
Ricordate la rocambolesca vicenda del ministro Gelmini che, nonostante il commissariamento, ignorava le decisioni del Tar Lazio che davano ragione ai precari della scuola?
Ecco, com’era prevedibile (e come, infatti, avevamo previsto), il dissennato comportamento del Ministero sta producendo il caos nel mondo dell’Istruzione. Un “caos calmo”, vista la disattenzione della maggior parte dei media su tale assurda storia. Un caos che, tra l’altro, si va ad aggiungere a quello che imperversa da tempo anche nel mondo dell’Università, dove monta la protesta dei ricercatori.
Ma procediamo con un breve riassunto delle puntate precedenti.
Continua a leggere: La Gelmini, i precari della scuola e la giustizia amministrativa. Un anno dopo

Il Ministro Mariastella Gelmini, che, come si legge nelle note biografiche riportate nel sito del Governo, è anche un avvocato e, per di più, amministrativista, ignora ormai abitualmente le decisioni dei giudici amministrativi. Quando una pronuncia giudiziaria non è di suo gradimento, il Ministro dell’Istruzione semplicemente non ne tiene conto. Se lo facesse nell’esercizio della professione forense perderebbe rapidamente tutti i suoi clienti e si troverebbe in un mare di guai. Nessun avvocato sano di mente terrebbe, infatti, una simile condotta. Ma i privilegi di cui gode un Ministro della Repubblica consentono cose impossibili per i comuni mortali.
Ricordate la pronuncia del Tar Lazio di un mese fa, che stabiliva che, se entro 30 giorni, il Ministero non avesse ottemperato alle precedenti decisioni del giudice amministrativo rimaste fino a quel momento lettera morta, un apposito commisario ad acta avrebbe provveduto a correggere le graduatorie dei supplenti in senso conforme a quanto stabilito dal Tar? Bene, il Ministro Gelmini ha continuato a non dare seguito a tali decisioni, in attesa di una disposizione normativa ancora in corso di applicazione, che dovrebbe (almeno nelle intenzioni) bloccare tutto. Così da domani il commissario comincerà il suo lavoro. E c’è dell’altro.
Nel frattempo, lo scorso 6 novembre il Tar Lazio ha emesso anche altre 13 decisioni identiche a quella di un mese fa: altri 13 possibili commissariamenti. E ha condannato il Ministero a pagare la cifra di 65.000 euro di spese legali (che si vanno a sommare a quelle del precedente ricorso). A prescindere da come andrà a finire questa storia sempre più paradossale (le pronunce ignorate sono tante e i ricorsi di ottemperanza ancora pendenti pure…), non sarebbe giusto che questi soldi li sborsasse l’avv. Gelmini, piuttosto che noi poveri contribuenti?
Foto | Flickr

Il Ministro dell’Istruzione, l’avv. Mariastella Gelmini, può finalmente tirare un sospiro di sollievo, almeno per qualche mese. Poi si vedrà. Del resto, le sue iniziative sono in sintonia con tutte le altre di questa maggioranza di governo, che raramente guarda al lungo o al medio periodo, ma predilige, piuttosto, interventi che si proiettano nell’immediato futuro o che addirittura mirano a spiegare effetti per il passato, disciplinando situazioni concrete e specifiche.
Adesso che, nella XI Commissione lavoro della Camera, è stato approvato un emendamento alla legge di conversione del decreto-legge “salva precari”, che di fatto impedisce il commissariamento del Ministero dell’Istruzione, vietando al commissario nominato dal Tar Lazio di fare ciò che il giudice amministrativo gli aveva ordinato di fare, la Gelmini può dedicarsi anima e corpo a missioni di ben maggiore importanza. Come quella di confessionalizzare la scuola pubblica italiana, equiparando in tutto e per tutto (anche ai fini delle valutazioni di profitto) l’insegnamento della religione alle altre discipline. Ciò ovviamente in ossequio alla Costituzione. No, non quella vigente, ma quella che la maggioranza sta evidentemente scrivendo, che, con tutta probabilità, riconoscerà al cattolicesimo (come già faceva lo Statuto Albertino) il ruolo di religione di Stato.
Tornando all’emendamento di cui sopra, la disposizione approvata questa mattina (su cui dovrà poi pronunciarsi la Camera, nel probabile voto plebiscitario di fiducia che, come sempre, verrà chiesto sulla legge…) introduce diverse prescrizioni, tra cui una di interpretazione autentica, la quale così recita: “L’articolo 1, comma 605, lettera c), della legge 27 dicembre 2006, n. 296, si interpreta nel senso che nelle operazioni di integrazione ed aggiornamento delle graduatorie permanenti di cui all’articolo 1 del decreto-legge 7 aprile 2004, n. 97, convertito, con modificazioni, nella legge 4 giugno 2004, n. 143, è consentito ai docenti che ne fanno esplicita richiesta, oltre che la permanenza nella provincia prescelta in occasione dell’aggiornamento delle suddette graduatorie per il biennio 2007-2008 e 2008-2009, di essere inseriti anche nelle graduatorie di altre provincie dopo l’ultima posizione di III fascia nelle graduatorie medesime”. Già ad una prima lettura, è possibile rinvenire un buon numero di vizi d’illegittimità costituzionale di tale norma. Vediamone alcuni.

Dopo la minaccia di commissariamento del Ministero dell’Istruzione da parte del Tar Lazio, com’era ovvio, la situazione sta drammaticamente precipitando. Anche perché, piuttosto che dare seguito - come sarebbe necessario fare - ai provvedimenti cautelari del giudice amministrativo relativi alle graduatorie degli insegnanti precari (provvedimenti che l’avv. Gelmini, esperta in diritto amministrativo, da mesi si ostina ad ignorare…), si sta pensando di aggirare le pronunce giudiziarie con un altro (l’ennesimo) colpo di mano, introducendo nella legge di conversione del decreto-legge “salva precari” qualche norma che eluda le decisioni del Tar e del Consiglio di Stato.
Si tratta di un metodo per nulla originale. Ricordate cosa cantava Fabrizio De André? “Una volta un giudice come me giudicò chi gli aveva dettato la legge: prima cambiarono il giudice e subito dopo la legge”. Quando un giudice emette una sentenza sgradita al Governo si può facilmente mutare la legge sulla base della quale la sentenza è stata emessa. Come? Semplice, con una legge (o un decreto-legge) che, introducendo una (finta) norma d’interpretazione autentica, faccia dire alla legge anteriore, sulla base della quale la sentenza è stata emessa, ciò che più conviene all’amministrazione soccombente in giudizio (in questo caso il Ministero dell’Istruzione). E ciò al fine di ottenere ragione nella successiva fase processuale. Probabilmente proprio questa è la soluzione alla quale sta pensando la Gelmini (o chi per lei). Nel frattempo, un emendamento alla legge di conversione del decreto “salva precari”, che sarà discusso domani, nella XI Commissione della Camera, impedisce semplicemente nell’anno scolastico 2009-2010 l’ottemperanza delle ordinanze cautelari per le quali il Ministro rischia il commissariamento. Si tenta così di prendere tempo.
D’altro canto, fu proprio per evitare interventi invasivi come questi che venne approvata la Costituzione. Un documento normativo che riconosce e pone al di sopra di tutti, anche del legislatore, alcuni principi fondamentali (tra cui, soprattutto, l’eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e le libertà inviolabili dell’uomo), principi che non possono essere calpestati da nessuno, in alcun modo. Nemmeno con una legge. Ma vediamo, in breve, cosa sta per succedere e qual è lo scenario catastrofico che si profila all’orizzonte.
Continua a leggere: La Gelmini commissariata ignora il commissariamento: un nuovo "caso Englaro"?

Forse in un altro Paese una simile vicenda avrebbe portato alle dimissioni del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e avrebbe anche potuto mettere a dura prova la tenuta del Governo. Ma, come si sa, il nostro non è “un altro Paese”. E, quindi, alla notizia non è stata data tanta importanza. Almeno finora, dato che la situazione potrebbe drammaticamente peggiorare nei prossimi giorni, gettando nel caos il mondo della scuola.
In breve, il Tar Lazio ha minacciato di “commissariare” il Ministero della Gelmini. Il motivo è semplice: da diversi mesi, il Ministero stesso si rifiuta di dare esecuzione ai provvedimenti cautelari del giudice amministrativo. Una nota ministeriale dello scorso 7 luglio, inviata a tutti gli Uffici scolastici regionali, invitava questi ultimi a non applicare le decisioni del Tar, poiché il Ministero aveva intenzione di fare opposizione in sede giudizaria (sic!). E alla nota ne è seguita un’altra dello stesso tenore.
Pensate a cosa succederebbe se lo facesse un privato, condannato da un giudice, in via cautelare, a corrispondere un bene o una somma di denaro alla controparte. Pensate se il soccombente si rifiutasse di ottemperare dicendo: “Ma io ho ragione e lo dimostrerò facendo opposizione in giudizio. Quindi non pago!”. Chi sa qualcosa di diritto conosce la funzione e l’importanza dei provvedimenti cautelari, soprattutto nell’ambito del diritto amministrativo. Ecco, da mesi il Ministero dell’Istruzione si rifiuta di ottemperare alle pronunce cautelari del Tar. Ma, per la verità, fa anche di peggio.
Continua a leggere: La Gelmini commissariata: i motivi della decisione