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Tutti gli articoli con tag gianfranco fini

Le pagelle del venerdì

pubblicato da Massimo Falcioni

Gianfranco Fini: anticav. Voto 7+ Il leader di Fli riprende quota: “Cameron e Sarkozy a Tripoli e a Bengasi coi vertici libici, Berlusconi chiuso a Palazzo Grazioli coi suoi avvocati per le sue beghe”. A loro applausi e petrolio, a noi i costi delle bombe e gli immigrati.

Umberto Bossi: procav. Voto 4- I sindaci leghisti non scioperano contro la manovra per paura dell’atmosfera da regime che si respira nel Carroccio. Il Senatur li minaccia di espulsione dal partito e loro abbassano le orecchie. A loro le poltrone dorate, ai cittadini il conto salato.

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Satira: non spariamo “castate”

pubblicato da Ulisse Spinnato Vega

Ieri sera ‘Silvio forever’ su La7. Che tristezza rivedere il Cav giovane, spavaldo. E saperlo oggi stanco, afflitto e a dieta forzata. Sm-unto dal Signore

Fini e le sue immersioni illegali nei mari dell’Argentario. Ancora una volta lo hanno beccato. Sbagliare rimane lecito, ma perseverare… Errare è (sub)umano

Ma siamo sicuri che questa ulteriore manovra basterà a calmare i mercati? Il governo scherza con un fuoco che può farci molto male. Con spread del pericolo

E se alla fine la bancarotta dovesse delinearsi all’orizzonte? Sarebbe meglio che Tremonti se la desse a gambe levate tipo velocista giamaicano. Euobond? No, euro-Bolt

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Camera, ferie ridotte di una settimana. Miracolo?

pubblicato da il passator cortese

Contrordine, illustri amici e compagni onorevoli! La ripresa dei lavori parlamentari della Camera dopo la pausa estiva è stata anticipata: le commissioni torneranno a riunirsi da lunedì 29 Agosto, l’aula da martedì 6 Settembre.

E’ la decisione presa dalla Conferenza dei capigruppo riunita dal presidente della Camera Gianfranco Fini dopo le sollecitazioni ad accorciare le vacanze, successive al calendario varato solo ieri sempre dalla Conferenza dei Capigruppo. La riduzione della pausa estiva decisa oggi è di una settimana esatta: ieri era stata decisa la ripresa delle commissioni lunedì 5 Settembre e quella dei lavori d’aula lunedì 12 Settembre.

Chissà come l’avrà presa il … pio Maurizio Lupi. Il vice presidente della Camera organizza un pellegrinaggio in Terra Santa di 170 deputati e senatori cattolici dal 3 al 9 settembre. Per questo motivo la Camera avrebbe riaperto solo il 12. Oggi il dietrofront e il nuovo calendario. Poi c’è chi non crede ai miracoli …

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Satira: non spariamo “castate”

pubblicato da Ulisse Spinnato Vega

Ma perché i politici nostrani non escono mai di scena in modo definitivo? Perché non capita mai che si dimettano da tutto per andare semplicemente a coltivare un giardino, un orto in serenità? E’ anche per questo che il Paese va a picco. Una brutta (zuc)china

La Borsa crolla e il governo pensa bene di mettere la fiducia sul processo lungo. I titoli di Stato ci fanno soffrire e la nave va dritta dritta verso l’iceberg. Ferry…Bot

Il Settebello di pallanuoto arriva in finale ai mondiali di Shanghai. E’ il successo dell’Italia che fa gruppo, che fa squadra. Nulla a che vedere con la politica, che continua a raccontarsela e a raccontarcela. Setteballe

Il presidente della Camera ha perso tanti pezzi per strada e forse il suo partito ancora ne perderà. Chi resta con lui in questa fase, lo fa perché lo ama alla follia. Senza Fini, tu sei un attimo senza Fini…

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Fini vuole Maroni premier. Il leghista dice "no" E il Pd subito con un piede nella trappola ...

pubblicato da il passator cortese

Pur di mandare a casa Silvio Berlusconi e tirar fuori l’Italia dalla crisi profonda, fare subito un nuovo governo “Con Maroni premier, sostenuto, oltre che dal Terzo Polo, anche dal Pd”. Ma la proposta di Gianfranco Fini, fatta a nome dei centristi di Fli, Udc, Api è stata subito rinviata al mittente dal diretto interessato.

“Sono impegnato a sostenere il governo Berlusconi fino al termine della legislatura” è stata la netta risposta del ministro degli Interni.

Pensare che il Pd era già caduto nella “trappola”, con Enrico Letta aperto alla proposta di Fini, giudicata ”un passo avanti” perché “Qualsiasi governo è meglio di questo con Berlusconi premier”. Poi subito la correzione: “I Democratici, dice il vice di Bersani, non appoggerebbero mai un esecutivo sostenuto da esponenti del governo Berlusconi. Meglio il voto’”.

”Sarebbe un ‘governo Frankenstein”, replicano dall’Idv. E Cicchitto, del Pdl, boccia l’idea come uno ‘’spregiudicato tatticismo” del Terzo Polo. Già, tatticismi e furbate, dov’è la politica? E intanto la barca affonda.

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Le pagelle del giovedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Pier Ferdinando Casini: terzo pollo. Voto 4-. Per evitare le elezioni anticipate si punta sull’uscita “morbida” del Cavaliere e su un nuovo governo con il delfino Angelino Alfano premier e l’imbarco di Udc, Api, Fli. In nome della responsabilità nazionale o delle poltrone?

Gianfranco Fini: pollo spennato. Voto 4-. Il presidente della Camera si fa vivo inaugurando la sede di Fli: “Mi auguro che lo spirito di coesione dimostrato dalla politica nella manovra prosegua anche lunedì prossimo, a manovra approvata”. Poltrone cercasi.

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Urso e Ronchi via dal Fli. Risposta dei futuristi: "Due palle al piede in meno"

pubblicato da il passator cortese

La notizia si prende l’applauso del popolo di Mirabello, alla Festa della libertà Si tratta dell’uscita di Adolfo Urso e Andrea Ronchi da Fli. Nessuno se ne era accorto dell’interminabile tira e molla dei due e nessuno è interessato al loro zigzagare interpartitico, in cerca di poltrone.

E’ stato un estasiato (e invasato) Ignazio La Russa a dare l’annuncio: “Mirabello dà i suoi frutti”. Anche bacati, col caldo che fa. Così la storia della italica destra si è arricchita di un’altra pagina… “gloriosa”.

Dall’altra sponda, quella di Fli, la risposta non si fa attendere: “Addio, senza rimpianti”. Così il webmagazine di area finiana diretto da Filippo Rossi, commenta l’uscita di Urso e Ronchi da Fli: “Due palle al piede in meno. Nessuno li ha cacciati, nonostante i loro disperati tentativi di farsi espellere e di passare per vittime”.

Dunque quest’addio “è una buona notizia per il mondo che nell’ultimo anno si è raccolto attorno al presidente della Camera. Perchè ora Fli è certamente un movimento più leggero, senza i lacci di chi negli ultimi mesi ha provato a corrompere da dentro l’essenza a suo modo ‘rivoluzionaria’ della svolta finiana - e lo ha fatto dietro paraventi sempre più ridicoli, fino al comico richiamo a un non meglio definito ‘partito popolare europeo’ da costruire magari con Scilipoti e Santanchè. E ora Gianfranco Fini, se vorrà, potrà essere un leader meno bloccato, meno rallentato nella sua azione di guida da chi rappresentava, in fondo, le burocrazie di partito cripto berlusconiane, terrorizzate all’idea di abbandonare il proprio orticello di riferimento”.

Contenti loro. Non ci resta che registrare il solito balletto del teatrino politico Made in Italy.

Le pagelle del venerdì

pubblicato da Massimo Falcioni

Gianfranco Fini: antibavaglio. Voto 7+. Il presidente della Camera dice “no” al decreto bavaglio voluto dal governo: “Neanche uno studente di legge può vedere i requisiti di necessità e urgenza”. Alfano da asilo nido o furbetto salva premier?

Luigi De Magistris: bavaglio. Voto 4-. Il neo sindaco a sei giorni dal proclama sulla città ripulita scarica sugli altri le responsabilità sui rifiuti e incolpa Berlusconi “Ponzio Pilato”. Manca l’equilibrio del politico di razza. Bocca chiusa e tirarsi su le maniche!

Ore 12 - Berlusconi, il passo indietro che non viene. Quando, il passo avanti delle opposizioni?

pubblicato da Massimo Falcioni

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Non succederà niente domenica prossima a Pontida e non succederà niente il 22 giugno sulla verifica parlamentare del governo. Perché è già successo tutto, o quasi.

Ci si dimentica dello strappo di Gianfranco Fini, da cui partì la falla nel Pdl, una bomba ad orologeria. Poi le compravendite dei deputati per tamponare la nuova situazione, il governo del “non fare”, la maggioranza sempre sul filo di lana e infine la doppia sberla delle elezioni amministrative e del referendum. E che sberla per Berlusconi! E anche per Bossi.

Da qui si riparte. Con la maggioranza di centrodestra che è oggi sicuramente minoranza nel Paese. Con gli italiani che “disobbediscono” al Cavaliere perché, dopo 17 anni, sono stanchi del berlusconismo e vogliono andare oltre. Questo è il dato politico.

Ma andare dove? Andare con chi? Per fare cosa?

L’opposizione non può limitarsi a chiedere le dimissioni del premier e logararsi perché il Cavaliere non si schioda da Palazzo Chigi. E non può ogni volta sperare nell’aiutino dalle procure.

Serve l’alternativa politica e programmatica credibile. La sinistra, il Pd, il Terzo polo devono battere un (nuovo) colpo. Basta manfrine, basta divisioni, basta propaganda. Cosa si aspetta ad uscire allo scoperto, parlando con chiarezza agli italiani su cosa si vuole fare, quando, come e con quali leadership?

“Mentre si chiede a Berlusconi di fare un passo indietro - scrive oggi sul Riformista Massimo L. Salvadori- bisogna che siano i suoi avversari a fare il necessario passo avanti”. Già.

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Elezioni, prima doccia fredda: verifica di governo alla Camera solo a fine mese. Berlusconi tira il fiato. Il Pd: "Dimissioni!"

pubblicato da il passator cortese

Dopo la (profonda ed estesa) batosta di Berlusconi e di Bossi e i (legittimi e sobri) festeggiamenti dei vincitori, arriva subito la prima doccia fredda. Il dibattito sulla verifica di governo si terrà alla Camera solamente la quarta settimana di giugno, dopo l’esame del dl Sviluppo, tra il 20 e il 27 giugno.

Così ha deciso la Conferenza dei capi gruppo di Montecitorio. Pare alquanto strano che la proposta sia stata avanzata proprio dal presidente Gianfranco Fini, ancora una volta eccessivamente prudente e lento.

Protesta il capogruppo del Pd Dario Franceschini: “La maggioranza si è opposta alla richiesta di tenere la prossima settimana il passaggio parlamentare chiesto dal presidente Napolitano. Sperano che i problemi si risolvano rimandandoli; tutto questo lo paga il Paese”. E comunque, la richiesta del Pd è serrata: “Il governo Berlusconi si presenti dimissionario alla verifica parlamentare”.

Altre volte Berlusconi si è salvato proprio per le tregue concessigli. Evitare che anche stavolta possa ritessere le fila di un partito allo sbando, continuare la campagna di compravendita di altri mercenari o arginare la diserzione nelle proprie file.

Soprattutto va costruita una tensione e una mobilitazione dei cittadini sui temi quotidiani e concreti, preparandosi innanzi tutto sui referendum. Guai abbassare la guardia. Niente è scontato.