Francesco Cossiga: profezia. Voto + 8. Monito dell’ex capo dello Stato: “Il terrorismo nacque per l’indulgenza dei sindacati di sinistra e del Pci. E oggi, con i rapimenti dei manager e il clima intimidatorio nelle aziende, ci sono le stesse premesse, manca solo l’ideologia”. Grido nel deserto.
Umberto Bossi: celodurismo. Voto – 8. La Lega non cede e pone il veto sul referendum abbinato alle Europee. L’ipotesi compromesso è il 21 giugno con i ballottaggi delle amministrative. Berlusconi cede al diktat della Lega. Per un pugno di voti gli italiani pagano la “Bossi tax”.
L’ha (ri)presa la tessera Romano Prodi. Quella del Pd, la sua “creatura” prima osannata, poi ripudiata, adesso di nuovo amata.
E Prodi non fa mai niente per caso.
Il Professore non fu mai democristiano. Prese la tessera dello Scudo crociato una sola volta, quando Giulio Andreotti lo chiamò in un suo governo e lo fece ministro.
Allora perché si è (ri)messo in tasca il simbolo del Partito democratico? Per una questione di “nostalgia”?
No, l’ex premier è uno che sa guardare avanti. Allora?
Prodi con la nuova tessera festeggia la chiusura di un ciclo: sancisce la fine definitiva di Veltroni (il vero killer del suo governo dell’Unione) e del “veltrusconismo” (il vero killer dell’Ulivo), del partito a vocazione maggioritaria, del tentativo del patto di sistema con il capo del Pdl per fare il bipartitismo, del kappaò del centro sinistra.
Il giuramento di Prodi: “Non torno alla politica attiva” non è credibile.
Romano è uno che se le segna al dito. E’ un cattolico “adulto” che prega ma che nutre rancore, sa aspettare con la certosina pazienza presa dalla millenaria lezione del cristianesimo, tende l’agguato nei modi e nei tempi che decide da solo, sa coltivare, lavorando sotto sotto, il sogno della rivincita. E’ uomo malato di politica. E di potere.
C’è attesa per il voto che la Sardegna esprimerà fra meno di due settimane.
L’interesse supera i confini dell’isola perché il responso avrà anche riflessi nazionali.
Il vero concorrente dell’ex governatore Renato Soru (secondo alcuni il vero candidato alla guida del Pd nazionale dopo la prevista debacle di Veltroni alle Europee) non è lo sconosciuto Ugo Cappellacci, bensì il Premier Silvio Berlusconi, impegnato a battere l’isola in lungo e in largo.
Così la Sardegna si prepara a diventare il vero campo di battaglia per una politica nazionale, mai vista e sentita così vicina.
Nei sondaggi prevale Soru, ma il recupero di Cappellacci è forte e costante. Il motivo? Marco Pannella ha reso pubblico i dati della copertura televisiva dove non c’è storia. Nel mese di gennaio la presenza nei tigì nazionali (Reti Rai e Mediaset) è tutta a favore di Berlusconi e del suo delfino: il rapporto è 1 (Soru) a 100 (Berlusconi/Cappellacci)!
Il gran capo radicale ricorda Catania quando con i sondaggi favorevoli (un vantaggio del 15% nell’ultima settimana) a Bianco, le urne poi premiarono il centrodestra.
Un altro “osservatore” interessato, l’ex capo dello Stato Francesco Cossiga, non ha invece dubbi: “Vincerà Soru perché sa come parlare al sardo, mentre il suo sfidante rischia di essere preso per la proiezione di una figura esterna all’isola, cioè Berlusconi”.
Ma, sornione, il presidente emerito aggiunge: “Io non credo allo scontro con Berlusconi: il Cavaliere e Soru si conoscono da tanti anni. Ora fanno i nemici, ma in privato si danno del te”.
E fanno affari insieme, dicitur. Che fra i due litiganti, a rimetterci sia Veltroni?
Tutto è bene quel che finisce bene. E il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha espresso il suo compiacimento per l’epilogo della incredibile e inquietante vicenda delle due procure di Catanzaro e Salerno.
Ma è davvero finita la guerra tra i giudici?
Il Consiglio superiore della magistratura dichiara che “il ravvedimento operoso non blocca le procedure avviate”. Tradotto, significa che l’inchiesta non si ferma e che tutto può ancora succedere.
Una volta tanto concordiamo con l’accusa fatta dall’ex capo dello Stato Francesco Cossiga: “Questa trattativa privata è una vergogna aggravata dal ridicolo”.
I fatti restano. E dimostrano non solo che due procure hanno perso la faccia e sono “screditate” ma che, come scrive oggi Il Foglio, “ E’ stato messo ko il partito dei giudici, quell’agglomerato di potere giudiziario e mediatico con proprie espressioni politiche che si era illuso ai tempi di Tangentopoli di operare una rivoluzione e che invece è riuscito a realizzare solo una caparbia e dannosa conservazione di un sistema inefficiente”.
“Ore 12” critica incessantemente la casta politica.
Ma il limite, e l’errore, della magistratura è stato (ed è) quello di porsi come obiettivo non il perseguimento dei reati (che sono sempre e solo personali) ma quello di “moralizzare” il sistema politico.
Continua a leggere: Ore 12 - Dopo la guerra delle procure, pronto l'affondo di Berlusconi
Sciopero trasporti: lunedì caos. Voto – 8. Sarà un lunedì di passione, l’inizio di settimane di caos per i cittadini a causa di scioperi nei trasporti di tutti i tipi, con la “perla” dei piloti e assistenti Alitalia che hanno indetto altri 14 giorni di lotta dopo lo sciopero già deciso per il 25 novembre. Autoregolamentazione ko. Italia in ginocchio. Il solito braccio di ferro fra Aziende del trasporto pubblico e i sindacati. E il governo? “Non ci faremo intimidire”. Parole di Matteoli. Parole al vento.
Francesco Cossiga: picconatore/provocatore. Voto – 9. L’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga in una lettera al capo della Polizia Antonio Manganelli dà consigli per bloccare la protesta degli studenti: “ci vuole il morto”. Poi si deve fare scattare la repressione dura. Parole come pietre. O come pallottole. Una incitazione allo scontro. Il “picconatore” gioca con il fuoco. Presidente, adesso basta! Si interessi di Carla Bruni, ma lasci stare gli studenti.
Stavolta Francesco Cossiga il piccone lo usa in modo felpato.
Perché l’interlocutore dell’ex presidente della Repubblica è Massimo D’Alema, politico “stimato e amico”, invitato esplicitamente a tornare comunista.
Il Picconatore apre solchi nuovi. “La politica solispsista di Veltroni – afferma Cossiga – è fallita. Che non sia il caso di riallacciare (per il Pd, ndr) i legami e le alleanze con la sinistra democratica e radicale aderendo al Partito socialista europeo e all’Internazionale socialista? Non è il caso che la sinistra italiana, che è la patria di Gramsci e Togliatti, torni a coltivare il marxismo?”.
La visione del presidente emerito è chiara, con una inedita semplificazione della realtà politica italiana: una destra europea, partito conservatore democratico espressione di interessi “moderati” e ideali “nazionali”; una sinistra europea, espressione della classe lavoratrice e del ceto medio oramai proletarizzato, partito con ideali anticapitalisti, antiliberisti, antimilitaristi e pacifisti; un “centro” moderno post Dc, partito minoritario ma indispensabile per costituire il nuovo centrosinistra, quello con il trattino.
E i “cattolici adulti” o “cattolici democratici” oggi dentro il Partito democratico? “Nessun problema – chiosa Cossiga – per loro è solo questione di posti …”.
Picconata o sasso nello stagno, fa lo stesso. Più che un suggerimento a D’Alema, quello di Cossiga sembra l’intervento che apre il congresso straordinario del Pd!
Avvio scoppiettante ieri per Annozero, il cui dibattito su Alitalia ha acceso i toni come ci si poteva attendere da un parterre del genere Travaglio-Castelli-Di Pietro. E’ mancato forse uno strenuo difensore dell’accordo, visto che Castelli ha dato l’impressione di guardarlo con un certo distacco, così come e mancata una vera controparte governativa o del mondo sindacale, e quindi non ci è rimasto che assistere agli spesso condivisibili attacchi alla congrega dei 14 “salvatori della patria” senza grosse controparti.
Ritornando invece a Margherita Granbassi, la polemica sulla quale partecipazione pareva ormai sopita, si registra oggi il durissimo attacco del presidente emerito Francesco Cossiga che, si scopre, è anche vice-brigadiere onorario dell’Arma. In un’intervista al Corriere il Picconatore ha spiegato le sue ragioni:
«Ecco perché non posso nascondere stupore e meraviglia. Perché vedo che una donna maresciallo dei carabinieri, per giunta campionessa di scherma, va in televisione a fare quasi la “velina” nella trasmissione di Michele Santoro. Noto, però, che Santoro ama circondarsi di belle donne, come per esempio quell’hostess Maruska Piredda che ha esultato alla notizia che la Cai si era ritirata dalla trattativa Alitalia e che lui ha voluto fosse in trasmissione con la Granbassi».
Foto: Ansa
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Cossiga è una di quelle entità alla Vittorio Sgarbi, che non deludono mai. Proprio quando ti aspetti una giornata sonnacchiosa, arriva il lancio d’agenzia, la dichiarazione, la perla surreale che ti cambia l’umore, un pò come l’immaginaria battaglia navale contro la Spagna di qualche mese fa. Walter Veltroni? Per Francesco Cossiga, ex Presidente della Repubblica, è come Benito Mussolini negli ultimi giorni del regime. Uh? Ehi, forse ho subìto un’intossicazione alimentare che mi causa allucinazioni visive e sonore? No. Ecco il lancio di AdnKronos:
Nel discorso di Walter Veltroni alla festa del Pd di Firenze «ho trovato le stesse invettive contro i gerarchi che hanno tradito, contro gli ingrati profittatori di regime che usò Benito Mussolini nel famoso discorso tenuto al teatro Lirico di Milano prima che la Repubblica Sociale Italiana avesse il suo tragico epilogo». Lo scrive il presidente emerito Francesco Cossiga in un intervento pubblicato su Libero
E ho controllato anche sul calendario. Oggi non è il primo aprile.
Francesco Cossiga mi mancherà molto, se e quando vorrà ritirarsi dall’agone politico: perchè le sue perle sono inestimabili, l’ultima in ordine di tempo è quella relativa ai presunti brogli ordinati dal PCI durante Canzonissima del 1964.
Era l’edizione speciale “Napoli contro tutti”: gli italiani votavano inviando una cartolina, e alla fine trionfò “O’ Sole mio”. Seconda classificata, Gigliola Cinquetti, con “Non ho l’età” - il video dopo il salto. Terzo, Anatoli Solovianenko, che potete vedere nell’immagine qui sopra, insieme al buon Big Luciano Pavarotti: Solovianenko chi?
Era un nessuno totale. Eppure prese 180mila preferenze. Motivo? La propaganda del più forte partito comunista d’Europa. Ce lo spiega il nostro buon ex Presidente della Repubblica
Vuol sapere la mia opinione? E’ un fatto assolutamente normale, lo scopo del PCI era umiliare gli americani e fare crescere le simpatie per Mosca. Il consenso si costruiva anche a colpi di canzonette
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Nuova uscita del picconatore nazionale, che anche stavolta non le manda a dire, come si legge in un’intervista rilasciata oggi al Giornale. “L’arresto di tutta la giunta regionale Pd abruzzese è il primo avvertimento. Poi toccherà, come è già successo, alla moglie di Mastella, alla moglie di Veltroni“. E sui motivi:
“E’ la reazione della magistratura al discorso di D’Alema, che alla Camera ha riconosciuto l’esistenza del nodo politica-magistratura. E anche al discorso di Violante, che ha aperto all’immunità parlamentare. Lo strapotere della magistratura” - continua Cossiga - “nasce proprio dalla soppressione dell’immunità parlamentare, che era il confine tra istituzioni rappresentative e magistratura e affermava la supremazia del parlamento”.
Quindi il presidente emerito torna su Tangentopoli:
“Questi non hanno capito che oggi non è più come ai tempi di Tangentopoli. Allora la magistratura non decise di aiutare la sinistra, ma comprese che non si poteva mettere contro tutti. Si pensava che i comunisti fossero i più forti e si mise con loro. Ora però la magistratura militante è un’entità politica distinta e non ha più bisogno dell’appoggio di un partito”.
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