Marchionne, ma pure per la Fiom, troppo arroccata sul piano ideologico, poco propensa ad accettare la logico del “poco meglio di niente”.
Infine un plauso per il nuovo governo: dopo anni di immobilismo da parte dell’esecutivo di Berlusconi, finalmente un governo con capacità autonoma, pronto a prendere l’iniziativa e a confrontarsi in maniera costruttiva con le parti sociali. In particolare si tratta di un successo per il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, protagonista della mediazione, all’indomani del giorno che ha visto la chiusura dei cancelli dello stabilimento siciliano della Fiat.
Apprezzamento immediato arriva anche dalla Cgil: “Un’intesa apprezzabile e positiva perchè risolve il problema degli incentivi accompagnando alla pensione oltre 600 persone” afferma il segretario confederale della Cgil, Vincenzo Scudiere. L’intesa tra Governo, Fiat e sindacati sarà formalizzata in un incontro che si terrà giovedì 1 dicembre al ministero dello Sviluppo economico.
E’ un successo “politico” di un governo “tecnico”. Non è una vittoria: perché in ogni “guerra” tutti escono sempre sconfitti. Importante è adesso trovare la via per la ripresa di Termini Imerese, della Fiat, dell’economia italiana.
Dopo 41 anni di storia la FIAT si appresta ad abbandonare la Sicilia: così un pezzo della grande Casa torinese lascia un pezzo d’Italia. I partiti, la politica, i media sono su tutt’altre faccende affaccendati.
Oggi è stato l’ultimo giorno di piena produzione, da domani e fino al 31 dicembre i lavoratori saranno messi in cassa integrazione. All’Assemblea davanti ai cancelli della fabbrica il segretario generale della Fiom Cgil, Maurizio Landini ha rilanciato la lotta.
«L’accordo per la riconversione dello stabilimento di Termini non è stato ad oggi firmato perché la Fiat non l’ha permesso. Per questo l’assemblea di oggi unitariamente ha stabilito che dalle 22 di stasera abbia inizio un presidio permanente che non consenta di fare uscire le auto dallo stabilimento, fino a quando non ci sarà un accordo».
«È importante che la Fiat si assuma fino in fondo le proprie responsabilità e favorisca la possibilità di una soluzione della vertenza», ha sottolineato Landini.
Dal palco il grido di Ciccio Conte, operaio della Lear, indotto Fiat, strappando gli applausi dei metalmeccanici. «Mi auguro che domani o comunque presto Marchionne provi il dolore nel cuore che gli operai stanno vivendo oggi, ultimo giorno di produzione alla Fiat di Termini Imerese». E il Governo?
La Borsa ieri pomeriggio ha risposto alla decisione della Fiat di disdire da fine anno tutti gli accordi sindacali prima ancora dei sindacati e della politica. I titoli della galassia della Casa automobilistica sono subito precipitati e a pochi minuti dalla fine delle contrattazioni Fiat perdeva il 5,5%, Fiat Industrial il 4,24% ed Exor il 6,49%.
La mossa di Marchionne va ben al di là dei confini aziendali e, oltre ai giusti richiami alla modernizzazione, tende a modificare unilateralmente la natura stessa della organizzazione sindacale: così si passa infatti a una fase di sindacato aziendale e corporativo. In pratica si va verso la fine delle relazioni sindacali in Italia per come si sono svolte negli ultimi decenni. Il rischio è per i lavoratori e per i sindacati ma è anche per tutte le imprese e per l’intero Paese.
In particolare, nel merito aveva ragione la Fiom nel denunciare già due anni fa il rischio della chiusura o del ridimensionamento degli stabilimenti Fiat in Italia e la volontà dell’azienda di spostare la produzione all’estero e la testa negli Stati Uniti. Il tanto sbandierato progetto ‘Fabbrica Italia’ (caldeggiato anche dal Pd con Fassino, Chiamparino ecc.) è stato un luccichino per le allodole, utilizzato come arma ricattatoria per demolire il contratto nazionale di lavoro.
Marchionne si fa paladino del liberalismo fuori dai condizionamenti e dai lacci politico-istituzionali e sindacali, ma anche negli ultimi due anni ha utilizzato le risorse pubbliche, attraverso la Cassa integrazione e gli incentivi all’innovazione, per dare un colpo forse mortale alla storia della ‘Fabbrica italiana automobili Torino’, facendola diventare fabbrica americana della Chrysler.
Come recita una nota Idv: “Con la disdetta di tutti gli accordi sindacali la Fiat chiude il cerchio, annunciando di fatto l’abbandono del nostro Paese, individuando nei lavoratori il capro espiatorio. Sui dipendenti è stata scaricata l’incapacità di fabbricare automobili innovative, ad alto valore aggiunto e di venderle sul mercato”.
Ora, visto che la Fiat si è comunque resa disponibile a promuovere incontri finalizzati a realizzare accordi uguali e migliorativi, il sindacato deve raccogliere la sfida chiedendo l’immediata apertura di un confronto e di tavoli per dare continuità ai diritti già acquisiti. Non solo.
In questa vicenda, non può non scendere in campo il nuovo governo, in discontinuità totale con quanto fatto dal governo Berlusconi, prodottosi semplicemente nel ruolo di zerbino di Marchionne e di cuneo fra i sindacati. Serve l’intervento diretto del premier Monti: per far valere l’interesse nazionale e difendere i diritti e il salario dei tecnici e degli operai della Fiat.
Adesso, per attutire il colpo, c’è chi si consola sul fatto … “scontato”. La botta c’è, pesa e lascerà il segno, non solo fra i lavoratori e le relazioni sindacali. Fiat Automobiles Group ha disdetto “a valere dal 31 dicembre 2011 tutti gli accordi sindacali in atto e le prassi collettive”.
In una lettera inviata ai sindacati si legge anche che Fiat “si rende comunque disponibile a promuovere incontri sindacali finalizzati a realizzare nuovi accordi uguali o migliori di quelli disdetti”. La disdetta arriva dopo l’uscita del Lingotto da Confindustria e Federmeccanica a partire dal 1 gennaio 2012.
Di fatto è l’estensione a tutti gli altri stabilimenti italiani Fiat del cosiddetto modello Pomigliano, il primo stabilimento italiano ad uscire dall’alveo del contratto nazionale grazie all’accordo e al referendum tra i lavoratori del giugno 2010. In quel caso servì la nascita della cosiddetta Newco, Fabbrica italiana Pomigliano.
Oggi invece, vista l’uscita da Confindustria, le altre fabbriche non avranno bisogno di questo stratagemma e manterranno le stesse denominazioni: gli operai non dovranno dunque essere licenziati e riassunti dalla “nuova fabbrica”. In questo modo tutti i 70mila lavoratori Fiat in Italia (gli stabilimenti di Atessa, Melfi e Cassino, più gli altri che producono motori come Serra Pratola) avranno un contratto a parte con pause ridotte e turni superiori e, soprattutto, una diversa rappresentanza sindacale. Si passa dalle Rappresentanze sindacali unitarie (Rsu) alle Rsa. I lavoratori non voteranno più i loro rappresentanti che saranno invece scelti dai sindacati.
La Fiom che non ha firmato i contratti di Pomigliano e Mirafiori non avrebbe diritto a rappresentanti e alle trattenute sindacali degli iscritti con grandi danni politici ed economici. Di fatto la Fiom Cgil sarà espulsa da queste fabbriche e di conseguenza si adopererà su tutti i piani, anche con ricorsi legali a tutti i livelli. Chissà che dicono Cisl e Uil. E il nuovo governo Monti?
Gheddafi fa la fine che fa e Berlusconi esclama: “Sic transit gloria mundi”. Cavolo, dopo le escort ora anche il transit. Il Cav è veramente fissato con quella marca automobilistica, anche in questa fase in cui il suo governo è assediato. Ford apache
E Marchionne ci resta male. Il premier dovrebbe fare pubblicità solo alla Fiat. E’ così che si fa sistema, non esaltando i concorrenti. Vabbé, tanto Marchionne di automobili ci capisce come Emilio Fede capisce di giornalismo. Senza Thema di smentita
In realtà la morte di Gheddafi commuove il nostro premier, che subito ha un moto di generosità e dice ai suoi in privato: “Tutte quelle povere amazzoni…ora che faranno? Dobbiamo assumerne almeno una decina. Tanto i posti da sottosegretario non mancano”. Per colpa dell’ex Rais, Francesco Pionati continuerà a rodersi il fegato…e pure l’intestino. Il colon(nello)
Guido Crosetto generoso con Tremonti: “Anche un orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno”. Eber-hard
Come volevasi dimostrare. La questura di Roma ha negato ai metalmeccanici della Cgil le piazze chieste dalla Fiom per la manifestazione in occasione dello sciopero dei lavoratori della Fiat e delle aziende della cantieristica in programma venerdì 21 ottobre.
Evidentemente si scambia chi provoca caos e colpisce le forze dell’ordine con chi lotta pacificamente per il proprio posto di lavoro e per la democrazia. I lavoratori in piazza sono sempre stati in Italia la migliore risposta ai provocatori e ai violenti.
Protesta il leader della Fiom Maurizio Landini: “Alla questura sono state chieste tre piazze dove poter concludere il corteo delle tute blu: piazza Navona, piazza Santi Apostoli e piazza Farnese. In tutti e tre i casi non è arrivata l’autorizzazione”.
“Ribadiamo - ha affermato il capo delle tute blu della Cgil - che è necessario poter fare il corteo, a maggior ragione dopo quello che è avvenuto sabato. Noi ci impegniamo a garantire la sicurezza, come abbiamo sempre fatto”. Landini ha aggiunto che alle manifestazioni della Cgil si va sempre “senza casco e senza il volto coperto e a mani libere”.
Sulle violenze dell’altro ieri a Roma Landini ha parlato di “fatto gravissimo e inaccettabile. Ma non può succedere - ha concluso - che questo metta in discussione il diritto democratico di manifestare”.
Detto e fatto. Dopo la Fiat, un’altra azienda storica e importante abbandona Confindustria. Si tratta delle Cartiere Paolo Pigna Spa (quelle degli album da disegno) fondate nel 1870.
Lo annuncia Giorgio Jannone, presidente e amministratore delegato dell’azienda, deputato del Pdl che in questa veste presiede la Commissione Bicamerale di controllo sugli enti previdenziali. E’ davvero paradossale che la ragione del distacco sia … politica.
«Confindustria - spiega Jannone - deve rappresentare tutti gli iscritti, senza assumere posizioni marcatamente politiche e senza porre ultimatum al governo, senza avallare candidati politici o annunci a pagamento. Poiché mi trovo, unico in Italia, a essere nel contempo parlamentare di maggioranza e presidente di una grande industria iscritta a Confindustria da oltre un secolo, ritengo che la nostra uscita, dopo quella di Fiat, possa rappresentare un segnale non privo di significato».
Già, il significato è fin troppo chiaro ed è una copertura politica a Berlusconi. Vincenzo Boccia, presidente della Piccola industria di Confindustria, a margine dei lavori del Forum di Federexport in corso a Firenze non la manda a dire: “Jannone è parlamentare di maggioranza e presidente della Commissione bicamerale di controllo sugli enti previdenziali, il che la dice lunga”.
Dice Cesare Damiano, capogruppo Pd in commissione Lavoro della Camera: “Si sta allegramente scherzando con il fuoco. Dopo Fiat, Pigna. Alcuni rappresentanti della Lega si sono spinti ad ipotizzare l’abbandono di Confindustria da parte della aziende di Stato”.
Si sta giocando con gli zolfanelli nel deposito di benzina.