E alla fine in Commissione Senato passò la retroattività del Lodo Alfano: il voto a favore dei finiani di Futuro e Libertà ha portato allo scoperto quanto vi scrivevo già tempo fa, ovvero che i falchi hanno lasciato spazio alle colombe, e che la realpolitik ha vinto sulle sceneggiate.
Il problema però, è che se illudi un potenziale elettorato che avresti tenuto la barra dritta su certi temi - uno su tutti, la legalità - e poi ti comporti almeno a loro modo di vedere diversamente, qualche reazione devi aspettartela. E non sono ovviamente reazioni positive, anzi, sono state piuttosto contrariate.
Vediamo dopo il salto di fare un giretto e capire che cosa ha fatto cambiare idea - per una strategia che sacrifica il consenso “popolare” sul breve termine, ma tanto poi la gente si dimentica… - a quella che per una piccola fetta di elettori italiani sembrava essere una destra liberale, europea, da paese “normale”.
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Di certo c’è solo la morte. E poco altro. Ad oggi, ad esempio, non si sa ancora perché Stefano Cucchi è stato ucciso. In quel modo. Per questo si indaga. Per provare a fare giustizia. Per cercare di limitare l’imbarbarimento della società.
Malgrado ciò il Ministro della Difesa Ignazio La Russa sostiene, senza esplicare una tesi, che quanto successo a Stefano Cucchi non è imputabile a dei carabinieri. Forse. Certo è che la mano sul fuoco a difesa dell’arma l’esponente del Pdl non dovrebbe metterla.
L’ex Presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, non era mica stato ricattato da quattro extracomunitari venuti in Italia per rubare il lavoro. Quell’uomo alla berlina è stato messo da alcuni carabinieri. Forse cinque.