
La manifestazione del Popolo della Libertà organizzata a Roma oggi, 20 marzo, è una vera e propria novità per il panorama politico italiano. Come osserva qualcuno da diversi giorni, attraverso i social network, non si era mai visto il partito più votato dagli italiani scendere in piazza per dissentire pubblicamente contro l’opposizione.
Il plebiscito che oggi Silvio Berlusconi e gli altri si augurano di ottenere in piazza San Giovanni già esiste. Il Pdl che piaccia o meno è riuscito a conquistare sufficienti piazze per governare, potenzialmente bene, da qui fino alla fine della legislatura.
Diverso è lo spirito con il quale l’opposizione ha manifestato la scorsa settimana. Pierluigi Bersani, seppur con qualche riserva, ha appoggiato i propri compagni affinché l’imminente appuntamento elettorale permetta alla minoranza di crescere. Il Pd, a differenza del Pdl, non può contare su un numero necessario di piazze per governare.
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Chi lo capisce, questo Fini? Uno come Silvio Berlusconi lo si può amare o odiare. Ma chi esalta il Cavaliere o chi lo denigra sa cosa fa e perché lo fa. O almeno crede di saperlo.
E Fini, più “apprezzato” del Premier perché (strumentalmente?) credibile per il popolo della sinistra?
Il (buon) presidente della Camera punzecchia e scaglia frecce avvelenate contro il “capo” che l’ha “sdoganato”, ripescato e ripulito dal pantano dove erano isolati in quarantena gli ex fascisti, o missini, dal 1945 fuori dall’”arco costituzionale”.
Ma l’ex capo di An è insuperabile nell’arte di lanciare il sasso e ritirare la mano. Strappa e ricuce. Allude, illude, spinge e frena, in un interminabile gioco a rimpiattino, in un inconcludente stop and go. E’ maturo o non è maturo, questo eterno “delfino” di Almirante oramai sessantenne? Maturo per fare cosa?
Il “vorrei ma non posso” diventa una maschera di esasperato ed esasperante tatticismo personalistico, da vivere alla giornata, con una strategia sempre pomposamente annunciata e sempre rinviata.
Il Pdl si sta sgretolando e rischia nel suo assordante “vuoto” di trascinare tutti nella rovinosa caduta. Quando (se) accadrà, non sarà sufficiente a Fini ricordare i suoi “distinguo”. Antichi e nuovi rancori lo accumuneranno a Berlusconi e, insieme, cadranno nella polvere. Sulle ceneri del Pdl, non c’è gloria per Fini.
E se il Premier riesce a “rivitalizzare” il partito del Predellino e resuscitare? Per Fini è la fine. Prevarrà l’immagine del congiurato “fallito”, del “cacasenno” che ha perso l’ultimo treno.
La bottega della nuova destra moderata liberale italiana resta chiusa. Sull’insegna, una scritta: “cercasi leader”.
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Silvio Berlusconi si sta preparando al rush finale. Per lui vincere al prossimo appuntamento elettorale è troppo importante. Dopo le elezioni, oltre a riprendere i talk show politici bloccati in queste settimane dalla par condicio, potrebbe esserci la scissione con Gianfranco Fini quindi la trasformazione del Popolo delle Libertà in una federazione.
Per Silvio Berlusconi vincere è importante anche per prendersi una rivincita nei confronti di chi non perde occasione per convocarlo in aula. Al momento, come abbiamo già sottolineato nei giorni scorsi, il Presidente del Consiglio è impegnato a Milano (per il processo sui diritti di Mediaset), a Trani (per l’inchiesta relativa alla chiusura di Anno Zero) e a Viterbo (per difendersi dall’accusa di diffamazione avanzata da Antonio Di Pietro).
Per questi motivi Silvio Berlusconi si sta organizzando al meglio per strappare alla concorrenza quanti più voti possibili. Per farlo, come già raccontato da altri, scenderà in piazza sabato prossimo 20 marzo.
Manifestazione della sinistra di sabato scorso: alla fine del suo intervento a Piazza del Popolo, il leader dei Verdi Bonelli lancia fiori alla folla. Berlusconi ai suoi: “Ecco la differenza tra noi e loro. Questi pensano ai fiori, io preferisco le…patate”. 47, orto che parla
I fiori di Bonelli, in realtà, volevano avere un significato di rinascita, di “rivoluzione gentile” del e nel centrosinistra. Una ribellione di petali e pollini contro la plutocrazia del SuperCav. Petunia non olet
Fini lancia la ‘Generazione Italia’ e i berluscones entrano in allarme. Il buon Cicchitto ora sta pensando a una risposta politica che vada aldilà dei ‘Promotori’ del ministro autoreggente Brambilla. De-generazione Italia
Ahi, ahi, ahi…questi membri AgCom che deferenti parlano al telefono con il premier. E poi però si lamentano con i vertici Rai delle pressioni ricevute. In certi casi, sarebbe meglio tacere. Il silenzio degli Innocenzi
Conferenza stampa con contestazione al Cav? Niente paura: per l’occasione c’è un buttafuori d’eccezione. Ignazio La Rissa
Il premier parla di “complotto” e “piano ben pensato” contro la sua lista. Bersani: “E’ un disco rotto”. In effetti il SuperCav, nei momenti decisivi, ama tornare alle antiche armi di propaganda. E’ una storia vecchia come il mondo, altro che “disco rotto“. Ma ciò che esce dalla sua bocca è sempre scandalo per la sinistra. Il “rotto” delle sabine
Clamoroso al Cibali: sarà ritirato a breve dal mercato l’improbabile McItaly tanto sponsorizzato dal ministro Zaia. Pare che l’ultimo di questi panini sia stato consumato dal celebre Alfredo Milioni nel giorno del presunto magna-magna che causò la mancata presentazione della lista romana del Pdl. MacCaroni’s
Tipo ‘Le Fate Ignoranti’ o ‘Saturno Contro’: il mutevole rapporto personale e politico tra Alessandra Mussolini e Daniela Santanchè (con Berlusconi e Fini in mezzo) meriterebbe una sceneggiatura colorita e un film movimentato alla Ozpetek. Le rifatte ignoranti

Con 169 voti favorevoli, 26 contrari e 3 astenuti il “legittimo impedimento” è diventato legge ieri grazie al Senato. Il provvedimento che consentirà al presidente del Consiglio e ai Ministri di sottrarsi alle convocazioni in sede giudiziaria è stato approvato dopo la richiesta dell’ennesimo voto di fiducia (il 31esimo) chiesto dall’amministrazione di Silvio Berlusconi.
Vero e proprio uomo dei record il leader del Popolo delle Libertà è riuscito, in questo mandato, a chiedere più voti di fiducia di quanti ne avesse già chiesti in passato. Nel secondo Governo, durato 3 anni e dieci mesi, Silvio Berlusconi riuscì ad avvallersi di ben 29.
La fiducia che veniva chiesta ogni 90 giorni (circa) oggi viene pretesa ogni 21 malgrado la maggioranza, forte e solida, su cui può contare il Presidente del Consiglio che, fanno già sapere dalla Procura di Milano, non potrà sottrarsi ai processi aperti nei suoi confronti.
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Il Pdl, o almeno una sua parte, ora incolpa la sinistra diabolica. Come se le proprie incapacità e i propri “casini” interni, intrighi e congiure, siano il frutto del sabotaggio altrui.
Ma il partito del “predellino” si “smonta” da solo, affoga nei propri pasticci. Perché era e resta una “invenzione” del suo fondatore padre/padrone Berlusconi.
Dall’editoriale del Corriere della Sera firmato Galli della Loggia: “Il Pdl non è nemmeno una corte, piuttosto una somma di rissosi potentati locali riuniti intorno a figuranti di terz’ordine, rimasuglio delle oligarchie e dei quadri dei partiti di governo della prima Repubblica … gente d’ogni risma ma di nessuna capacità”.
Ma chi ha nominato i “sottopanza” portandoli sulla tolda di comando? Nemmeno il potente collante del potere basta più: beghe di bassa lega si intrecciano con nodi irrisolti di identità e gestione.
E i risultati, sconcertanti, perché annullano l’essenza stessa del “berlusconismo”, si vedono. Fino all’ecatombe delle liste elettorali. Il Pdl va a pezzi.
Fini (“Così com’è questo partito non mi piace) e Berlusconi (“Se Fini insiste faccio io un nuovo partito”) sono già alle pratiche per la separazione, il divorzio è già in atto. E Bossi s’allontana, lanciando pietre al Pdl. “Il popolo è con noi”, grida il fido Bonaiuti. Come Storace prima del 25 luglio del 1943.
I sondaggi vanno giù. La delusione porta all’astensione. La vittoria (elettorale) sarà del partito dell’astensionismo. E lo sconfitto, dopo il voto, sarà Silvio Berlusconi.
Se il Pdl resta il primo partito d’Italia, questa è l’Italia. La seconda Repubblica scivola nella commedia dei bassifondi. Ma è già farsa.
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Pdl: flop uno. Voto – 9. Pdl in … implosione. Il coofondatore Fini: “Così non mi piace”. L’alleato Bossi: “Dilettanti allo sbaraglio”. Il quotidiano Libero: “Pdl=polli della libertà”. E le urne?
Pdl: flop due. Voto – 9. La maratona oratoria inscenata a Roma dopo l’esclusione della lista del Pdl è senza … maratoneti. In piazza, solo quattro “gatti” con la testa rapata. Flop più flop uguale ko.

Silvio Berlusconi è arrabbiato. Stando a quanto riportato nei giorni scorsi dalla Stampa il Presidente del Consiglio in questi giorni sta studiando un intervento, alla fine della campagna elettorale, utile per far dimenticare ciò che in queste settimane hanno combinato i propri collaboratori. Liste consegnate in ritardo, timbri non eseguiti, …
Silvio Berlusconi, va precisato, era già arrabbiato alla vigilia di questo valzer di scandali tanto che si era già detto pronto a rivedere la struttura del Popolo delle Libertà a elezioni regionali concluse.
Silvio Berlusconi, prima di trasfigurarsi, avrebbe fatto arrabbiare i compagni di partito figli della defunta Alleanza Nazionale che, come sostenuto da Dagospia, non avrebbero gradito la candidatura nel Lazio di Renata Polverini. Quel posto sembrava già destinato a Giorgia Meloni, Ministro della Gioventù.
Quelli del Pdl, allo sbando dopo la “cappellata” romana che rischia di eliminarli dalle Regionali, da una parte inviano appelli sbilenchi al capo dello Stato e dall’altra invocano, increduli, la piazza.
Ieri i “quattro gatti” (pagati?) della Polverini hanno inscenato una squallida quanto inutile gazzarra a Piazza del Popolo (ma contro chi?) e happening sono annunciati a San Lorenzo in Lucina (a due passi da Montecitorio) già da oggi, poi il 4 marzo e così via.
Dura lex sed lex. C’è clima da resa dei conti: ex di FI contro ex di An. Tutti contro tutti. L’imputato numero uno è Fini, accusato di voler “scippare” il Pdl.
Lo sconcerto del Premier fa pari con lo sfogo e anche con la “contentezza” di altri nel Pdl, ritenuto sempre più una “banda di incapaci” (il ministro Rotondi) o un “partito di matti” (Il Giornale).
Graffia la penna del “feltriniano” Alessandro Sallusti: “La mancata presentazione della lista in tempo utile è il grottesco risultato degli equilibrismi per accontentare gli ex Forza Italia e gli ex An. Che creano un mostro burocratico e inefficiente”.
Ma non era questo il grande partito unito del “predellino”, voluto e guidato da una mente “superiore”, partito del fare, super organizzato, super efficiente, super democratico, super libero, per spazzar via gli “inutili” e vecchi partiti ideologizzati, burocratizzati, sclerotizzati, comunisti, per fare dell’Italia il super Paese del Sol dell’avvenir?