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Tutti gli articoli con tag giorgio napolitano

Ore 12 - Elezioni, Monti nel "mirino". Italia come la Grecia?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroLe ferite si rimarginano ma, si sa, le cicatrici restano. Il ventolone (o sventolone?) delle amministrative del 6-7 maggio anticipa il tornado che può abbattersi sulla politica italiana alle prossime elezioni politiche, fra un anno o, addirittura, a ottobre 2012.

I partiti si interrogano: sotto shock nel Pdl e nella Lega per la debacle (al nord -60% i primi e – 67% i secondi!), smarriti nel Terzo Polo per non avere intercettato neppure un voto dei moderati in fuga da Berlusconi e da Bossi, increduli e festanti (a gazzosa, non a champagne ..) nel Pd per lo … scampato pericolo.

Come Ore 12 prevedeva alla vigilia del voto, Berlusconi tira già fuori il nuovo coniglio dal suo cappello dal fondo vuoto: la federazione dei moderati. Tutti dentro per fermare la sinistra, evitando lo sbocco alla francese. Non ci vorrà molto a fare rientrare nel vecchio recinto riverniciato Casini e i reduci del … mai nato partito della Nazione.

Intanto, il Cavaliere schiera in prima linea i “cecchini” pronti al tiro al piccione sul governo Monti, bloccando ogni riforma sgradita, a cominciare da quella elettorale.

Il trio ABC dava per scontato l’accordo sulla bozza Violante, ma qui, dopo la bufera delle urne, torna tutto in alto mare. Anzi, il “porcellum” resta la ciambella a cui aggrapparsi, addirittura una straordinaria scialuppa per il Pd, in grado di sbancare alle prossime elezioni, proprio grazie al premio di maggioranza e alle altre “amenità” della vecchia legge-porcata del leghista Calderoli. E Giorgio Napolitano?

In questa situazione il rischio è quello di un governo fermo in un binario morto. Il tempo, sotto i morsi della crisi, lavora per la disgregazione politica e sociale. Chi è in grado di dare la svolta? Forse il Pd? L’ombra nefasta dell’imbuto della Grecia rischia di coprire anche l’Italia.

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Napolitano, argine democratico o "prediche" inutili? Astensionismo non è qualunquismo

pubblicato da Massimo Falcioni

Anche l’ultimo appello di Giorgio Napolitano contro l’antipolitica fatto ieri a Pesaro in occasione del 25 aprile rischia di cadere nel vuoto.

Perché, al di là dell’autorevolezza del capo dello Stato, gli italiani non credono più nella volontà e nella capacità dei partiti di rinnovarsi e di riformare le istituzioni e il Paese.

I partiti, pur con sfumature non secondarie fra loro, non sono più credibili. Le leadership di questi partiti non colgono il livello di sfiducia e di protesta raggiunto dagli italiani. La gente è ben cosciente del valore del voto: guai assalire chi dice di non voler votare tacciandolo di qualunquista!

L’astensionismo è inteso come espressione di dissenso politico, viene inteso dagli elettori come l’unica “arma” in mano per fare capire alle forze politiche l’aria che tira.

Gli italiani non sono contrari alla politica e non sono contro i partiti, tanto meno ripudiano l’ordinamento democratico. Ma ritengono colma la misura e ridotta a zero la fiducia in chi ha diretto e gestisce il “palazzo”. Al punto in cui si è giunti non bastano palliativi o riverniciature di facciata.

Ha un bel dire Bersani nel proporre meno soldi ai partiti e bilanci trasparenti e sotto controllo. La questione è un’altra: i cittadini, di fronte agli scandali e alle ruberie, non vogliono più il finanziamento pubblico ai partiti. Punto.

Per non parlare del rimasticamento dei Berlusconi, Casini e soci impegnati a cambiare nomi ai rispettivi partiti lasciando al comando sempre le stesse facce, impresentabili.

Insomma, gli italiani non vogliono più minestre riscaldate. Da qui si deve ripartire per arginare l’antipolitica e i “pifferai” di turno che soffiano sul fuoco. O si svolta davvero o anche gli appelli di Napolitano diventano prediche inutili.

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Le pagelle del mercoledì

pubblicato da Massimo Falcioni

Giorgio Napolitano: unisce. Voto 8+. Il capo dello Stato ribadisce: “Il 25 aprile è una ricorrenza fondamentale nella storia dell’Italia unita, di quelle che più hanno segnato il cammino sulla via dell’indipendenza, della dignità, della libertà e della coesione nazionale”. Liberazione, festa di tutti.

Silvio Berlusconi: divide. Voto 3- Il “Ghe pensi mi” non molla. Per tornare in campo il Cav punta sempre sulla paura e sulla divisione fra “buoni e cattivi” rilanciando il vecchio refrain: “Se si vota, vince la sinistra”. E invoca un patto con tutti i moderati partendo da Casini. Pierferdy abbocca?

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Ore 12 - Partiti, difenderli a spada tratta o cannoneggiarli ad alzo zero?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroRicapitoliamo: la società ce l’ha con i partiti. E i singoli individui? Idem. Giorgio Napolitano insiste nella difesa dei partiti, essenziali nell’intelaiatura della democrazia invocando “pulizia” ma non “demonizzando” i partiti che “non sono il regno del male”.

Scende in campo anche il presidente emerito della Corte costituzionale Zagrebelsky: “Se si limiteranno a ridurre i fondi, i politici sembreranno approfittatori colti con le mani nel sacco. Rinnovare la democrazia interna”.

Già, non sono il regno del male: ma cosa sono oggi i partiti se non centri di potere vagamente democratici o per niente democratici, ad esclusivo uso e consumo di se stessi, delle proprie leadership, delle cricche amiche vicine e lontane?

Scrive oggi sul Foglio il “saggio” Giulianone Ferrara: “Gli individui con la testa sulle spalle sanno che non tutti i preti sono pedofili, che non tutti i politici sono ladri, non tutti i commercianti e i professionisti sono evasori fiscali, non tutti i mariti sono puttanieri, non tutte le donne sono puttane”.

E il premier Monti si rivolge agli italiani: “Grazie per la vostra sofferenza”. Quali italiani? Quelli che non hanno più lacrime per piangere o quelli che ridono per averla ancora una volta fatta franca?

Il cannoneggiamento del potere alla Beppe Grillo lascerà sul terreno solo macerie. Ma i partiti da soli non vogliono o non possono cambiare. Anche gli appelli del capo dello Stato rischiano di rimanere solo prediche. Lo stesso Napolitano rischia di diventare il difensore ingessato della partitocrazia.

I partiti vanno rivoltati come calzini. Possibile tapparsi il naso e votare il “meno peggio”? Se non si può, altra via non c’è se non quella dell’astensione. Per adesso.

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Crisi double-face: il Pd si "mangia" 247 milioni di euro! Il Pdl ... peggio. E Napolitano ...

pubblicato da Massimo Falcioni

Dire paradossale è poco. Il tesoriere del Pd lancia il suo grido d’allarme: “Se non arriva la rata di luglio 2012 di 48 milioni (del finanziamento pubblico ndr) il partito chiude”. L’ultimo bilancio è in rosso: 43 milioni di deficit!

Più di duecento milioni di euro divorati in soli quattro anni, su un totale mostruoso di 247 milioni di euro maturati dal 2008 ad oggi. Al Pd non sono bastati i 134 milioni incassati come «rimborso» per le Politiche 2008, i 39 milioni per le Europee 2009, i 21 per le Regionali 2010, più altri milioncini qua e là. Questo scrive oggi Paolo Bracalini sul Giornale.

Così sta il Pd. Idem per il Pdl, che gode di entrate pubbliche ancora più ingenti e dei benefit elargiti dal Cavaliere. Montagne di soldi degli italiani che entrano nelle casse dei partiti e … “spariscono”, inghiottiti dall’attività politica forsennata e da non si sa cos’altro, come dimostrano anche le ultime vicende della ex Margherita, della Lega e i mille scandali in giro per l’Italia.

Siamo dentro un gorgo di spese folli sostenute dagli italiani, spennati per sostenere questa impalcatura partitocratica, responsabile prima della crisi del Paese. Leggere nel dettaglio i bilanci di questi partiti è come entrare in un labirinto, ma una cosa è chiara: l’enorme spreco di soldi pubblici, e i continui investimenti fatti in attività che nulla hanno a che fare con la politica, tanto meno con gli interessi del Paese.

Dice bene Giorgio Napolitano: “Gli speculatori e gli evasori fiscali portano avanti logiche asociali, di disprezzo del bene comune, non meritano di essere associati alla parola Italia”. Ma anche il capo dello Stato rischia di parlare al vento, di non essere credibile se non affronta il vero bubbone dell’Italia: i partiti. La democrazia non regge senza partiti. Ma sono questi partiti che la affossano.

Il Cdm scioglie 5 Comuni del Sud. Per mafia ...

pubblicato da il passator cortese

Le dimissioni di Umberto Bossi da segretario della Lega ingoiano tutte le altre notizie. Che non sono da sottovalutare e che, purtroppo, dimostrano lo stato comatoso cui è giunta la politica, istituzioni comprese.

Il Consiglio dei ministri ha sciolto per mafia cinque Comuni, tre in Campania e due in Calabria. Comuni già noti: Castelvolturno, Casapesenna e Casal di Principe (quello raccontato da Roberto Saviano, in provincia di Caserta; Mileto in provincia di Vibo Valentia e Bagaladi in provincia di Reggio Calabria. Si scatenerà la solita canea contro il Sud?

Per la cronaca, il Comune di Casal di Principe è stato sciolto per camorra tre volte dal 1991.

La prima volta fu sciolto il 30 settembre del 1991 a firma dell’allora responsabile del Viminale, Vincenzo Scotti; alla guida dell’ente c’era l’ingegnere Alessandro Diana. La causa fu il blitz compiuto dalle forze dell’ordine alcuni mesi prima, il 13 dicembre del 1990, giorno di Santa Lucia, a casa dell’assessore Gaetano Corvino (poi condannato) durante il quale vennero arrestati i boss Francesco Schiavone, Francesco Bidognetti ed altri camorristi, mentre Mario Iovine riuscì a fuggire da una finestra ed altri partecipanti al summit scavalcarono un muro e fecero perdere le proprie tracce nelle campagne.

Il 23 dicembre del 1996, Giorgio Napolitano, allora ministro dell’Interno, firmò il decreto di scioglimento quando sindaco era Vincenzo Corvino, dentista arrestato nell’aprile del 2011 dalla Dda di Napoli perché ritenuto un fiancheggiatore dell’ex primula rossa Antonio Iovine detto o’ Ninno. La decisione di Napolitano fece seguito al maxi-blitz Spartacus del 5 dicembre dell’anno prima, che portò in carcere 157 affiliati al clan dei Casalesi. Negli ultimi venti anni nessuna amministrazione a Casal di principe ha concluso il proprio mandato e ha superato i due anni di vita venire sciolta.

Le “storie” degli altri comuni non si discostano tanto da quella di Casal di Principe. Che dire? Nulla.

Le pagelle del giovedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Giorgio Napolitano: messa cantata. Voto 6+ Il capo dello Stato insiste: ”C’è l’esigenza di adeguate iniziative in sede parlamentare volte a sancire per legge regole di democraticità e trasparenza nella vita dei partiti”. Repetita (non) iuvant. Già.

Pier Luigi Bersani: mezza messa. Voto 6- Il segretario del Pd canta (a bassa voce) vittoria. Sull’art 18 Monti “cede”: torna il reintegro. Poco? Meglio di niente. Ma la base non ci sta. E torna il monito di Lenin: “Un passo avanti, due passi indietro”.

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Ore 12 - Elezioni, un italiano su due diserterà le urne. Scelta giusta o autolesionismo?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroNon c’è bisogno dei sondaggi per capire quanto è profondo il distacco degli italiani dalla politica e quanto disprezzo c’è per i partiti e per i “politici” a tutti i livelli.

I partiti, in parlamento e fuori, fanno di tutto per alimentare la pulsione demolitoria dei partiti stessi nell’opinione pubblica, anche in quella di sinistra. Se non è sempre stato così, anzi – esagerando - per decenni i partiti erano quasi luoghi di culto e i loro leader osannati, un qualche motivo ci sarà. O prima gli italiani erano dei fessi, o prima partiti e politici erano più credibili. Forse si è esagerato ieri a gridare “evviva” e si esagera oggi a demonizzare la politica.

Ma i numeri (dei sondaggi) dicono che oramai un italiano su due dice che non andrà a votare il 6-7 maggio per le amministrative. Non è una questione di “stanchezza” ma una vera e propria dichiarazione di guerra ai partiti, un segnale forte per “annullare” i partiti, per mandare a casa capi e capetti.

Ci sono mille ragioni per non dar torto a chi per protesta minaccia di disertare le urne. Ma ce n’è almeno una per non dare forfait: chi bucherebbe in alto mare la barca su cui viaggia perché l’equipaggio e il comandante sono inadeguati e inclini al saccheggio? Della barca, come dei partiti, non si può fare a meno perché si sprofonda nel mare e in una dittatura. Ma quale barca, quali partiti, quali timonieri?

L’antipolitica porta bene solo a chi la cavalca a proprio uso e consumo. Silvio Berlusconi ha usato l’antipolitica per fare poi la propria politica, curando gli affari suoi e non quelli del Paese e degli italiani.

La primavera farà sbocciare altri mini partiti (liste civiche) anti-partiti, promossi da mini emuli dei vari Berlusconi, Bossi, Di Pietro, Grillo e compagnia cantante. Partiti sempre più piccoli, sempre più in mano a un padroncino con cricche aggregate, sempre più populisti e demagogici, a democrazia zero.

Allora? Fa male riaffermarlo: non ci sono scorciatoie. La via d’uscita sta nella partecipazione, nell’entrare in politica, non nel fuggirne più lontani, nel portare davvero aria nuova, tornando a una selezione democratica della classe dirigente nei partiti e nelle istituzioni.

Lasciare agli altri il “potere”, disinteressandosi, è puro autolesionismo. Provare con un nuovo o mille “Ghe pensi mi” si può. Ma è come mettersi una corda attorno al collo.

Le pagelle del lunedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Giorgio Napolitano: l’inascoltato. Voto 8+ Nuovo severo monito del capo dello Stato alla cerimonia di chiusura delle celebrazioni per i 150 anni dell’unità d’Italia: “Dalla politica più moralità e trasparenza”. Sempre caro mi fu quest’ermo colle …

Francesco Rutelli: l’irritato. Voto 3- Scintille in tv a In mezzora. Le domande di Lucia Annunziata sull’affaire Lusi fanno infuriare l’ex segretario della fu Margherita: “Basta con questa storia! Ancora mi rompete le p@lle?”. Con Api si vola…

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Giorgio Napolitano chiude le celebrazioni per il 150° dell'Unità d'Italia: «Coesione nazionale»

pubblicato da Alberto Puliafito

17marzo2012

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha chiuso le celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, con una cerimonia al Quirinale seguita da una lunga diretta di Rai 1. Oltre ai ringraziamenti di rito, Napolitano ne ha approfittato per parlare del presente.

Il succo del discorso? Sempre lo stesso, sia sul fronte interno che su quello europeo. Per quanto riguarda la politica interna, Napolitano si dice fermamente convinto che la politica non abbia affatto abdicato al proprio ruolo, con questa maggioranza così ampia che sostiene il Governo Monti, ma anzi, che si sia rilanciata, ritrovando quella stessa coesione nazionale che, secondo il Censis, avrebbero ritrovato, in questo anno di celebrazioni, anche i cittadini italiani.

Sul fronte “estero”, invece, Giorgio Napolitano ha difeso, anche qui con fermezza, la necessità di cedere parte della propria sovranità nazionale all’Unione Europea, per portare a compimento l’idea stessa dell’Unione.

Ora, entrambe le posizioni sono la naturale conseguenza delle scelte fatte da Napolitano stesso. Tuttavia, bisognerebbe ricordare al Presidente della Repubblica che la presunta coesione nazionale si gioca su compromessi che molto spesso somigliano a veri e propri aborti politici (si veda, ad esempio, lo scambio ddl anti-corruzione e ddl intercettazioni) e che l’Unione Europea, da molti mesi a questa parte, non fa che parlare di economia e finanza, mettendo da parte qualsiasi altra questione (quella sociale in primis) e condizionando tutti i governi nazionali futuri con il fiscal compact, le cui conseguenze a lungo termine sono ben lungi dall’essere prevedibilil.

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