
Oggi, come anticipato da polisblog.it nei giorni scorsi e raccontato bene dal Post, molti quotidiani non saranno in edicola per protestare contro il disegno di legge proposto dal Ministro Angelino Alfano secondo il quale nel nostro paese è necessario ridurre le possibilità di pubblicazione delle intercettazioni.
Allo sciopero, malgrado la campagna fatta in queste settimana da Repubblica, non hanno aderito tutti i colleghi di Ezio Mauro. Contrari alla posizione presa dal quotidiano del gruppo Espresso si sono detti sia le testate vicine alla maggioranza che quelle pronte a sostenere l’opposizione.
Significativa, di questa spaccatura, è la posizione del direttore della Stampa Mario Calabresi che prima di trasferirsi a Torino collaborava come corrispondente con Repubblica.
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La scorsa settimana, in vista del voto di fiducia del Senato sul ddl riguardante le intercettazioni, vi abbiamo proposto il punto di vista di Filippo Facci e Luigi De Magistris. A differenza del giornalista di Libero, l’europarlamentare dell’Italia dei Valori ha basato il proprio parere sulle differenze tra il nostro paese e l’Europa facendo presente ai propri lettori quanto gli esponenti politici italiani facciano a Strasburgo.
Ebbene, così non starebbero realmente i fatti. Secondo quanto raccontato da Italia Futura (la fondazione di Luca Cordero di Montezemolo) solo 7 dei 72 europarlamentari italiani avrebbero partecipato a tutte le sedute.
Tra i magnifici sette non ci sarebbero né Luigi De Magistris, malgrado quanto scriva sulla sua attività europea, né Magdi Allam. Secondo quanto riportato sul proprio blog da Alessandro Gilioli l’ex giornalista, del movimento indipendente “Io amo l’Italia”, sarebbe uno dei dieci europarlamentari che meno fanno a Strasburgo.
Continua a leggere: Europa: solo 7 europarlamentari italiani lavorano sempre a Strasburgo

Oggi, come già anticipato nelle scorse ore, il Senato si dovrà esprimere sul ddl riguardante le intercettazioni su cui tanto si è detto e scritto nelle scorse settimane. Alle polemiche fatte fino ad oggi si sono aggiunte, da ieri, anche quelle relative al voto di fiducia, l’ennesimo, chiesto dalla maggioranza per approvare la legge.
Se il ddl dovesse passare così come oggi è stato pensato, come sostiene Filippo Facci per il Post, è molto probabile che l’interpretazione della legge permetterà più libertà di quella che in realtà si pensa di non avere.
Scrive il giornalista di Libero:
“Le intercettazioni saranno possibili solo per i reati puniti con più di cinque anni, corruzione compresa. Ecco, questa è facilissima da aggirare: per rendere intercettabili certi reati, infatti, basta ipotizzarli come aggravati.
Continua a leggere: Intercettazioni: Filippo Facci spiega come si aggira la legge bavaglio

Silvio Berlusconi ha fatto sapere di essere pronto a sconfiggere il cancro con cognizione di causa. Come osservato da Filippo Facci durante “la Zanzara” in questa campagna elettorale non avrebbe potuto giocarsi la carta dell’occupazione sicché la situazione del nostro paese, su questo aspetto, è tutto tranne che positiva.
Nel 2009 in Italia è aumentata spaventosamente la disoccupazione tanto da riportare alla mente picchi negativi analoghi registrati quindici anni fa quando il Premier vinceva le sue prime elezioni con Forza Italia.
Il dato, comunque drammatico, non spaventa chi di dovere tanto che i Ministri Maurizio Sacconi e Giulio Tremonti (rispettivamente del welfare e dell’economia) minimizzano sostenendo che rispetto all’Europa è quella che va meno peggio.
Continua a leggere: Silvio Berlusconi si occupa della vita eterna ma non dei posti di lavoro

Renata Polverini ha iniziato prima di Emma Bonino la campagna elettorale per diventare il nuovo Governatore della Regione Lazio. Fatta eccezione per i conflitti tra l’Udc e il PdL la sindacalista sembrava esser pronta per vincere.
Lei sui cartelloni propagandistici. La sua avversaria sulle pagine di Libero. Per Renata Polverini la conquista dell’elettorato sembrava davvero cosa fatta. Fino a ieri. Giorno in cui la sindacalista ha perso le staffe trasformandosi di fatto in un esponente politico.
A notarlo, per primi, sono stati i giornalisti de “Il Fatto” che Renata Polverini ha querelato sostenendo che gli attacchi del quotidiano, seppur legittimi, sono stati nei suoi confronti troppo insistenti.
Continua a leggere: Elezioni Regionali 2010: Renata Polverini querela il Fatto di Marco Travaglio

Intervistata da Vanity Fair Emma Bonino ha precisato che lei, a differenza di altri candidati alle prossime elezioni, non ha mai avuto a che fare con associazioni malavitose. Per crederle è sufficiente seguire la polemica innescata da Filippo Facci per un articolo pubblicato da Libero.
Da questo punto di vista l’esponente politico ha già vinto sulle altre proposte sporcate, il più delle volte, da una sentenza che certamente non fa bene alla politica italiana. A poche settimane dal caso Cosentino, che impedì allo stesso esponente politico di candidarsi alla presidenza della Regione Campania, è il turno dell’Udc.
Ora tocca a quel funambolo di Pierferdinando Casini giustificare la condanna per mafia, di 7 anni, a Salvatore Cuffaro. L’ex governatore della regione Sicilia a causa di questa pena non potrà più svolgere l’attività da senatore che fino ad oggi esercitava per l’ex Presidente della Camera.
Continua a leggere: Udc. Condannato per mafia Salvatore Cuffaro

Filippo Facci non è solo un giornalista. Filippo Facci non è solo uno scrittore. Filippo Facci è uno dei pensatori più interessanti dell’attuale panorama giornalistico italiano. Spazio dove sempre meno si ragiona. Spazio dove sempre più si assiste a litigi tra giornalisti.
Filippo Facci non è abituato ad urlare. Se lo facesse, probabilmente, tutti si accorgerebbero che la sua storia è uno dei nodi da analizzare per capire l’attualità. Nella quale convivono Antonio Di Pietro, sul quale il giornalista ha appena scritto un libro, e Vittorio Feltri, il cui (cito testualmente) giornalismo forcaiolo non è condiviso dall’editorialista di Libero.
È una delle poche persone ad essere apertamente contro Antonio Di Pietro. Perché?
Anzitutto non è vero, credo che siano tanti ad aver intuito la pericolosità e inconsistenza politica del personaggio
Antonio di Pietro e l’Italia dei Valori sono, per molti italiani, quello che dovrebbe essere un partito: parlano chiaro - e l’estrazione contadina del leader, in questo, aiuta molto - non fanno, a parole, sconti a nessuno, sparano contro il bersaglio grosso e indifendibile Silvio Berlusconi con la stessa frequenza con cui noi ne scriviamo e voi leggete dei suoi nuovi deliri di onnipotenza.
Filippo Facci, volto presentabile del giornalismo anarco - destrorso, ha voluto però indagare a fondo sull’ex pm simbolo di Mani Pulite. E ha partorito un lavoro monumentale, molto critico - “Di Pietro: la storia vera”, 528 pagine - nei confronti di Antonio di Pietro. Da alcune settimane, forse alcuni di voi ne leggono corposi quote su Macchianera
una biografia decisamente non autorizzata che per 528 pagine scava in un passato che lo stesso Di Pietro tende misteriosamente a dissimulare: dai pascoli molisani all’emigrazione in Germania, dalla sorveglianza di armamenti della Nato a una laurea conseguita in soli trentadue mesi, dal ruolo di agente dell’anti-terrorismo a quello di viaggiatore in scenari da spionaggio internazionale, dalla stretta amicizia con una combriccola di potenti al suo averli passati per le manette uno per uno
Noi abbiamo avuto la possibilità di sfogliarlo in anteprima, e, ve lo consigliamo. Più che altro per la genesi del volume, che meriterebbe un romanzo a sé, e soprattutto per Facci, che starà anche tremendamente sulle gonadi a buona parte dell’umanità, ma dopo la puntata di AnnoZero in cui scaricava Vittorio Feltri da par suo - cioè con una classe fuori dal comune, ci sta molto (ok, non esageriamo: un po’…) più simpatico.
Di Pietro: la storia vera,
di Filippo Facci,
Mondadori, 528 pagine, 21 euro
Continua a leggere: Anteprima: "Di Pietro, la storia vera" la versione di Facci