
Il vespaio sollevato dal mini ministro Brunetta sui “fannulloni” della PA è stato poco più (o poco meno) di un sasso lanciato in una palude.
L’ “inviolabile” popolo della pubblica amministrazione, dopo un primo momento di sconcerto, ha ripreso il ritmo di sempre: i pochi onesti, coscienziosi e preparati tirano la carretta e i tanti disonesti e furbi fanno i … “furbetti”.
La riforma dello stato, la riforma della funzione pubblica,amministrazioni locali comprese, è, con la sanità, la scuola, la giustizia, quella sempre promessa da tutti i governi e mai realizzata. Tutti hanno sempre promesso di cambiare tutto e tutto è sempre rimasto come prima, o addirittura peggio di prima.
Sul tema torna nientemeno che il compassatissimo sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta il quale getta (inconsapevolmente?) altra benzina sul fuoco … sopito. “Nella pubblica amministrazione ‘il numero dei fannulloni e’ grande ma e’ molto piu’ grande quello dei nullafacenti, cioe’ di coloro che vorrebbero ma non possono fare, non per colpa propria ma per ragioni altrui’. Letta dixit.
Tradotto, più o meno, significa che una parte non fa niente e l’altra parte … pure. Ad maiora.
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“Noi concentriamo la flessibilità sui figli, l’articolo 18 garantisce i padri, che sono ipergarantiti”
Renato Brunetta
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E alla fine ha ceduto anche il Ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta. In fin dei conti, chi se non lui che ha fatto della trasparenza dell’amministrazione una missione di vita, poteva aprire una pagina su Facebook? Ecco il testo del suo primo intervento video, gentilmente sbobinato per noi dagli amici del Corriere:
«Amici di Facebook, buongiorno. So che siete in tanti. Questa è la prima volta che mi rivolgo a voi. Grazie, intanto, di esserci. Io finora non ho fatto niente per colloquiare con voi. Da adesso, se vorrete, potremo parlare un po’ insieme. Vi racconterò le cose che faccio. E magari, se voi mi date qualche suggerimento, qualche reazione, lavorerò anche meglio. Tutto qua. Grazie ancora, vediamo se funziona. A vostra disposizione».
Il gruppo conta già 13.200 sostenitori e i commenti sono perlopiù trionfalistici, almeno per ora. Vedremo se l’iniziativa durerà o se seguirà il trend generale che sta vedendo molti politici (un esempio su tutti, Dellai) mollare il faccialibro dopo l’entusiasmo iniziale.

Stasera su Canale 5 si inaugura la nuova stagione di Matrix. Per l’occasione il conduttore Enrico Mentana ha fatto le cose in grande (perdonatemi l’involontaria battuta) invitando il Ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta.
Brunetta, che conserva lo scettro di ministro col più alto gradimento del governo Berlusconi, e con ampio margine, vedrà il contraddittorio con due firme di prestigio del giornalismo italiano, Massimo Giannini di Repubblica e Sergio Rizzo del Corriere della Sera, che lo incalzeranno prevedibilmente sulla politica di web-trasparenza intrapresa e sui progetti futuri.
Al grido di “Tremate, fannulloni” vi diamo dunque appuntamento alle ore 23,20. Come di consueto lo spazio di PolisBlog sarà a disposizione per ogni commento e dibattito sulla serata.
Il Ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta gongola. Pochi minuti fa sono stati pubblicati gli attesi dati di luglio sulle assenze per malattia degli statali, e il risultato ha del clamoroso: rispetto allo stesso mese del 2007 il dato è in calo del 37,1% . Ciò conferma un trend di drastico ribasso delle assenze, consolidando i dati di giugno (-22,4%) e maggio (-10,9%).
I dati in questione si riferiscono agli ultimi tre mesi 2007 e 2008, registrati su un campione significativo di amministrazioni centrali, periferiche, Regioni ed enti locali. Tenendo conto della variabilità, come afferma anche corriere.it, il calo delle assenze per malattia dell’intero universo dei dipendenti pubblici può dunque essere plausibilmente collocato in un range del 37-40%.
Frattanto Brunetta ha parlato di una manovra a base di «antibiotici e vitamine» per razionalizzare la spesa, dichiarando che nella Finanziaria saranno stanziati circa 3 miliardi di risorse per il rinnovo dei contratti della pubblica amministrazione(2,8) e per premiare la produttività (200 milioni). La bozza di decreto della Finanziaria portata in Consiglio dei ministri martedì introduce inoltre una formula in base alla quale una parte dei risparmi raccolti con la lotta contro i fannulloni sarà destinata ai premi per i più meritevoli.
Parziale retromarcia del governo, che si è visto costretto a modificare una parte delle norme su assegni sociali e precari dopo le sonore proteste di ieri da parte di sindacati e centro-sinistra. Per la verità anche da alcuni ministri della maggioranza, in particolare Brunetta (Funzione pubblica), Sacconi (Welfare) e Meloni (Giovani), si erano levate numerose perplessità, cosicché in serata lo stesso ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha annunciato l’emendamento delle norme contestate. Vediamo di che si tratta.
Abbiamo affrontato già ieri l’argomento precari, e le motivazioni che hanno spinto a bloccare le assunzioni di tutti i lavoratori in causa con la propria azienda, correggendo l’eventuale pena di quest’ultima in un risarcimento tra i 2,5 e i 6 mesi di stipendio. Il provvedimento, che noi avevamo ribattezzato salva-Poste, doveva appunto servire a evitare l’assunzione a tempo indeterminato di una decina di migliaia di persone da parte di Poste Italiane, fatto che avrebbe potuto portare a un crollo verticale dell’azienda statale. Da parte nostra avremmo visto bene anche il licenziamento in tronco di qualche dirigente furbo o incapace che aveva approfittato della situazione, ma ciò che conta è che ora sarà inserito un emendamento che circoscriverà il tutto al solo caso delle Poste, escludendo i contenziosi in atto con tutte le altre aziende.
Caso numero due, gli assegni sociali. I nuovi criteri di assegnazione prevedevano un minimo di dieci anni di contribuzioni per potervi accedere; una norma voluta dalla Lega per evitare di pagare la pensione a tutti i lavoratori stranieri arrivati in Italia grazie alla legge sul ricongiungimento familiare. L’idea di per sè era sacrosanta, ma così strutturata alimentava il paradosso di escludere improvvisamente dall’assegno tutti gli emigranti rientrati dopo i 65 anni, oltre ad altre categorie come religiosi, disabili e casalinghe.
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Renato Brunetta risulta essere il ministro più popolare del governo, e questo perché finora non ha guardato in faccia a nessuno, rendendo pubblici stipendi, rendite di posizione, sprechi e privilegi di un paese che ne è da sempre il regno incontrastato. Ma se pensate che il peggio (per qualcuno) sia passato, vi sbagliate di grosso; è in arrivo infatti una bufera che promette di oscurare tutte le perturbazioni precedenti.
Il titolare della Funzione pubblica ha infatti annunciato che l’indagine sulle consulenze ha fatto venire alla luce una selva di dati inattesi, col risultato che soltanto il 30-40% era già stato pubblicato, per cui ora toccherà al restante 60. Ma la bomba è che questo 60% riguarda tutte le consulenze non comunicate dalle rispettive amministrazioni, atto che la legge punisce col divieto di ottenere nuove consulenze nell’anno immediatamente successivo (in questo caso dunque il 2007).
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