Eccola, la Direzione del Pd! Sarà la solita tiritera per dire tutto e il contrario di tutto e non decidere nulla? L’ennesimo inutile appuntamento che vuol cambiare tutto per non cambiare niente?
Pier Luigi Bersani giura che dirà pane al pane e vino al vino sui tanti nodi da sciogliere,a cominciare dalla FIAT e dalle alleanze: intende alzare il tiro, fare proposte politiche per ridefinire una linea fuori dai tradizionali “si ma”.
Tira aria di conta. Per i veltroniani un voto oggi in direzione sarebbe una “inutile forzatura”, ma il segretario è deciso a chiedere che la direzione voti la sua relazione. “Un modo per fare chiarezza in questo partito”.
Già. Ma quale partito? Ognuno va a ruota libera e tira acqua al proprio mulino. Sentito il sindaco di Torino, Chiamparino? Sentito il sindaco di Firenze, Renzi? E i Veltroni, Fassino, Fioroni, Follini, Cofferati e compagnia cantante? Sempre tutti a “precisare”, a rintuzzare. Bersani dice bianco, loro rispondono nero.
Ma che partito è questo? Così è un 25% “sprecato”, irrilevante sul piano politico. Un partito trasformato in un cartello di correnti e cordate, centri di potere sempre più ridotto in una spirale del tutti contro tutti.
La candela si è oramai consumata. Senza una svolta repentina e chiara, se si va al voto anticipato in primavera, il Pd si sfascia.
La politica riprende con poche idee e confuse. Fini propone un “patto di salvezza nazionale”, già definito da Casini “patto per l’emergenza”. Come a dire, più o meno, che se non è zuppa è pan bagnato.
In altre parole il governo di “tutti”, una riedizione di un esecutivo di “solidarietà nazionale” con (udite!udite!) alla guida un certo … Silvio Berlusconi.
E’ come volere la luna nel pozzo. Cioè aria fritta. La sostanza, che questi del cosiddetto Terzo Polo (cos’è? dov’è? chi c’è?) alla fine offrono un puntello (solo tattico?) al premier e al governo agonizzanti.
Fini e Casini invitano ancora Berlusconi a dimostrare la sua capacità di governo. Non sono stati sufficienti tutti questi anni. Siccome né Fini né Casini sono … ingenui, è chiaro come il sole che si fa solo tattica. Anzi pretattica.
Si ritorna al bel gioco del cerino. Si ritorna a prendere per i fondelli tutti gli italiani ancora storditi dai panettoni. La FIAT? Roba … americana. E il Cavaliere se la gode. Con questi (più il Pd) chi lo schioda da Palazzo Chigi?
La vicenda Fiat, invece di un punto di rilancio per l’industria e l’economia italiana, rischia di diventare un nuovo elemento di debolezza, l’ennesima occasione perduta.
La matassa si è ingarbugliata e cercare nella Fiom e nella Cgil (le cui responsabilità sono evidenti) il “capro espiatorio” serve solo a sprofondare nelle sabbie mobili.
Marchionne, criticabile per certi suoi atteggiamenti da padrone delle ferriere, porta acqua al proprio mulino, in una visione che punta a sviluppare la Fiat in un mercato “specifico” sempre più difficile, in profonda trasformazione, dove le regole sono imposte dalla globalizzazione, in cui a competere non è solo una singola azienda ma il sistema Paese.
Quel che è inaccettabile è l’assenza di Governo e Confindustria, semplicemente spettatori, o peggio, come l’esecutivo, interessato per motivi politici a isolare e colpire il più forte sindacato italiano. Un modo davvero irresponsabile, come se l’incendio delle relazioni sindacali, non interessasse poi l’intero Paese.
L’errore di fondo è che tutte le parti in causa spingono sulla vicenda impostandola e vivendola come una sfida, anzi come “la” sfida, dove chi vince prende tutto e chi perde viene cancellato. Così non si va da nessuna parte.
La Fiom e la Cgil non vanno “punite” ed escluse perché non sono d’accordo, ma nel contempo non possono pensare di uscire dall’angolo a colpi di “niet” e di scioperi generali. I risultati del referendum dei lavoratori devono pesare per tutti.
Umberto Bossi: trombone. Voto 4. Il leader del Carroccio boccia l’ottimismo del premier sul proseguimento della legislatura: “I voti scarseggiano, siamo nella palude romana”. Poi il disco rotto delle minacce eversive: “Milioni di uomini sopra il Po pronti a battersi”. Il Senatur lancia i tre squilli di tromba. Troppi brindisi? Sos 118.
Pierluigi Bersani: trombato. Voto 4. Pd diviso anche sulla vertenza Fiat. Fassino e Marini per il “sì” all’accordo. Secco “no” invece del responsabile economico del Pd Stefano Fassina. Per Vendola l’accordo di Mirafiori è “discriminante” per costruire la coalizione di centrosinistra. Pd e centrosinistra caos. Bersani pesce in barile.
Ha fatto scuola, Silvio Berlusconi … l’“operaio”. Tant’è che l’ad della Fiat Marchionne si definisce … “metalmeccanico”.
Più che metafore, prese per i fondelli. Non si sa quante volte di più di un operaio guadagna il Cavaliere. Ma è notorio che il gran capo del Lingotto guadagna 435 volte più di un metalmeccanico.
E’ il mercato, bellezza! Sì, come si diceva una volta: privatizzazione degli utili e pubblicizzazione delle perdite. Cioè quando soffia il vento buono i soldi in tasca se li mettono i “padroni” e quando c’è la gelata, le perdite le paga pantalone.
Forse, uno come Marchionne le spara grosse, adeguate al suo cachet.
A Che tempo che fa, troppe inesattezze e troppi silenzi su condizioni di lavoro, sugli accordi, sull’assenteismo, sulla produttività, sugli investimenti, sul piano industriale. Tant’è che la realtà parla chiaro: i nuovi modelli slittano al 2012. Balle anche sugli utili: perché si tace sulla Ferrari,Iveco, Cnh, Sevel e soprattutto non si dice che dall’auto non vengono utili a causa della cassa integrazione straripante.
Il super liberalismo dell’Ad nel modello produttivo si traduce con grande semplicità: scambio tra lavoro (incerto) e diritti (da limitare se non abbattere). La strada delle prepotenze, degli accordi separati, delle deroghe ai contratti porta solo a paralizzare la produzione e al caos finale.
Ora Marchionne, dopo le sparate propagandistiche, deve dimostrare che non cerca la fuga dall’Italia. La Fiat significa pur sempre fabbrica italiana automobili Torino. Conteranno pur qualcosa le montagne di soldi erogate per decenni dallo stato italiano? Cioè soldi degli italiani.
Report fa le pulci a Tremonti e al ministro più leghista del Pdl viene contestata una presunta parcella da 25milioni nelle vesti di avvocato tributarista per l’affaire Bell-Gnutti-Fiorani. Il tipico intreccio tra cosa pubblica e cose private, niente di nuovo nella Seconda Repubblica. La solita porcata? Il parcellum
Rifiuti in Campania: il governo dà la colpa agli enti locali, gli enti locali alla politica nazionale, i cittadini ai politici tutti e l’Europa se la prende con l’Italia. Discaricabarile
Intercettazioni prima, processo breve poi: ora l’ennesimo caso di legge sulla giustizia che parte in quarta e dopo un po’ si arena? Lodo ‘Al freno’
Persino dallo scranno più alto di Montecitorio arrivano critiche a Marchionne per le sue esternazioni in tv da Fazio. Altro che Fiom, l’ad Fiat si è messo contro mezza Italia e anche buona parte della politica. Guglielmo EpiFini
Non è l’assalto al Palazzo d’Inverno dei bolscevichi, ma l’assalto della sede Cisl di Treviglio a Bergamo da parte di un gruppo di lavoratori della SAME non può essere sottaciuto.
Perché non capita … tutti i giorni che gli operai, in questo caso iscritti della Fiom-Cgil, lancino uova, petardi e mortaretti contro una struttura sindacale “confederata”. E tanto meno capita che a guidare il blitz sia il segretario generale della Fiom-Cgil territoriale Eugenio Borrella, spalleggiato da altri dirigenti e delegati.
Qui il merito non centra nulla: né il governo, né la Fiat, né Marchionne, né la linea “arrendevole” di Cisl e Uil, accusati di avere “svenduto i diritti dei lavoratori”.
E’ un atto squadrista e come tale chiamato per nome, da condannare, inutile e politicamente errato sotto tutti i profili. Un atto che macchia la storia di una grande organizzazione come la Fiom e la Cgil tutta, che fa rigirare nella tomba Giuseppe Di Vittorio, Bruno Trentin, Luciano Lama.
Nessuna ragione dei lavoratori può portare a simili “imprese”. Stavolta non ci sono “ma” e “se” che tengono.
La Fiom e la Cgil devono fare solo una cosa: cacciare i responsabili di questa vergognosa azione teppistica. Solo così il dialogo fra i sindacati può ripartire e solo così la Fiom e la Cgil non perdono, oltre la ragione, anche la faccia.

Anche l’Arcivescovo di Campobasso, Mons. Giancarlo Maria Bregantini, ha deciso di schierarsi in difesa dei tre operai della Fiat di Melfi, licenziati dall’azienda dopo aver preso parte ad uno sciopero.
L’appello del prelato è diventato di pubblico dominio a pochi giorni dalla richiesta di attenzioni che i tre uomini hanno fatto al Presidente della Repubblica. In una lettera pubblica i tre operai avevano chiesto a Giorgio Napolitano di interessarsi a quanto gli stava accadendo.
“Ci rivolgiamo - scrivono i tre uomini - a Lei, Presidente, perché richiami i protagonisti di questa vicenda al rispetto delle leggi.
Ci rivolgiamo a Lei, quale massima carica dello Stato e supremo garante della Costituzione per sottoporre alla sua attenzione una vicenda, la cui eco da diversi giorni ha raggiunto tutti gli organi della stampa nazionale, che non lede soltanto i nostri diritti di cittadini e di lavoratori ma colpisce direttamente i diritti collettivi e generali degli operai e dello stesso sindacato a cui siamo iscritti.
Continua a leggere: Melfi. Pd e Pdl insieme contro la Fiat di Sergio Marchionne?

Il divorzio tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini ha distolto in parte l’attenzione su tutte le altre notizie importanti della scorsa settimana. In sordina, come osservato dal vicedirettore del Giornale Alessandro Sallusti, è passato per alcuni il ringraziamento pubblico che Barack Obama ha fatto a Sergio Marchionne, Amministratore Delegato di Fiat e Chrysler.
Di questa disparità di trattamenti si è occupato proprio il quotidiano diretto da Vittorio Feltri che all’indomani dell’incontro tra il Presidente degli Stati Uniti e l’Amministratore Delegato scriveva:
“È come se esistessero due Marchionne: quello «buono», che lavora nel suo ufficio sulla Chrysler Drive, ad Auburn Hills; e quello «cattivo», rinchiuso (quando c’è) nello studio al quarto piano della palazzina del Lingotto, a Torino, a studiare il modo migliore per smobilitare dall’Italia.
La Fiat preferisce la Serbia. La Golden Lady preferisce la Serbia. Balotelli se ne va in Inghilterra. E il sistema italiano ne esce molto male. Il Cav mantiene l’interim allo Sviluppo economico e i risultati si vedono. Con le Omsa rotte
Il premier ha l’interim mentre nel Pdl crescono gli isterism. Intanto persino Rutelli – che politicamente ha la capacità di attrazione di un incrocio tra un porcospino e una puzzola – rivela: “Molti di Forza Italia sono interessati a noi. Prima o poi entreranno nell’Api”. A chi si riferisce? Chi va piano, va (Pi)sanu e va lontano
Addio alla moviola tv. Adesso chi smaschererà la mignottocrazia (copyright Paolo Guzzanti) e la genuflessione ‘prostituzionale’ tanto in voga nei palazzi del potere? Fallo…da dietro
Anche la Canalis è accusata di aver sniffato nel celebre ‘Hollywood’ di Milano. Da Striscia la Notizia alle strisce di ‘delizia’? Che sia vero o meno, siamo sicuri che il suo amato George la perdonerà. Lui è proprio un tipo gentile, buono e caro. Una pista d’uomo