Ma alla fine ieri il fosforo bianco è caduto oppure no sull’edificio delle Nazioni Unite di Gaza? Sembra proprio di si
Chris Gunness, portavoce dell’Unrwa, ha detto che i proiettili usati erano al fosforo bianco e hanno mandato in fumo il magazzino con gli aiuti. Il governo israeliano ha prima affermato, per bocca del premier Ehud Olmert, che dal compound dell’Onu erano partite raffiche contro i soldati; più tardi, però, il ministro della difesa Ehud Barak ha chiesto scusa al segretario generale dell’Onu Ban ki-Moon in visita a Tel Aviv per mediare un cessate il fuoco urgente quanto improbabile
Qui sotto invece trovate alcune immagini apparse oggi sul Times: quella sopra mostra il deposito di aiuti dell’Onu colpito ieri.
Via | Times

Il Times ne parla, anche se in Italia la notizia non è ancora data per certa: un bombardamento israeliano in cui sarebbe stato utilizzato del fosforo bianco avrebbe colpito un edificio dell’ONU a Gaza. Vi terremo aggiornati sugli sviluppi.
A parlare di fosforo bianco è stato un portavoce dell’ONU.
Via | Times
“Quello di Lorenzo Cremonesi del “Corriere della Sera” è il primo reportage di un giornalista italiano entrato nella Striscia di Gaza. E chi ha occhi per guardare vede e se vede racconta: “almeno l’80 per cento delle vittime –si legge nel pezzo sul Corriere- sono bambini, anche piccolissimi, donne, anziani. Qui si sta sparando contro la società civile senza porsi troppi problemi”.
Come sottolinea G.Carotenuto, studioso di politica internazionale e docente di giornalismo, è confortante vedere come ogni tanto quando i reporter fanno il loro mestiere, ossia vanno sul campo, i quotidiani si risvegliano e riescono ad essere ancora un minimo ancoraggio alla realtà.
Continua a leggere: Il Corriere scopre Gaza: quando i fatti ritornano al centro dei media
Nei giorni scorsi abbiamo trattato estesamente il conflitto di Gaza facendo ricorso a tutte le notizie a nostra disposizione, ma non avete mai pensato che per quanto ci sforzassimo di documentarci la nostra realtà era pur sempre filtrata? Siamo quindi riusciti a contattare Giovanni Fontana, collaboratore de L’Unità e del settimanale A (più conosciuto come Anna), ma soprattutto volontario dell’associazione Amal, che da tempo opera in Palestina. Amal si occupa di bambini in condizioni particolarmente disagiate, cercando di occuparli con attività didattiche e ludiche nel doposcuola (gallery). Fontana opera da tempo a Betlemme, Cisgiordania, zona feudo di Al Fatah, e vive la situazione dall’interno, tenendo un blog -diario dalla Palestina, chiamato Distanti Saluti.
Butto subito il carico: questa guerra può davvero essere utile a una pace futura, come lascia intendere il ministro Livni, o no? Hamas può essere cancellata davvero? E se sì, ciò servirebbe davvero a moderare la politica palestinese come gli israeliani sperano?
Io non credo che le guerre siano necessariamente inutili, qualche volta – come in Rwanda – l’avremmo dovuta fare una guerra, per impedire quel milione di morti, e non l’abbiamo fatta. Credo però che questa guerra lo sia, inutile, e stupida. Hamas non può essere cancellata, visto che si fonda sull’appoggio popolare. Può essere resa inoffensiva –come si augurano tutte le persone contrarie a questa guerra per amor delle vittime, e non per pregiudizio – ma per quanto tempo? Tutto questo ha un costo, in termini di vite palestinesi, che Israele – per quelle che vuole che siano le proprie credenziali – non dovrebbe permettersi di pagare.
Ieri un servizio di France 2, da sempre piuttosto simpatizzante per i palestinesi, raccontava di come siano gli stessi miliziani di Hamas a portare bambini sugli obiettivi sensibili perché ne sia fatta strage - ecco, Israele dovrebbe prendersi la responsabilità di tenere a quelle vite quanto a quelle degli abitanti di Sderot e Ashkelon.
Hai introdotto l’argomento della copertura mediatica. La campagna Piombo Fuso è una guerra veramente molto particolare dal punto di vista dell’informazione. In pratica per molti giorni i giornalisti non sono stati ammessi nella Striscia per motivi che gli israeliani hanno definito di sicurezza. Poi si è passati ad ammetterne un piccolo numero che doveva essere sorteggiato. Tu che sei sul posto che esperienza diretta hai avuto di tutto ciò? Puoi raccontarci com’è la situazione per chi si trova là, e se l’evento ha una copertura obiettiva o se risente di qualche censura?
“La strategia più efficace per fermare un’occupazione sempre più sanguinosa è far sì che Israele diventi il bersaglio della stessa specie di movimento globale che fermò l’apartheid in Sudafrica”. Così Naomi Klein, giornalista di fama mondiale e autrice di No Logo e Shock Economy, scrive sul The Nation a proposito di strategie non violente per fermare la mattanza di questi giorni, e più in generale la totale devastazione della Palestina.
Premesso e appurato dell’autorità nulla dell’Onu (che senza il permesso di Israele a Gaza non ci entra neanche), come sempre inattivo e impotente, la società civile cerca di mobilitarsi concretamente per fermare la tragedia infinita mediorientale. E non è affatto semplice, soprattutto in Italia dove c’è una confusione totale voluta appositamente tra antisemitismo, antisionismo e critica al governo di Israele. E siamo sempre lì, nel bel Paese è di moda e conveniente la disinformazione di massa.
Continua a leggere: Save Gaza: Naomi Klein e il boicottaggio economico di Israele

La guerra nella Striscia di Gaza continua e dopo 18 giorni di bombardamenti e massacri il bilancio ufficioso di Piombo Fuso rasenta le mille vittime palestinesi (secondo il Tg1 di oggi, 300 sarebbero bambini) e un numero indefinito, nell’ordine di alcune decine, di soldati israeliani morti.
Per capire cosa succede davvero a Gaza e come procede questa guerra di distruzione, che non porterà niente di buono al Medio Oriente e non risolverà nessuno dei problemi di Israele, può risultare utile leggere il punto di vista degli “attori” in campo, delle milizie schierate sul campo: ecco allora il sito e il forum della Brigata Ezzedeen Al Qassam, il braccio armato di Hamas.
Qui potete trovare i resoconti di guerra del gruppo islamico, che ad esempio sostiene di aver ucciso addirittura 50 soldati israeliani, alcune immagini e video che riportano un altro punto di vista rispetto a quello a cui siamo abituati.
Naturalmente non si tratta di condividere quanto riportato da Hamas, ma soltanto di sfruttare una fonte di informazioni di prima mano: lo stesso vale per il portale di Tsahal, l’esercito di Israele, a cui sarà dedicato il prossimo post.

Ecco come Morten Morland sul Times vede l’offensiva di terra di Israele nei territori della Striscia di Gaza. Morten Morland è un artista grafico secondo me geniale e di cui potete trovare il portfolio su Debutart. Aggiornamenti sull’Operazione Piombo Fuso? La novità principale è che si potrebbe essere finalmente alla fine del massacro, come si legge su L’Occidentale:
A 17 giorni dall’inizio dell’operazione “Piombo fuso”, sembra giunto il momento delle decisioni importanti. Mentre prosegue la penetrazione israeliana nella Striscia, la diplomazia concorda sul fatto che le prossime 48 ore saranno decisive per un’eventuale risoluzione della crisi mediorientale
Speriamo.
Via | Times
“La tregua tra Israele e Hamas raggiunta lo scorso 19 giugno non è stata rotta dalle milizie palestinesi ma dallo Stato d’Israele”. A parlare così non è il presidente iraniano Ahmadinejad o un portavoce di Hamas, ma l’ex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter, in un intervento sul Washngton Post intitolato ‘Una guerra non necessaria’. Un fatto completamente e stranamente ignorato dalla quasi totalità dei media.
Così scrive Carter, presidente dal 1977 al 1981 e fondatore di una organizzazione non governativa che porta il suo nome:
“il lancio dei razzi (da parte di Hamas) fu subito interrotto e ci fu un aumento nelle forniture di cibo, acqua, medicinali e combustibile (da parte di Israele). Tuttavia l’aumento fu in media del venti percento del livello normale. E questa fragile tregua fu parzialmente rotta il 4 novembre, quando Israele lanciò un attacco a Gaza per distruggere un tunnel difensivo che veniva scavato da Hamas all’interno del muro che rinchiude Gaza”
Continua a leggere: Jimmy Carter, la tregua rotta da Israele e la morte di Gaza

Con l’anno nuovo Vittorio Zucconi ha cambiato formato della rubrica su Repubblica.it, passando dalle ormai classiche Lettere al Direttore, al formato blog, chiamato Tempo Reale. Stamane leggo del punteggio ufficioso dell’operazione Piombo Fuso
Punteggio ufficioso dopo questo fine settimana, 820 residenti di Gaza morti, 13 Israeliani
Noi ci eravamo occupati più e più volte della guerra scoppiata nella Striscia di Gaza, una guerra su cui, come giustamente ricorda Zucconi, non si può sapere nulla di certo: perchè è come se stessero bombardando Piacenza e si provasse a raccontare la cosa da Milano, in poltrona. Quello che colpisce però, di queste operazioni militari - e parlo anche della guerra in Iraq, ovviamente - è il mostruoso gap tra le forze in campo.
Ingannevole però: i soldati Usa caduti finora in Iraq, sono - secondo iCasualties - 4222, mentre i civili e la resistenza irachena passati a miglior vita sono tra i 90 e 98mila - secondo Iraq Body Count. Battaglie che non sono mai state incerte e che hanno avuto un solo vincitore: l’odio. Quello i morti li farà anche a millenni di distanza, c’è tempo.
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Dopo ore di colloqui il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato una risoluzione per il cessate il fuoco. Con l’astensione degli Stati Uniti. Il documento Onu chiede l’immediato cessate il fuoco fra Hamas e l’esercito israeliano e l’aiuto delle due fazioni per far giungere aiuti umanitari.
Dopo le bombe sulla scuola Onu e le continue notizie da Gaza di stragi di civili arriva questo debole segnale dalla diplomazia e dalla politica, sempre in ritardo e inadeguata. E mentre si traccheggia e gli Stati Uniti attendono la mediazione egiziana in Palestina si continua a morire a velocità impressionante.
L’avanzata dell’esercito israeliano casa per casa assomiglia sempre di più ad una volontà di affossamento totale della popolazione palestinese. Il ministro degli esteri Livni ha appena dichiarato che Israele continuerà ad agire solo nel proprio interesse. Come ha sempre fatto. Nel frattempo è ragionevole attendersi un innalzarsi del livello dello scontro anche a livelo diplomatico e non solo dal mondo arabo. Ieri i razzi dal Libano, oggi Gheddafi che incita alla lotta contro Israele.