Silvio Berlusconi: padrino. Voto 3- In Italia (dati Caritas) ci sono 8,3 milioni di poveri, 7% in più del 2010. Quanti i furbetti del quartierino, i furboni delle caste, nominati e cricche varie? Un grazie al “ghe pensi mi”.
Angelino Alfano: zerbino. Voto 3- Il delfino segretario del partito del Cav contro Fini: “vulnus grave per il futuro delle istituzioni repubblicane”. Come vedere la pagliuzza nell’occhio altrui e non la trave nel proprio.
Mentre premier e governo restano aggrappati alla risicata maggioranza aritmetica parlamentare il Paese va alla deriva. Chi governa oggi l’Italia? Dov’è e cosa fa Silvio Berlusconi? Il discredito internazionale e lo smarrimento degli italiani si accentua e non c’è alcun segnale di un cambio di passo, tanto meno di una inversione di tendenza. Che fare?
Si riparla di elezioni anticipate nella primavera del 2012 senza tener conto che altri sei mesi in queste condizioni potrebbero ridurre l’Italia come la Grecia.
Si riparla di una nuova maggioranza allargata per un nuovo governo di centrodestra non più guidato dal Cavaliere ma da Gianni Letta o da Alfano. Solo Casini, per soddisfare ambizioni personali e per calcoli di partito, può credere a una tale operazione. Sarebbe un governo del Cavaliere che da Arcore, fra un bungabunga e l’altro, detta ordini all’inquilino posticcio di Palazzo Chigi. Un esecutivo di tal fatta, con Udc e Lega insieme, quale programma comune gestirebbe, quali riforme potrebbe realizzare? Fantasie.
L’alternativa è il governo del Presidente? Teoricamente sì. Ma occorre uno scatto del capo dello Stato, una spinta per “convincere” Berlusconi a dimettersi permettendo a Napolitano di dare il mandato a una personalità “super partes” in grado di ricevere in Parlamento i voti, trasversalmente, per un nuovo governo di emergenza, a tempo. Con “questo” Berlusconi, l’ipotesi è irrealistica. Allora? La situazione è oggi davvero ingarbugliata.
Spetta alle opposizioni, Pd e Udc in testa indicare una via d’uscita unitaria. Sbaglia Bersani a imboccare il vicolo cieco con Idv e Sel spingendo Casini nelle braccia del centrodestra. Ma sbaglia Casini a fare il “prezioso” e ad abboccare all’amo di chi lo aveva distrutto. Riazzerare e ripartire subito con un programma minimo e chiaro per salvare l’Italia. Non c’è tempo da perdere. Bersani, Casini, Fini: basta manfrine. L’ombra del Cavaliere s’allunga verso il Colle.
Un Silvio Berlusconi “costretto” a cedere e farsi interrogare nella procura di Napoli sull’affaire Lavitola-Tarantini dimostra il suo pessimo stato di salute politica. E gli ultimi sondaggi danno il centrosinistra sopra di sette punti!
Motivo in più per le opposizioni di sperare nel getto della spugna del premier che, pur all’angolo del ring, resiste e non fa il tanto atteso “passo indietro”. Insomma, le opposizioni, in mancanza di una alternativa politica credibile, sperano nel ko del Cavaliere, o travolto dalla manovra o travolto dai giudici.
Ciò dimostra l’inconsistenza e la miopia del Pd e del campo antiberlusconiano, dai centristi alla sinistra, tutti dediti a coltivare furbescamente i propri orticelli, abili nel gioco delle tre carte. Che succede?
Innanzi tutto c’è il Partito Democratico indeciso. Non è una novità, ma in politica i tempi contano. E chi sta fermo resta indietro e perde il treno. Bersani continua a fare la corte a Casini mentre Vendola e Di Pietro chiedono al Pd di puntare a una immediata risposta politica e di piazza della “sinistra”, escludendo i centristi. “Regalare” il Centro alla destra berlusconiana o post berlusconiana sarebbe un errore politico esiziale.
Ma lo stesso Casini non aiuta a dipanare la matassa. Nessuno sa se il Terzo Polo è un progetto politico o uno specchietto per le allodole. Nelle rispettive feste nazionali sia Fini che Rutelli hanno lanciato appelli al leader Udc: “Uniamoci per davvero”. I capi di Fli e Api temono che Casini si smarchi, interessato a giocare la carta dell’Udc e non quella del Terzo Polo. Questo perché da una parte, il Pd è interessato ad un’alleanza centrista non escludendo la leadership per Casini, ma non ad abbracciare Fini (ex Msi ex An) e Rutelli (fondatore del Pd poi fuggito), e dall’altra il Pdl (Alfano in primis) vuole Casini figliol prodigo (per il Colle?) ma chiude le porte a Fini e Rutelli. Infine, il referendum anti porcellum che potrebbe riproporre il bipolarismo puro eliminando ogni velleità terzo polista.
Ecco perché Casini tentenna e non decide rischiando di fare come sora Rosa: tutti la vogliono e nessun se la sposa. Ecco perché Berlusconi non molla.
Su un punto, quelli del centrosinistra e/o della sinistra, sono sempre d’accordo: parlare del “dopo Berlusconi”. Ovviamente nessuno prende atto che il Cavaliere, pur assonnato, è tutt’ora in sella per far passare tutte le leggi ad personam che vuole, mentre il Paese sprofonda.
Gli antiberlusconiani parlano del “dopo” perché sull’oggi sono divisi. Anzi, sul punto nevralgico delle alleanze, è scontro aperto, come dimostra l’ultimo match fra Dario Franceschini e Nichi Vendola.
L’esponente del Pd lancia la “grande alleanza” dalla sinistra al Terzo Polo col Pidì baricentro dicendo “chi se ne frega se Fini è di destra”? Subito arriva il “niet” del capo di Sel.
“Sono in totale dissenso -taglia corto Nichi - Le differenze tra il centrosinistra e Fli, che è una forza di destra, sono troppo grandi; se la politica si presenta come un pasticcio gattopardesco rischia grosso”. Cotta e mangiata.
E Fini, il diretto interessato? Assente, non risponde. Ma meno di una settimana fa, chiudendo a Roma la convention del Terzo Polo, il leader di Fli apriva a un governo di centrodestra senza Berlusconi.
Allora, di che parla Franceschini? Di aria fritta. Appunto. E’ la politica delle sparate, temporali estivi. Ma, su questo, Berlusconi è imbattibile. Tant’è che là (a Palazzo Chigi) era e là resta. Con questo Pd e con questa opposizione, là resterà.
“Me ne frego” era uno degli slogan preferiti dal fascismo. Ora viene rispolverato in salsa rivista e corretta e tradotto da Dario Franceschini: “Chi se ne frega”.
Il rapporto fra dittatura e fascismo resiste. Quindi – questo il ragionamento dell’esponente del Pd – “Come si fece durante la Resistenza, serve una grande alleanza di tutte le opposizioni, perché bisognerà ricostruire il paese dalle macerie del berlusconismo”.
Insomma, la prossima dovrà essere una “legislatura costituente” composta da uno schieramento “il più ampio possibile composto da Pd, Idv, Sel, ma anche Terzo polo”. Quindi con dentro anche il leader di Fli.
E qui giunge la perentoria dichiarazione di Franceschini: “Chi se ne frega se Fini è diverso da noi?”. Una sola domanda: che ne pensa il diretto interessato Fini? In buona sostanza, Franceschini continua a fantasticare giocando con le pedine non sue. A governare l’Italia ci pensa Berlusconi. Magari con il prossimo aiutino del … Terzo Polo. Mai dire mai.
Tutto lo cercano ma nessuno sa dov’è e cos’è questo invocato Terzo Polo, ieri alla sua prima convention nazionale. Si fa prima a dire cosa non è: non è un partito. Perché a conti fatti conviene restare ognuno a casa propria (Udc, Fli, Api, Mpa) e, caso mai, ritrovarsi insieme e uniti nelle battaglie parlamentari ed elettorali.
Casini, Fini, Rutelli invocano la “terra di mezzo” (contro Berlusconi e il suo governo, contro il bipolarismo malato, conservando l’alternanza e riportando le preferenze, per un governo del presidente o di coesione nazionale) per chiudere la Seconda Repubblica e avviare la Terza.
Nel suo discorso conclusivo, Fini rilancia la proposta che colloca a destra il Terzo Polo: “Berlusconi si deve dimettere subito per il bene del Paese”. E al Pdl: “Battete un colpo, se ci siete”. Senza più Berlusconi, solo a quel punto si può dar vita ad un nuovo futuribile centrodestra di stampo europeo. Ecco, è questa la sponda che Fini e Casini (anche Rutelli?) offrono ai berluscones senza più il Cavaliere.
Sarà questa la strada per trasformare il Terzo Polo in Primo Polo? Gli ultimi arrivati, specie quelli transitati via Api, inghiottono il rospo: l’abbraccio col Pdl li spaventa. Cercando il centro che guarda a sinistra, si ritrovano inghiottiti nel gorgo della destra.
Comunque, la strada è tutta in salita. Anche visivamente, ieri all’Auditorium, ogni componente aveva il proprio “territorio”. Non proprio una bella prova di coesione. Ma, si sa, di amalgame non riuscite è piena la politica italiana.
Casini, Fini, Rutelli fingono di voler fare un partito. Ma, di fatto, puntano a tenere in piedi un’alleanza parlamentare ed elettorale a maglie larghe. La fusione vera e propria non la vuole nessuno. Tant’è che ognuno torna a casa propria e ogni partito, da settembre celebra i propri congressi.
Si apre oggi a Roma la convention del Terzo Polo. C’è attesa per un movimento che però fa fatica a fare il salto per trasformarsi in un unico partito.
A dire il vero, neppure Casini, Fini, Rutelli, cioè i promotori, sanno che fare, dove vogliono andare, con chi stare. Se Berlusconi lascia, il Terzo polo imbocca a tutta velocità l’alleanza con il Pdl, per una destra “democratica”. Oggi, unendo i voti di Udc, Fli, Api e Mpa si toccherebbe circa il 12%, ma è tutto da dimostrare che unendo queste forze sotto un unico partito si raggiungerebbe lo stesso importante risultato, o addirittura di più.
In verità la convention odierna è più un momento propagandistico, di immagine, che un vero e proprio atto politico. Di fatto, ogni partito viaggia per proprio conto, e nessuno pensa davvero a un congresso costituente del Terzo Polo. Insomma, al momento è solo un’iniziativa parlamentare a livello nazionale, solo un sistema di coordinamento tra 4 partiti, considerando l’adesione di oggi di Mpa.
Per far nascere il nuovo partito ci sarà bisogno di dare democraticità e radicarlo sul territorio. Tutto dipenderà dall’evoluzione delle vicende nazionali, alquanto confuse. Confuse come l’identità, la strategia, la leadership del Terzo Polo. Molti si agitano, ma pochi credono davvero in questo progetto. Sul territorio c’è già la caccia ai posti (futuri) e si raccolgono tessere in attesa di conte congressuali che forse non si faranno mai. Se questo è il nuovo …

Batti e ribatti, bisogna riconoscere che Silvio Berlusconi, leader di promesse e bugie, non mente quando dice che oggi non c’è alternativa al suo governo perché le opposizioni sono divise. In effetti, l’opposizione (in Parlamento e fuori) si trova unita solo nel dire “no” a Berlusconi. E sulla proposta politica e programmatica, sulle alleanze, sulla leadership? Si continua a brancolare nel buio, a giocare di rimessa, a rinviare.
Bersani sa bene che il Pd da solo non basta: coltiva quindi rapporti stretti con la sinistra (le sinistre) ma fa la corte anche al Terzo polo (Casini, Fini, Rutelli). E’ possibile stare tutti sotto lo stesso tetto non per fare una campagna elettorale, ma per vincere le elezioni e soprattutto per governare un Paese così mal ridotto? Questo è il nodo.
Non è forse vero che Fini (Bocchino ecc.) ripetono che il Terzo polo non può allearsi con il centrosinistra, che lo sbocco è l’alleanza con il Pdl privo del Cavaliere? Fli e il Terzo Polo, si sa, hanno radici e base elettorale nel centrodestra.
In alternativa c’è il rischio di fare un cartello elettorale (Pd, Idv, Sel, Terzo Polo) pronto a implodere alla prova del governo. Fisco, ambiente, scuola, sanità privata, nucleare, acqua, privatizzazioni, questioni etiche e religiose ecc. sono tutte bombe ad orologeria pronte a fare saltare un governo di sola matrice antiberlusconiana.
Altra cosa è un esecutivo di tregua, per affrontare l’emergenza (nuova legge elettorale, rilancio dell’economia) dopo una eventuale implosione (?!) Pdl-Lega. In ogni caso, nel centrosinistra, nessuno pare intenzionato a prendere in mano il pallino e lanciare una proposta chiara e concreta, fuori dai giochi di palazzo, alla luce del sole. Evidentemente nessuno, a cominciare da Bersani, vuole restare col cerino in mano.

Dopo il vertice di Arcore per metterci una mezza pezza alla maggioranza sfilacciata e al governo nullafacente, si è capito meglio qual è il ruolo del neo segretario del Pdl, Angelino Alfano. Ben che va, Alfano è il “segretario” di Silvio Berlusconi, il suo portaborse-portavoce, il gregario di lusso cui sarà concessa qualche traguardo volante.
D’altra parte non è stato il Cavaliere a nominarlo in una sbicchierata notturna fra quattro amici (sempre nominati) compiacenti?
Ora, il quasi ex ministro della Giustizia deve svolgere il suo mandato in un perimetro tracciato dal premier, a cui deve rispondere con assoluta dedizione. Berlusconi intanto rassicura sulla tenuta del governo e della legislatura ma prepara la macchina per il voto anticipato di primavera 2012.
Di Bossi, al di là delle apparenze, non si fida più e il Senatur ricambia la cortesia. Servono nuovi apporti per reggere anche in Parlamento e nuove promesse sulle riforme per cercare di recuperare gli italiani delusi. Il Cavaliere si sbraccia per far passare la nottata, doppiare il capo periglioso dei processi, ripulire la propria immagine e ripresentarsi lindo, pronto nel 2013 per l’assalto al Colle.
Da qui, la carta bianca (si fa per dire) data ad Alfano, per saggiare il terreno, nel tentativo di riportare all’ovile l’Udc e l’intero Terzo polo per vincere insieme le prossime elezioni e costruire quella che pomposamente (e avventatamente) viene definita la “casa dei moderati”.
Ma da Casini e da Fini la risposta (per ora) è sempre la stessa: “Non c’è possibilità di alleanza con Pdl e Lega se non si supera la leadership formale e sostanziale di Silvio Berlusconi”. Alfano insiste. Nel frattempo Berlusconi rimane con le pive nel sacco. Peggio di lui, molto peggio, stanno gli italiani.
Umberto Bossi: stampato. Voto 4. Il capo del Carroccio pesa il suo potere prima del voto: “La Lega ha quasi in mano l’Italia” e misura il “traditore” Fini: “E’ uno stronzo”. Lessico padano.
Daniela Santanchè: stampino. Voto 4. La sotto-segretaria “sostiene” a testa bassa il Cav. nella crociata anti procura di Milano: “La Bocassini è una metastasi”. Repetita (non) iuvant.