Silvio Berlusconi: refrain. Voto – 9. Il Premier fuorigiri: “Libertà mutilata, i pm vogliono impedirmi di lavorare”. E’ il solito, stucchevole refrain di un disco rotto. Rottura del Cav.
Gianni Letta: tu quoque. Voto – 8. Nelle telefonate dell’inchiesta di Trani spunta (male) il sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Chi va con lo zoppo impara a zoppicare.
L’intoppo sulla lista romana del Pdl è comunque da addebitare all’entourage del sindaco Alemanno. Non a caso la vicenda ha generato frizioni interne agli ex aennini. Intanto la Bonino spera che nulla cambi e si sfrega le mani per l’inatteso aiuto piovuto dall’alto. La (ale)manna dal cielo
Scandali e corruzione, errori e dilettantismo: ora il Cav deve pensare a seppellire tutto per provare comunque a vincere queste Regionali. Secchiello e paLetta
Intanto si allarga il governo con quattro nuovi sottosegretari. Fra essi Andrea Augello, importante esponente di quel Pdl capitolino in queste ore nella bufera per la mancata presentazione della lista. Odo Augello far festa
Stop ai talk show tv. Parte la ‘censura’ imposta dal regolamento della Vigilanza. La Rai si adegua, ma per Viale Mazzini si tratta di perdere parecchi soldini. Son Zavoli amari
La vicenda degli appalti per emergenze e grandi eventi disvela un verminaio senza confini, un pozzo senza fondo. I magistrati hanno aperto un vero e proprio vaso di Pandora. Il Berto-vaso
La corruzione è un cancro che ha sconvolto persino il sottosegretario ‘celeste’ alla Presidenza del consiglio. Letta: “Sono turbato”. La politica ha il volto sfigurato e per renderla di nuovo presentabile non basta il maquillage di un ddl ad hoc. La toLetta
Sentire Emanuele Filiberto che canta (canta…si fa per dire) ‘Italia, amore mio’ dopo tutto quello che hanno combinato la sua famiglia e lui stesso (nel suo piccolo), è come sentire il SuperCav che canta l’inno dell’Inter. Ma storicamente a Sanremo tutto è possibile. Pippo Sa-Baudo
Da una parte il malcostume negli affari, dall’altra il teatrino grottesco del festival musicale. In fondo è sempre la solita storia: Sanremo finisce in caciara perché non vince il merito. Proprio come accade nel Paese. Emanuele FiliBertolaso
Gianni Letta: smentito. Voto – 9. I verbali smentiscono il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio che aveva garantito: “Chi rideva del terremoto non ha avuto e non avrà un euro”. Gli “sciacalli” e gli avvoltoi, invece imperversavano. Quoque tu, Gianni!
Sandro Bondi: avariato. Voto – 9. Il coordinatore del Pdl Bondi assicura che nelle liste del suo partito alle regionali ci saranno solo candidati di provata moralità e competenza: “Stiamo lavorando con La Russa e Verdini”. Tranquilli. Il pesce marcio puzza dalla testa.

Ognuno, dalle dichiarazioni riportate dalle agenzie, capisce quel che vuole. E poco più. Gianni Letta (sottosegretario alla Presidenza del Consiglio), parlando della Protezione Civile, non ha sostenuto che per il momento la privatizzazione verrà bloccata.
Nel suo intervento, ripreso dal Corriere della Sera, si è limitato a dire che l’ente rimarrà pubblico il che già si sapeva visto che lo Stato sarà il socio di maggioranza, nonché l’unico per il momento, della neonata Spa.
L’esponente politico non ha parlato di una posticipazione della trasformazione della natura della Protezione Civile malgrado l’invito fatto, sull’argomento, da persone appartenenti al suo stesso schieramento politico.
Continua a leggere: Privatizzazione della Protezione Civile: è scontro nella maggioranza
Perde un pezzo dietro l’altro, l’Italia del berlusconismo e del bipolarismo coatto.
Il Belpaese del Governo del “fare”, del “fortuna che Silvio c’è”, della furbata dell’antipolitica (per fare la politica dei propri interessi), dell’opposizione caduta nella trappola del “pifferaio magico” di Arcore, è alla frutta.
Con la crisi mondiale che presenta il conto. La favola del Paese che va, svanisce di colpo, con il ko del Pil (-4,9%!!!), peggior dato degli ultimi 40 anni. L’Italia è il fanalino di coda tra i grandi della Ue: le “balle” incoscienti e irresponsabili di Silvio Berlusconi non reggono più.
Ma, addirittura, la crisi è ancora più profonda e più generale: è dentro la società che ha perso valori e ideali, coesione e senso della Nazione, sotto i colpi della “malapolitica” dei partiti fatti e gestiti ad uso e consumo dei padri/padroni o dei cacicchi locali. La corruzione dilaga e gli scandali che esplodono sono solo l’iceberg di una realtà da paese da terzo mondo.
Titolo di Liberazione: “Favoletta”. E prosegue: “Gianni Letta prende le distanze dalle brutte persone, già arrestate, che hanno speculato sul terremoto, ma assolve ed esalta Bertolaso come “straordinario”. Eppure è evidente che c’è del marcio e che, preoccupati dell’indignazione tra i terremotati, stanno facendo di tutto per coprire l’assurda discrezionalità concessa alla Protezione civile. Che ha abbandonato la sua missione per gestire grandi appalti, prateria in cui si sono introdotti avventurieri senza scrupolo”.
Ci fermiamo qui.
Il post pubblicato su polisblog.it riguardante la notizia della rimozione di Luigi Tosti, giudice italiano che da anni combatte pubblicamente affinché nelle aule giudiziarie non ci siano più simboli religiosi (il crocifisso in primis) è stato uno dei più commentati.
In molti, a margine di quell’articolo, hanno sostenuto che quanto deciso dal CSM (Consiglio Superiore della Magistratura) era giusto poiché Luigi Tosti, rifiutandosi di lavorare nella aule in cui era presente un simbolo religioso, aveva sbagliato.
In democrazia deve essere garantito il diritto di replica. Per questo motivo abbiamo deciso di intervistare il giudice che a polisblog.it non racconta solo la sua storia. Con Luigi Tosti abbiamo ragionato anche della riforma della giustizia.
Continua a leggere: Intervista – polisblog incontra Luigi Tosti, il giudice anti-crocifisso
Gli sforzi di Paola Binetti sono stati ufficialmente soddisfatti da un gruppo di colleghi di partito che, come riporta il sito agoravox.it, ha deciso di presentare un disegno di legge affinché sia garantita la presenza del crocifisso nelle scuole italiane.
E fu così che il Partito Democratico decise di omologarsi alla maggioranza che nella persona di Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha già fatto sapere di fare ricorso alla decisione europea.
Sul progetto Pierluigi Bersani, sempre più uomo del silenzio, non si è ancora pronunciato. Probabilmente fa bene. Ammettere pubblicamente che la sinistra italiana, di cui lui dovrebbe essere esponente, non intende più rappresentare gli elettori laici italiani non deve essere facile.
Continua a leggere: Proposta dal Partito Democratico una legge pro crocifisso nelle scuole
Che non si dica poi che la magistratura è in battaglia contro il Governo. A poche ore dalla presentazione del ricorso all’Unione Europea firmato da Gianni Letta, secondo il quale nelle aule italiane si deve trovare uno spazio per il crocefisso, il Csm (Consiglio Superiore della Magistratura) rimuove Luigi Tosti.
Il giudice di Camerino era arrivato agli onori della cronaca sostenendo, appunto, che il crocefisso non era un oggetto adatto agli uffici pubblici italiani.
“O date ragione a me e rimuovete i crocifissi da tutte le aule di giustizia italiane – dichiarò lo stesso Tosti prima di essere allontano - oppure non potete far altro che cacciarmi dalla magistratura”.
Continua a leggere: Crocefisso nelle aule. Rimosso il giudice Luigi Tosti
Predicare bene e razzolare male è “la” caratteristica del premier Silvio Berlusconi.
Dall’Espresso in edicola si viene a sapere quel che tutti sapevano ma che nessuno osava dire: Palazzo Chigi è “una vera “reggia” del sultano, “dove si moltiplicano dipendenti e sprechi”.
Un “paradiso” dove sono a libro paga (dorata!) ben 4.500 persone, oltre 1.400 in più di quelle previste dalla pianta organica! Oltre un miliardo di euro l’anno (mal)spesi per ingrassare una corte che nessuno controlla e sa cosa esattamente fa.
Un esempio? La segretaria del premier Marinella Brambilla è elevata a dirigente generale di prima fascia, il massimo assoluto della carriera pubblica. E altre segretarie, quella di Gianni Letta, di Carlo Giovanardi, di Rocco Primi ecc. sono tutte “superdirigenti generali”: una vergogna e uno scandalo, non solo di carattere economico.
Anche i responsabili dell’immagine del premier (quelli che preparano gli spot in tv) sono elevati al rango di direttore generale.
Ben 300 mila euro è stato il costo delle riprese tv per l’inaugurazione del Premier delle prime case a l’Aquila. Le troupe ingaggiate per seguire passo passo il capo del Governo sono numerose e a costi esorbitanti.
In 17 mesi Berlusconi, solo per eventi mediatici, è costato quasi 5 milioni di euro, contro i 150 mila euro spesi allora da Romano Prodi.
Ci fermiamo qui. E’ un servizio che va letto fino in fondo. Poi, alla fine, non si sa se ridere (istericamente) o piangere (di rabbia).