Giancarlo Galan: l’inventario. Voto 5-. Il ministro della Cultura:”Non abbiamo mantenuto le promesse, ecco perché abbiamo perso. Non abbiamo abbassato le tasse, abbiamo fallito la rivoluzione liberale, non abbiamo fatto un partito di grande respiro”. E allora? Scaricabarile di giornata.
Franco Frattini: l’inventato. Voto 4-. Il ministro degli Esteri è “rammaricato” per il no della corte brasiliana all’estradizione dell’ex terrorista Cesare Battisti, già libero. Ennesima figuraccia int.le dell’ italietta berlusconiana, chiaro segnale della grottesca reputazione del governo nel mondo.
Ci provano con l’evento-beatificazione di Giovanni Paolo II. Ma il problema è enorme: la Chiesa non sa più attrarre, non sa ‘vendersi’. I suoi ‘prodotti’ perdono appeal. Saldo subito
Il Pdl, con la proposta Ceroni, riafferma la centralità del Parlamento. Ma come?!? Non era proprio il Cav a dire che le aule sono per lui un impiccio e un impaccio? Lui nell’emiciclo ci va il meno possibile, per il premier è un posto dove si cazzeggia e non si produce. Candid…Camere
Il povero Remigio, tuttavia, è stato stroncato da (quasi) tutti, anche dentro il suo partito. Ha avuto il suo quarto d’ora di celebrità e ora è pronto (forse) a tornarsene nell’ombra. Re-mogio Ceroni
Galan dà del socialista (in senso spregiativo) al Divo Giulio. La socialista Craxi dà il benservito al premier e sembra puntare su Giulio. Sacconi il socialista intanto trama per il post-Cavaliere, mentre il socialista Brunetta non ha mai potuto sopportare il Divo Giulio. Psi-codramma
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“”Da domani il gruppo di Fli non esisterà più”"
Giancarlo Galan, 14-12-2010
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Scopri perchè dopo il salto
Continua a leggere: Veritometro: Galan e la scomparsa di Fli
Avanti il prossimo! Che avete capito, non siamo alla fila dal … dentista. Ma nella bolgia dell’Esecutivo berlusconiano.
Dopo le dimissioni del ministro (!?) Brancher e dopo le dimissioni (solo minacciate) di Giulio Tremonti, un altro pezzo da novanta del Governo vuole sbattere la porta.
Trattasi del ministro dell’Agricoltura Giancarlo Galan, cui non va giù che la “manovra” salvi gli allevatori disonesti padani.
Grazie a un emendamento dell’ultimo momento, questi operosi operatori della terra nordista e volonterosi elettori del Carroccio, non pagheranno le famose multe sulle quote latte (che però pagherà per loro a Bruxelles il governo italiano, cioè noi cittadini).
Chi aveva promesso in campagna elettorale agli allevatori infuriati la sospensione delle multe? Renzo Bossi.
Il ministro “competente” dice che le multe vanno pagate dagli allevatori: idem dicono le associazioni di categoria quali Cia e Coldiretti. Ma più forte e … “autorevole” si dimostra “la trota”. Quando si dice la … coerenza!
Viva i Bossi. Viva la Lega. Avanti così. Aspettiamo le dimissioni di Galan. Aspetta e spera.
Momento storico per l’umanità: per la prima volta quattro donne si trovano insieme nello spazio. Prossimo passo: quattro elettori di Rutelli saranno mandati assieme in orbita. Il problema è trovarli. Api-ollo 13
Bossi e il Cavaliere d’accordo su tutto: presidenzialismo, giustizia, temi economici. Almeno sembra. Il premier non fa il duro, tiene il punto soltanto sul ministero dell’Agricoltura. Ma, intanto, si staglia all’orizzonte la questione della candidatura per Milano. Galan-tuomini
Il voto regionale ha segnato il trionfo in Campania della Carfagna. Ora la ministra appare tra i papabili del Pdl per le prossime Comunali a Napoli. Chist’è ‘o paese d’o Mara
Sarà quella partenopea un’altra batosta elettorale e un’altra grande città persa dal centrosinistra? Funiculì fun-inculà…

Passata la sbornia elettorale e le festività pasquali oggi ci si ributta nell’agone della politica. Primo evento gli attesi colloqui tra il leader della Lega Nord Umberto Bossi e il capo del Governo per decidere chi subentrerà a Luca Zaia al Ministero dell’Agricoltura. In realtà un accordo verbale c’era, prima delle elezioni, e prevedeva l’arrivo di un esponente del Pdl in cambio della sicura poltrona alla Regione Veneto.
Il fatto è che la Lega ha stravinto e questo consentirà a Bossi di fare la voce grossa, nel tentativo di mantenere un dicastero strategico per la vocazione popolare del Carroccio. Il candidato unico in questo caso sarebbe Federico Bricolo, l’unico dei colonelli bossiani ancora senza poltrona. Difficile però che Berlusconi ceda, anche per timore di incorrere nell’ira di La Russa, che ha già parlato di accordo definito e intoccabile.
Insomma, all’agricoltura secondo logica dovrebbe andare proprio quel Giancarlo Galan che molto malvolentieri ha lasciato la guida della sua regione per fare posto a un “odiato” leghista. Fin qui la realpolitik. Vediamo invece i lettori di PolisBlog chi vedrebbero volentieri nella posizione.
Continua a leggere: Oggi al via i colloqui Bossi-Berlusconi per la successione a Zaia
La vittoria di Luca Zaia in Veneto, non è mai stata in discussione. Il ministro delle politiche agricole, balzato agli onori delle cronache negli ultimi mesi per via della operazione McItaly, condotta insieme alla multinazionale del fast food, è, oltre a un leader locale molto amato dalla sua gente - percentuali bulgare, ha doppiato Bortolussi - anche una pedina importante per assetti nazionali.
La candidatura di Zaia, leghista, fedelissimo di Bossi, che chiama “capo”, era stata messa sullo scacchiere per accontentare la Lega Nord: che certa di una crescita, voleva di più: per la precisione, un governatore. Il precedente Giancarlo Galan? Per quanto avesse fatto bene, era del PdL. I lumbard volevano una camicia verde in Veneto, per chetare i padani assetati di poltrone pesanti. E così è stato: Zaia presidente.
E Giuseppe Bortolussi, il candidato del PD? Assessore alle Attività Produttive e il Commercio del Comune di Venezia, è stato sacrificato al seggio, in una battaglia che il centro sinistra non ha mai avuto la minima possibilità di vincere. Ora Zaia, che molti intimi definiscono più un classico democristiano nell’animo, che un leghista, conquista una poltrona pesantissima, per un “asse del nord” cui Bossi tiene molto.
U come Udc. Più che una moglie fedele il Partito di Pierferdinando Casini sembra un’amante pronta a concedersi al miglior offerente tanto che in vista delle prossime elezioni Regionali ha deciso di stare sia con il Partito Democratico che con il Popolo delle Libertà. Non vale più il proverbio meglio soli che male accompagnati?
V come Veneto. Dove si è visto concretamente quanto l’alleanza tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi sia pronta franare con un nonnulla. Pur di far contento il compagno di Governo il Premier ha deciso di tradire Giancarlo Galan al quale ha negato la possibilità di ricandidarsi per il posto che fino ad oggi occupava come governatore.
Continua a leggere: Le parole del 2009: Udc, Veneto e Zaia (Luca)
R come Raffaele Lombardo. Il governatore della regione Sicilia più di altri ha rappresentato la distanza tra l’amministrazione e i cittadini. Al di là di tutte le vicende di colore che l’hanno riguardato dell’esponente politico ci ricorderemo il cospicuo assegno ricevuto da Silvio Berlusconi per evitare uno scisma all’interno del Popolo delle Libertà.
Quei soldi sarebbero serviti per aiutare la Sicilia. E l’Italia. Possibile che nel 2009 non si riescano a costruire adeguate protezioni per evitare frane omicida?
S come Scandalo. Ma anche come spettacolarizzazione dello scoop. La condivisione pubblica delle vicende private del Premier hanno dato inizio ad un eterno reality show che con cadenza quasi precisa presentava a noi, pubblico, uno scandalo di cui disquisire. Chiusa la vicenda Boffo e quella Marrazzo nelle scorse settimane si è iniziato a parlare del sex tape di Alessandra Mussolini. Della vicenda, ad oggi, non si sa più nulla.
Continua a leggere: Le parole del 2009: Raffaele (Lombardo), Scandalo e Terremoto
I come Italia dei Valori. Il partito di Antonio Di Pietro ha preso, di fatto, il posto della sinistra radicale che nelle precedenti amministrazioni tanto faceva tribolare i governi dell’uno e dell’altro schieramento politico. Ma il progetto dell’ex magistrato all’elettorato piace tanto che alle elezioni europee lo premia con un numero maggiore di consensi.
L come Lodo Alfano. La bocciatura della proposta dell’omonimo Ministro inasprisce ulteriormente il dibattito. Il rapporto tra l’amministrazione Berlusconi e la magistratura si fa sempre più teso tanto che della difesa del Premier non si occupa solo il Ministro della Giustizia. Con Silvio anche Franco Frattini, responsabile degli Esteri, e Renato Brunetta, responsabile della Pubblica Amministrazione.
M come Marrazzo Piero. Lo scandalo che ha travolto l’ex Presidente della Regione Lazio oltre ad indebolire la credibilità del Partito Democratico è stato per settimane e settimane al centro di un dibattito sociologico che politicamente non è collimato in nulla. Anzi. Per apparire più maschio ogni esponente politico dichiarava di non essersi trattenuto con una prostituta transgender. Eppure l’esistenza di chiappe d’oro è certa.