Umberto Bossi: Tyson. Voto 4- Dopo le “gabbie salariali” il leader della Lega lancia le “gabbie previdenziali”. Poi minaccia i giornalisti: “ voi scrivete pezzi che meriterebbero di mandarvi in galera, prima o poi vi spacchiamo la faccia”. Non è ora di metterlo in gabbia?
Marco Pannella: Tomba. Voto 4- Il leader radicale parla al congresso per 3 ore, benevolo con Berlusconi, accuse e veleni contro il Pd: “Nel ‘94 rapporto politicamente leale con Berlusconi. La stessa cosa non sta però accadendo oggi con il Pd”. Ennesimo slalom.
Le “sparate” della Lega, dai più, vengono considerate tali. E quindi politicamente non incisive.
Al massimo si ritiene che Bossi giochi al più uno per tenere sotto tiro Berlusconi e portare a casa l’impossibile. E fare contenti i “padani”. Ma è proprio così?
Il Carroccio punta davvero alla divisione dell’Italia. Non è una fanfaronata ferragostana.
Il federalismo fiscale, le gabbie salariali, i dialetti nelle scuole, l’inno, le bandiere territoriali ecc. sono tutti segnali per tastare il polso sul nodo vero: la secessione dell’Italia.
Anche l’ex presidente Ciampi lancia l’allarme: “La Lega vuole la secessione”. Questo voleva, vuole, vorrà Bossi.
E Berlusconi, se vuole mantenere governo e potere e non fare (quanto meno) politicamente la “fine” di Craxi, non avrà scampo. Dovrà dire sì.
Sarà una secessione leggera (tipo quella cecoslovacca) e anche la Comunità europea darà, con le dovute raccomandazioni, il placet. Sarà la fine dell’Italia uscita dal Risorgimento e dalla seconda guerra mondiale. Sarà l’Italia dello spezzatino. Del tutti contro tutti. Dei più forti che piegheranno i deboli.
Fantapolitica? Basta aspettare. A meno che la pazienza di Berlusconi ….
E’ tutta farina del suo sacco, cioè di Umberto Bossi. Tutte le proposte della Lega sono “dettate” dal Senatur. Gli altri, nessuno escluso, sono semplicemente dei militanti-megafoni che portano all’esterno quanto deciso dal capo/padrone del Carroccio.
E’ il ministro Luca Zaia a confermarlo su Affaritaliani.it: “Quello che diciamo noi non è la nostra linea ma quella che ci ha dato Umberto Bossi. Su tutti i temi. Non sono affatto boutade”.
E’ così, dai dialetti in Rai alle gabbie salariali, dalla salvaguardia dell’identità alle bandiere regionali. E chi ne dubitava?
Insomma: uno, Berlusconi ordina e tutti gli altri (suoi) obbediscono. L’altro, Bossi, finisce l’opera mancante.
Ma siamo proprio sicuri che è questa la seconda Repubblica che mancava all’Italia?
Lavoratori: accordo Innse. Voto + 9. Trovato l’accordo alla Innse di Milano. Gli operai scendono dalla gru dopo la protesta di otto giorni. La lotta organizzata e unitaria paga. Il lavoro della gente in “carne e ossa” ritrova la propria dignità.
Cgil-Cisl-Uil: potere d’acquisto. Voto + 9. Le gabbie salariali sono solo un escamotage per non affrontare la vera questione: in Italia c’è poco potere d’acquisto dei salari e dei redditi medio-bassi, al Nord come al Sud. Già. Lega bluff.
Sindacati: uniti. Voto + 8. Cgil, Cisl, Uil ritrovano l’unità contro le “gabbie salariali” volute dalla Lega. La Cisl: “Siamo all’Unione Sovietica”. La Uil: “E’ una stupidaggine”. Cgil: “No e basta”.
Governo: diviso. Voto – 8. Esecutivo con l’affanno. Maggioranza divisa sulle “gabbie salariali”. Il ministro Scajola e il sindaco di Roma dicono “no”. Berlusconi tace. Il troppo stroppia.
La “manfrina” sulle gabbie salariali ha due obiettivi di fondo.
Innanzi tutto è un’altra bandierina che la Lega vuole piantare, a dimostrazione della validità e della incisività del proprio ruolo. Ancora di più è un nuovo chiodo conficcato nel costato del governo, l’ennesima spada di Damocle puntata sul capo di Berlusconi.
Insomma, Bossi alza la voce e il tiro su una determinata questione, soprattutto per fare “bella figura” verso il suo elettorato e giocare al più uno nelle richieste (ricatti?) al premier.
In pratica la Lega Nord prosegue imperterrita nella sua politica tesa alla secessione politica, economica e culturale. Si vuole dividere l’Italia con un nuovo “federalismo degli egoismi”.
Il problema dei salari non lo si affronta tornando a 50 anni indietro, ma con un nuovo sistema contrattuale legato a criteri di professionalità, produttività e merito. E questo vale per il Nord che per il Sud.
Il giochino è vecchio: dare un euro in più ai (pochi) lavoratori “privilegiati” e togliere 100/200 euro ai (tanti) lavoratori da mille euro al mese. Dividere i lavoratori per “usare” la guerra fra poveri.
Perché il solerte Roberto Calderoli non fa l’elenco delle aziende (specie al Nord) che a settembre non riapriranno? E Bossi non alza il suo dito minaccioso per illuminarci sul “che fare”?
Intanto, a Milano, gli operai della Insse smantellata, si sono appollaiati sulla gru e chiedono l’intervento di Berlusconi. Sta’ a vedere che alla fine in “gabbia” ci finisce Bossi!

La proposta dei vulcanici e sempre attivi esponenti della Lega nord è chiara e netta: al Sud la vita costa di meno, quindi è giusto che i lavoratori meridionali percepiscano degli stipendi parametrati a spese fisse (trasporti, affitto, alimentazione) che sono inferiori rispetto a quelle sostenute dai padani che tirano la carretta tutto il giorno e non c’hanno nemmeno il sole 300 giorni l’anno a riscaldarli.
Un ragionamento inappuntabile che però apre le porte ad un’altra innovazione in materia di salari, quelli dei parlamentari però. Infatti, se il costo della vita al sud è inferiore a quello registrato al nord, non si capisce per quale motivo un onorevole qualsiasi o un ministro che vive e mantiene una famiglia a Palermo (o a Napoli) debba avere lo stesso stipendio di uno che vive a Milano: il primo (non vivendo tutto il tempo a Roma) pagherà un affitto minore, spenderà meno per muoversi e per sfamare la propria prole.
La stessa proposta potrebbe poi essere estesa agli eurodeputati della Lega nord, che dallo scorso giugno percepiscono circa 7.600 euro lordi al mese, così come gli onorevoli stellati degli altri paesi dell’Unione. Dato che il costo della vita in molti stati del nord Europa è molto più alto di quanto non sia in Italia (del nord) sarebbe quindi giusto imporre della gabbie (salariali, ovviamente) anche per i nostri deputati….
Claudio Scajola: due maroni. Voto + 7. Il ministro per lo Sviluppo economico tira le orecchie al collega Roberto Maroni che sull’immigrazione vuol mettere tutti in riga. “La Lega non è proprietaria del governo”. Bollori agostani.
Roberto Calderoli: ingabbiato. Voto – 7. Il ministro leghista riaccende il turbo e rilancia le gabbie salariali. Da Fini, Schifani, Confindustria, sindacati è una pioggia di no. Bossi continua a tastare il polso a Berlusconi. Tentar non nuoce.
Finalmente anche dalla Cisl arriva l’alt al ministro Brunetta e alla Lega di Bossi che vogliono riproporre le gabbie salariali e addirittura la busta paga … padana.
Insomma Brunetta, con la differenziazione del salario (per il pubblico impiego) su base territoriale vuole riportare le lancette della storia 50 anni indietro.
Tradotto, significa che due dipendenti della stessa amministrazione pubblica, di pari qualifica, anzianità e merito, ma che lavorano in regioni diverse, percepiranno due salari diversi.
Con la scusa di voler abbattere i privilegi, in effetti si vogliono colpire i diritti dei lavoratori.
Rispetto a quanto vuole la Lega, il leader della Cisl Raffaele Bonanni ha ricordato che “la busta paga è contrattata da imprenditori e lavoratori con accordi sindacali. Non siamo nell’Unione Sovietica e non ci vogliamo tornare ora che è crollata”.
Ben detto. Ma la Russia c’è e c’è lo “zar” Putin, grande amico del Cavaliere.
Vigilare, italiani, vigilare …