Domenica pomeriggio l’aggressione a Silvio Berlusconi in piazza del Duomo, a opera di Massimo Tartaglia, uno squilibrato che odiava il Presidente del Consiglio, non è il sintomo di un ritorno agli anni ‘70, ma solo di una persona che ha bisogno di uno psichiatra. Come sempre accade con qualunque cosa riguardi l’attuale capo del Governo però, l’aggressione, ha fratturato l’Italia a metà.
Più che due metà, però, parlerei di tre pezzi: i solidali “senza se e senza ma”, per cui, oltre a chi del PdL fa parte, tutti quelli che per etichetta istituzionale hanno mandato messaggi positivi, auguri, mielosaggini un po’ ipocrite assortite. Poi, secondo pezzo, i solidali “con distinguo”, per cui Antonio di Pietro e Rosy Bindi. Infine, il terzo pezzo, oscurato: “i contenti”.
Ma i contenti, non potevano esprimersi nell’arco istituzionale. Neanche sui giornali. Perché non va bene, non si fa: perché in certe occasioni si “deve” - per etichetta - esprimere questa solidarietà forzosa, quella stessa solidarietà che permetterà, nel prossimo futuro, a Silvio Berlusconi di tornare più forte di prima. Non che a non esprimerla, o farlo con dei distinguo, cambi qualcosa. Ma andiamo con ordine…