
Negli stessi giorni in cui a Roma si discute sulla convivenza tra italiani e immigrati, residenti in Italia con regolare permesso di soggiorno, abbiamo chiesto a Stefania Ragusa un bilancio sul secondo sciopero degli immigrati da lei organizzato, in collaborazione con altre persone che polisblog.it ha incontrato nelle scorse settimane.
Con lei, pochi giorni dopo gli scontri di Rosarno, abbiamo iniziato a ragionare sullo sciopero degli immigrati di cui si è occupata nelle ultime settimane. Di immigrazione, dopo Rosarno, si è disquisito per via dell’omicidio registrato a Milano in Via Padova. Secondo lei ha cambiato qualcosa il 1° marzo? Se sì, cosa?
E’ ancora presto per dare una risposta affermativa e a tutto tondo. Credo però che il Primo Marzo abbia posto le condizioni per un cambiamento di prospettiva importante. Si tratta, infatti, di un movimento caratterizzato dalla mixitè e orientato alla difesa dei diritti (di tutti i diritti, non solo di quelli degli immigrati, anche se oggi, per ovvie ragioni oggi il razzismo e le discriminazioni verso di loro sono prioritari): questo allarga inevitabilmente la visuale.
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Mai come in queste ore è importante non concentrarsi sul colore politico di Gianni Alemanno, sindaco di Roma in quota PdL. Nella capitale sono in constate aumento le aggressioni razziste, per lo più ai danni degli immigrati residenti in Italia con regolare permesso di soggiorno.
Il Corriere della Sera ha raccolto la protesta della comunità locale bengalese che al quotidiano ha denunciato il numero di aggressioni avvenute negli ultimi due anni. Secondo i dati forniti dai diretti interessati contro di loro si verificano episodi di razzismo ogni 40 giorni.
Malgrado gli allarmanti dati le istituzioni locali non si sono ancora attivate per migliorare la convivenza tra i diversi gruppi di persone. Per capirlo è sufficiente riflettere sull’aggressione subita da Manfredi Alemanno. Il figlio del primo cittadino della capitale sarebbe stato aggredito da un gruppo di immigrati.
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Gianni Alemanno: solidarietà. Voto + 8. Il sindaco di Roma condanna l’atto scellerato della bomba carta contro la sede del Pd dei Parioli. Chi semina vento raccoglie tempesta. Vigilanza.
Pierferdinando Casini: bollicine. Voto – 8. Il leader dell’Udc è contro il decreto “salva liste” ma non scende sabato in piazza insieme a Pd, Idv e popolo viola. Aria fritta. Chi si distingue gode.

Per dimenticare quanto successo a Rosarno non è servito neanche un mese. A poco più di tre settimane dagli scontri, e dai conseguenti proclami secondo i quali gli immigrati coinvolti negli scontri avrebbero avuto una sistemazione adeguata, l’Unità pubblica delle immagini che dovrebbero far riflettere.
Queste fotografie meglio di altre rappresentano l’inadeguatezza dell’attuale classe politica italiana che ai lavoratori calabresi, in nero, non è riuscita ad assicurare quanto proposto tanto da costringerli a vivere per strada. Di nuovo. A Roma però.
Nella capitale dove si sono costituiti nell’Assemblea dei lavoratori africani di Rosarno. Secondo quanto scoperto da Emilia Zazza, che firma il servizio, queste persone erano costrette a lavorare 14 ore al giorno. Per 25 euro. Meno di due euro all’ora.

All’indomani della defenestrazione di Francesca Senette (ex Tg4 nonché presentatrice di RaiDue a cui l’attuale direttore di rete tolse un programma che venne poi affidato a Lorena Bianchetti) nei corridoi televisivi di Milano una voce era più insistente di altre.
Quanto successo alla giornalista è spiacevole ma capita se alle tue spalle hai un protettore che poi ad un certo punto viene meno. Francesca Senette arrivò in RAI su invito di Antonio Marano, in quota Lega Nord, che durante la sue direzione investì anche su Gianluigi Paragone (ancora in onda) e Daria Bignardi (in onda con qualche problema).
La storia di Francesca Senette, felicemente sposata, assomiglia a molte altre. Alcune delle quali molto più brutte. Secondo quanto pubblicato da Repubblica, e ripreso da Dagospia, Eleonora Daniele (volto di RaiUno nonché ex concorrente del Grande Fratello) avrebbe avuto una liaison con l’allora Ministro dell’Agricoltura Gianni Alemmano.

Gianni Alemanno non poteva scegliere momento peggiore per risparmiare. A pochi giorni dagli scontri di Rosarno, e del conseguente dibattito già spento sul razzismo italiano, il sindaco della Capitale ha deciso di tagliare i fondi grazie ai quali a Roma veniva garantita la visione della Coppa d’Africa.
Nel quartiere multietnico Esquilino non verrà quindi montato il maxischermo, la cui messa in posa costava al comune 70mila euro, che garantiva ai cittadini la visione delle partire già trasmesse da sei anni.
Pronta subito la polemica. Intervistato dall’Unità Gianluca Santilli, capogruppo Pd del VI municipio, ha precisato che i residenti avevano già manifestato la propria disponibilità per accogliere la struttura.
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Sul presente, meglio sorvolare, visto come metà Paese ha ceduto all’emergenza freddo, con il Nord che ha chiuso per neve.
E sulla strategia dell’Italia di domani, quella del dopo crisi, le preoccupazioni aumentano. Gli unici progetti chiari (!?) del Governo sono il ritorno alle centrali nucleari (oggi il decreto in Cdm: decine di miliardi “regalati” alle aziende) e la realizzazione del ponte sullo stretto. Di fatto, due mine vaganti.
Tutto il resto è minestra riscaldata o riverniciatura dello status quo.
All’opposto, un paese come la Francia guarda in ben altro modo al proprio immediato futuro. Nicolas Sarkozy lancia un grande piano di investimenti di 35 miliardi di euro (saranno emessi titoli di Stato da vendere ad investitori istituzionali internazionali) per modernizzare la nazione in un ventaglio di settori chiave: dai poli universitari d’eccellenza fino al cablaggio cittadino in fibra ottica, passando per i centri di ricerca applicata, la grande industria dei trasporti e lo sviluppo sostenibile.
Nel Belpaese, proprio dalla capitale viene l’esempio di come si procede all’incontrario.
La Formula uno da go-kart all’Eur è la ciliegina sulla torta preparata dal sindaco Alemanno che punta su una “Roma da bere”, con la realizzazione di parchi a tema, due o più nuovi stadi di calcio, vari casinò, la candidatura delle Olimpiadi. Insomma, si progetta il futuro come se Roma fosse in un deserto e non lo “scrigno” che tutto il mondo invidia.
E’ un esempio in cui si sommano l’indifferenza, il disprezzo, l’incapacità di chi governa.
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Proseguendo il ragionamento avviato questa mattina da Concita De Gregorio, che sull’Unità comparava il machismo di Silvio Berlusconi a quello più pop di Fabrizio Corona, è necessario oggi continuare ad elaborare una cartina tornasole per capire quanto il Presidente del Consiglio ormai sia diventato per gli italiani una presenza virtuale.
Tanto presente in video. Altrettanto assente nella vita del proprio paese. Per capirlo è sufficiente riflettere su quanto è successo realmente in Italia ieri. Capeggiati dal primo cittadino di Torino, Sergio Chiamparino, l’Anci (l’Associazione Nazionale Comuni Italiani) ha deciso di manifestare contro il Governo. Contro i tagli previsti per la prossima Finanziaria.
Al di là di tutti i ragionamenti politici che si dovrebbero fare davanti a queste riduzioni, fortemente contestate anche dagli stessi esponenti del Popolo delle Libertà (Letizia Moratti in primis), è giusto che il Governo per illuminarsi di luce propria decida di penalizzare i reali amministratori del paese?

La notizia, è bene premetterlo, non è di quelle con cui il Tg5 farà l’apertura in prime time (il Tg1 forse sì…). Si tratta dello strano feeling che sembra unire gli uomini del centrodestra italiano per un animale esotico e peloso, il bovino tibetano chiamato Yak.
Per qualche strano motivo, in tempi e aree diverse, due ministri berlusconiani all’agricoltura, Gianni Alemanno prima e Luca Zaia dopo, si sono invaghiti del simpatico ruminante, proponendone l’adozione (non a distanza, ma qui in Italia) e la dislocazione sugli Appennini e poi sulle Dolomiti in funzione di taglia erba vivente oltre che di fornitore di lana, carne e latte. L’esperimento di Alemanno con gli Yak stanziati in Abruzzo, stando alle cronache del 2006, non ebbe grande fortuna: stravolti dal lungo viaggio, alcuni sarebbero diventato scontrosi e poco amichevoli, altri si sarebbero dati alla macchia, altri ancora avrebbero fatto perdere le tracce, ma di certo non hanno fatto registrare una svolta nell’economia e nella gestione ambientale dei locali appennini. Oggi tocca alle Dolomiti, con il leghista Zaia che vuole portare 25 yak a sciare sulle Dolomiti: puliranno bosco e sottobosco, mangiando piante e arbusti che le nostre mucche e le nostre capre non gradiscono.
A parte la bizzarra riproposizione dello straniero che fa i lavori che gli italiani rifiutano (ma non è che i bovini esteri verranno a rubare il lavoro alle nostre mucche?) lascia perplessi la scelta di portare in Italia un animale tipico di un altro emisfero, come se nel nostro Paese non esistessero ruminante, bovini, equini o asini in grado di mangiare qualche cespuglio. Da un punto di vista ambientale sembra una vera bestialità.

Beati i giorni in cui il confronto politico avveniva attraverso una civile conversazione. Oggi, più di ieri, chi vuole cambiare il paese espone le proprie tesi urlando come se l’aumento del tono della voce possa servire a qualcosa.
Singolare, a tal proposito, ciò che sta accadendo a Roma. Nella capitale non muoiono soltanto le prostitute transessuali legate ad un presunto giro nel quale si è imbattuto il conduttore televisivo Piero Marrazzo.
A Roma sempre più gruppi politicizzati, come riporta sul suo blog Francesco Costa, stanno affiggendo cartelloni aventi messaggi poco corretti. Al gioco, riducendosi come i peggiori fedeli della destra estrema, hanno deciso di parteciparvi (come testimonia la foto sopra) anche i simpatizzanti del Partito Democratico.
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