Scrive sul Riformista Giampaolo Pansa che gli italiani sono sempre di più soffocati da sette peccati capitali quali indolenza,menefreghismo,disonestà, furbizia da poco, ipocrisia ed egoismo.
Un “bel” quadro. Sano realismo o eccesso di pessimismo?
In un certo senso, ha ragione Silvio Berlusconi: i problemi si possono risolvere con un atteggiamento positivo, accettando la sfida, il rischio, con l’ottimismo del fare, l’entusiasmo del fare. Ma a sua volta, è lo stesso Berlusconi ad essere responsabile ed espressione della crisi dell’Italia.
Diceva George Eliot: “Ci sono dei pulcini che, quando diventano galli, credono che il sole si levi per sentirli cantare”.
L’Italia della prima Repubblica aveva limiti e pecche pesanti. E forse non è neppure vero che allora eravamo una nazione di serie A.
Ma adesso, come ribadisce Pansa, ci siamo retrocessi alla serie B. E tra non molto finiremo in serie C.
Nel buio della guerra e anche dopo, la classe politica era all’altezza dei propri compiti, comprendeva e interpretava gli eventi, era di fatto più “avanti” dei cittadini che rappresentava. E oggi? E’ l’opposto.
Questa classe politica, non solo Berlusconi e i suoi sodali, non reggono di fronte alla crisi economica e tanto meno reggono di fronte alla crisi morale, culturale, sociale.
E’ questa classe politica ad essere nel contempo artefice e “vittima” del proprio “sistema”. Un po’ il cane che si morde la coda.
Il punto di non ritorno è vicino. Molti, troppi, mettono la testa sotto la sabbia. Oltre che pavidi e miopi, sono irresponsabili.
Ma c’è una parte non indifferente dell’opinione pubblica che si interroga con grande preoccupazione sul futuro di questo Paese. Chi la rappresenta?
Non c’era bisogno di Renato Mannheimer per dire che l’aggressione di ieri sera a Milano rafforza Silvio Berlusconi. E non c’era bisogno neppure di Giampaolo Pansa per capire che c’è (quasi) un clima da anni Settanta.
Chi è Berlusconi, si sa. Chi sono i suoi sodali, pure. Da quel fronte non c’è da aspettarsi molto di buono.
In gioco non c’è la poltrona di un assessore comunale, ma la democrazia italiana, la prospettiva di questo Paese in crisi fino alle midolla per responsabilità del Cavaliere e di questo bipolarismo fasullo.
Il punto adesso è uno solo: cosa deve fare l’opposizione, in primis il Pd?
Se ci si ferma alla “puerile” considerazione che il Premier “se l’è cercata”, si sa già come finirà la partita: il Cavaliere farà “cappotto” alle urne.
L’antiberlusconismo come “unica” strategia politica è il più bel regalo per il Premier.
La violenza va condannata senza “se” e senza “ma”, la personalizzazione della lotta politica va quanto meno attenuata, bisogna tornare alle proposte (e alle contro proposte) politiche.
O il Pd tiene la barra diritta, o la partita è persa. Anzi, è perso l’intero campionato.
Non è previsto il girone di ritorno. Altro che ciance da curva sud!
In Italia quasi 14 milioni di lavoratori guadagnano meno di 1300 euro al mese. Altri 7 milioni ne guadagnano meno di 1000 euro.
Ma il nostro è anche il Paese di Bengodi, con manager che (pur responsabili di sciagurate strategie aziendali) incassano milioni di euro, quanto un operaio o un impiegato o un insegnante guadagnerebbe in secoli.
Basta questa scandalosa disparità per legittimare la caccia al “ricco”?
Anche perché, come ammoniva Giorgio Amendola (il padre dei “miglioristi” del Pci), “dove cominciano i ricchi?”. E perché, come scrive Giampaolo Pansa “c’è sempre uno più povero di te”.
E tutti possono diventare una preda per i “cacciatori”.
Si sa dove si comincia, ma non dove si finisce. Come dimostrano gli anni 70 e 80 insanguinati delle Br.
Continua a leggere: Ore 12 - Crisi e proteste. Eliminare i ricchi o i poveri?

Non è un bel vedere, quando la polizia (come la celere di Scelba negli anni 60) carica cittadini italiani che manifestano e bastona giornalisti che fanno il loro mestiere. Sapendo che la Costituzione garantisce la libertà del dissenso. Ma certo, non la libertà di commettere reato. Dar fuoco a un autobus è reato. Come bloccare una strada è reato. Più discutibile è affermare che è reato protestare per non volere una discarica sotto la propria casa.
Ma c’è una differenza fra “reati” sorti dalla esasperazione e dalla disperazione di una vicenda aberrante come quella dei rifiuti napoletani e “reati” sorti dal “bullismo” giovanile dove ogni sabato sera, a Torino come a Rimini e in altre cento città, gruppi di esagitati (prevalentemente italiani) provocano la gente pacifica, spaccano ciò che vogliono e sfidano i vigili urbani e i carabinieri a colpi di pernacchie e di bottiglia?
Siamo evidentemente in presenza di uno “strappo” che è avvenuto nella società negli ultimi anni: una disgregazione politica, sociale, culturale, ideale, un “buco” morale, che sta dando i suoi frutti malefici.
Continua a leggere: Ore 12- I manganelli della polizia e le poltrone degli "intoccabili"
“Alla vigilia della presentazione del Governo in Parlamento per la fiducia, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha telefonato al leader dell’opposizione, on. Walter Veltroni. Il Presidente Berlusconi e l’on. Veltroni hanno concordato di vedersi dopo il voto di fiducia per avviare un confronto continuativo tra maggioranza e opposizione”.
Lo ha reso noto l’ufficio stampa di Palazzo Chigi nel primo pomeriggio di oggi. Domani mattina, Silvio Berlusconi, terrà, come previsto, il suo discorso di insediamento alla Camera e, secondo molti, insisterà proprio su questi temi: confronto, dialogo e collaborazione. Per alcuni, è un principio di inciucio.
Il ‘Veltrusconi’, teorizzato da Giampaolo Pansa, sembra prender forma. Mario Adinolfi (Pd), dal suo blog, ci scherza su: “Frattini prende una posizione su Unifil e Libano? Fassino approva. Tutto il centrodestra attacca Travaglio? Finocchiaro approva. Berlusconi ottiene la fiducia? Veltroni prende appuntamento”. Governo ombra? Più ombra di così …
Nei giorni scorsi si sono susseguite le polemiche riguardo alla festa più controversa del Belpaese, l’anniversario della cosiddetta “vittoria” nella Seconda Guerra Mondiale. Il fatto che l’Italia sia forse l’unico paese al mondo che abbia istituito una festa nazionale nella data di una sconfitta militare già la dice lunga, rispecchiando la famosa attitudine nazionale alla furbizia, al punto che molti sono tuttora convinti che il paese lo abbiano liberato i partigiani e non le forze di invasione anglo-americane.
Intendiamoci bene, chi il partigiano lo ha fatto sul serio merita il massimo rispetto, ma siccome sappiamo bene quali incredibili delitti e mistificazioni si siano compiuti nel nome della “Resistenza” anche qui sarebbe bene andarci coi piedi di piombo. In altre parole, il 26 aprile 1945 in Italia i partigiani o ex-tali erano diventati milioni, mentre di fascisti non c’era neanche l’ombra.
Qui affonda le radici il primo motivo di astio nei confronti di una ricorrenza che oltre a glorificare molti più furbi che eroi, ha assunto da subito i connotati della festa rossa, anche perché i partigiani di ispirazione cattolica e liberale in nome dell’antifascismo hanno completamente abdicato al loro ruolo fin dall’immediato dopoguerra, consegnando ai loro nemici storici un monopolio di merito che storicamente non ha alcun fondamento.
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