Matteo Renzi: aria fritta. Voto 5- Il sindaco di Firenze riceve in omaggio la prima Nissan Leaf 100% elettrica e (s)vende le auto blu municipali: “Vogliamo fare di Firenze la capitale della sostenibilita” E Fabrizio Corona si candida per la sua “discesa in campo” con il rottamatore. Dimmi con chi vai.
Gianfranco Fini: frittata. Voto 4- La compagna del presidente della Camera, lady Tulliani, difende la costosa trasferta alle Maldive: “Fatta per festeggiare i 60 anni di Gianfranco ma pagata con soldi guadagnati onestamente”. Se lo dice lei! La toppa peggio del buco. Non c’è peggior sordo di chi non vuol capire.
Angelino Alfano: furbetto. Voto 6- Il segretario del Pdl critica il premier Monti perché: “troppo timido”. “Il contributo del 15% sulle pensioni sopra 200 mila euro è poco. Potevano usare la scure del 20-25%”. Aggiungendo: “Stiamo proponendo anche un tetto per i manager di Stato”. Bene. Rinsavito o solo populista?
Gianfranco Fini: furbotto. Voto 5- Il leader di Fli ricorda la sua promessa (non mantenuta) di dimissioni da presidente della Camera se l’avesse fatto Berlusconi e si giustifica così: “Le dimissioni di Berlusconi sono arrivate dopo la constatazione del venire meno della solida maggioranza di cui disponeva”. Arzigogolamento.
Al meeting del Terzo Polo di Verona, Pierferdinando Casini e Fancesco Rutelli lasciano le conclusioni a Gianfranco Fini, presidente della Camera e leader di Fli. Fini si sofferma sulle sfide del nuovo esecutivo guidato da Mario Monti: “Il governo ha una montagna da scalare, ma ha idee chiare. Ha l’obiettivo di creare una società migliore di quella attuale attraverso riforme nel segno dell’equità, che dovranno riguardare tutti”.
Poi lancia un ammonimento, spiegando che “Questo governo non è uno dei tanti, ma l’ultimo che ci può salvare: se fallisce non fallisce Monti, fallisce l’Italia”. Infine il presidente della Camera, a dimostrazione che si farà sul serio, annuncia la prima mossa contro la casta, eliminando i vitalizi per gli ex parlamentari, ma dalla prossima legislatura.
“L’ufficio di presidenza di Montecitorio - ha spiegato - ha deciso di dare mandato al collegio dei questori per fare una riforma sull’abolizione del vitalizio degli ex parlamentari a partire dalla prossima legislatura. E’ una piccola cosa, ma la politica deve essere di esempio e il Terzo Polo ne vuole essere dimostrazione”.
Un sasso nel mare magnum dei privilegi o la solita promessa da marinaio? A proposito di promesse non mantenute: non era stato Fini ha dire che si sarebbe dimesso da presidente della Camera un minuto dopo l’abbandono di Berlusconi da Palazzo Chigi? Appunto.
Dove eravamo rimasti? All’ex premier Silvio Berlusconi che nel videomessaggio annuncia la sua ennesima discesa in campo e addebita a Gianfranco Fini le principali colpe per la debacle del Pdl. Contrordine (amici o camerati?)!
Il Cavaliere e il leader di Fli, nonché presidente della Camera, sono tornati a parlarsi (a inciuciare?…), primo passo per la (quasi) certa prossima riconciliazione.
Fini: “Non avrebbe molto senso continuare a rivangare il passato e addossare l’uno all’altro delle responsabilità. Questa è anche la ragione per la quale le polemiche relative alle dimissioni di Berlusconi appartengono a un’altra stagione: cerchiamo di guardare tutti avanti, non con il torcicollo all’indietro.”
Poi spiega l’accaduto che ha cancellato mesi di invettive e dossier : “«Sono stato raggiunto al telefono da Letta al termine del colloquio tra Napolitano e Berlusconi - ha aggiunto Fini - devo dire che poteva limitarsi a dirmi delle dimissioni e invece mi ha passato Berlusconi, e mi ha detto che si è chiusa una fase e cerchiamo di ragionare per il prossimo futuro”.
E le montagne di insulti reciproci? Acqua passata. Meglio guardare oltre, alla nuova destra da ricostruire per le prossime elezioni. Fini, poi, ci sta davvero stretto, nel Terzo Polo, solo Casini e Rutelli non lo capivano. Che bello, ritrovare sotto lo stesso tetto l’intera allegra compagnia: Pdl, o nuovo PPE italiano, Lega, FLI, UDC ecc!. Colabrodo? Forse. Squallore, certo. Quando si dice la … bellezza della politica italiana!
Oggi è il gran giorno: finisce il governo Berlusconi. Però, a destra, qualcuno vuole le dimissioni del Presidente della Camera. Il video che vedete qui sopra è tratto da una puntata di Annozero ed è stato ripreso da Daw. Fini aveva detto:
“Io sono pronto a dimettermi da presidente della Camera nello stesso momento in cui Berlusconi si dimette da presidente del Consiglio.”
Forse pochi di noi ricordavano questa promessa: cosa farà Fini? Si dimetterà subito dopo Berlusconi (proprio quando deve salire al Colle per le consultazioni per il nuovo governo)? Aspetterà qualche giorno? Rimarrà al suo posto? Il futurista, organo molto vicino al Presidente della Camera, ha commentato così la richiesta di Daw (pur senza nominarlo):
“C’è stato un momento in cui si era prospettata la possibilità di «dimissioni congiunte» per venir fuori da questa polemica dei patti traditi. È stato il presidente della Camera a lanciare questa sfida chiudendo il congresso di Milano. […] Silvio Berlusconi non si è dimesso né lo farà. Il suo è un passaggio obbligato avendo constatato l’assenza in Parlamento di numeri sufficienti a reggere ancora il suo esecutivo. E la conferma è arrivata nelle stesse ore da uno degli uomini più fedeli al Cavaliere. «Noi abbiamo perso, Fini ha vinto», è stata la conclusione lucida del ministro Gianfranco Rotondi.”
Insomma, secondo il futurista Fini deve restare al suo posto (anche usando un artificio retorico interessante: Berlusconi è obbligato a dimettersi, non lo fa di sua volontà e quindi Fini non deve lasciare la Presidenza della Camera). E voi che ne pensate? Fini si deve dimettere?
Gianfranco Fini: paraschiena. Voto 7+. Il leader di Fli: “Governo Monti nasce solo con ok di Berlusconi. Altrimenti sarebbe un governo del ribaltone. Ma chi si prende la responsabilità di dire no dovrà spiegare perché privilegia l’interesse di parte rispetto a quello generale. Il rischio è il precipizio”. Cav stanato.
Silvio Berlusconi: paraculo. Voto 3- Il Cavaliere dopo lo shock riprende colore e prova a giocare su più tavoli. Il Pdl è spaccato sul governo Monti e intende puntare su Lamberto Dini come nuovo premier. Poi la mano tesa a Bossi: “Noi mai senza la Lega”. Tagliare i fili del burattinaio. Altrimenti subito al voto!
Il Cavaliere molla e la storia ci dirà se la sua esperienza politica è fatta più di cose positive o negative. In questo momento, però, la stragrande maggioranza degli italiani tirerebbe un bilancio fatto più che altro di uova lanciate contro il portone di Palazzo Grazioli. L’albume dei ricordi
Sembra un gioco di parole, ma in Grecia finisce l’era Papandreou e il presidente Papoulias designa Papademos. Scongiurata l’ipotesi di un altro incarico che avrebbe definitivamente affossato il Paese. Papisilvio
Fini da Santoro: “Basta con i libri dei sogni, con la propaganda, con l’idea che arriva la scopa nuova che scopa meglio…”. Pensava giusto giusto al Cav quando ha partorito questa metafora? Pippa…tutta un’altra scopa
Ma quanto durerà l’eventuale governo di transizione? Pochi mesi per pochi provvedimenti essenziali oppure fino al 2013, scadenza naturale della legislatura? Molto dipenderà dal tasso di litigiosità dei partiti che lo sostengono. Monti e fuggi
La Confindustria torna all’attacco contro il governo. Inequivocabili le parole della presidente Emma Mercegaglia: “Facciamo bene e subito le cose che dobbiamo fare con il dl sviluppo piuttosto che farcele imporre dall’Ue”. Ad oggi “le cose di cui si parla sono deludenti”.
E, per non essere fraintesa ribadisce che: “il tempo è scaduto. È adesso che bisogna decidere. Non possiamo farci commissariare continuamente”.
Sul fronte politico, si rifà vivo Gianfranco Fini che in viste di leader di Fli prevede il ricorso alle elezioni politiche anticipate.
“Quando torneremo alle urne? Il momento potrebbe essere vicino”. Così il presidente della Camera in un comizio a Lecce, precisando che non e’ detto che il Terzo Polo sarà alleato del Pdl alle prossime elezioni. “Se andremo a votare è di tutta evidenza che il Terzo polo non ha nessuna alleanza precostituita”.
Un sasso nello stagno. Anzi un pietrone.
E’ solo la prima decade di ottobre ma nel Pdl e nella maggioranza tira aria da 14 dicembre 2010. Oggi come allora la fronda è tutta interna al Pdl: allora fu Gianfranco Fini a tentare di scalzare (senza successo) Berlusconi da Palazzo Chigi, oggi sono Claudio Scajola e Giuseppe Pisanu a guidare un folto drappello di deputati “scontenti” pronti a far saltare il banco.
Molte le differenze dal 2010. A cominciare dai promotori e dal progetto: Fini proveniva da An e puntava a una “nuova destra” repubblicana laica riformista alternativa al populismo demagogico di Berlusconi-Bossi. Scajola e Pisanu sono democristiani mai pentiti, con l’obiettivo di un nuovo “grande centro” che nessuno vuole chiamare DC ma che nei valori, negli ideali e nel modo di pensare e fare è la fotocopia della ex Balena bianca.
Altra forte differenza è lo stato di salute politica del premier, del governo e del paese oggi tutti nel loro punto più basso. Le occasioni per staccare in Parlamento la spina al governo Berlusconi non mancano. Ma la storia recente insegna che un conto sono i deputati che brontolano e minacciano e un altro conto sono i deputati che alla resa dei conti votano contro in Aula.
Il vero nodo riguarda la prospettiva. Che succede se Berlusconi cade? Tutto sarebbe più facile con un passo indietro del Cavaliere. Ma il “ghe pensi mi” non cede e non cederà, soprattutto non abbandonerà il campo neppure dopo un eventuale ko alla Camera.
Ammesso che le manovre di Scajola e Pisanu sfocino davvero in un voto da disarcionare Berlusconi da Palazzo Chigi, la conseguenza sarebbe la spaccatura del Pdl e la nascita di un nuovo partito personale del Cavaliere.
A quel punto, con la Lega non disponibile a mollare Berlusconi, l’alternativa è la nascita di un esecutivo di centro-sinistra di fine legislatura formato da Pd, Idv, Sel più Udc (Terzo Polo) e il troncone dell’ex Pdl. Cioè un governo-minestrone, una manna dal cielo per Berlusconi che soffiando sul fuoco della crisi economica, potrebbe puntare a vincere le elezioni del 2013. O Scajola e Pisanu hanno altre carte da giocare o Berlusconi può ancora dormire fra due guanciali.
Gianfranco Fini: terra di mezzo. Voto 7+ Il Terzo Polo contro il governo: sì alle intercettazioni ma no alla divulgazione delle conversazioni che non hanno nulla a che vedere con l’ipotesi di reato su cui la magistratura indaga. Buon senso.
Silvio Berlusconi: terra sua. Voto 3- Il premier rilancia: “Nessun passo indietro”. E insiste per la stretta sulle intercettazioni: “Si avverte il morso dello Stato di polizia”. A rischio anche la libertà dei siti internet e blog. Il Sultano stringe la morsa?