
A poche settimane dal primo macro errore di Debora Serracchiani, pronta a sostenere Dario Franceschini perché è simpatico, un altro enfant prodige del Partito Democratico ha dimostrato di non essere all’altezza delle aspettative.
Matteo Renzi, neo sindaco di Firenze, ha dovuto restituire la poltrona del valore commerciale di 2200 euro acquistata per il proprio ufficio, dopo un’interrogazione avanzata da Giovanni Donzelli del Popolo della Libertà.
Facendo, probabilmente, orecchie da mercante il primo cittadino toscano ha cercato di mettere una pezza sull’accaduto facendo presente alla stampa che non era a conoscenza dell’investimento comunale sul mobilio da lui utilizzato.
Continua a leggere: Matteo Renzi come Debora Serracchiani pensa solo alla poltrona
Uno dei dati più interessanti emersi dalla consultazione elettorale amministrativa è il rinvio al secondo turno di tutti i comuni più importanti. Unica eccezione Bergamo che ha cambiato pelle, passando al centro-destra. Vediamo allora che cosa potrebbe accadere a Firenze, Bologna e Padova (ma anche alla provincia di Milano) la prossima settimana.
Firenze. Qui Renzi ha ottenuto un risultato deludente, per sua stessa ammissione, con un 47,8 che non migliora quello del suo predecessore Dominici, anche lui eletto al secondo turno. Si tratta solo di una questione di immagine perché il candidato democratico in realtà non corre alcun rischio. Il terzo incomodo, l’ex-Psi Valdo Spini, ha infatti guadagnato un sorprendente 8% grazie all’appoggio di Rifondazione-comunisti italiani, i cui votanti ben difficilmente andranno a votare per lo sfidante Galli (32% secco) del Pdl.
Bologna. Più intricata la situazione nell’altra grande roccaforte Pd. Raggiungere il quorum per Delbono (49,4%) era vitale per evitare i rischi di un secondo duello con Cazzola (29,1%) e non ci si lasci ingannare dal grande divario. L’ex-primo cittadino di centrodestra Guazzaloca ha infatti riportato il 12,7. È vero che il distacco rimane notevole, ma in previsione di una forte astensione tutto può ancora succedere.

Ecco i risultati delle comunali nei 5 comuni più attesi, tutti al ballottaggio salvo Bergamo che passa al centrodestra. Il dato di Bari non è ancora definitivo
Firenze: Galli CDX 32% - Renzi CSX 47,8%
Bologna: Cazzola CDX 29,1% - Delbono CSX 49,4%
Padova: Marin CDX 44,9% - Zanonato CSX 45,7%
Bergamo: Tentorio CDX 51,4% - Bruni CSX 42,3%
Bari (305 su 345): Di Cagno CDX 45,8% - Emiliano CSX 49,2%

Matteo Renzi, che significato ha per la politica nazionale l’esito della sfida fiorentina che la vede protagonista?
“Vincere a Firenze sarebbe un segnale forte che la nostra città manda alla destra e a tutto il Paese. La sfida fiorentina parla a tutta l’Italia. Firenze ha la possibilità di diventare un punto di riferimento da cui ripartire per la costruzione di un Partito democratico forte, radicato sul territorio. Sono per il Pd-Pd (Partito democratico per davvero), un partito dove ci si possa confrontare su tutti gli argomenti, nel quale chi ha delle idee possa essere messo alla prova e giudicato per quello che fa, per quello che ha fatto e all’interno del quale sia possibile confrontarsi. Abbiamo bisogno di un Pd che viva di coraggio non di piccolo cabotaggio”.
Tutto è cominciato lo scorso febbraio quando ha deciso di sfidare i notabili del suo partito … Coraggioso?
“Anche. La nostra avventura verso Palazzo Vecchio è iniziata lo scorso 29 settembre, quando mi sono candidato alle primarie nonostante che in molti mi consigliassero di restare in Provincia per altri cinque anni. Io non li ho ascoltati e ho deciso di rischiare tutto senza nessun paracadute. Ho detto no alla cooptazione e ho deciso di candidarmi dicendo: “Se perdo torno a lavorare, non mi faccio piazzare da qualche parte”. In politica noi giovani dobbiamo avere il coraggio di rischiare. Troppo spesso chiediamo spazio solo sulla base della carta d’identità e non per i progetti e i sogni che dovrebbero caratterizzarci. Se il rinnovamento generazionale stenta a decollare è anche colpa nostra: non possiamo aspettare che altri ci diano uno spazio che invece dobbiamo prenderci da soli”.
Continua a leggere: Matteo Renzi a Polisblog: "Sono per il Pd-Pd (Partito democratico per davvero)"
A due giorni dalla consultazione elettorale cerchiamo di riassumere la mappa del voto amministrativo. In questi mesi infatti si è parlato moltissimo delle Europee trascurando di fatto i rilevanti test che avranno luogo in molti comuni capoluogo, oltre che in svariate province. In questo primo articolo ci occuperemo di riepilogare i comuni interessati alla rielezione del sindaco, analizzando i 4 duelli più importanti e combattuti.
Bologna. Qui si gioca la madre di tutte le battaglie. Nella città dello scontento per il controverso mandato del primo cittadino uscente Cofferati, il centrosinistra si affida a Flavio Delbono, mentre il centrodestra si è spaccato in due tra l’ex-sindaco Guazzaloca e il patron del Motor Show Alfredo Cazzola. Probabile un ballottaggio Delbono-Guazzaloca in cui saranno decisivi in voti del terzo incomodo. Pronostico per Delbono, ma di stretta misura.
Firenze. Nella sua principale roccaforte per la prima volta la sinistra sembra vacillare. Gli ultimi due sindaci hanno scontentato tutti e starà al giovane Matteo Renzi risollevare le sorti dello schieramento “progressista”. Suo avversario l’ex-calciatore Giovanni Galli, da anni impegnato nel sociale e molto conosciuto sul territorio; dunque da non sottovalutare. Difficile che Renzi eviti il ballottaggio ma il 13-14 giugno non dovrebbe avere problemi.
Continua a leggere: Elezioni amministrative: dove si vota per le comunali
Finalmente lo conosceremo da vicino. Matteo Renzi, 35 anni, scelto dal centro-sinistra per correre alla poltrona di sindaco nella sua roccaforte Firenze. La città-simbolo, la città dove non ha mai perso. E Renzi è un vero osso duro, deciso e mai banale. Fin dall’inizio non ha esitato a scagliarsi contro la leadership “vecchia” del suo schieramento, e contro tutti i baroni che lo affossano. Il bello è che quel diavolaccio d’un Santoro uno di quei baroni gliel’ha piazzato contro proprio stasera; Antonio Bassolino sarà infatti presente in trasmissione in una sorta di duello all’Ok Corral.
Dopo le dimissioni di Veltroni, si è aperta di fatto la partita per il nuovo gruppo dirigente nel centrosinistra. A Firenze le primarie per il sindaco le ha vinte il trentacinquenne Matteo Renzi contro le indicazioni della dirigenza del Pd. Il Time lo ha già definito “l’Obama italiano”, mentre lui ha detto subito: “nel Pd è necessario un ricambio drastico. Questa generazione se ha gli attributi, è il momento che li mostri”. Un numero sempre più nutrito di under quaranta punta il dito contro la vecchia nomenclatura, che governa le scelte del centrosinistra e le regioni più importanti. Uno dei leader rappresentato come il vecchio è il governatore della Campania Antonio Bassolino. Renzi ha detto di lui: “in Campania ha fatto un disastro politico e ha fatto male a non dimettersi”
Il bucato è sempre più bianco, se lavato con un certo detersivo. Così promette la pubblicità.
Anche per Walter Veltroni il suo è il partito più “democratico”, la sua è l’unica “democrazia”, le primarie del suo partito sono un fatto “democratico”, un esempio di “democrazia”.
Come a Firenze, dove nelle primarie del Pd per la poltrona di sindaco, ha trionfato (con il 40,52%) il 34enne ex Margherita Matteo Renzi, presidente della provincia uscente, battendo il veltroniano deputato Lapo Pistelli (26,91) e altri tre avversari interni.
Tutto bene, dunque? Sì, a sentire le prime parole del giovane vincitore “ Non è una vittoria di parte, ma di partito. E’ stata una battaglia bella, vera, leale”.
Come se il risultato cancellasse mesi di polemiche, divisioni, colpi bassi, ricerche di alleati e alleanze molto “chiacchierate”.
Perché gli “sconfitti” hanno subito parlato di “necessità di una riflessione all’interno del partito” e hanno accusato addirittura il Pdl di essersi “intromesso” nella competion del Pd … invadendo i gazebo per votare Matteo Renzi, notoriamente un “destro”.
Un modo per influire e sbilanciare il risultato, un modo per dimostrare la relativa attendibilità di queste primarie all’italiana.
Continua a leggere: Primarie Pd "aiutate" dal Pdl? Al Cavaliere "crescono" persino i capelli ...

La nascita del Partito Democratico ha creato le condizioni per una svolta, non soltanto politica, ma anche culturale e morale, nella vicenda italiana. [..] Si è creato così un vuoto politico molto pericoloso, che ha dato spazio alla demagogia populistica, all’arroganza di ristrette oligarchie e anche a poteri opachi che tendono a sottrarsi al controllo della legge e delle istituzioni democratiche. […] Il Partito Democratico sa bene che anche la conquista di nuovi diritti può rivelarsi effimera, se non si afferma un’etica pubblica condivisa, che consenta agli italiani di nutrire un senso più alto dei loro doveri.
Questo è quello che potete leggere sfogliando le 11 pagine del Manifesto dei valori del Partito Democratico, mentre di tutt’altro tenore sono le notizie che arrivano da tutta la Penisola e che sono ben riassunte dalla copertina de L’Espresso di oggi. A Firenze, Napoli, Roma, Genova e Perugia, in Campania, Toscana e Calabria, nelle carte dell’inchiesta Why Not di Luigi De Magistris, emergono fatti e misfatti molto imbarazzanti per un partito che vorrebbe rilanciare l’etica della politica.
I processi sono ancora in corso, quindi vale la presunzione di innocenza per tutti, ma sembra davvero inverosimile che tutte queste inchieste siano soltanto una coincidenza e che tutti questi giudici si stiano sbagliando. E così, mentre Walter Veltroni e Massimo D’Alema continuano il loro eterno duello a colpi di fioretto e televisioni (Red Tv e YouDem Tv), l’immagine pubblica del nuovo soggetto politico, che non ha compiuto neppure un anno, è già molto appannata.
Voi come la vedete?

Il berlusconismo è stato tradito da chi doveva farlo crescere ed anche da Berlusconi stesso, con un verticismo esasperato. Deve essere fermata la fascistizzazione di Forza Italia e deve essere ridato spazio ad una classe politica che non provenga soltanto dal nord Italia. Con queste premesse e mutuando due parole dai partiti che già fanno parte del centrodestra, l’avvocato Carlo Taormina ha deciso di fondare Lega Italia, una nuova formazione che rifiuta un bipartitismo, animato da nani e ballerine, che è solo un modo di “spartirsi al torta”. Appunto, per completare il quadro ci mancavano proprio un avvocato che ha scelto di difendere una ridda di indifendibili, un nuovo partito e un “gruppo di amici” che vogliono scendere in campo….
La data fatidica, che rischierà di oscurare il successo di Barack Obama, è il 7 novembre: a Firenze si riunirà il Comitato costituente che in un mese predisporrà lo statuto e disegnerà la dirigenza del nuovo partito. Già prevista la presentazione di liste autonome alle elezioni amministrative e alle europee di primavera, quando la nascente formazione si impegnerà per un’Europa di Stati e non per uno Stato europeo.
Deputato di Forza Italia e sottosegretario agli interni (dimissionario causa conflitto di interessi svelato dalla stampa), Taormina ha ricoperto con poca gloria anche la carica di presidente della Commissione che doveva indagare sulla morte di Ilaria Alpi.
Foto | Flickr

nostro inviato a Firenze
Qui alla Fortezza da Basso oggi è il VeltroniDay. Così lo hanno chiamato gli strateghi, della comunicazione veltroniana. Alle 18:00, dal palco della sala “La Pira” Enrico Mentana intervisterà il leader del Pd che chiuderà, di fatto, la prima convention democratica. In mattinata previsto un suo intervento anche alla terza assemblea Costituente regionale del PD della Toscana.
Nell’arrivare a Firenze, il primo pensiero, incontrando i cronisti è stato quello di sottolineare che spesso si cade nel facile errore di scambiare la critica di una persona (il riferimento è ad Arturo Parisi) con chissà quali bufere (come titolano oggi tutti i giornali): “Qui ci sono tante persone, qui c’é una grande voglia di far ripartire il partito, e siamo qui per questo”.
Le veline dell’ufficio stampa del Pd (non Emanuela e Chiara, vedi link a wikipedia), fanno sapere che la “Festa è in fermento”: “Firenze fa il pieno”, dicono, scrivono, con gli alberghi attorno alla Fortezza (“circa quindici, a tre e quattro stelle”) che registrano il tutto esaurito proprio in vista della giornata clou della Festa, quella consacrata alle conclusioni del segretario nazionale che, per la prima volta, rispetto alle storiche Feste dell’Unità, rinuncerà al comizio conclusivo a favore di una forma più democratica e moderna di esposizione delle idee.
Intanto, secondo un sondaggio realizzato da Ipsos e reso noto stamani dalla Stampa, il Pd sarebbe in caduta libera (29,8% vs 33,1 delle politiche di aprile) mentre i “partiti popolisti” (come li chiama il quotidiano torinese) di Di Pietro e Bossi continuerebbero a salire attestandosi rispettivamente al 9% (ex 4,4%) e al 10,8% (ex 8,3%).