Torna Marco Travaglio con Passaparola, e più in forma che mai.
Le dimissioni di Olmert contrapposte al vittimismo di Berlusconi, che commettete reati, non si dimette e si lamenta pure di perdere tempo in tribunale, dove non è mai stato. Il caso Mills e la ricusazione del giudice Nicoletta Gandus (di cui abbiamo ampiamente parlato), il lodo Alfano, lo Stato Italiano.
L’informazione come arma di distrazione di massa, che sceglie la via del gossip per non parlare delle imputazioni del presidente (il tram tram sul famoso e interessantissimo caso di Chiara, giovane avvocatessa alla difesa del premier). Il grintoso giornalista mette di fronte lo spettatore per l’ennesima volta alle contraddizioni del sistema italiano. Avvocati in Parlamento, testimoni non ascoltati, l’assoluta inaffidabilità e autoreferenzialità della casta.
Il Marco Travaglio che ti aspetti insomma, con la consueta rabbia e la solita precisa maniera di fare informazione portando dati e fatti che, chissà com’è, non vengono mai smentiti. Al massimo viene attaccato l’uomo Travaglio. Potrà non piacere o non convincere la sua linea dura, resta il fatto che per schiettezza e limpidezza è una delle rare voci preziose e interessanti del panorama giornalistico italiano. Buona visione.
I legali del Cavaliere non si danno pace. Come un fulmine a ciel sereno giunge, nel primo pomeriggio di oggi, la notizia che Silvio Berlusconi ha presentato ricorso in Cassazione contro l’ordinanza con la quale lo scorso luglio la Corte d’Appello di Milano aveva respinto la ricusazione presentata nei confronti di Nicoletta Gandus, presidente del collegio davanti al quale è in corso il processo Mills che vede imputato il premier.
E così, dopo l’accusa di grave inimicizia, per la Gandus arriva quella di ostilità ideologica: “La dottoressa Gandus - scrivono, infatti, gli avvocati del Presidente del Consiglio - nutre una ostilità profonda, di natura ideologica, nei confronti dell’operato politico di Berlusconi, ostilità profonda che non può non interessare anche la persona dell’imputato, stante l’inscindibilità tra lo stesso e le sue azioni: qualunque diversa ricostruzione presuppone un concetto di persona, e di rapporti personali, destinato a rivelarsi intrinsecamente contraddittorio”.
Una precisazione, questa, doverosa per Longo e Ghedini che si sono visti rigettare il loro ricorso in quanto “le opinioni manifestate dalla Gandus in diversi siti internet erano rivolte, secondo i giudici d’appello, all’esecutivo guidato dal premier e alle sue politiche legislative, ma non alla persona”.
E il caso Mills torna a far parlare di sé. Nonostante il lodo Alfano. Gli avvocati di Berlusconi, evidentemente, senza lavoro proprio non sanno stare.

Non si vuol davvero credere che a tutt’oggi un giudice, ufficialmente e pubblicamente collocabile in una certa area ideologico-politica, non possa serenamente e correttamente affrontare un processo in cui sia imputato un esponente politico di parte avversa.
Con queste parole i giudici della quinta sezione della Corte d’Appello di Milano hanno respinto l’istanza di ricusazione del giudice Nicoletta Gandus, presentata da Silvio Berlusconi nell’ambito del processo in cui è imputato, per corruzione in atti giudiziari, insieme all’avvocato David Mills.
La sentenza che respinge la richiesta del Caimano si fonda sulla considerazione che un magistrato può affrontare un processo in cui sia imputato un politico con cui non è in sintonia: la dottoressa Gandus non ha mai menzionato direttamente l’onorevole Berlusconi, ma si è limitata a criticare, anche fortemente, una politica legislativa, specie in tema di giustizia, approvata dal Parlamento negli anni 2001-2006.
Interessante la pacata reazione dell’alleato nazionale Maurizio Gasparri: Ma cosa deve fare un magistrato per essere ricusato? Picchiare la persona che deve giudicare? Francamente, dopo aver letto cosa la Gandus ha detto e scritto, la decisione di far proseguire il giudizio nei confronti di Berlusconi al magistrato Gandus appare sconcertante.
Sconcertante come il completo asservimento degli uomini di Alleanza nazionale alle necessità personali del nuovo datore di lavoro…
Foto: prodigaldog
Nelle prime ore della mattinata è iniziata al Tribunale di Milano l’udienza camerale per decidere della eventuale ricusazione del Giudice Nicoletta Gandus nel processo che vede coinvolto il premier Silvio Berlusconi e l’avvocato d’affari inglese David Mills (nella foto qui a lato, ritratto con la consorte Tessa Jowell, già Ministro alla Cultura del governo Blair). Gli amici di 02blog spiegano bene le modalità in cui si svolge questa udienza.
Ci sono gli avvocati che difendono il diritto dell’imputato a richiedere lo spostamento del processo, per una eventuale manifesta parzialità di vedute del giudice nei propri confronti, mentre dall’altra parte della barricata si trova in questo caso un sostituto pg, Laura Bertolè Viale, che difende il giudice, cercando di mostrarne la totale buonafede.
Ora: sembra un racconto di Kafka. Purtroppo è la realtà. Ma parliamo un pò di David Mills: è uno che ammette candidamente in questa lettera - è in inglese - di avere ricevuto qualche piccolo compenso. La trovate dopo il salto in versione integrale. Mills riceve denaro, da un certo Mr B.
Via|BBC News
La Cossigheide continua. L’ex Presidente stavolta si lancia contro Nicoletta Gandus, la presidentessa del Tribunale di Milano ricusata da Berlusconi in quanto inadatta, a suo parere, a giudicarlo. Secondo Francesco Cossiga “la partecipazione della Gandus a convegni che vedevano la partecipazione di esponenti rivoluzionari di sinistra populista e guerriglia, la rendono incompatibile con la funzione di magistrato giudicante”.
Ok, ma a cosa partecipava la Gandus di tanto terribile, una seduta spiritica per scovare il nascondiglio di uno statista rapito dalle Br? Ok, questa era facile. La Gandus, come scritto un pò da chiunque, aveva firmato un appello per la laicità dello Stato, aveva partecipato al Forum di Porto Alegre e, orrore, aveva addirittura delle azioni Mediaset. Nulla di strano: e al di là di tutto la vicenda del “aveva le azioni Mediaset” cosa vuol dire?
Siamo ancora alla sinistra-che-deve-avere-le-pezze-al-culo-a forza? Erano un ottimo investimento. Fine. E uno i soldi li spende come gli pare.
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Approvato dal Senato l’emendamento “sospendi processi”. Pd e Idv escono dall’aula. Alta tensione politica. Da Napolitano sia Berlusconi che Veltroni. Il Premier: “Stavolta non mi incastrano. Siamo nel giusto, andiamo avanti”. Il leader del Pd: “Con noi ha chiuso”. Di Pietro: “Firme per il referendum”. Tornano i girotondi. Pg di Milano: “No a ricusazione”.
Il nostro commento. Non capita tutti i giorni che il maggior partito di opposizione abbandoni un’aula parlamentare. Decisione legittima ma discutibile. Il Pd rischia l’effetto boomerang. Chi non ricorda la frase di Veltroni: “Chi vince le elezioni governa?”. Il governo però rischia di far accendere la miccia di una forte protesta. L’Italia è in crisi e non ha bisogno di scontri di piazza o di scioperi. E la democrazia si regge nel rapporto fra maggioranza e minoranze. Con il sì alla “blocca processi” la “ricreazione” è finita. Si torna allo scontro politico e sociale. E’ solo questione di tempo. E’ solo questione di … caos.
Silvio Berlusconi: “Se pensano di mettermi in un angolo, come nel ’94, si sbagliano. Io vado giù dritto e non mi fermo. Non mi faccio ricattare da un giudice quando ho dimostrato la mia innocenza. La giudice Gandus disse “ A questo str … di Berlusconi gli facciamo un c … così. Gli diamo sei anni e poi lo voglio vedere fare il Presidente del Consiglio”.
Filippo Berselli (relatore con Vizzini del decreto sicurezza e degli emendamenti contestati): “Agiamo nell’interesse della collettività perché bloccando i vecchi processi per reati non gravi diamo priorità a quelli per reati più gravi”.
Walter Veltroni: “Sono salito al Quirinale per spiegare al presidente Napolitano che, dopo il cambio di marcia del governo, il dialogo è finito. Siamo preoccupati per il nuovo clima politico e per le conseguenze”.
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L’arena mediatica sembra essere l’unica in cui si può discutere di innocenza e colpevolezza del premier visto che nelle aule dei tribunali di certe cose è meglio non discutere, almeno per un po’…
Giustizialisti e garantisti, da Tangentopoli in poi, si alternano nell’esporre forche e nell’invocare clemenza, di solito scegliendo tra le due in base ai nomi e al potere dei personaggi coinvolti.
Il conflitto tra i poteri dello Stato, soprattutto tra Esecutivo e Giudiziario, sembra assolutamente insanabile, polarizzato tra il Popolo dell’impunità e i magistrati “di estrema sinistra” che si ostinano a non arrendersi alla legge del più forte (e del più ricco).
Lo scontro tra Berlusconi e il giudice Gandus, che Lui vorrebbe ricusare in quanto Suo acclarato nemico, inizia a mostrare aspetti grotteschi… il giudice medesimo, accusato di essere un acerrimo avversario politico (sottinteso, comunista) del premier sarebbe addirittura stata azionista Mediaset…
In buona sostanza, il Gioco della Torre si impone:
Foto: il giornale.it

Alla base dell’istanza con la quale il Cavaliere ha ricusato il presidente della decima sezione del Tribunale di Milano Nicoletta Gandus ci sarebbero dichiarazioni del magistrato milanese contro alcuni provvedimenti adottati o proposti dal governo Berlusconi. Per i legali del presidente del consiglio, infatti, sarebbero state fatte “reiterate manifestazioni di pensiero” che appalesano una “inimicizia grave nei confronti dell’imputato Berlusconi”.
Prime tra tutte, quelle contenute in un documento del procuratore Armando Spataro - firmato dalla Gandus - risalente alle elezioni del 2006 in cui si chiedeva allo schieramento guidato da Romano Prodi di abrogare, in caso di vittoria, numerose leggi licenziate durante il governo di centrodestra: la Legge di “depenalizzazione” del falso in bilancio, la Legge cd. “ex Cirielli”, “la barbara riforma della legittima difesa approvata definitivamente il 24.1.06″ e la cd. Legge Pecorella sulla inappellabilità delle sentenze di proscioglimento”.
Dopo il salto, invece, trovate un breve testo che la Gandus ha pubblicato sul sito web “cappuccino.it” nel giugno del 2006 in cui disserta in materia di devolution.
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