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Tutti gli articoli con tag giovani

Veritometro: la Repubblica e la "povertà" dei pensionati

pubblicato da Giulio Mattioli

“Oltre la metà dei pensionati non arriva a 500 euro al mese”"


“La Repubblica” 26 maggio 2011

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Ore 12 - Giovani e lavoro: bamboccioni? No, più infortuni e stress

pubblicato da Massimo Falcioni

altroBamboccioni, bighelloni, scansafatiche, superficiali e chi più ne ha ne metta. Sono questi alcuni “complimenti” riferiti ai giovani, in particolare quelli italiani.

Ma è davvero così? I fatti, e i dati, affermano il contrario: oggi in Italia i giovani che lavorano subiscono più stress e più infortuni. Lo mette nero su bianco l’Ires (Istituto di ricerche economiche e sociali) che ha svolto una ricerca sulle condizioni di lavoro dei giovani under 35 - finanziata dal ministero del Lavoro - che sarà pubblicata a breve dalla casa editrice Ediesse.

Risulta, oltre al problema degli infortuni e dei carichi di lavoro, che i giovani sono scarsamente valorizzati: un lavoratore su cinque dichiara che i meriti e le competenze sono poco o per nulla considerate nel posto in cui lavora (21,2%) e solo il 14,9% sta in un posto che utilizza al meglio le sue capacità.

Dentro un presente difficile per molti, anche le prospettive del futuro tendono ad essere nere: per quasi due lavoratori su tre non c’è nessuna possibilità di carriera nel posto in cui lavora (58,2%) e per molti aleggia lo spettro del licenziamento (uno su tre, il 35,4%, è preoccupato di perdere il posto di lavoro).

Questi risultati spingono a riflettere sulla reale situazione del mondo del lavoro giovanile. Da un lato c’è il ricatto occupazionale provocato da una disoccupazione crescente, ormai al 30% secondo l’Istat, a cui è da aggiungere la forte presenza di lavoro irregolare. Dall’altro lato, quello “fortunato” di chi ha un lavoro con un contratto, ci sono tanti giovani più o meno qualificati che operano spesso in condizioni di fatica e di pericolo.

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Disoccupazione in Italia: la Legge Biagi l'ha fatta diminuire?

pubblicato da Giulio Mattioli


Su Metro di mercoledì Michele Tiraboschi, professore di diritto del lavoro all’Università di Modena e Reggio Emilia ed ex assistente di Biagi, ha sostenuto che bisogna rilanciare la Legge che porta il suo nome, grazie alla quale nel periodo compreso tra il 2003 e il 2008 si sarebbero creati 3 milioni di posti aggiuntivi, facendo calare la disoccupazione dall’11 al 6,5%.

Se i dati sono veri, falsa è la premessa, ossia il fatto che tali numeri siano frutto dell’introduzione della Legge Biagi. Il mondo intero, e in particolare l’Eurozona, ha visto all’inizio del decennio scorso una forte ripresa, caratterizzata dalla creazione di milioni di posti di lavoro, di cui ha (parzialmente) beneficiato anche l’Italia.

Attribuire tale rinnovamento planetario alla Legge Biagi (che come dicevamo in un vecchio post del 2008 era solo un malriuscito calco della Legge Treu del 1997) sembra un po’ un’esagerazione.

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Disoccupazione giovanile in Italia: il piano del governo è una risorsa o una bufala?

pubblicato da Giulio Mattioli


Il nuovo piano di azione per l’occupabilità dei giovani è stato presentato qualche giorno fa dal governo. Se da un lato è un bene che dopo anni di assordante silenzio i ministri competenti (Sacconi, Meloni e Gelmini) si accorgano della tremenda situazione giovanile in Italia (come abbiamo già da tempo riportato, ad esempio qui, qui e qui), dall’altro ci sono punti che lasciano onestamente un po’ perplessi.

Innanzitutto la consueta paternale ministeriale, che si autoassolve dalla situazione invocando “un bagno di umiltà” per i giovani, che lavoce.info ha commentato magistralmente:

L’invito all’umiltà recentemente rivolto ai giovani italiani dal ministro Meloni è ingiusto e ingeneroso, ma anche sbagliato. Perché il limite maggiore del nostro sistema paese è proprio l’incapacità di valorizzare al meglio il capitale umano delle nuove generazioni.

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Ore 12 - "Net generation" Made in Italy

pubblicato da Massimo Falcioni

altroTornato il sole e riempite di nuovo le spiagge, il rapporto ISTAT sui giovani è già chiuso nel cassetto più nascosto.

Due milioni di ragazze e ragazzi italiani contano e hanno un senso solo “statisticamente parlando”.

Ricordiamo che nel 2009 il 20% degli under 29 non sono iscritti né all’università né all’Ufficio di collocamento. Eufemisticamente (ma non troppo) questa moltitudine di giovani non studia e non lavora.

Non bastasse questo, ci sono pure i “non autonomi per scelta” che, dal 1983, sono addirittura triplicati: 1 30/34enni dall’11,8 al 29,9%: i 25/29enni dal 34,5 al 59%.. Di fatto è tutta gente che si è “arresa” E quindi fanno ancora meno notizia degli altri.

Il Governo “registra”, l’opposizione “registra”, le Istituzioni “registrano”, la società “prende atto”. Tutti recitano la parte di Pilato.

Il sociologo Sabino Acquaviva incolpa la “crisi della struttura familiare” che coinvolge procreazione e natalità. La maggior libertà si porta dietro la debacle dei valori morali di riferimento.

E’ il nostro “Net generation” (Not in education employmentor training). Istruzione no, occupazione no, preparazione no.

Che dire? Chi non si sente Pilato scagli la prima pietra.

Riforma pensioni: tanto pagano (sempre) le donne ...

pubblicato da il passator cortese

Siamo alle solite. Quando fa comodo (soprattutto al governo … di turno) si fa riferimento alla UE. Vedete, si dice, anche la UE ci spinge a fare questo e quello. Quasi sempre sono sacrifici.

E’ così anche sulla spinosa vicenda delle pensioni. In particolare, la patata bollente riferita all’accorciamento dei tempi per l’equiparazione dell’età pensionabile tra uomini e donne.

Certo, questa può essere l’occasione per la spinta verso una più ampia e organica revisione del sistema pensionistico italiano. L’innalzamento dell’eta’ pensionabile per le donne e’ un passo “necessario” che il nostro Paese deve compiere. Non si può mettere a rischio il futuro dei giovani.

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Gli immigrati "rubano" il lavoro ai giovani? Ecco perchè Bossi ha torto ...

pubblicato da Massimo Falcioni

La crescita allarmante della disoccupazione in Italia richiede una lettura realistica e una interpretazione politicamente corretta, senza paraocchi e strumentalizzazioni. Il dato significativo è che cresce la disoccupazione soprattutto fra i giovani e contestualmente aumenta l’occupazione regolare degli immigrati.

Ha ragione la Lega, allora, quando afferma che gli immigrati tolgono lavoro agli italiani? No.

Ci sono oramai due mercati paralleli e distinti del mondo del lavoro. E ci sono lavori che i giovani italiani di oggi non vogliono fare. Questa è la realtà. Se certi lavori, soprattutto manuali, non fossero coperti dagli immigrati, a risentirne pesantemente sarebbe la nostra economia, specie fabbriche e agricoltura.

Non si è insegnato ai giovani la dignità (e anche il guadagno) di ogni lavoro onesto. Si è indicato illusoriamente un modello di società dove tutto sembra facile, senza bisogno di impegnarsi con umiltà nello studio e nel lavoro: unico obiettivo, il successo e la ricchezza.

Le tentazioni e le illusioni poi si sgretolano di fronte alla realtà, creando nei giovani quel disorientamento e quello smarrimento, anticamera di crisi e di drammi personali, famigliari e sociali.

Il “berlusconismo”, idealizzando la società dell’immagine e dell’effimero rispetto ai contenuti, dando priorità ai luccichini estemporanei delle veline (e di tutto un mondo patinato e furbesco) piuttosto che all’impegno quotidiano fatto seriamente di studio e lavoro, è in Italia responsabile primo di questa situazione.

Non resta che dare una svolta. Ogni giorno che passa è un giorno perduto.

Intervista - polisblog incontra Francesca Ulivi di Mtv News

pubblicato da Giovanni Molaschi

Mentre l’esperimento di Michele Santoro è destinato a diventare un ricordo, RaiDue ha programmato i promo del programma subito la messa in onda della diretta web organizzata a Bologna, è giusto trarre le giuste considerazioni.

Le persone che hanno definito “Rai Per Una Notte” una rivoluzione sono le stesse che non sono cresciute con internet. I ragazzi, quelli che hanno praticato l’astensionismo, già si informano attraverso i mass media ai quali ricorre Michele Santoro solo in casi eccezionali.

Con Francesca Ulivi, responsabile di Mtv News, abbiamo provato a capire perché il tanto predicato rinnovo generazionale, che per essere tale oltre che attraverso le persone deve manifestarsi nel linguaggio, non sia ancora un potenziale patrimonio per le tv generaliste.

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Veritometro: Brunetta, l'Articolo 18 e la precarietà dei giovani

pubblicato da Giulio Mattioli

“Noi concentriamo la flessibilità sui figli, l’articolo 18 garantisce i padri, che sono ipergarantiti”

Renato Brunetta

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Le pagelle del lunedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Nichi Vendola: boom. Voto + 8. Oltre 200 mila pugliesi lo scelgono nelle primarie per dare l’alt alla destra in Puglia. Dura lezione per Massimo D’Alema. E per il Pd.

Renato Brunetta: sboom. Voto – 8. Il mini ministro sforna l’ennesima idea bluff: “Ai giovani soldi dalle pensioni”. Bocciato trasversalmente. Anche Palazzo Chigi dici “no”.