
Sono stati arrestati i quattro carabinieri che avevano tentato di estorcere al Presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, circa 80 mila euro. Il ricatto sarebbe stato basato su un video che ritraeva lo stesso Marrazzo in un momento della sua vita privata.
Al momento non si conoscono altri dettagli benché la stessa vittima si sia affrettata a precisare che quanto successo, oltre a basarsi su fatti non veri, è stato progettato per infangare la propria persona a pochi mesi dalle elezioni regionali.
Appuntamento che ha delle analogie con quello precedente. Come spiegato da la Stampa già nel 2005 Piero Marrazzo, candidato allora alla presidenza della regione Lazio, era stato coinvolto con Alessandra Mussolini e Francesco Storace.
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L’apparentemente lento avvicinarsi delle elezioni regionali del 2010 continua a stimolare le dinamiche politiche romane. Dopo la Dca di Rotondi, che ha generosamente messo a disposizione il suo 1% di voti a sostegno del Pdl, ora tocca alla Destra di Francesco Storace virare verso il Popolo della libertà, dopo “quasi un anno e mezzo trascorso senza comunicazione e in un clima di ostilità”.
I motivi del riavvicinamento Storace li spiega così: “la politica è fatta più di prospettiva che di rancore. Abbiamo voluto andare a tastare il terreno in vista di elezioni in 13 regioni nella prossima primavera”. La proposta del segretario Storace guarda non ad alleanze locali e a macchia di leopardo ma ad “impegni programmatici di carattere sociale, in maniera omogenea per affermare in tutto il Paese il messaggio de La Destra”.
Dopo la batosta delle Europee, quando l’alleanza con l’Mpa di Lombardo non gli ha comunque consentito di raggiungere il 4%, Storace sembra tornato a più miti consigli ed inizia a sentire più forte la voce del Padrone…
Giornata ricca di eventi oggi in tv, a partire dal classico appuntamento con In 1/2 h, la trasmissione condotta da Lucia Annunziata. Ospite della giornalista sarà il leader de La Destra Francesco Storace, che ha appena chiuso un accordo elettorale con l’Mpa di Raffaele Lombardo per le Europee. Quest’ultimo sarà a sua volta presente con un collegamento esterno. Il tutto su Rai3 alle 14,30.
Interessanti ospiti anche per Fabio Fazio. Che tempo che fa vedrà infatti il ritorno di Rita Levi Montalcini, in occasione del suo centenario avvenuto in settimana (lo stesso giorno di Montanelli) e di Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia. Appuntamento su Rai3 alle 20,10.
Infine segnaliamo naturalmente Report, il programma di inchieste e approfondimento politico curato da Milena Gabanelli e oggi incentrato sul sistema sanitario nazionale.
Continua a leggere: La domenica in tv: Storace dalla Annunziata e Report sulla sanità

Si arricchisce ogni giorno il panorama delle sigle e dei simboli che troveremo sulla scheda elettorale europea quando entreremo nella cabina per l’Election day di giugno.
Dopo Sinistra e libertà, fondata da Niki Vendola insieme a Verdi, Socialisti e Sinistra democratica, dopo la Lista Anticapitalista nata dall’unione di Prc, Pdci e Socialismo 2000, ecco la proposta di Movimento per l’Autonomia e La Destra. Raffaele Lombardo e Francesco Storace hanno deciso di allearsi per cercare di superare l’iniquo sbarramento del 4% previsto per le consultazioni europee.
Raffaele Lombardo annuncia: “Ci batteremo per un’Europa dei popoli che guardi al Mediterraneo e al suo sviluppo animata da una nuova cultura dell’accoglienza, della tolleranza e del dialogo”. Ma Storace lo sa?
Se fosse una festa, due giorni volerebbero via. Ma se fosse un’agonia, sembrerebbero infiniti.
Quel che è certo è che il congresso che oggi inizia a Roma con l’inno nazionale intonato da un coro di voci bianche, metterà la parola fine ad Alleanza Nazionale.
Tutto filerà via liscio con 1800 delegati che volenti o nolenti chiudono i conti con la storia del neofascismo e imboccano l’ultimo miglio che li porterà nel Pdl, in braccio al Cavaliere.
Non mancherà il coupe de theatre con l’”inatteso” ingresso di Silvio Berlusconi, “solo” spettatore, per non rubare la scena al padrone di casa Gianfranco Fini, il cui intervento è atteso per domenica.
Fra coccarde tricolori, scomparsi i saluti romani, non mancheranno le lacrime: infatti la nostalgia irrompe con un video su Giorgio Almirante e sui passaggi da Fiuggi fin sulla soglia del predellino.
Fra i colonnelli (o ex) di Fini mancherà solo Francesco Storace che il sindaco di Roma Gianni Alemanno non è ancora riuscito a convincere a rientrare nell’ovile. Dei vecchi, solo l’inossidabile Teodoro Buontempo dileggia la fine di An, ex Msi.
De profundis o meno, lo slogan (non senza presunzione) “Nasce il partito degli italiani” prova a guardare già avanti, alla nascita del Pdl. Una casa nuova e sicuramente ben ammobiliata, con i posti a tavola tutti assegnati.
Come ai bei tempi andati, ci si siede solo dopo il capotavola, cioè dopo Silvio Berlusconi. In fondo, non è lui che paga il conto?
E’ quindi anche giusto che sia lui ad assegnare i posti. Buon appetito!
Chissà se gli ultimi sondaggi avranno fatto andare “di traverso” il pranzo di oggi a Silvio Berlusconi e a Gianfranco Fini?
Già le premesse non erano delle migliori. Con il presidente della Camera ultimamente sempre più agitato ( ha criticato il “cesarismo” del Cavaliere e bacchettato il governo per i ripetuti voti di fiducia) e con il Premier sempre più adirato nei confronti dell’ex leader di An (“Così Fini farà la fine di Casini” ha detto Berlusconi ai suoi).
Adesso, sul tavolo dei due alleati, il dato clamoroso che rischia di destabilizzare la già difficile costruzione del Pdl: a livello elettorale Forza Italia e An otterrebbero più voti se andassero divisi (e sommati) che non con il simbolo unico del Pdl. Addirittura la differenza sarebbe di circa due punti percentuali.
Almeno questo dicono Renato Mannheimer (Ispo), Nicola Piepoli (Consortium), Renato Weber (Swg), Luigi Crespi (Istituto ricerche).
Ci sarà allora il dietrofront? Impossibile. Adesso la marcia indietro sarebbe come cadere dalla padella alla brace: a quel punto anche la somma dei punti dei due partiti divisi sarebbe inferiore al Pdl.
L’elemento centrale resta uno: divisi, FI e AN valgono elettoralmente di più che saldati come Pdl.
Di fronte a questa particolare situazione, un osservatore “interessato” come Francesco Storace non ha dubbi: “La maggioranza si sta sgretolando. Il monopartitismo non risolve i problemi della democrazia italiana. Berlusconi vuol trasformare il Parlamento in zittomento. C’è presunzione e incapacità. Nel Pdl domina Forza Italia. AN è ko”.
Ieri in Abruzzo Silvio Berlusconi era “imbarazzato” per i sondaggi che lo davano al 72 per cento. Roba da paesi del “socialismo reale” che fu.
Ma forse il suo pupillo locale Gianni Chiodi , giovane coccolato e riverito dal Premier, l’avrebbe persino superato. In Abruzzo, s’intende.
Il candidato alla presidenza della Regione ha messo in pratica i consigli del boss napoletano Achille Lauro che ai suoi concittadini concedeva una scarpa a testa promettendo di dare l’altra dopo … il voto.
Una volta si chiamava, una mano lava l’altra. Adesso in tribunale è l’accusa di voto di scambio.
Che ha fatto Chiodi? Il Pdl offre lavoro. Che c’è di male? In un video il Pdl invita i giovani elettori a presentare un curriculum presso i comitati o i gazebo del centrodestra (prima del voto) che saranno poi chiamati entro due mesi per “una selezione”, per “l’avviamento al lavoro”.
Chiodi in prima persona ha pubblicizzato lo spot su internet e tv locali. E’ anche stata inviata una lettera di supporto casa per casa: “Correte alle bancarelle per Chiodi Presidente, rispondete ai questionari di auto selezione, prenotate gli incontri di orientamento e formazione che partiranno dal gennaio 2009 … Stringiamoci la mano e scambiamoci energia”.
Francesco Storace (La destra) ha gridato: “Roba da codice penale”. E sul candidato presidente è scesa una grandinata di proteste. E accuse.
Così l’iniziativa “Tutti i giovani del presidente” è fallita e spot e lettere ritirati. Clientelismo? Voto di scambio?
Speriamo che il Cavaliere non renda obbligatorio, per decreto, l’iscrizione al Pdl. Potrebbe alzare ancora i consensi personali. Dopotutto Mussolini ha “tenuto” più di 20 anni.
Gianni Alemanno: antifascista. Voto + 9. In occasione della Marcia della memoria per ricordare la deportazione di oltre mille ebrei romani, il sindaco di Roma Gianni Alemanno si pronuncia forte e chiaro sulle leggi razziali “infamia del fascismo”. Alemanno: “Quelle leggi isolarono la comunità ebraica e furono l’anticamera delle deportazioni. “Quest’anno – precisa Alemanno – ricordiamo il sessantesimo anniversario delle leggi razziali. Fu un’infamia del fascismo, non l’unica, ma la più grave”. Parole come pietre. Anzi, come macigni.
Francesco Storace: fascista. Voto – 9. Di fronte al ministro Ignazio La Russa “indignato” per i fattacci di sabato sera allo stadio di Sofia, Francesco Storace non perde occasione per riconfermarsi: “ Anch’io da giovane intonavo cori simili”. Nostalgia puerile? Ma c’è di peggio. Per il sottosegretario Rocco Crimi, è “irrilevante” la connotazione politica dell’accaduto e per il dirigente del Viminale sulla sicurezza delle manifestazioni sportive Domenico Mazzilli “I cori Duce Duce e il braccio teso non sono reato in Bulgaria, quindi ….” . Siamo in buone mani.

Bisogna tornare indietro con la memoria di dodici anni per capire che il Pd sulla vigilanza Rai mente. Spudoratamente. Sapendo di mentire. La favoletta che raccontano i suoi esponenti - e in particolare il segretario Walter Veltroni – trae in inganno solo chi ha memoria corta. Con insistenza fanno passare come “anomalo” il veto del Pdl su Leoluca Orlando: “Così come noi ci siamo beccati Storace presidente della vigilanza, - ripetono come un disco rotto - loro accettino Orlando”.
Ma nel ’96 le cose non andarono proprio così. Chi non ha un ricordo lucido di quel periodo può rinfrescarsi la memoria semplicemente dando uno sguardo all’archivio storico del Corriere o della Repubblica che riportano con dovizia di particolari la querelle che animo ieri come oggi il dibattito politico sulla Vigilanza Rai. Francesco Storace, che passerà alla storia col nome di Epurator non fu la prima scelta. Il Polo, infatti, propose il nome di Ombretta Fumagalli Carulli (Ccd) che la maggioranza di centrosinistra per motivi vari rifiutò.
Solo allora, entrò in gioco l’esponente di An. Per giorni si pensò che nel Polo non ci fosse chiarezza e unione con una gran folla di candidati che rivendicavano quella poltrona. In realtà, fu la sinistra a contrastare duramente l’ascesa della parlamentare del Ccd. L’obiettivo? Eleggere Mauro Paissan, deputato dei Verdi e già vicepresidente della Commissione. Ma, alla fine, come sappiamo, dovettero accontentarsi della seconda scelta.
Si conclude così, in un freddo pomeriggio autunnale l’esperienza di Daniela Santanchè ne la Destra, il partitino fondato assieme a Francesco Storace poco prima delle elezioni per garantire una casa ai transfughi di An dopo il vuoto creato a destra dalla nascita del Pdl.
Uno scarno comunicato, annuncia le sue dimissioni da portavoce. Appena dieci righi, per dire essenzialmente tre cose: non vogliamo fare la fine della Margherita, non vogliamo essere extraparlamentari e nostalgici, i nostri interessi possono essere difesi e promossi solo partecipando alle decisioni. Insomma, la parola d’ordine è “collaborare responsabilmente con la coalizione di centrodestra oggi al Governo”.
La saga che ha animato l’estate politica italiana, alla fine, termina come previsto: con la pasionaria nera che molla tutto per entrare nelle grazie del Cavaliere: “Silvio sto arrivando”, è il messaggio non scritto che manda al Premier in attesa, chissà, di un bel dicastero.