In questi giorni di trambusto politico, l’unico leader di partito di cui non c’è traccia è Cicciobello Rutelli. Non pervenuto, sparito. Pare che in realtà si trovi nei villaggi turchi colpiti dal recente terremoto in qualità di volontario della Mezzaluna Rossa. La Mezzaluna e la mezza sega
Qualcuno sostiene invece di averlo visto nel deserto della Mauritania, con un kaftano indosso, mentre urlava a due cammelli distratti: “Miei coraggiosi parlamentari, vi condurrò a Ovest, verso l’oceano. E poi verso la terra promessa”. Estasi biblica o stato confusionale causato da irrilevanza politica? Presto, comunque, sarà Casini a dettargli le tavole della legge. Onora il p-Api e la mami
Lo scandalo degli abusi sui minori negli istituti e nei collegi religiosi di mezza Europa, assume oramai i contorni di una patata bollente senza precedenti. Cose da patzinger
E come se non bastassero tutti i guai che il Cav ha già di suo, ci si mette pure il Milan, vittima di una figuraccia storica in Coppa dei Campioni. A Manchester Ronaldinho pareva afflitto da legittimo impedimento fisico e la competizione europea si è trasformata in un processo molto, ma molto breve. No Maldini, no party
Francesco Rutelli difende Berto-laser: “In questo Paese chi fa di solito viene guardato storto. Ed è il caso di Bertolaso, secondo me”. Sembra strano? No, se si considera che l’inchiesta fiorentina ha sfiorato anche il cognato di Cicciobello. Che ci vogliamo fare: pure lui…tiene famiglia. Poveri ma (Palom)belli
Berto-laser ha perso la misura della propria posizione e funzione nel mondo. A Ballarò in sostanza ha detto: i giudici fiorentini potevano avvisarmi del fatto che avevo intorno persone colpevoli di gravi condotte; così avrei preso i giusti provvedimenti. Ma chi è Berto-laser? Il procuratore capo di Firenze? Il gip? Il gup? Conosce il significato dell’espressione ’segreto istruttorio’? Vaffangup
Nel frattempo l’inchiesta inizia a fare vittime illustri anche tra i magistrati. Anzi, ci vanno di mezzo un padre (il giudice) e il suo amato figliolo. Non è tutto (T)oro quel che luccica
E Monica, la presunta escort che avrebbe ‘massaggiato’ Berto-laser al Salaria sport village, si difende: “Quando ho detto che gli ho fatto vedere le stelle, intendevo dire che avevo fatto un ottimo massaggio”. Intanto però San Guido le stelle le ha viste…e non era certo assieme a Dante Alighieri. Altro che Virgilio o Beatrice, per avventure del genere il suo nume tutelare può essere soltanto il Cav. Divina ComMediaset
Lo chiama “abbraccio francescano”, Francesco Rutelli, leader del neonato Api. E si riferisce alla nuova alleanza fra Di Pietro e Bersani.
Patto che non convince l’ex capo della Margherita, fra i principali fondatori del Partito democratico, appena abbandonato: “Ma quali novità: l’Idv slitta sempre più verso il giustizialismo. Se il partito di Di Pietro è passato dal 2% del 2006 all’8% del 2009 è stato perché non ha pagato dazio per le sue contraddizioni: peronismo, mentre reclama più democrazia; linea giacobina, mentre si proclama liberale”.
Le parole dell’ex sindaco di Roma sono ammalianti per gli insoddisfatti del Pd. Nel partito di Bersani sono in molti (cattolici in primis) che non credono alla “svolta” dell’ex pm e non si ritrovano a costruire alternative di Governo con qualunquisti, giustizialisti e populisti.
E’ il solito tira e molla. Con un Pd a ruota libera, o “assente”, o sbracato sul “muoia sansone con tutti i filistei”.
Continua a leggere: Francesco Rutelli a gamba tesa sull' "abbraccio francescano" Di Pietro-Bersani

Per capire quanto il presente sia brutto per il Partito Democratico è sufficiente sapere che anche un certo tipo di giornalisti, rappresentati da Barbara Palombelli, sta cominciando a chiedersi se il giorno dopo le elezioni di marzo sarà anche l’ultimo del Pd.
Se anche la stampa, mi si passi il termine, sinistroide non prova a sopperire le falle di Pierlugi Bersani e compagni allora siamo veramente alla fine. Il solo antiberlusconismo, per quanto consigliabile, non può essere l’unico medicinale da prendere.
Se ne sono resi conto pure gli esponenti dell’Italia dei Valori che per una volta provano a dimostrare di non essere solo il partito all’opposizione. Per eccellenza. Per farlo ha deciso di non sostenere la candidatura, del Pd, di Vincenzo De Luca.
Il mini-ministro Brunetta propone: “Stop ai bamboccioni. Ragazzi fuori di casa a 18 anni per legge”. Ma poi ammette: “Mia madre mi ha rifatto il letto fino ai 30”. Calderoli lo apostrofa da par suo: “L’amico Brunetta mi pare l’abbia fatta fuori dal vaso”. Come fa Calderoli a sapere che il suo collega, non potendo raggiungere la ‘tazza’, appoggia ancora il suo regale popò nel vasino per la pipì e la pupù? Un popò di ministro
Francesco ‘Binetto’ Rutelli si confessa religiosissimo e dice: “Vorrei risposare mia moglie in chiesa a Las Vegas”. Tra casinò e Casini, si sa, Cicciobello si sente molto a suo agio. Lo ’scemen’ de fer
In Puglia il centrosinistra ha scelto le primarie. Scontro finito? Macché, è solo adesso che comincia la vera guerra tra le milizie dalemiane e la riottosa minoranza interna al Pd. Combatter contro i mulini a Vendola
Di Pietro è il solito mattacchione: “Non c’è per noi un problema Udc sì oppure Udc no. E’ l’Udc che non si può sposare due volte e deve scegliere se condividere un programma con un solo alleato, responsabilizzandosi. Non esiste nel nostro Paese matrimonio con due mogli. Io, politicamente, vorrei andare a letto con una persona di cui ho fiducia, che condivide con me un progetto“. Io c’entro…
La notizia non è tanto che due “autorevoli” parlamentari ed esponenti del Partito democratico quali Enzo Carra e Renzo Lusetti (ex Margherita ed ex dicì doc) hanno abbandonato il partito di Bersani approdando nelle file dell’Udc.
La notizia è il Pd, un taxi dove si sale e si scende in funzione di aspettative e interessi personali.
E’ certo il fatto che, come più volte anticipato anche in questa rubrica, nel Pidì, sia a livello nazionale che nel territorio, è iniziata la fuoriuscita di singoli dirigenti o di piccoli drappelli.
Non è una fuga “a valanga”, ma l’inizio di un lento e inarrestabile allontanamento da un partito il cui progetto “non è mai decollato” (parole di Lusetti) o di un partito “molto diverso dalla formazione a cui avevo aderito” (parole di Carra).
Il via al “sciogliete le righe” l’aveva dato poche settimane fa Francesco Rutelli (fondatore del nuovo ApI), seguito da Pino Bicchielli e altri. Poi sarà la volta della Binetti. Ma le vere “idi di marzo”, per Bersani, saranno posticipate due settimane dopo, con la conta dei voti. Da lì, la fuga dal Pd potrebbe diventare … “biblica”.
Di certo Bersani difficilmente potrà dire: “veni, vidi, vici”.
Continua a leggere: Anche Enzo Carra e Renzo Lusetti scendono dal "taxi" Pd
Con Api si vola! Negli anni ’70 era lo slogan pubblicitario della nota Casa petrolifera italiana, con testimonial il 15 volte iridato di motociclismo Giacomo Agostini.
Stavolta Api (Alleanza per l’Italia) è diventato un partito, quello di Francesco Rutelli, che ieri ha presentato a Roma il nuovo simbolo. Si gioca sull’acronimo e vede in campo sia le api tricolori (operose ma con il pungiglione …), che un fiore d’arancio. Volerà?
I fondatori giurano che Api non sarà una meteora. “Andrà in profondità – garantisce Bruno Tabacci - e, forse, incrocerà un big bang molto probabile che trasformerà radicalmente il sistema politico italiano”.
Gli scettici sentono puzza di bruciato: c’è odore di Margherita due. In scala minore e con l’aggiunta dei soliti “rottami” della politica.
Già si parla di una zattera per “delusi” provenienti dal Pd (Rutelli è il primo), dall’Udc (Tabacci è il primo), dall’Udeur (Bicchielli, già capo dell’organizzazione del partito di Mastella, dopo un passaggio nel Pd, è anche qui il deus ex machina), Linda Lanzillotta e Franco Bruno (ex Pd), Pino Pisicchio (ex Dc, Udeur. Idv).
Idem nel territorio, dove si stanno raccogliendo “transfughi” in una accozzaglia multicolore di “brodo e acini”.
Rispunta il tarlo che aggredì la Margherita, quel partito dei “vice” del tutto subalterno, che già si disperde per i rivoli di discussioni marginali, il partito delle cricchette, per spartirsi, oggi i posti negli organismi dirigenti e da lì, domani, per accaparrarsi le poltrone nelle istituzioni. Rispuntano sul nascere i capobastone e i capicordata per rifare quello che hanno sempre fatto: il partito delle tessere e prendersi il … miele.
Rutelli vola alto, pensa in grande, disegna strategia. Come ai tempi della Margherita. Ci sarà la stessa conclusione?
Continua a leggere: Ore 12 - l'Api di Rutelli, partito del "pungiglione" o zattera per riciclati?

La posizione del Partito Democratico sul No B-Day è stata piuttosto ambigua tanto che alcuni rappresentati, Rosy Bindi in primis, hanno deciso di aderirvi solo in un secondo momento.
Capire come sia cambiato il progetto avviato da Walter Veltroni dopo l’uscita di scena di Dario Franceschini non è semplice. Anzi. Per questo motivo abbiamo deciso di intervistare Ivan Scalfarotto che dopo aver sostenuto la mozione di Ignazio Marino è diventato vice presidente del Pd.
Sei, da poche settimane, il vice presidente del Partito Democratico. Nel concreto cosa farai per la coalizione di Pierluigi Bersani?

Francesco Rutelli dopo la sconfitta alle comunali a Roma sembrava politicamente finito. In queste settimane, da quando ha lasciato il Pd, è persino più protagonista e più coperto mediaticamente degli ex colleghi di partito. Il problema è che già dopo poco tempo ha incominciato a sopravvalutarsi in maniera esagerata; l’ultima sua uscita prevede che la sua creatura, alleata con l’Udc, possa diventare il primo partito italiano
Far nascere un nuovo polo che, nel giro di alcuni anni, incontrandosi con l’Udc di Casini, che in questi anni ha avuto coraggio, resistendo a molte correnti avverse, e unendosi con le forze che condividono con noi valori e progetti, diventi la prima forza politica italiana. Saremo umili, perché ambiziosi
E meno male che è umile. Ma vuol veramente diventare primo partito con quella platea di attempati che si porta dietro? Con riciclati come Pisicchio (ex Idv) e Tabacci (Udc)? Proprio quest’ultimo infiamma la folla ultrasessantenne presente agli incontri dell’Api facendo intravedere una forza politica enorme del nuovo progetto
Continua a leggere: Rutelli e l'illusione della prima forza politica
Duecento presenti, trenta interventi, numerosi e qualificati ospiti di movimenti e partiti hanno caratterizzato la prima riunione del Consiglio nazionale dell’ Unione Popolare Cristiana (UPC) tenutasi ieri a Roma nella Sala conferenze della Camera dei deputati.
Visibilmente soddisfatto il segretario nazionale del nuovo soggetto politico centrista On. Antonio Satta, politico di matrice cattolica, colto e di esperienza, cultore dell’arte della mediazione e della politica del fare, amante delle sfide: “L’UPC parte con il piede giusto – dice Satta - lo dimostra la partecipazione attiva del nostro Consiglio nazionale e il confronto ampio e schietto, senza peli sulla lingua da parte di nessuno. Qui non ci sono padri padroni e neppure leader da omaggiare. Dimostriamo coi fatti che c’è spazio per chi vuole fare politica come servizio al Paese, onestamente, impegno morale prima che politico, per cambiare questo stato di cose”.
- Si può già misurare il “peso” di questa nuova formazione centrista? “Siamo abituati a stare con i piedi per terra e a guardare in faccia la realtà, che in questo caso è per noi positiva essendo già presenti, dopo poche settimane, in tutte le regioni d’Italia. Sin d’ora possiamo affermare che l’UPC, dopo l’UDC, è la componente più strutturata della Costituente di Centro”.
– Ma serviva un nuovo partito? “L’UPC è nata non per dividere ma per aggregare. E’ nata e si sviluppa per spingere chi, pur avendo deciso il giusto percorso, non si decide a imboccare la via e a camminare col passo imposto dai tempi della politica e raggiungere il traguardo”.
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