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Tutti gli articoli con tag giornali

Ddl intercettazioni: è giusto lo sciopero contro la legge bavaglio?

pubblicato da Bruno Marino


Il 9 Luglio la FNSI ha organizzato uno sciopero contro il ddl intercettazioni, contro la legge bavaglio. La decisione è stata seguita, con qualche sorpresa, dalle critiche di Marco Travaglio e Paolo Flores D’Arcais. Il primo ha scritto:

“Intendiamoci, il bavaglio è talmente vergognoso e demenziale che meriterebbe non uno sciopero, ma una serrata. Però l’obiezione di Feltri (che aveva scritto che un auto-bavaglio contro una legge che impone il bavaglio è un’idea folle, nda) mette a dura prova il riflesso condizionato dei sindacati, Fnsi compresa, che ricorrono sempre e soltanto allo sciopero come se fosse l’unica forma di protesta. […] Sicuri che la forma più efficace di protesta contro il bavaglio sia autoimbavagliarci per un giorno?

Non sarebbe meglio uscire tutti in edizione straordinaria, listata a lutto, in forma di dossier con le intercettazioni e gli atti d’indagine più importanti di questi anni che, col bavaglio in vigore, non avremmo potuto pubblicare?”

Il problema, dice ancora Travaglio, è che in edicola, il 9 Luglio troveremo solo Il Giornale, Libero, Il Foglio, il Tempo, il Riformista. Insomma, si lascia campo libero “agli altri”.

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Boris Johnson: più potere alla stampa

pubblicato da Bruno Marino



Chi è Boris Johson? Alcuni di voi lo ricorderanno come uno degli autori, insieme a Nicholas Ferrell, della famosa intervista a Berlusconi in cui il nostro premier disse che Mussolini non uccideva nessuno e mandava gli oppositori in vacanza al confino. Un secolo fa, era il 2003.

Oggi Boris Johnson è il sindaco di Londra, e ha scritto, per il periodico conservatore inglese “The Spectator” (lo stesso che pubblicò l’intervista di Berlusconi nel 2003) un articolo dal titolo “più potere alla stampa”. Come ci ricorda Fabio Cavalera dal suo blog, Johnson ha difeso la libertà di stampa e il ruolo dei giornalisti nella società contemporanea. Citiamo Cavalera:

“[…] i giornalisti saranno pure troppo curiosi, invaderanno pure sfere private, magari (quelli televisivi della Bcc) saranno super pagati con fondi pubblici, ma alla fine il malaffare, la corruzione, la criminalità (ovvero ciò che scoprono e raccontano i quotidiani e i magazine) non sono il risultato di comportamenti illeciti degli stessi giornalisti ma di quei soggetti (anche i politici) che vorrebbero essere al riparo da critiche, inchieste, reportage.”

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Ore 12 - Se 39 milioni di euro (ai giornali di partito) vi sembran ... pochi

pubblicato da Massimo Falcioni

altroSollevare certi coperchi e guardare dentro certe pentole della politica nostrana può produrre il voltastomaco. Di sicuro, chi lo fa, rischia di essere etichettato come “qualunquista”.

Prendiamo questa annosa questione dei contributi pubblici ai giornali dei partiti e zone limitrofe. Dopo un tira e molla durato mesi, il governo ha dovuto battere in ritirata: la scure ha colpito …”solo” gli organi del mondo del terzo settore, della stampa diocesana, dei piccoli editori di libri (guarda caso).

I partiti hanno fatto quadrato, trasversalmente, minacciando e alzando barricate di ogni tipo.

In democrazia, ovvio che i partiti (in Italia già scandalosamente foraggiati con un finanziamento pubblico spropositato, unico al mondo!) devono poter comunicare, utilizzando media e quant’altro. Perché, però, deve essere sempre “pantalone” a pagare “strumenti” che magari non lo interessano un fico secco?

Quisquiglie? Miserie? Punti di vista. Nel 2008 (in questi casi è tutto .. retroattivo) il governo ha dato l’ok per contributi ai giornali dei partiti, cooperative più o meno inventate ecc, per oltre 39 milioni di euro!

La …palma d’oro va all’Unità (Pd) che incassa quasi 6 milioni e mezzo di euro, quella d’argento a Liberazione (Rifondazione comunista) con oltre 4,5 milioni), il bronzo alla Padania (Lega Nord) con quasi 4 milioni. A seguire, grazie alle cooperative .. di comodo, troviamo Il Foglio (3,7 milioni di euro), Il Denaro (2,4 milioni). Nel cesto dei favoriti, spiccano ciliegine “fondamentali” per l’informazione, quali Metropoli Day e Opinione delle Libertà, che si mettono in saccoccia 2 milioni di euro a testa.

Ennesimo esempio della furbata Made in Italy . Della politica del malaffare. E’ tutto democraticamente legale. Dimostrare il contrario. Applausi. Un solo grido: vergogna!

Tg a destra, telespettatori a sinistra: paradossi e lezioni del brainwashing italiano

pubblicato da Giulio Mattioli


Interessante sondaggio quello pubblicato ieri da Demos-Coop: pare che gli italiani ritengano sempre meno degno di fiducia il Tg1, a causa di un suo percepito “spostamento a destra”. Un crollo che piazza il telegiornale dell’ammiraglia Rai dietro al Tg3, sostanzialmente stabile nonostante la sua analoga radicalizzazione.

A risultati simili era giunto qualche mese fa uno studio simile dei ricercatori della Brown University (riassunto da lavoce.info), che aveva preso in esame la collocazione politica e i risultati di ascolto dei principali telegiornali tra il 2001 e il 2007, mostrando come:

una percentuale significativa di spettatori abituali del Tg5, collocati politicamente al centro oppure a destra, sia passata al Tg1 dopo il 2001, e come invece spettatori abituali del Tg1 di tendenza progressista si siano nel contempo spostati verso il Tg3. Sotto questo profilo, le reazioni dei telespettatori neutralizzano, seppur solo in parte, l’effetto ideologico complessivo dello spostamento della linea editoriale del Tg1: se è vero che chi continua a guardare il Tg1 dopo il 2001 viene esposto a una copertura mediatica più sbilanciata verso destra, coloro che si spostano dal Tg5 al Tg1 e dal Tg1 al Tg3 finiscono per essere esposti a una copertura informativa più progressista rispetto a quella di partenza

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Intervista a Antonio De Lillo - seconda parte: la rappresentazione dei giovani nell'Italia di oggi

pubblicato da Giulio Mattioli


[qui la prima puntata]

Si assiste sempre più spesso ad uscite offensive da parte di uomini politici di entrambi gli schieramenti (Padoa Schioppa e i “bamboccioni”, Brunetta e i “pecoroni”) nei confronti dei giovani. Anche i Comuni sono sempre più attivi nell’emanare ordinanze anti-giovani. Come interpreta questi fenomeni?

“Secondo me c’è una tendenza generale da parte del mondo adulto a considerare i giovani minacciosi: ma questo non avviene solo oggi, è sempre stato così. Nel campo delle politiche giovanili vi sono due strade possibili: la prima è considerare i giovani come minaccia, e attuare quindi politiche di tipo repressivo, che poi si manifestano anche verbalmente, come negli esempi che mi ha citato lei. Oppure si possono scegliere le politiche che concepiscono il giovane come una risorsa. Sto parlando di tutte le politiche attive: quelle per la casa, per la costituzione di una famiglia, per il lavoro, eccetera. L’Italia si caratterizza per le sue politiche repressive: i giovani sono visti come una minaccia, come un gruppo da tenere a bada”

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Ore 12 - L'Italia del Cav.: azienda o caserma?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroFra le tante “sparate” di Silvio Berlusconi è molto significativa e irresponsabile quella di ieri: l’invito rivolto ai giovani di non leggere i giornali.

Sarebbe stato grave anche un invito a non seguire le (sue) tv, pur infarcite (oltre che di gossip, stupidaggini, volgarità, quiz dementi, veline, tette e culi ecc.) di informazione deformata, di tiggì supini alle volontà di premier e governo.

Ma l’invito (a quando il divieto per decreto?) di leggere i giornali è l’ennesima dimostrazione di una insofferenza al confronto e alla critica, di una concezione della democrazia del “sultano”, di una volontà di realizzare una nazione fra la “repubblica delle banane” e la “repubblica di pulcinella”.

Piaccia o no, in democrazia, i giornali sono la lente attraverso cui i cittadini si formano le loro opinioni. Sono un baluardo insostituibile per la civiltà di una nazione e per la difesa della libertà di tutti.

Ce lo deve ricordare George Clooney che “la libertà di stampa è sacra, che la stampa deve sorvegliare i governanti e denunciare i loro errori”?

Non si può accettare una politica delegata ai giornali. Ma la politica non può soffocarli.

Non c’è dubbio che Berlusconi è da anni oggetto di attacchi e anche di campagne denigratorie (non sempre legittime). Ma non ci si può difendere tentando di disfarsi dell’avversario, mettendo la sordina a tutti. Il SuperCav vuole fare piazza pulita di ogni strumento e forma di critica e di dissenso, mettere la museruola a chi non la pensa come lui, a chi non si adegua alle sue “regole”.

Con Berlusconi al comando, si temeva una deriva aziendalistica della politica: l’Italia diretta da un padrone, come una azienda privata. Con il “berlusconismo” si è andati oltre, si sta imboccando il tunnel di una nazione che si vuole comandare come una caserma.

Ore 12 - Berlusconi si "gode" Gheddafi. Ma l'Italia va sotto la m ...da

pubblicato da Massimo Falcioni

altroQuella cosa che inizia per “m”, si sa, più la giri e più puzza.

Come la politica italiana di questa seconda Repubblica che, chiamarla delle “banane”, sarebbe un complimento.

Il caso Boffo (il direttore di Avvenire fa bene a indignarsi ma farebbe altrettanto bene a dare spiegazioni) è solo una tappa delle polpette avvelenate preparate e lanciate a destra e a manca per intimidire e ricattare.

L’Italia è sempre stata un Paese di dossier e di complotti (veri o inventati): c’è un incrocio inquietante di attività di polizie private, sicurezza interna e dirigenti dell’intelligence. E c’è oggi un uso “intimidatorio” di certe notizie, soprattutto per imbavagliare l’informazione.

Ovvio che l’Italia è dentro fino al collo in una crisi della politica mai vista prima: una democrazia malata. Le responsabilità e le colpe non stanno (mai) da una parte sola.

Ma se è giusto dare al Governo i meriti (quando ci sono) per certe cose buone fatte, non si capisce perché il Governo non debba rispondere di ciò che non va, in particolare riferito a queste ultime tristi vicende su dossier e giornali.

La domanda è d’obbligo: è possibile che circolino dossier opportunamente confezionati e somministrati alla bisogna a qualche giornale compiacente per stroncare ogni forma di critica all’attuale esecutivo e al suo Premier?

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Giovani: la leggenda dei "bamboccioni", un'ingiusta fissazione italiana?

pubblicato da Giulio Mattioli


Non molto tempo fa ho sostenuto su queste pagine che in Italia i giovani, che soffrono di una regolazione del mercato del lavoro e del welfare per loro discriminante, vengono sistematicamente incolpati delle pene che li affliggono (disoccupazione, ritardo dell’uscita da casa, ecc.), secondo un classico processo di stigmatizzazione delle vittime.

Manco a farlo apposta, ecco che compare sul Corriere della Sera un articolo che - involontariamente - dimostra in pieno questa tesi. Si tratta di un pezzo di ieri sulla cosiddetta “generazione boomerang“, ovvero quei giovani che, dopo un periodo fuori casa, tornano ad abitare presso l’abitazione dei genitori.

La fonte originaria è l’indagine di un istituto di ricerca britannico, i cui dati sono stati commentati in un articolo dal Daily Telegraph, al quale la giornalista del Corriere fa a sua volta riferimento con un link. Ed è proprio il confronto diretto tra i due articoli a mettere in evidenza come dalle nostre parti la figura del giovane sia circondata da pesanti ed ingiuste stereotipizzazioni negative.

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Rassegna della stampa estera: non solo il Financial Times è contro Berlusconi

pubblicato da Giulio Mattioli


Mai come nel corso di questa settimana si è parlato dei giudizi dei media stranieri sull’Italia e sul suo premier. Motivo scatenante, l’editoriale del Financial Times (di cui potete trovare una traduzione integrale qui) che ha definito Silvio Berlusconi “pericoloso”. Ma di quale pericolo si tratterebbe? E’ presto detto:

“Si tratta dello svuotamento attraverso i media dei contenuti seri della politica, rimpiazzandoli con l’intrattenimento. Si tratta di una spietata demonizzazione dei nemici e del rifiuto di concedere basi indipendenti ai poteri concorrenti. Si tratta di mettere la ricchezza a servizio della creazione di una immagine potente, composta di continue affermazioni di successo e di sostegno popolare. Che egli sia così potente è in parte colpa di una sinistra incerta, di istituzioni deboli e talvolta politicizzate, e del giornalismo, che ha troppo spesso accettato un ruolo subalterno. Ma sopratutto è colpa di un uomo molto ricco, molto potente e sempre più spietato. Non fascista, ma pericoloso, in primo luogo in Italia, e un esempio negativo per tutti”

In realtà le considerazioni espresse dal quotidiano britannico non hanno nulla di eccezionale: lo sa bene chi, come noi di Polisblog, passa in rassegna ogni settimana le opinioni della stampa straniera su quanto accade nel nostro Paese . Gli esempi di articoli analoghi infatti abbondano.

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Genialate: il generatore di articoli di Libero

pubblicato da Giulio Mattioli


Perdendo tempo su Facebook mi sono imbattuto in questa idea assolutamente geniale di Bucknasty, animatore del blog “7yearwinter”. Siete di quelli che, come alcuni nostri user di sinistra, amano fare il verso agli editoriali dei più radicali giornali della destra come “Libero” e “La Padania”? E’ arrivato il gioco che fa per voi, almeno per quanto riguarda il quotidiano di Vittorio Feltri.

Bucknasty si è infatti inventato un vero e proprio “generatore di articoli di Libero“. Come funziona? E’ molto semplice: basta scegliere dai menu a tendina in corrispondenza di voci come “I nemici dell’occidente”, “Cospirazione diabolica” e “Valori in pericolo”. Nello spazio sottostante comparirà immediatamente uno pseudo-editoriale piuttosto divertente. Tanto per darvi un’idea, ve ne posto uno generato da me, qui sotto e dopo il salto.

gli immigrati ne hanno fatta un’altra delle loro, ora stanno cercando consensi per promuovere una iniziativa di integrazione socio-culturale, in conbutta con gli omosessuali con a capo il Parlamentare Finocchio, come satiricamente e con tagliente ironia e’ stato definito da Onorevoli Leghisti, apprendiamo anche che gli immigrati sono contrari ai principi della famiglia presenti nella costituzione di questo paese.

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