
Lech Kaczynski, morto a seguito di un incidente aereo, non era solo il Presidente della Polonia. Insieme al fratello gemello Jarosław, attualmente parcheggiato al Ministero della Giustizia è diventato il profeta di un modello politico che poco ha da spartire con il futuro.
Facendo proprie le peggiori malefatte di Vladimir Putin, a cui ancora oggi è imputabile la morte della giornalista Anna Politkovskaja che per anni ha scritto del genocidio in Cecenia, Lech Kaczynski è diventato in pochi anni il bambino che l’Unione Europea non perdeva occasione per sgridare.
Significativa è sempre stata la sua posizione omofoba contro le persone non eterosessuali che in occasione del primo pride nazionale organizzato a Cracovia riportarono delle lesioni di cui la stampa locale non si è mai occupata.
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Il video di Youreporter ci parla della storia di don William, prete col fucile tra campane e minareti, dal Libano. Una storia che ci riporta alla complessità delle realtà territoriali al di là delle facili contrapposizioni mediatiche che ci parlano di guerre di religione e odii tribali. Una testimionianza che colpisce e lascia stupiti.
Siamo a Derdegaya, villaggio cristiano maronita nel cuore del Libano meridionale, a prevalenza sciita. La giornalista va nella casa di don William Naklè. In alto la foto di Nasrallah, il leader di Hezbollah. Dietro la scrivania quella di papa Giovanni Paolo II. Sul comò un fucile e proiettili.
“Come uomo del sud del Libano, che è la terra di Gesù Cristo, sono fiero di avere un rapporto diretto, un amicizia con il signore di cui tengo la foto, Nasrallah, perché è un uomo che ha difeso la nostra terra, la terra di Cristo, dall’aggressore israeliano. Nonostante la terribile distruzione la gente è stata sempre a fianco della resistenza, perché è un simbolo di dignità, di libertà. Col cuore e con la mente è stata vicina a quei ragazzi che hanno combattuto per cacciar via Israele.”
Quei ragazzi sono i guerriglieri di Hezbollah. Quando la realtà supera la fiction…