Un Silvio Berlusconi “diverso”, in preda alle emozioni personali, quasi strappalacrime, quello svelatosi oggi in una intervista a “Gente”. “Mai come in questo periodo – dice il Cavaliere - ho sentito il desiderio di essere un cittadino qualunque”.
Il Premier ha quindi voluto ricordare sua madre, Rosa Bossi, scomparsa nel 2008. “Mi manca molto”, ha detto il Presidente del Consiglio. “Mi rimproverava - ha ricordato in particolare Berlusconi di mamma Rosa- di essere troppo buono. Mi raccontava che, se non me lo avesse impedito, da ragazzino avrei finito per legare dei campanellini alle caviglie quando andavo per prati in modo da avvisare le formiche di spostarsi al mio passaggio affinché non le schiacciassi”.
” Ma anche Francesco Cossiga - ha aggiunto il Premier- diceva che non avrei mai potuto avere successo in politica perché ero del tutto privo di quella cattiveria che secondo lui era necessario avere”. Dovere di registrazione. No comment.
Ieri e oggi. Cossiga piaceva molto agli americani. Berlusconi invece piace a Putin e a lui piacciono le donne belle, giovani e disponibili. La patta atlantica
Intanto la lite tra il Cav e Fini ha chiuso la parabola di Alleanza nazionale. I vecchi colonnelli di via della Scrofa sono passati da tempo alle fila nemiche e sperano adesso di isolare il loro antico capo e i suoi nuovi scagnozzi. I Fiuggitivi
Il sottosegretario Carlo Giovanardi è ossessionato dalle droghe. Si dice che in casa abbia un poster di Morgan con il quale gioca a freccette. Forse gli farebbe bene una vacanza in Giamaica: chissà come se la passerebbe laggiù. Rasta e fagioli
La sinistra ha smarrito identità e riferimenti ideologici. Marx, Lenin, Mao, Gramsci, Guevara, Berlinguer: sembrano tutte icone di un passato lontanissimo. A proposito di icone della sinistra, una domanda ci attanaglia: che fine ha fatto Alba Parietti? La prima coscia bella
Libro di dediche e saluti nella camera ardente di Francesco Cossiga. Dopo le esequie, il volume sarà secretato per i prossimi 30 anni. Ser-vizi segreti
A differenza di Andreotti, il presidente emerito era uno che affrontava di petto le situazioni, faceva scelte a viso aperto, nel bene e nel male. Pochi silenzi e molte provocazioni. Prendi il Moro per le corna
Resta la macchia dei suoi comitati di crisi per affrontare l’emergenza del rapimento dello statista pugliese. Erano inefficienti e pieni di piduisti. Tra i membri c’era pure Gelli sotto falso nome. Kiss me Licio
La crisi politica e l’estate. Se il Re di Arcore è nudo, il suo più fedele alleato sceglie ancora la canottiera. Stavolta nera. S-palle al vento

Come nelle migliori tradizioni italiane, i principali siti d’informazione italiana si sono preparati alla morte di Francesco Cossiga preferendo l’altare celebrativo al classico coccodrillo. In pochi, nelle ultime ore, hanno posto la propria attenzione sulle ombre dell’esponente politico.
Il cordoglio espresso dai principali esponenti dell’attuale maggioranza (Silvio Berlusconi ha già fatto sapere di essere impegnato a piangere un amico carissimo) cozza con il sentimento di alcune delle persone che hanno avuto a che fare con Francesco Cossiga.
A Blitz Nando Della Chiesa, figlio del generale Carlo Alberto ucciso a Palermo il 3 settembre 1982, parlando del defunto ha dichiarato:
”Non posso dimenticare le tante malevolenze che Francesco Cossiga espresse su mio padre. La pietà per la morte non cancella i ricordi. Di segreti Cossiga ne ha conservati tanti e falsi segreti li ha alimentati con le sue interviste.
Continua a leggere: Francesco Cossiga: 26 luglio 1928 – 17 agosto 2010

Francesco Cossiga, è indubbiamente un ex Presidente della Repubblica particolare: certe sue esternazioni “Infiltriamo il movimento!” “Dichiariamo guerra alla Spagna” “Sto raccomandando mia nipote Bianca Berlinguer al Tg3!” ci lasciano a bocca aperta, estasiati come bambini al cinema che guardano Star Wars. Bene: ora c’è anche un libro che raccoglie decine e decine di queste perle (in?)volontarie, visto che si tratta di un libro-intervista in cui il Picconatore si confronta con Claudio Sabelli Fioretti - qui trovate il suo blog.
La strategia che hai suggerito a Maroni: lasciare che i manifestanti facciano casino. E poi picchiare.
E certo. Maroni non ha capito che se non si ha la sinistra dietro, non si può picchiare. Bisogna aspettare che venga picchiato qualcuno di sinistra. Se viene picchiato Odifreddi o Pancho Pardi, poi si può anche uccidere!
E alè: fate conto che il libro è tutto così, ve lo consiglio decisamente.
Novissime Picconate,
di Claudio Sabelli Fioretti e Francesco Cossiga
Aliberti Editore, 173 pp, 14,90 euro

Francesco Cossiga torna a far parlare di sé con una lettera inviata a Francesco Rutelli, che ricopre la carica di presidente del Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica.
L’ex presidente della Repubblica italiana ha preso carta e penna per chiedere a Rutelli di avviare una indagine sui Servizi segreti italiani per scoprire se alcuni nostri 007 hanno passato informazioni riservate che sono servite ad avviare le indagini sulle feste e gli annessi e connessi di Villa Certosa. Una iniziativa nata dopo che un’altra mente illuminata della Repubblica, Umberto Bossi, ha dichiarato pubblicamente che “Il presidente del Consiglio invece di farsi accompagnare dai servizi segreti, è meglio farsi accompagnare dalla gente della Lega e dalla polizia normale come faccio io; i Servizi sono una brutta roba. Sono i servizi che sono sempre dietro a queste porcate, prima le bombe e ora le donne”.
Cossiga non si scandalizza di certo che un ministro abbia detto che i Servizi segreti mettevano bombe in giro, in fondo lui è stato soltanto ministro dell’Interno, mica si è mai occupato di queste cose. Cossiga non chiede che il Copasir indaghi su tutte le pagine oscure della storia italiana (come ad esempio le famose bombe) in cui - secondo Bossi - sarebbero coinvolti gli uomini dell’intelligence.
Niente di tutto ciò: il problema per l’ex picconatore democristiano sta nello scoprire come hanno fatto i magistrati ad avere le informazioni e le fotografie di Villa Certosa.
Il Belpaese non è la repubblica delle banane. E’, caso mai, la repubblica delle ciliegie. E una tira l’altra.
Come le “balle” della nostra politica.
O le “balle” del premier che parla di un “progetto eversivo” contro di lui, di un “complotto” che punta a destituirlo. Solo sparate da grande calura estiva?
Può un presidente del Consiglio parlare a ruota libera, agitare scenari da fantapolitica, sostenere addirittura la tesi di un complotto, come fosse il capo tribù di uno sperduto villaggio africano?
Se è certo, Berlusconi ha il diritto-dovere di fare nomi e cognomi e mettere in piazza (in Parlamento) i fatti. Altrimenti taccia.
Ogni giorno si supera il degrado della politica. E i cittadini rispondono con il disgusto e il distacco.
A meno che il “suggeritore” del Cavaliere sia Francesco Cossiga, che si riprende la scena rivelando “un progetto eversivo, un piano trasversale tra il partito di Repubblica, Murdoch e pure Pierfurby Casini”. Ecco a che punto siamo.
A che si mira con tali affondi?
Continua a leggere: Ore 12 - La Repubblica delle banane. E il Belpaese dei "complotti"
L’ex presidente, ex ministro, ex picconatore democristiano Francesco Cossiga non perde mai occasione per concedersi affermazioni e rivelazioni che - nel famoso “Paese normale” - porterebbero probabilmente all’incriminazione o almeno all’apertura di una inchiesta. Anni fa si lasciò sfuggire che nel dopoguerra i Carabinieri, in Sardegna, avevano delle armi da mettere a disposizione della Dc nel caso in cui il Partito comunista avesse vinto le elezioni. Poi ci fu la vicenda Gladio - Stay Behind con gladiatori e paramilitari che venivano addestrati nelle basi militari sarde. A intervalli più o meno regolari Cossiga si diverte a tornare sulla strage di Ustica, ripetendo che i francesi hanno sparato un missile, forse per sbaglio, forse perché nei pressi c’era un aereo con Gheddafi a bordo e lo volevano eliminare.
Intervenendo al telefono alla manifestazione per la consegna a Giampiero Marrazzo del premio Agave di Cristallo per la qualità del linguaggio documentaristico dell’opera “Sopra e sotto il tavolo” (docufilm sulla riapertura del caso Ustica) Cossiga ha ribadito che sono stati gli aerei francesi a causare 81 morti, ma che tanto non lo ammetteranno mai e quindi è inutile insistere.
L’Italia, oltre ad essere stato per 50 anni un Paese a sovranità limitata, può anche vantare questo genere di politici: gente che ha occupato ogni tipo di poltrona, trattato e brigato con ogni tipo di personaggio e goduto di enorme potere, ma che quando si tratta di punire i responsabili di una strage (Ustica, Cermis, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, etc etc) si distrae, per rammentare solo 30 anni dopo i nomi dei colpevoli e farsi beffe dei cittadini italiani, godendo dell’immunità garantita dall’età e dalle relazioni intessute durante una specchiata carriera da un palazzo all’altro.
Chissà che un giorno il Cossiga non si ricordi pure come sono andate le cose durante il rapimento di Aldo Moro…
Ieri è stata una giornata di scontri a Torino. Una vera e propria guerriglia urbana scatenata dai nipotini dell’Onda fin dalla prima mattinata. Il movimento studentesco ha prima issato uno striscione con la scritta “A Torino c’è Profumo di marcio”, giocando con il nome del rettore, poi ha contestato in ogni modo l’assemblea transnazionale dei rettori organizzata nell’ateneo lanciando oggetti contro le forze dell’ordine, rovesciando cassonetti e bloccando la circolazione.
Non contenti i ragazzi del movimento studentesco hanno poi occupato gli uffici della General Motors Europe all’interno del Politecnico al grido di “Le aziende occupano le università, noi occupiamo le aziende” e per poco non sono venuti alle mani con gli automobilisti esasperati e con i negozianti costretti ad abbassare le serrande. Ma il peggio deve ancora venire, con l’annunciata manifestazione di oggi per la quale dovrebbero giungere una ventina di pullman da Roma, Napoli, Genova e Milano.
Il tutto precede di qualche mese il G8 vero, quello dell’Aquila (questo, puramente accademico, è sulla sostenibilità) e segue di poco l’aggressione al segretario Fiom Gianni Rinaldini (vedi filmato) trascinato giù dal palco sabato scorso. È soprattutto quest’ultimo episodio a ricordare da vicino la celebre contestazione a Luciano Lama, che nella plumbea Bologna degli anni 70 segnò in certo qual modo l’inizio della stagione del terrore.
Continua a leggere: Torino e G8. Gli scontri con l'Onda e la sinistra che non c'è più di Cossiga
La stretta di mano tra le vedove dell’anarchico Pinelli e del commissario Calabresi è un fatto positivo.
L’avvenimento può assurgere a simbolo di una nuova stagione di ricomposizione e addirittura consentire l’amnistia per i terroristi?
L’ex presidente Francesco Cossiga adesso sollecita la grazia a Sofri, l’amnistia per tutti i terroristi, la riappacificazione tra i familiari di Moro e i suoi carnefici.
I morti ammazzati non parlano. Ma non parlano nemmeno coloro che tali delitti li hanno commessi in nome di deliri ammantati di false ideologie.
Riappacificazione non può voler dire cancellare le motivazioni di quei delitti e sollevare dall’infamia chi quei delitti li ha compiuti. Quel sangue ha indelebilmente macchiato il Paese e non si può lasciar passare l’idea che si può uccidere perché poi si passerà sopra una spugna che cancellerà tutto e tutti, mettendo insieme e sullo stesso piano carnefici e vittime.
Proprio per questo serve la massima cautela nelle proposte e nella polemica politica attuale.
Si può (e si deve) criticare le scelte economiche del governo ma Antonio Di Pietro cede alla demagogia e alla strumentalizzazione quando afferma che “così si creano le premesse di una spaccatura sociale creando le basi per una rivolta anche di tipo illegale”.
Come altre volte, un atto positivo (la stretta di mano) invece di favorire la ricomposizione storica apre nuove discussioni che alimentano nuovi scontri.
Lo Stato non deve essere “buono”. Deve essere “giusto”. Quei (pochi) terroristi ancora in galera, non hanno niente da dire?