
Bentornati al periodico appuntamento cogli articoli e i commenti dei giornali stranieri alle vicende italiane. In questi ultimi giorni, complice forse l’atmosfera di “pre-pausa estiva”, più di un giornale si è dedicato a tracciare ritratti più approfonditi del nostro paese, che vanno per una volta oltre lo scandalo Berlusconi-Patrizia D’Addario delle scorse settimane.
E’ il caso ad esempio dell’autorevole Financial Times, che si è incaricato di ricordare ai suoi lettori qualcosa che troppo spesso anche molti nostri compatrioti dimenticano, ovvero che “i problemi italiani non finiscono con Berlusconi“:
Le rivelazioni ormai quotidiane sulla vita sessuale di Silvio Berlusconi suggeriscono a molti l’idea di un leader inadatto a governare. Tuttavia nella vasta copertura giornalistica sulla stampa internazionale e nella crescente condanna del comportamento del primo ministro italiano, vengono omessi problemi più grandi, che vanno al cuore del declino italiano e che non verranno risolti con la sola rimozione di Berlusconi dal suo incarico. La questione centrale sullo sfondo è la portata della corruzione al cuore del governo e la mancanza di trasparenza e di responsabilità che intralcia ogni tentativo di affrontarla

Il sasso nello stagno è stato lanciato dal Guardian: l’Italia potrebbe perdere il suo posto nel consesso delle 8 maggiori potenze economiche mondiali. La notizia ha avuto molta eco anche in Italia; ma cos’ha scritto veramente il quotidiano britannico? Eccovi un estratto dell’articolo:
I preparativi per il summit del G8 nella cittá di montagna de L’Aquila sono stati talmente caotici da far crescere la pressione degli altri stati membri per espellere l’Italia dal gruppo, secondo alcuni membri senior occidentali. (..) un membro senior del G8 ha detto: “Gli italiani sono stati semplicemente terribili. Non ci sono state azioni né pianificazioni”. (..) “Il G8 é un club, e i club hanno dei doveri per i membri. L’Italia non li ha rispettati”, ha detto un membro europeo coinvolto nelle preparazioni del summit. Questo brontolio dietro le quinte é cresciuto a tal punto da ventilare la possibilitá di espellere l’Italia dal G8 o qualunque altro gruppo futuro. Una possibilitá della quale si parla nelle capitali europee é che la Spagna, che ha un reddito pro capite superiore e dona una percentuale maggiore del PIL in aiuti, potrebbe prendere il posto dell’Italia
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Ieri sulla Stampa Lucia Annunziata ha gettato il sasso nello stagno. I ripetuti attacchi dei giornali di Murdoch a Silvio Berlusconi non sarebbero casuali, ma il segno di un attacco studiato a tavolino contro il Cavaliere. Una sorta di vendetta per l’aumento dell’Iva su Sky e le altre tv a pagamento, che il magnate australiano non ha proprio mandato giù.
«Non sarà sfuggito a molti che in queste settimane alcuni quotidiani italiani riportano voci che il nostro governo teme un complotto appunto che nasce negli Usa e nel mondo anglosassone» esordisce la Annunziata, chiedendosi poi “ma cosa gliene frega agli australiani della famiglia Letizia?” eppure “Un giorno di Noemi scrive il Times e la Repubblica lo riprende. Un altro ne scrive la Repubblica e lo riprende il Times. Così il risultato è che per giorni sia la Repubblica sia il Times ne scrivono, e tutti i quotidiani nazionali e internazionali a ruota dietro di loro. ”
Una bella sponda per il Pdl, che con Ghedini ha così commentato: «Non so se ci sia un complotto, però vedo una sorta di concerto, come è già avvenuto dal 2001 al 2006, in cui certa stampa internazionale che ha un antico disprezzo per l’Italia prende spunto da giornali locali della sinistra per screditare il nostro Paese e indebolirlo sulla scena europea e mondiale. È proprio una forma di strategia di isolamento dell’Italia».
La stampa estera tuona contro Silvio Berlusconi.
Il Financial Times scrive che il Cavaliere “non è un fascista” ma rappresenta un “pericolo, in primo luogo per l’Italia, ed è un esempio negativo per tutti”.
Non è da meno l’Indipendent che, per screditare il leader del Pdl, punta i riflettori sul caso Noemi.
Questi giornali sono troppo lontani per mettere a fuoco la realtà italiana o sono sulla giusta “frequenza” per giudicare il nostro Premier?
A “freddo”, l’impressione è che, sotto elezioni, Berlusconi cerchi sempre un “qualcos’altro” per tenere alta la tensione, distrarre la gente dai problemi reali del Paese e dalle sue continue beghe personali.
In oltre 60 anni, mai nessun capo del governo ne ha avute tante, di beghe.
Sul piano politico, che dire della trovata della campagna di firme per una legge popolare sulla riduzione dei parlamentari?
“E’ un gigantesco imbroglio –chiosa Massimo D’Alema - perchè si tratta di un tema condiviso”. E Pier Ferdinando Casini aggiunge: “E’ il solito diversivo, come l’abolizione delle province: prima l’ha promesso e poi non ha fatto nulla”.
E’ un fatto che ieri c’è stato un passaggio che mette a nudo le reali intenzioni del Premier. Quando il Pd al Senato ha chiesto di mettere all’odg dei lavori la riforma delle Camere, la maggioranza di governo ha votato contro.
Questa della raccolta di firme è una pagliacciata da “caudillo”. D’altronde il Cavaliere non è forse leader eletto dal Pdl a vita, peggio di Chavez?
Il bello è che l’opposizione non sa fare altro che andare dietro a certe pagliacciate. Il cane che si morde la coda. E gli italiani stanno a guardare.

Attacco frontale della stampa britannica a Silvio Berlusconi. Financial Times e Independent, nei rispettivi editoriali, non risparmiano critiche durissime per il presidente del Consiglio.
Il Financial Times definisce Berlusconi ‘un pericolo per l’Italia‘ per la sua strategia di “svuotare i media di serio contenuto politico, rimpiazzandolo con l’intrattenimento, di demonizzare i nemici e rifiutare di accettare la legittimazione di ogni critica indipendente”.
L’Independent denuncia con particolare rilievo che, per difendere la propria reputazione dalle accuse della moglie Veronica sul caso Noemi, Berlusconi sia ricorso al palcoscenico del suo “più untuoso cortigiano televisivo”, riferendosi al conduttore di Porta a Porta, Bruno Vespa.
Continua a leggere: Financial Times e Independent: "Berlusconi è un pericolo per l'Italia"
Ci sono molte cose che i giornali stranieri fanno fatica a capire dell’Italia: una su tutte, le disavventure giudiziarie di Silvio Berlusconi e il modo in cui gli italiani (non) reagiscono ad esse. Prendiamo ad esempio i commenti di questa settimana sulla condanna di David Mills per essere stato corrotto dal Presidente del Consiglio.
Molte testate tendono a commettere un errore di prospettiva: ragionando sulla base di quello che succederebbe nel loro paese, immaginano che questo episodio nuocerà molto al Cavaliere. El Pais, ad esempio, sostiene che “la sentenza getta un’ombra inquietante sui comportamenti giudiziari del Cavaliere”. Negli USA, Il Washington Post e il Financial Times affermano che “la condanna crea imbarazzo politico per Berlusconi”.
Il Times inglese addirittura si immagina che questa condanna “indiretta” per il premier possa mettere in forse la sua aspirazione a diventare il prossimo Presidente della Repubblica. Altre testate invece dimostrano invece di conoscere meglio il nostro paese, e puntano il dito contro l’”indifferenza” degli italiani.
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“Oh no, non ancora!” non è l’imprecazione di qualche esponente dell’opposizione, e neppure quello che hanno pensato gli elettori di centrosinistra quando si è saputo dell’approvazione, nell’ultimo consiglio dei ministri, del cosiddetto “Lodo Schifani Bis / Lodo Alfano” cioè la proposta di legge che darà l’immunità alle quattro maggiori cariche dello Stato.
Questa volta non è farina del nostro (italiano) sacco, bensì il titolo provocatorio di un articolo apparso qualche giorno fa sul prestigioso Financial Times che titolava, appunto, con un sonoro “Oh no, not again” riferito al nostro presidente del consiglio Mr Berlusconi.
L’articolo è, come lascia intendere il titolo, molto critico nei confronti del “71-year old prime minister” e comincia le bordate osservando che dal 2001 al 2006 Mr Berlusconi ha speso più tempo a proteggere sé stesso e meno a riformare l’Italia.
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E’ il 18 giugno 2003. Il cosiddetto “Lodo Schifani” (il provvedimento che avrebbe dovuto garantire alle più alte cariche dello Stato l’immunità dai processi) arriva in Parlamento. Titolo del quotidiano britannico “Financial Times”: “L’immunità? Un abuso di potere che danneggia l’Italia e l’Europa”.
“Questa manovra trasparente – vi si legge nell’editoriale - è un profondo imbarazzo per l’Italia e per l’Ue, e pone dubbi sulla qualità della democrazia che i cittadini possono aspettarsi. Perché un primo ministro che usa la sua maggioranza parlamentare per porsi al di sopra della legge in un caso in cui è evidente l’interesse personale, e che dovrebbe essere tollerato dagli altri governi getta un’ombra su tutta l’Ue”.
In Italia, faceva notare il FT “ci dovrebbe essere un vero dibattito sulla giustizia, condotto in un clima più calmo, non attraverso provvedimenti affrettati per tirare fuori dai guai il premier”. Rifiutando di battersi attraverso i tribunali, Berlusconi, secondo il quotidiano londinese, “assesta un colpo alla fiducia nelle istituzioni del Paese. Gli altri leader europei difficilmente oseranno interferire. Questo provvedimento è tuttavia un abuso di potere, diminuisce la posizione dell’Italia e, per estensione, quella dei leader europei che chiudono un occhio sull’argomento”.
Fanno sempre molta notizia le opinioni dei giornali esteri sulla politica berlusconiana… fanno sempre notizia a patto che siano negative. Quando invece un editoriale niente meno che del Financial Times, per giunta a firma autorevolissima (Cristopher Caldwell) si esprime a favore del premier se ne parla poco o niente. E allora vediamo un po’ di tradurlo e sintetizzarlo, lasciando il giudizio ai lettori.
Dopo aver citato la dichiarazione di Anna Finocchiaro (”Quello di Berlusconi mi pare un film già visto”) Caldwell si lancia in una disamina dei fatti, parlando del processo Mills e della convinzione del Cavaliere di essere alla mercè delle solite toghe di sinistra, da lui ricusate (vedi caso Gandus). L’editorialista parla poi del progetto di reintrodurre una forma di immunità parlamentare per le cariche più alte dello stato, meravigliandosi dell’opposizione di certa magistratura.
Magistrates have complained that Mr Berlusconi’s moves will cause “irreparable damage to the rule of law”.
Caldwell obietta che una norma di tal genere esiste in tutti i paesi occidentali, mentre in Italia è stata del tutto abrogata nel 1993. Il successivo tentativo del centrodestra di reintrodurla, datato 2003, è stato bocciato dalla Corte Costituzionale.
Continua a leggere: E il Financial Times diede ragione a Berlusconi...