
Silvio Berlusconi sa meglio di altri che prima o poi il conto da pagare arriva. Oltre a contenere gli errori dei servi che hanno permesso a Michele Santoro di elevarsi a eroe della patria, in queste ore deve saldare il debito anche con Umberto Bossi.
Allearsi con un partito forte che ha regalato al Governo una delle maggioranze più solide delle ultime legislature ha un prezzo che in queste ore lo stesso leader della Lega sta mettendo a fuoco.
Malgrado i risultati delle elezioni regionali non siano stati per ovvi motivi ancora definiti Umberto Bossi, che ha aveva già proposto due suoi candidati in regioni importanti (Luca Zaia in Veneto e Roberto Cota in Piemonte), è già proiettato alla successiva scadenza chiedendo fin da subito la poltrona attualmente occupata da Letizia Moratti.
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Pensare che Silvio Berlusconi rappresenti tutto il Popolo della Libertà, o che il partito sia immagine e somiglianza del Presidente del Consiglio, è sbagliato. La coalizione di centro-destra è molto più complicata di quanto si possa pensare.
Il progetto politico ha infatti inglobato anche una parte dei radicali che nel 2005, in occasione della nascita dell’Unione di Prodi, hanno lasciato il partito per militare a destra. Una delle persone che ha fatto questo tipo di scelta è Benedetto Della Vedova che, intervistato da polisblog.it, spiega perché il Pdl debba fare proprio anche delle battaglie sociali. Bandiere, per molto tempo, del centro-sinistra.
Cominciamo spiegando agli utenti di polisblog.it che non la conoscessero il suo cammino politico.
Ho una storia radicale anche se poi mi sono iscritto al partito solo nel 1992. Nel ’94 poi ho cominciato a fare politica in modo militante.
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L’ingordigia che ha dimostrato di avere Roberto Formigoni, attuale Presidente della Regione Lombardia e candidato per il medesimo incarico, dovrebbe far riflettere poiché nata per colpa di tutte quelle persone che gli hanno permesso di chiedere di più. Sempre di più.
Durante un incontro pubblico organizzato a Monza, organizzato dalla Confcommercio locale, commentando quanto successo alla sua lista nei giorni scorsi ha dichiarato:
“Ora qualcuno deve chiedere scusa ai nostri elettori che sono stati tenuti per una settimana nell’incertezza se poter votare i loro partiti alle prossime elezioni. non siamo noi ad avere sbagliato ma chi ha voluto negare, seppure temporaneamente, il diritto di partecipare alla competizione elettorale”.
Qualcuno, ora, deve fare pubblica ammenda ed elencare tutti gli errori che sono stati commessi affinché Roberto Formigoni possa fare dell’ipocrisia il suo personale mantra.

Intervistato da la Stampa, Pierferdinando Casini ha raccontato di quando nel Trentino Alto Adige l’Udc, di cui è il leader, non è riuscito a presentare la propria lista per delle negligenze burocratiche simili a quelle che non hanno escluso definitivamente dalla corsa elettorale Renata Polverini e Roberto Formigoni (candidati per il PdL rispettivamente in Lazio e in Lombardia).
“Quella di Berlusconi - ha dichiarato l’esponente politico al quotidiano - è arroganza. Riammettere le liste del PdL nel Lazio e Lombardia per decreto dà al paese un messaggio devastante. L’idea che le regole valgono solo per i deboli e non per i forti”.
Giganti colpiti dai loro stessi elettori che sul sito del Popolo della Libertà, come raccontato da Massimo Gramellini a “che tempo che fa”, hanno espresso il proprio disappunto per quanto successo (dopo essersi conto che solo un utente su cinque era favorevole alla candidatura del Pdl in Lombardia e in Lazio il sondaggio dedicato all’argomento è stato tolto dal portale).

L’ingerenza cattolica nella vita politica italiana è un dato di fatto. Se tale presenza non fosse così conclamata oggi, insieme a parte dei collaboratori di Guido Bertolaso, non si disquisirebbe del tal prelato che ha aiutato il tal politico per nascondere l’imbroglio.
La chiesa c’è. Per fortuna, in alcuni casi. Sopperendo le lacune del Partito Democratico lombardo, talmente poco illuminato da candidare ancora Filippo Penati malgrado la recente sconfitta alle elezioni provinciali, il Cardinal Tettamanzi ha deciso di esporsi sottolineando le lacune dell’amministrazione locale.
“Abbiamo ascoltato - si legge sul sito della diocesi - in questi giorni interventi istituzionali limpidi, capaci di richiamare con severità ed equilibrio ai valori che fondano la convivenza, ma anche al consueto e triste gioco politico di parte, nel quale i problemi reali vengono puntualmente sacrificati sull’altare della ricerca del consenso elettorale”.
Qualche mese fa, proprio qui su polisblog, criticai i manifesti elettorali di Filippo Penati per le elezioni provinciali di Milano, che invitavano a “scegliere la persona” (e sottintendevano “non il così poco attraente PD”).
Oggi, dopo la mancata riconferma in Provincia, il centrosinistra ripresenta Penati come sfidante di Roberto Formigoni per la poltrona di Presidente della Regione Lombardia - utilizzando tra l’altro, nei nuovi manifesti, proprio la stessa foto di qualche mese fa.
Una scelta che potrebbe apparire paradossale ma che - se analizzata tenendo conto dei retroscena - rivela molte caratteristiche importanti del modo di fare politica di buona parte degli esponenti del Partito Democratico.

Da qualche giorno, su vari blog, si disquisisce di un progetto curato da Andrea Civati e supportato da buona parte dei sostenitori di Ignazio Marino che alle scorse primarie, a differenza degli altri due contendenti, era riuscito a conquistare i più giovani.
Elettori a cui l’attuale classe politica non propone dei valori. Per questo motivo abbiamo deciso di intervistare Andrea Civati. Per capire come un ragazzo di 24 anni, politicamente attivo, veda il partito di cui ha deciso di far parte.
Cominciamo parlando del prontuario su cui lei stai lavorando. Di che si tratta?
Il prontuario vuole essere uno strumento di lavoro per il Pd ma non solo in vista della campagna elettorale.
L’obbiettivo è sfatare quei pregiudizi e luoghi comuni sull’immigrazione che sembrano ormai affollare il dibattito politico: dal bar del paese fino alle aule parlamentari e gli studi televisivi sono utilizzati immagini che non hanno nessun fondamento con la realtà.

Le caselle dei candidati (di entrambi gli schieramenti) per le regionali sono ancora, per la maggior parte, vuote e non definite. Ma sono l’evidente priorità di queste settimane. In Lombardia dove nel centrodestra quasi al 100% si ripresenterà il Governatore Roberto Formigoni il centrosinistra sembra quasi lavorare per trovare il candidato con cui perdere meglio.
Vista la cronica mancanza di una politica regionale di opposizione seria e una classe dirigente piuttosto evanescente si cerca di riciclare l’uomo buono per tutte le stagioni: Filippo Penati. Il Pd cittadino lo sostiene fermamente
È sicuramente la nostra figura pubblica più forte. Mi pare un’ottima ipotesi e mi auguro che vada in porto

Dopo i risultati elettorali delle due tornate di Giugno, che hanno premiato la Lega più del PDL, molti hanno previsto l’inizio di un’era di tensione tra gli alleati del centrodestra italiano. A giudicare da alcune notizie provenienti da Milano, non si sbagliavano.
Il Consiglio Comunale ha infatti approvato a scrutinio segreto, con 4 voti a favore e 8 astensioni tra le fila del PDL, una mozione del PD che chiedeva le dimissioni di Matteo Salvini, sul banco degli imputati per le sue affermazioni pro-segregazione nei mezzi pubblici di qualche settimana fa.
Secondo Davide Boni della Lega Nord il voto “ha il solo scopo di intimorire la Lega all’indomani della sua innegabile ed indiscutibile affermazione elettorale”. Paradossalmente (ma fino a un certo punto) una cosa molto simile sostiene Edoardo Croci, assessore milanese ai trasporti, di cui proprio Salvini ha chiesto la testa all’indomani delle elezioni: “Le critiche verso di me e verso Ecopass? (..) La Lega si considera in campagna elettorale finche non avrà negoziato i posti in Provincia (..) sta solo alzando il prezzo».

Alle Provinciali 2009 di Milano ha perso, ma Filippo Penati ha perso per un pugno di voti e dopo aver rimontato circa dieci punti percentuali sullo sfidante Guido Podestà nel giro di un paio di settimane. Ha perso, ma visto che nel PD anche chi perde, sembra sempre che abbia anche vinto, vediamo di mescolare un pochino le cose. E se Penati diventasse il prossimo segretario del Partito Democratico?
L’ipotesi, suggestiva, la si legge anche in questo pezzo di Italia Oggi, ed in effetti le premesse ci sarebbero. Di sicuro Penati è inviso alla sinistra “radicale” - cioè quella che in un paese normale sarebbe semplicemente la sinistra - e lui stesso non la ama, tanto da averci litigato in Provincia a Milano nei mesi scorsi. E voi, che ne dite? Potrebbe essere Filippo Penati l’uomo giusto per il rilancio del PD?