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Tutti gli articoli con tag franco marini

Autogoal Pd "espropriato" dalle truppe cammellate di Di Pietro

pubblicato da il passator cortese

Alla festa nazionale del Pd a Torino, ieri sera è andata in onda una versione soft del neo settarismo ed estremismo della sinistra.

In questo caso sono state le “truppe cammellate” dell’Idv a irrompere (ben accette) nella scena, con attacchi virulenti contro l’ex presidente della Camera Marini, fra i massimi dirigenti dello stesso Pidì.

Il “bello”, si fa per dire, è che i militanti “democrats” si sono aggregati ai fans dell’ex pm e i dirigenti del Pd (tolleranti?) si sono limitati a … prendere atto.

Quella contestazione a cielo aperto contro Franco Marini e i cori pro Di Pietro non sono gesti “sportivi” di semplici aficionados e tanto meno sono espressioni democratiche o solo maleducazione e non rispetto degli altri.

Alla fine, gli estremi si toccano sempre. Di là la Brambilla organizza squadre di disturbo anti Fini, di qua, … idem. Quello di Torino, proprio perchè nel cuore del meeting espressione dell’immagine del Pd, è un grave fatto politico, di prevaricazione, da rifiutare e combattere politicamente.

In altre fasi si è iniziato così, e si sa come finì.

Manifestazione 5 dicembre: i democratici ci andranno o no?

pubblicato da Christian De Mattia


Il 5 dicembre ci sarà la fiera dell’antiberlusconismo militante con la manifestazione No B.Day alla quale hanno aderito Idv e Rifondazione. La posizione del Pd non si capisce (sai che novità!): ufficialmente non aderisce però se qualcuno si presenta va bene lo stesso. Insomma una decisione lineare.

Rosi Bindi esprime con massima chiarezza la questione

Mi pare che non andiamo alla manifestazione. Non manchera’ la nostra voce, non mancheranno le occasioni per dimostrare che siamo radicalmente antiberlusconiani

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Ore 12 - Il "gratta e vinci" del Pd acefalo

pubblicato da Massimo Falcioni

altroAl di là dello sberleffo, l’affaire della candidatura di Beppe Grillo è tutt’altro che comico perché evidenzia un problema terribilmente serio, un nodo politico che investe il Pd: la sua natura, la sua identità, la sua credibilità, la sua leadership.

E’ vero: un comico dovrebbe fare il comico. Come un politico dovrebbe fare il politico. Scambiarsi i ruoli è deleterio, oltre che farsesco.

Inutile girarci attorno: il problema non è Beppe Grillo (e le presunte trame del … “burattinaio” Antonio Di Pietro) ma il Pd degli equivoci e delle ambiguità, un partito sempre più avvitato in una deriva confusa e inconcludente, dominato da pulsioni autodistruttive.

Con dei cavilli burocratici e il fuoco di sbarramento si può chiudere la porta a chi chiede provocatoriamente la tessera del partito. Ma con i cavilli burocratici e gli atti di prepotenza non si dà forza, dignità, autorevolezza a un partito e a un gruppo dirigente ridotti davvero al lumicino. Non è con l’indignazione o il disprezzo che si risolvono problemi politici.

Pure Togliatti ci cascò quando, per dimostrare la giustezza dell’espulsione di due dirigenti del Pci, ironizzò che “anche nella criniera di un cavallo da corsa poteva nascondersi un pidocchio”. Ma lui era “il migliore” del più grande e autorevole partito comunista del mondo occidentale. Chi sono questi, se non gli artefici di un fallimento annunciato e realizzato?

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Ore 12 - Reentreé di Romano Prodi (con la nuova tessere del Pd) e dell'Ulivo (riverniciato)?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroL’ha (ri)presa la tessera Romano Prodi. Quella del Pd, la sua “creatura” prima osannata, poi ripudiata, adesso di nuovo amata.

E Prodi non fa mai niente per caso.

Il Professore non fu mai democristiano. Prese la tessera dello Scudo crociato una sola volta, quando Giulio Andreotti lo chiamò in un suo governo e lo fece ministro.

Allora perché si è (ri)messo in tasca il simbolo del Partito democratico? Per una questione di “nostalgia”?

No, l’ex premier è uno che sa guardare avanti. Allora?

Prodi con la nuova tessera festeggia la chiusura di un ciclo: sancisce la fine definitiva di Veltroni (il vero killer del suo governo dell’Unione) e del “veltrusconismo” (il vero killer dell’Ulivo), del partito a vocazione maggioritaria, del tentativo del patto di sistema con il capo del Pdl per fare il bipartitismo, del kappaò del centro sinistra.

Il giuramento di Prodi: “Non torno alla politica attiva” non è credibile.

Romano è uno che se le segna al dito. E’ un cattolico “adulto” che prega ma che nutre rancore, sa aspettare con la certosina pazienza presa dalla millenaria lezione del cristianesimo, tende l’agguato nei modi e nei tempi che decide da solo, sa coltivare, lavorando sotto sotto, il sogno della rivincita. E’ uomo malato di politica. E di potere.

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Le pagelle del mercoledì

pubblicato da Massimo Falcioni

Berlusconi & Maroni: carica! Voto – 8. All’Innse di Milano la polizia varca alle 5 di mattina i cancelli della fabbrica e carica gli operai in lotta per difendere il posto di lavoro. Più o meno come una settimana fa alla Fiat di Pomigliano d’Arco. Berlusconi ordina Maroni esegue. Col manganello. A quando l’olio di ricino?

Veltroni & Marini: scarica. Voto – 8. Veltroni non ce la fa più a chiudere le falle del Pd. Dopo Francesco Rutelli adesso è Franco Marini con la valigia in mano, pronto a “lasciare” dopo il congresso. Alla chetichella, uno alla volta, gli ex “margheritini” salutano. Amalgama mal riuscita, parola di Massimo D’Alema.

Festa Democratica / Il giorno del dissenso: in scena Parisi e Rutelli

pubblicato da fc

Festa Democratica, Firenze

nostro inviato a Firenze

Alla Festa Democratica del Pd oggi è il giorno della fronda interna e del dissenso. Dopo le inaspettate sferzate di D’Alema a cui ieri poi ha replicato da Formia il segretario nazionale Walter Veltroni (”Basta segare il nostro albero”, “Dice che ci dobbiamo dare una mossa? Ce la stiamo dando da mesi”, “Meno autoanalisi, più spirito combattivo”) qui a Firenze salgono sul palco Arturo Parisi e Francesco Rutelli in due incontri separati previsti rispettivamente per le 17:00 e le 21:00.

In attesa che la Fortezza apra i battenti al pubblico che attende con curiosità gli interventi dei due leader di quella che un tempo era la Margherita, l’attenzione è tutta puntata sull’intervista che Franco Marini ha rilasciato all’Espresso nell’ottica di fare il punto sul percorso del Pd. Un colloquio che, seppur ampio, potrebbe essere tranquillamente sintetizzato in due righi: basta con il partito “fru fru”, il segretario deve saper ascoltare ma decidere perché quando ci sono “le grane grosse” deve saper “mettere il petto avanti”.

Si ci consola con la politica, insomma, dato che gli stand sono ancora tutti chiusi.

Festa Democratica, Firenze
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Ore 12 - D'Alema e Marini spingono la "maggioranza silenziosa" contro Veltroni, capo del partito "fru fru"

pubblicato da Massimo Falcioni

altroDi due come Dario Franceschini e Antonello Soro, che lo bacchettano per le critiche mosse alla leadership del Pd, Massimo D’Alema non si preoccupa. Anzi, se ne frega.

L’ex premier ed ex ministro degli Esteri sa che Silvio Berlusconi e il suo governo hanno il vento in poppa mentre il Partito democratico è con l’acqua alla gola.

Il sindaco di Venezia Massimo Cacciari ha lanciato per primo l’allarme: “Se i sondaggi sono veri e alle elezioni di primavera scendiamo sul 28%, le dimissioni di Veltroni sarebbero immediate e il Pd si scioglierebbe. E’ un partito senza strategia. Ufficializzare le correnti e andare al congresso. Se si va avanti così è la fine”. Incalza l’ex ministro Paolo Gentiloni: “Attenti, senza svolta il Pd si scioglie”.

Spinto da mezzo partito deluso, sbandato e “incazzato”, alla Festa di Firenze D’Alema è tornato a ruggire, prendendo di petto Veltroni, attaccando la linea e la gestione del partito, proponendo un nuovo centrosinistra, lanciando la propria disponibilità a tornare a riprendere il bastone del comando.

Franco Marini, quando afferma che non condivide la linea di Parisi ma dice che però “è l’unica che c’è”, quando dice “basta col partito fru fru: meno immagine e maggior decisionismo”, quando vuole privilegiare il rapporto con il “centro”, significa che ha dissotterrato l’ascia di guerra.

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Le pagelle del mercoledi

pubblicato da Massimo Falcioni

Franco Marini: manotesa. Voto + 8. La guerra è finita? Berlusconi lo ha annunciato con solennità nel suo discorso di ieri alla Camera. Si volta pagina. Secondo il Premier non sussistono più i motivi di conflitto che hanno dilaniato la politica in questi ultimi 15 anni. L’ex presidente del Senato Franco Marini: “Ce ne ha date di fregature, il Cavaliere! Ma adesso dobbiamo accettare il dialogo”. Conflitto di interessi addio? Il leader del Pdl, vinta la guerra, ora vuole trionfare in pace. Saprà resistere il Pd alla tentazione di ballare la musica dettata dal Cavaliere?

Antonio Di Pietro: guardiano. Voto – 6. L’aria “nuova” del Premier inebria mezzo Pd ma non dà alla testa l’ex pm e leader dell’Idv. Di Pietro teme il trabocchetto: “Il Cavaliere si è inveltronito. Nel suo discorso alla Camera sembrava proprio il pifferaio magico di Hemlin e qualcuno nel Pd aveva già la lacrimuccia. Chi la fa l’opposizione adesso, Tabacci? Per il Pd si apre una strada insidiosa e piena di trappole. La mano tesa di Berlusconi è come la zampa tesa dal lupo all’agnello”. Berlusconi “diavolo tentatore” o Di Pietro inverecondo fomentatore pro domo sua?

La "Legge Biagi": tanto rumore per nulla?

pubblicato da Giulio Mattioli

Pochi giorni fa Franco Marini commemorava Marco Biagi, il sindacalista ucciso dalle nuove BR. Un uomo al quale hanno dedicato una delle leggi più discusse degli ultimi anni. E’ stato un peccato sprecare tanto inchiostro, perché fu una legge del tutto inutile. Nonostante ciò milioni di persone sono scese in piazza, la si chiamò annunciatrice di un’epoca barbara, si scomodarono da una parte i minatori dell’800 e dall’altra il miracolo italiano, quando non quello americano. E invece, ohibò, non è successo nulla. Nulla.

Mi spiego: la legge 30/2003 (chiamiamola col suo vero nome per una volta) non ha fatto che ricalcare il precedente Pacchetto Treu, opera governo di centrosinistra nel 1997, aggiungendo solo alcune figure contrattuali talmente bislacche e difficilmente utilizzabili che sono immediatamente cadute nel dimenticatoio (tipo lo staff leasing, il lavoro a chiamata, il lavoro ripartito).

La sua pecca fu quella, semmai, di non aggiornare il sistema di ammortizzatori sociali in un momento in cui la flessibilizzazione stava sempre più declinandosi in precarizzazione. Memorabile infine l’utilizzo cialtrone delle statistiche, secondo le quali Berlusconi affermò di aver drasticamente ridotto la disoccupazione.

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Il Senato risparmia: bravo Marini

pubblicato da mafaflash

senatoChi l’ha detto che il Palazzo ha le mani bucate? La spesa pubblica, se non proprio ridurre sensibilmente, si può contenere. Ed è già qualcosa. Almeno fa bene al morale degli italiani, se non proprio alle loro tasche. Nel 2007 il Senato della Repubblica ha speso “solo” complessivamente lo 0,07 per cento in più del 2006.

E’ un fatto quasi storico perché si tratta dell’incremento percentuale più basso degli ultimi vent’anni. Il dato consuntivo 2007 è quindi pari a 521.480.438 euro, con una differenza di appena 317 mila euro rispetto ai 521.108.954 euro del 2006. L’avanzo di esercizio è stato pari a 59,9 milioni di euro, con un miglioramento del fondo iniziale di cassa di ben 18,8 milioni.

I trasferimenti dal bilancio dello Stato (la cosiddetta “dotazione ordinaria”), che rappresentano la fonte più significativa di entrate, sono stati ridotti, nel triennio 2006-2008, di 77,5 milioni di euro rispetto agli stanziamenti originariamente richiesti al Ministero dell’economia.

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