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Tutti gli articoli con tag franceschini

Le pagelle del giovedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Silvio Berlusconi: reuccio. Voto 3. Il Cav si dice perseguitato e minaccia di “esplodere” in tv. “Per i miei 75 anni mi piacerebbe che si mettessero da parte i contrasti per portare l’Italia fuori dalla crisi”. Il miglior regalo? Passo indietro!

Pier Luigi Bersani: re travicello. Voto 4. Alla Camera i 6 radicali votati nelle liste Pd si astengono sul ministro Romano. Bindi e Franceschini furenti ne chiedono l’espulsione. Da Penati, a Renzi, a Veltroni e compagnia cantante: Pd gruviera.

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Elezioni, prima doccia fredda: verifica di governo alla Camera solo a fine mese. Berlusconi tira il fiato. Il Pd: "Dimissioni!"

pubblicato da il passator cortese

Dopo la (profonda ed estesa) batosta di Berlusconi e di Bossi e i (legittimi e sobri) festeggiamenti dei vincitori, arriva subito la prima doccia fredda. Il dibattito sulla verifica di governo si terrà alla Camera solamente la quarta settimana di giugno, dopo l’esame del dl Sviluppo, tra il 20 e il 27 giugno.

Così ha deciso la Conferenza dei capi gruppo di Montecitorio. Pare alquanto strano che la proposta sia stata avanzata proprio dal presidente Gianfranco Fini, ancora una volta eccessivamente prudente e lento.

Protesta il capogruppo del Pd Dario Franceschini: “La maggioranza si è opposta alla richiesta di tenere la prossima settimana il passaggio parlamentare chiesto dal presidente Napolitano. Sperano che i problemi si risolvano rimandandoli; tutto questo lo paga il Paese”. E comunque, la richiesta del Pd è serrata: “Il governo Berlusconi si presenti dimissionario alla verifica parlamentare”.

Altre volte Berlusconi si è salvato proprio per le tregue concessigli. Evitare che anche stavolta possa ritessere le fila di un partito allo sbando, continuare la campagna di compravendita di altri mercenari o arginare la diserzione nelle proprie file.

Soprattutto va costruita una tensione e una mobilitazione dei cittadini sui temi quotidiani e concreti, preparandosi innanzi tutto sui referendum. Guai abbassare la guardia. Niente è scontato.

Pd-Idv, mozione di sfiducia anti Berlusconi. Mattanza in vista?

pubblicato da il passator cortese

L’affondo di Luis Sepulveda (“Non si capisce come sia possibile che a un personaggio come Silvio Berlusconi si permetta di fare tutto, di passare da uno scandalo all’altro: con la storia della nipotina di Mubarak ha riso tutto il mondo”) sembra aver fatto da assist al Pd e all’Idv.

Bersani e Di Pietro, infatti, attraverso i rispettivi capigruppo alla Camera Franceschini e Donadi, hanno detto: “Adesso basta”.

Così (finalmente?) Pd-Idv hanno presentato una mozione di sfiducia contro il governo. Il capogruppo Pd ha anche scritto al presidente della Camera Gianfranco Fini per chiedere l’immediata convocazione della conferenza dei capigruppo per calendarizzare la mozione.

La riunione si terrà martedì, ma calendario alla mano la mozione verrà esaminata dall’Aula, molto probabilmente, dopo la Finanziaria.

La rete è gettata. Il pesce grosso sta per infilarsi dentro. Sarà mattanza?

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Ore 12 - Pd caos: D'Alema "out" per il ko a Bersani?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroTutti sanno che Pierluigi Bersani è diventato segretario del Partito democratico grazie al “supporto” di Massimo D’Alema.

Tutti sanno che Bersani è bersagliato dal “fuoco amico” di Franceschini, Veltroni, Parisi e compagnia cantante. Tutti sanno che senza D’Alema, Bersani è un pesce fuor d’acqua. Allora?

Allora perché non ribaltare il problema e cercare di allontanare D’Alema dalla sala di regia del Pd per togliere al segretario la stampella?

L’occasione è data dalla prossima elezione di D’Alema a presidente del Copasir (ex servizi segreti). Incarico prestigioso, impegnativo, delicatissimo e bipartisan, per il quale “baffetto” dovrebbe abbandonare la politica attiva, cioè disinteressarsi delle vicende del piddì.

Questa, almeno, è la teoria di chi appunto, con signorilità (si fa per dire), vuole cogliere una ghiotta occasione per prendere i classici due piccioni con una fava. A dar voce a questa… soluzione è il quotidiano (semi clandestino) del Pd, Europa (ex Margherita), di cui sono noti i supporters, alcuni autorevolissimi, oggi fuoriusciti dal Pd (leggi Rutelli).

Non è vero che Rutelli si è dimesso dal Copasir per “incompatibilità dopo aver fondato il suo nuovo partito Api, bensì l’ha fotto perché quel posto spetta a un Pd. E non è vero che chi ha un ruolo istituzionale bipartisan non può intervenire direttamente in politica, come dimostra Gianfranco Fini. Già.

E’ l’antico vizio della politica italiana (e in primis del Pd) di parlare a suocera perché nuora intenda. E’ la sintesi odierna del Pd, che rispolvera e salda il “peggio” del PCI e il “peggio” della DC messi insieme. Talis pater, talis filius.

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Il "gioco dell'oca" del Pd. Si torna a cercare ...l'identità

pubblicato da Massimo Falcioni

La candidatura di Emma Bonino alla presidenza della regione Lazio passa nel Pd all’unanimità. Ma è un en plein di facciata. Tutte quelle mani alzate all’Hotel Aran Mantegna di Roma nascondono i volti della delusione e del malumore di dirigenti e militanti che non sanno più “che pesci pigliare”.

Quel che succede nella regione della capitale è la cartina di tornasole di un partito “vuoto” . “spiazzato”, e “a rimorchio” di chiunque.

E Bersani? Accerchiato, criticato, sobillato. Il segretario sbanda, ora cercando di rimettere in riga gli “agitati”, come un “kapò”, ora subendo gli umori di chiunque dica la sua, “prigioniero” di amici (in forte calo) e nemici (in forte crescita).

Situazione peggiore di quella già vissuta dal Pd di Veltroni e di Franceschini? Sì. Come allora, pur se a parti invertite, c’è chi rema contro e addirittura “tifa” per la sconfitta del Pidì alle Regionali. Un errore politico perseguito per tre volte di seguito non può che portare alla disfatta.

Le primarie, previste per statuto e obbligatorie per le cariche pubbliche, sono oramai solo un ricordo. Alleanze senza strategia, alla giornata, imposte da convenienze e dalle circostanze, più che altro “subite” per non perire. Nel Lazio costretti a prendersi la Bonino, ma non c’è uno straccio di accordo con i radicali; l’Udc sta con la destra (se Berlusconi non pone il suo veto…) nelle regioni che contano e dice sì al Pd in Calabria (prendendosi il candidato presidente) e in Puglia, dove il Pd è nel caos, idem in Umbria. Con la sinistra radicale ecc. è frattura quasi ovunque. Con l’Idv è un continuo stop and go.

Per la prima volta, la componente cattolica ex Margherita (“figli di un dio minore”) è con le valige in mano, pronta dopo le elezioni di marzo, a sbattere la porta.

Il nodo è l’identità. Ancora nessuno sa cos’è il Pd: se un partito di sinistra che si allea con un centro costituito dall’Udc o un partito di centro sinistra in un assetto bipolare. Si “sbanda” sulle alleanze perché non è ancora definita la vera natura del partito.

A poco più di due mesi dalle elezioni, il Pd è senza rotta. E Bersani è nella bufera. Sarà il “tutor” Massimo D’Alema a salvarlo?

Ore 12 - Bersani "sor tentenna". Pd, allarme Regionali

pubblicato da Massimo Falcioni

altroPersino l’Unità se ne è accorta e lancia in prima pagina il titolone: “Allarme regionali”.

E’ paradossale che il Pd se la prenda con Di Pietro e De Magistris, come se l’Idv fosse una dependance del partito di Bersani. L’Italia dei Valori fa la sua politica, porta acqua al proprio mulino e, legittimamente, cerca di pescare voti ovunque, specie nelle acque “amiche” e più vicine.

Il problema è del Pd, che continua a sfogliare la margherita sulle alleanze, brancolando nel buio: è in ritardo su tutto, a cominciare dalle candidature per le regionali, elezioni/chiave per il Pd e a rischio per il centrosinistra che può andare ko addirittura in sei regioni.

Che fa Bersani? Il terzo segretario del Pd (come Veltroni e Franceschini) fa il “sor tentenna”, inchiodato nella morsa dei veti e contro veti di vecchie e nuove correnti, incapace (o impossibilitato?) a divincolarsi dalla “stretta” troppo ingombrante di Massimo D’Alema.

Si torna a parlare di resa dei conti. Stavolta sarebbe davvero l’ultima, con il definitivo sfarinamento di un partito capace di esprimersi solo nelle “primarie” e poi rotolare rovinosamente nella costruzione di programmi e leadership.

C’è fibrillazione. In molte realtà territoriali, non solo al Sud, sindaci ed esponenti del Pd, hanno già le valige in mano per nuovi lidi: è l’Api, il nuovo partito del “fuoriuscito” Rutelli, la meta più ambita.

Saranno settimane di alta tensione. Serve il colpo d’ala. Ma il volo di Bersani è troppo radente. E Berlusconi pare proprio fuori tiro.

In 10 parole: il nuovo libro di vicedisastro Franceschini

pubblicato da paganini

Da ben 2 giorni vi attende sugli scaffali delle migliori librerie. E magari non ve ne siete neppure accorti… Eppure In 10 parole, sfidare la destra sui valori, il nuovo libro di Dario Franceschini (ex vicedisastro e attuale capogruppo del Pd alla Camera), si presenta come un testo imprescindibile:

Le donne, i volontari, gli educatori, i nuovi italiani, i talenti, i lavoratori, i nonni, gli imprenditori, i ragazzi del sud, i liberi. Dario Franceschini abbraccia gli aspetti della nostra vita sociale, politica, economica in dieci discorsi agli italiani su dieci temi chiave per il futuro del nostro paese. Ne esce l’idea di un riformismo che ha il coraggio di sfidare la destra non rincorrendola, non limitandosi a proporre soltanto correttivi ai modelli sociali che ha imposto, ma mettendo in campo una gerarchia di valori alternativa e proiettata sul futuro.

Senza dimenticare che questo libro dedicato ai valori esce dalle tipografie in un momento in cui, tra trans, arresti, indagini e omicidi, il Partito democratico sembra un poco scoperto sul versante dell’etica (benché, forse, in modo meno imbarazzante dei Popolani delle libertà). L’impegno prioritario del Pd, stando alla prosa di Franceschini, dovrà essere di Ricostruire un’identità, per passare dall’essere forza di sola opposizione a forza progressista di governo… Fedele al suo passato, il Franceschini, dopo aver avallato una fusione fredda tra ex democristiani e ex ex comunisti, si pone il problema di ricostruire (a mezzo stampa) l’identità di un partito che non l’ha mai avuta e che, ammesso che sopravviva alla catastrofe delle prossime elezioni regionali, avrà soprattutto il problema di sopravvivere a se stesso.

La via del Pd per snidare il Cav: basta antiberlusconismo, veline, salotti tv, gossip

pubblicato da il passator cortese

Il primo errore che nel Pd molti faranno sarà quello di pensare che adesso, con Bersani segretario, ogni problema è risolto e che il futuro sarà lastricato di successi e vittorie. E giù ovazioni.

E’ così da almeno quindici anni, basta sfogliare l’album di famiglia: Prodi. Amato, Rutelli, D’Alema, Veltroni, Franceschini. Ogni volta grandi propositi di rilancio seguiti immancabilmente da grandi tonfi.

Il secondo errore, peggiore del primo, è quello di pensare che adesso “al Berlusca gli facciamo un c…lo tanto”.

Bersani, un emiliano bonario e tosto che deve dimostrare di saper essere leader, ha subito detto una cosa saggia: “No al dialogo, sì al confronto”. E’ questo l’antitodo per non cadere nel tranello dell’inciucio e nella trappola dell’antiberlusconismo e del populismo.

All’autolesionismo del veltroniano partito a vocazione maggioritaria non deve contrapporsi l’altrettanto autolesionismo dipietrista del partito dei “duri e puri” o di una allenaza “calderone” tipo ulivo riverniciato.

Berlusconi presto aprirà al dialogo, che vuol dire incontri segreti, caminetti, salotti televisivi, inciuci, appunto. Il Cav. va snidato per portare il confronto in Parlamento, cioè alla luce del sole, davanti agli italiani. Finendola con le storielle delle veline: obbligando premier e governo a rispondere delle proposte concrete (se ci sono) del Pd e dei suoi nuovi alleati (se ci saranno).

Uno, due, tre punti di come sciogliere uno, due, tre nodi che strozzano gli italiani e tengono l’Italia sotto un macigno.

Tutto il resto è noia: il replay delle vittorie di Berlusconi. Cioè il replay di un Paese sconfitto.

Ore 12 - La sfida del Pd di Bersani. Niente è scontato. Neppure per Berlusconi

pubblicato da Massimo Falcioni

altroPier Luigi Bersani l’ha detto subito: “Farò il leader a modo mio”. Un monito contro qualcuno (D’Alema o Franceschini e Marino) o un segnale per marcare in positivo il rinnovamento e l’autonomia?

Il nuovo segretario parte dalla buona prova data dal popolo delle primarie Pd e non può “sciupare” questo capitale umano e politico, il cui peso e valore va ben oltre i confini di un singolo partito.

Perché in ballo non c’è solo la prospettiva del piddì chiamato a giocare l’ultima sua carta, dopo essersi mangiato tutti i jolly a disposizione. Qui adesso in palio c’è l’alternanza di governo, c’è il futuro dell’Italia, la stessa democrazia di un Paese vicino al collasso, non solo economico.

Il forte dato delle primarie (arzigogolate e non toccasana ma comunque significative) confermano che gli iscritti del Pd (vale anche per altri partiti?) non sono dei “marziani”.

E soprattutto c’è una forte domanda di partecipazione “diretta” da parte dei cittadini che non si rassegnano a delegare a nessun “padre/padrone”, né tanto a meno a qualche caudillo o sultano, i propri destini e quelli di una nazione come l’Italia. E’ la politica che deve tornare in campo.

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Bersani nuovo segretario del Pd. L'annuncio di Franceschini

pubblicato da Luca Landoni



Come ampiamente previsto alla vigilia, Pierluigi Bersani è il nuovo segretario del Partito Democratico. Lo ha riconosciuto apertamente il principale rivale Franceschini verso le 23. Alle 23.10 Franceschini ha telefonato al neo-segretario per congratularsi, rilasciando la seguente dichiarazione:

“Gli ho telefonato e gli ho dato atto di questo riconoscimento. Non sarebbe giusto per il partito aspettare di vedere se ci sono due punti percentuali in più o in meno: il dato politico è che la scelta dei nostri elettori è quella di eleggere Pier Luigi Bersani nostro segretario”

Il terzo candidato Ignazio Marino ha comunque esternato una certa soddisfazione per il risultato della propria mozione, data tra il 10 e il 20%. Secondo le prime indiscrezioni Bersani avrebbe invece ottenuto una percentuale intorno al 48%, sfiorando così la maggioranza assoluta dei voti espressi. L’affluenza al voto dovrebbe aggirarsi sui due milioni e mezzo di schede, almeno secondo Maurizio Migliavacca.

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